26 Novembre 2025 

di Redazione – Corrispondenza Romana 1926

Pubblichiamo oggi un brano tratto dall’Enciclica di san Pio X, Ad diem illum laetissimum, del 2 febbraio 1904.

Se il cinquantesimo anniversario dell’atto Pontificio per il quale fu dichiarata senza macchia la Concezione di Maria, deve provocare nel seno del popolo cristiano ardente entusiasmo, la ragione è soprattutto nella necessità che abbiamo esposta nella Nostra precedente Enciclica. Noi vogliamo dire di «tutto restaurare in Gesù Cristo». Poiché chi non accetta che non vi è strada più sicura né più facile se non quella di Maria, per la quale gli uomini possono arrivare fino a Cristo e ottenere mediante Gesù Cristo questa perfetta adozione filiale che rende santi e senza macchia allo sguardo di Dio?

Certo, se è stato detto veramente alla Vergine: «O Beata che avete, creduto, perché le cose che Vi sono state dette dal Signore si avvereranno» (Luc. I, 45), e cioè che Ella concepirebbe e darebbe alla luce il Figlio di Dio; se, conseguentemente, Ella ha accolto nel suo seno Colui che per natura è verità, di modo che «generato in un ordine nuovo… invisibile in sé, si rese visibile a noi»; (S. Leo Magno, Serm. 2, de Nativ. Domini, c. 2), dal momento che il Figlio di Dio è l’Autore e il Consumatore della nostra fede, è necessario che la Madre sia conosciuta come partecipante dei Divini Misteri e in qualche modo la loro custode e che su di Lei, come sul più nobile fondamento, dopo Gesù Cristo, riposi la fede di tutti i secoli. Come potrebbe essere altrimenti?

Dio non avrebbe potuto per altra via mandarci il riparatore dell’umanità e il fondatore della fede? Ma dato che è piaciuto all’eterna Provvidenza del Signore che l’Uomo-Dio ci sia stato dato per il tramite di Maria e poiché questa avendolo ricevuto dalla feconda virtù dello Spirito Santo l’ha portato realmente nel suo seno, non ci rimane che ricevere Gesù dalle mani di Maria. (…) 

Che appartenga alla Vergine, a Lei soprattutto, di condurci alla conoscenza di Cristo, non si può dubitare, se si considera fra l’altro che Ella sola al mondo ha avuto con Lui, come si conviene una madre col figlio, una comunità di vita di oltre trent’anni. I mirabili misteri della nascita e dell’infanzia di Cristo, e quelli che si collegano alla Sua assunzione dell’umana natura, principio e fondamento della Nostra Fede, a chi possono essere stati rivelati meglio che alla Madre? «Ella conservava e riviveva nel suo cuore» ciò che aveva visto fare da Lui a Betlemme, ciò che Ella aveva visto a Gerusalemme nel Tempio; non solo ma, iniziata al Suo pensiero e ai Suoi segreti progetti, Ella ha vissuto la vita stessa del Suo Figlio. No, nessuno al mondo quanto Lei ha conosciuto a fondo Gesù; nessuno è miglior maestro e miglior guida per far conoscere Cristo.

Di conseguenza, come abbiamo già accennato, nessuno è più efficace della Vergine per unire gli uomini a Gesù. Se, infatti, secondo la dottrina del Divino Maestro: «La vita eterna consiste nel conoscere Te che sei l’unico, il vero Dio e Colui che hai inviato, Gesù Cristo» (Ioann. XVII, 3) , come noi giungiamo attraverso Maria a conoscere Gesù Cristo, così pure attraverso Lei ci è più facile ottenere quella vita di cui Egli è il principio e la fonte.

E ora, se consideriamo un momento quante e urgenti ragioni vi siano perché la Madre Santissima sia con noi generosa di quei tesori, quanto aumenteranno le nostre speranze!

Non è Maria la Madre di Dio? Dunque è anche nostra Madre. Poiché ciascuno deve avere la ferma convinzione che Gesù, Verbo incarnato, è anche il Salvatore del genere umano. Ora, in quanto Dio Uomo, Egli ha un corpo come gli altri uomini: in quanto Redentore della nostra razza, ha un Corpo spirituale o, come si dice, mistico, il quale non è altro che la società dei cristiani legati a Lui dalla fede. «Numerosi come siamo, formiamo un solo corpo in Gesù Cristo» (Rom. XII, 3). La Vergine non ha concepito il Figlio di Dio soltanto perché ricevendo da Lei natura umana divenisse uomo; ma anche affinché diventasse il Salvatore degli uomini appunto per mezzo di quella natura che aveva ricevuto da Lei. Questa è la spiegazione delle parole degli angeli ai pastori: «Oggi è nato a voi il Salvatore, Cristo Signore» (Luc. II, 11).

