Dio premia i buoni e castiga i cattivi perché è Giustizia infinita, questa cosa la comprendiamo bene anche nella nostra vita perché vediamo che molte volte trionfano i prepotenti, i cattivi. Molte volte sembra che trionfi il male, è spontaneo che dal fondo del cuore sgorghi l’interrogativo: perché alla fine i buoni vengono calpestati, vengono gettati ai margini della società e i prepotenti invece trionfano? Raramente nella Storia umana c’è una giustizia che restaura l’ordine, che fa trionfare il bene sul male, che punisce quelli che fanno il male e premia quelli che fanno il bene.

La retta ragione che è dentro di noi, invece, vuole che il bene sia premiato e che il male sia punito. È nel retto ordine del mondo che il bene sia premiato e che il male sia punito; questo rientra nel governo di Dio del mondo per cui, al termine della nostra vita avremo un giudizio personale con il quale ci tirerà le somme della nostra vita e quindi ci darà il premio eterno del Paradiso, la punizione temporanea di purificazione che è il purgatorio, oppure una punizione eterna che è l’inferno. Molti si chiedono come possa Dio condannare all’inferno se, oltre che Giustizia infinita è anche Misericordia infinita. Il fatto che Dio sia giusto lo comprendono tutti, ma il fatto che la sua giustizia si spinga fino a una condanna eterna come l’inferno è un mistero che solamente la Parola di Dio ci può spiegare. Non è un mistero di poco conto il fatto che la Divina Misericordia sia compatibile con una giustizia che condanna eternamente una persona. Per comprendere questo mistero, a mio avviso, la risposta più soddisfacente e la più giusta dal punto di vista teologico è che l’inferno è il rifiuto della Divina Misericordia. Dio è pronto a perdonare il peccatore se si pente dei suoi peccati, qualsiasi essi siano. Il problema non sta nella mancanza della Misericordia di Dio che è sempre offerta alle anime nel tempo della loro vita qui sulla Terra, ma è proprio il nostro rifiuto della Divina Misericordia che provoca la perdizione eterna. Le anime che sono all’inferno non vogliono convertirsi, non vogliono Dio, sono impietrite nella loro decisione; la dannazione eterna delle anime dell’inferno è la condizione esistenziale che è conseguente al fatto che una persona rifiuta il perdono, l’amore, la Misericordia di Dio.

È possibile, allora, arrivare a questa radicale decisione di rifiutare e odiare Dio. Lucifero, la creatura più perfetta che Dio abbia mai creato, pur di essere lui il primo si è ribellato al Signore e lo ha rifiutato portando con sé un terzo delle stelle del Cielo, ovvero angeli creati perfetti come lui. Questo è il paradigma che avviene ogni volta che noi ci stacchiamo da Dio e ci contrapponiamo a Lui; questa è una possibilità della nostra libertà. Nel medesimo tempo, però, possiamo scegliere di aprirci a Dio, di accoglierlo e di diventare partecipi della gloria divina. Abbiamo la possibilità di elevarci fino a Dio e questo è il Paradiso, oppure di contrapporci e rifiutare Dio e questo è l’inferno. La superbia è quella malattia tremenda che ha generato in sé proprio Lucifero che, come un veleno, lo ha seminato nei cuori tanto che ce lo portiamo dentro e senza la medicina divina non potremmo guarirne. Questa è la fatica di tutta la vita, ma in questo modo noi diventiamo immagine di Cristo.

È bensì vero che Dio è Giustizia divina che premia i buoni e castiga i cattivi secondo le logiche della libertà umana che può arrivare a decisioni assolute e irrevocabili, nel bene e nel male. Possiamo decidere di amare o di odiare Dio per sempre. Lucifero ha preferito essere il primo all’inferno anziché il secondo in Paradiso, che Dio ci guarisca da questa malattia del primato e ci dia la grazia dell’umiltà! La Divina Misericordia e la Giustizia divina sono due perfezioni divine che si integrano a vicenda; Dio è giusto perché premia il bene e castiga il male, ma è misericordioso perché dà al peccatore la possibilità del pentimento e di restaurare, grazie ai meriti di Cristo, la bellezza della sua anima e la sua integrità davanti a Dio.

Quando cadiamo nel peccato è Dio che ci rialza, dobbiamo essere pieni di gratitudine e di amore. È un cammino che ci accomuna tutti ed è il più importante della vita. Come il figliol prodigo che, dopo aver preteso la sua parte di eredità e averla dissipata, si è trovato nell’indigenza e per grazia ha risentito la voce della coscienza che lo chiamava ritornare alla casa del padre. Quando noi peccatori andiamo a confessarci troviamo un sacerdote che in nome di Gesù Cristo ci assolve dai peccati e ci restaura nella nostra dignità di figli di Dio.

Se è vero che Dio è Giustizia infinita è anche vero che Dio è Misericordia infinita. Se il figliol prodigo non avesse sentito la voce della coscienza che lo richiamava alla casa del padre, sarebbe morto in quella situazione di indigenza, di sofferenza e di degrado. Invece ha avuto l’umiltà di percorrere la strada del ritorno e chiedere perdono e ha trovato il padre che lo ha accolto a braccia aperte. Che i nostri sentimenti siano questi: l’umiltà e la richiesta di perdono. Siamo tutti dei poveri peccatori, dobbiamo riconoscerci creature e questo è l’atteggiamento che ci permette di salvarci, di entrare nella confidenza di Dio e di ricevere il suo perdono.

Dio premia i buoni e castiga i cattivi perché è Giustizia infinita, tuttavia è anche Misericordia infinita e solamente chi la rifiuta si perde eternamente.