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21. La Regina della pace è il nuovo Mosè

Come Mosè è stato inviato per liberare Israele dalla schiavitù del faraone, così la Madonna è scesa in campo, su ordine dell’Altissimo, per liberare l’umanità della schiavitù di satana sciolto dalle catene. Gli eventi della storia della salvezza, pur nella loro diversità, riflettono tutti la lotta che attraversa l’intera storia umana, fra il bene e il male, la luce e le tenebre, la libertà e la menzogna e, in ultima istanza, fra il Dio dell’amore e della pace e il padre della menzogna e della violenza.

La lettura alla luce dell’Esodo della crisi che l’umanità oggi attraversa, mettendo a rischio il suo futuro, è un elemento distintivo di Medjugorje, che è un messaggio di speranza e lo differenzia dal pullulare di rivelazioni pseudo- apocalittiche che preannunciano catastrofi finali. La Madonna è qui in mezzo a noi come il nuovo Mosè che invita a intraprendere un cammino di conversione e di redenzione, spezzando le catene del male, con le quali l’impero delle tenebre distrugge la vita e la possibilità di un futuro di libertà e di pace.

La Madonna, rivelando i segreti, poteva scegliere il numero sette, che allude alle coppe dell’ira divina e ai flagelli dell’Apocalisse. Non vi è dubbio che essi siano compresi nel passaggio storico che stiamo affrontando, ma ha voluto collocarli nella prospettiva di speranza dell’ Esodo, perché  fosse chiaro che alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà.

 La Gospa, come nuovo Mosè, sa bene che il faraone contro il quale  deve combattere, dispone di una  potenza di seduzione e di distruzione per noi inimmaginabile. La forza dell’impero delle tenebre, benché  sia un nulla a confronto dell’onnipotenza divina,  è tale da mettere a rischio l’opera di Dio a causa della debolezza e dell’ infedeltà degli uomini. La sua lunga permanenza in mezzo a noi dimostra quanto sia lunga e difficile la via della liberazione verso il paese dove scorre latte e miele.

Il mar Rosso odierno, attraverso il quale la Gospa desidera far passare il suo popolo, è ben più insidioso di quello che attraversarono gli Ebrei. Benché la Regina della pace chiami l’umanità alla conversione, come mai è accaduto e mai accadrà nel corso della storia, un numero enorme di persone non l’hanno neppure presa in considerazione e non si rendono conto del pericolo che corrono.

Non si tratta soltanto del futuro su questa terra , ma del proprio destino personale di morte o di vita. L’umanità trabocca di orgoglio, di presunzione e di cattiveria, che la rendono  cieca e sorda ai richiami divini. Le moltitudini post-cristiane, una volta lasciate alle spalle le calamità della guerra, non hanno atteso molto a costruirsi il vitello d’oro, col quale sostituire i comandamenti di Dio. Non si avvedono neppure che colui che le ha sedotte sta preparando il falò nel quale bruciarle. Non vedono nessun faraone alle spalle e si illudono di prolungare all’infinito l’orgia dei vizi e della vanità.

La Gospa, ben più paziente di Mosè, è instancabile nel chiamare, nell’incoraggiare, nel correggere e nell’indicare la via. Come una madre con i suoi figli inquieti, non li perde d’occhio neppure per un istante, evitando che vengono morsicati dai serpenti e dagli scorpioni, che pullulano nella sabbia ardente del deserto. Riuscirà la Madonna a condurci tutti al traguardo, verso quel tempo di primavera che ci ha preannunciato?

Mosè contemplò la terra promessa dalle alture del monte Nebo, ma non ci entrò. Anche la Gospa, dopo che sarà iniziato il tempo nuovo della pace, non verrà più su questa terra per chiamare l’umanità alla conversione. E’ ora che è con noi e che bisogna seguirla per non versare le lacrime inutili di chi ha perso il momento favorevole.