
Cari amici di Radio Maria buona Domenica!
Questo è il giorno che ci ha dato il Signore all’inizio e al termine della settimana, a indicare che la nostra vita viene da Dio e a Lui ritorna.
E’ il giorno nel quale Cristo è risorto glorioso, vincitore del male e della morte, e ci invita a partecipare all’Eucaristia per illuminarci con la sua Parola e nutrirci col pane di vita eterna.
La partecipazione alla Santa Messa domenicale è un segno distintivo e insostituibile di vita cristiana, ovunque ci si trovi nel mondo, ed è una fonte inestimabile di grazia e di gioia.
Nel brano di Vangelo di oggi noi vediamo Gesù che, dopo aver scelto Dodici apostoli, fra i suoi numerosi discepoli, li invia due a due ad annunciare la presenza di Dio Regno di Dio e chiamare alla conversione, investendoli del potere di cacciare i demoni.
Questo è l’essenziale dell’apostolo, che non deve caricarsi di inutili zavorre, ma di tutti quei mezzi spirituali con i quali strappare le anime dal potere del maligno.
Ciò che colpisce nella Sacra Scrittura e che rappresenta qualcosa di eccezionale, è quanto le pagine dei Vangeli e del Nuovo Testamento in generale siano popolate da demoni, che prima di Gesù erano misteriosamente silenziosi.
Ciò è dovuto al fatto che, con l’inizio della vita pubblica di Gesù, tutto l’inferno entra in allarme e Satana in persona affronta Gesù nel deserto risultandone sconfitto.
I demoni sono i primi ad avvertire che il Figlio di Dio è venuto sulla terra per instaurare il suo Regno celeste e per sottrarre l’umanità al loro regno di menzogna e di morte.
La vittoria di Cristo si compie con la sua morte in croce e la sua gloriosa resurrezione e, mendiate il potere dato alla Chiesa, si prolunga fino alla fine del mondo.
Oggi viviamo una delle fasi più drammatiche di questa battaglia, nella quale satana cerca di prevalere, seminando la menzogna, l’iniquità e la morte, al fine impadronirsi del maggior numero possibile di anime.
E’ in questo momento che le schiere degli Apostoli devono prendere consapevolezza del “nemico”, che tenta il colpo decisivo, ma che va fermato col coraggio della fede e la santità della vita.
Come potremo combattere satana se ci tiene al guinzaglio con i lacci della mondanità, dell’incredulità e del peccato, con i quali ci trascina dove vuole?
Vostro Padre Livio
Vangelo
Prese a mandarli.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,7-13
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Castel Gandolfo
Domenica, 15 luglio 201
Cari fratelli e sorelle!
Oggi, 15 luglio, nel calendario liturgico è la memoria di San Bovanentura da Bagnoregio, francescano, Dottore della Chiesa, successore di San Francesco d’Assisi alla guida dell’Ordine dei Frati Minori. Egli scrisse la prima biografia ufficiale del Poverello, e alla fine della vita fu anche Vescovo di questa Diocesi di Albano. In una sua lettera, Bonaventura scrive: «Confesso davanti a Dio che la ragione che mi ha fatto amare di più la vita del beato Francesco è che essa assomiglia agli inizi e alla crescita della Chiesa» (Epistula de tribus quaestionibus, in Opere di San Bonaventura. Introduzione generale, Roma 1990, p. 29). Queste parole ci rimandano direttamente al Vangelo di questa domenica, che presenta il primo invio in missione dei Dodici Apostoli da parte di Gesù. «Gesù chiamò a sé i Dodici – narra san Marco – e prese a mandarli a due a due … E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche» (Mc 6,7-9). Francesco d’Assisi, dopo la sua conversione, praticò alla lettera questo Vangelo, diventando un testimone fedelissimo di Gesù; e associato in modo singolare al mistero della Croce, fu trasformato in un «altro Cristo», come proprio san Bonaventura lo presenta.
Tutta la vita di san Bonaventura, come pure la sua teologia hanno quale centro ispiratore Gesù Cristo. Questa centralità di Cristo la ritroviamo nella seconda Lettura della Messa odierna (Ef 1,3-14), il celebre inno della Lettera di san Paolo agli Efesini, che inizia così: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo». L’Apostolo mostra quindi come si è realizzato questo disegno di benedizione, in quattro passaggi che cominciano tutti con la stessa espressione «in Lui», riferita a Gesù Cristo. «In Lui» il Padre ci ha scelti prima della creazione del mondo; «in Lui» abbiamo la redenzione mediante il suo sangue; «in Lui» siamo diventati eredi, predestinati ad essere «lode della sua gloria»; «in Lui» quanti credono nel Vangelo ricevono il sigillo dello Spirito Santo. Questo inno paolino contiene la visione della storia che san Bonaventura ha contribuito a diffondere nella Chiesa: tutta la storia ha come centro Cristo, il quale garantisce anche novità e rinnovamento ad ogni epoca. In Gesù Dio ha detto e dato tutto, ma poiché Egli è un tesoro inesauribile, lo Spirito Santo non finisce mai di rivelare e di attualizzare il suo mistero. Perciò l’opera di Cristo e della Chiesa non regredisce mai, ma sempre progredisce.
Cari amici, invochiamo Maria Santissima, che domani celebreremo quale Vergine del Monte Carmelo, affinché ci aiuti, come san Francesco e san Bonaventura, a rispondere generosamente alla chiamata del Signore, per annunciare il suo Vangelo di salvezza con le parole e prima di tutto con la vita.