Così, nel casto grembo della Vergine dove ha preso la carne mortale, Gesù ha preso anche il Corpo spirituale, formato da tutti coloro «che erano destinati a credere in Lui»: e si può dire che Maria, portando in seno Gesù, vi portava anche tutti coloro la vita dei quali era contenuta nella vita del Salvatore. Dunque, tutti noi che uniti a Cristo siamo, come dice l’Apostolo: «le membra del suo corpo formate dalla sua carne e dalle sue ossa» (Ephes. V, 30), dobbiamo considerarci usciti dal grembo della Vergine come un corpo attaccato alla sua testa.

Per questo in verità noi siamo chiamati, in un senso spirituale e tutto mistico, i figli di Maria ed Ella, per parte Sua, è madre di noi tutti. «Madre secondo lo spirito, ma non per questo meno madre delle membra di Gesù Cristo che siamo noi» (Ioann. IV, 9).

Se dunque la Beatissima Vergine è nello stesso tempo madre di Dio e degli uomini, chi può dubitare che Ella non impiegherà tutte le Sue forze presso Suo Figlio, «testa del Corpo della Chiesa», perché Egli diffonda su di noi che ne siamo le membra i doni della Sua grazia, soprattutto quello di conoscerlo e di «vivere per Lui»? Ma la Vergine non ha soltanto la lode di aver fornito «la materia della Sua carne al Figlio unico di Dio che doveva nascere con membra umane» (S. Bed. Ven., L. IV, in Luc. XI), e di aver così preparato una vittima per la salvezza degli uomini; Ella dovette anche custodirla, quella vittima, nutrirla e presentarla nel giorno stabilito all’altare. Così vi fu tra Maria e Gesù una continua comunione di vita e di sofferenza, di modo che si può applicare tanto all’uno che all’altra la sentenza del profeta: «La mia vita si è consumata nel dolore, i miei anni sono trascorsi nei lamenti». (Ps. XXX, 11). E quando venne per Gesù l’ultima ora e «Sua Madre stava presso la Croce», oppressa dal tragico spettacolo e nello stesso tempo «perché Suo Figlio si immolava per la salvezza del genere umano e d’altronde Ella partecipava talmente ai Suoi dolori, che Le sarebbe sembrato infinitamente preferibile prendere su di sé tutti i tormenti del Figlio, se fosse stato possibile» felice (S. Bonaventura, I. Sent. d. 48, ad Litt. dub. 4).

La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù è che Maria «divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina» (Eadmeri Mon. De Excellentia Virg, Mariae, c. 9), e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d’angosce, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere «presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero» (Pius IX in Bull. Ineffabilis). 

La fonte è dunque Gesù Cristo e «noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza; da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità» (Ephes. IV, 16).  Ma Maria, come osserva giustamente San Bernardo, è l’«acquedotto» (Serm. de temp., in Nativ. B. V., de Aquaeductu, n. 4), o anche quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo. Dice San Bernardino da Siena: «Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali» (Quadrag. de Evangelio aeternoSerm. X, a. 5, c. 3). È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell’opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù «siede alla destra della Maestà Divina nell’altezza dei Cieli» (Hebr. I, 3); Maria siede regina alla destra di Suo Figlio, «rifugio cosi sicuro e ausilio cosi fedele in tutti i pericoli, che non si deve temere nulla né disperare sotto la sua guida, i suoi auspici, la sua protezione e la sua benevolenza» (Pius IX in Bull. « Ineffabilis ).

 (…) Certamente noi viviamo in un’epoca triste e abbiamo il diritto di lamentarci con le parole del Profeta: «Non c’è più verità, non c’è più misericordia, non c’è più scienza sulla terra. La maledizione e la menzogna e l’omicidio e il furto e l’adulterio, invadono ogni cosa» (Os. IV, 1-2).

Ciononostante, in questo che si può chiamare un diluvio di male, l’occhio contempla, simile a un arcobaleno, la Vergine misericordiosa arbitra di pace tra Dio e gli uomini. «Io porrò un arco nelle nuvole e sarà un segno d’alleanza tra me e la terra» (Gen. IX, 13).

 Si scateni dunque la tempesta e una densa oscurità invada il cielo: nessuno deve tremare; la vista di Maria placherà Iddio ed Egli perdonerà. «L’arcobaleno sarà nelle nuvole e nel vederlo io mi ricorderò del patto eterno. E non ci sarà più diluvio per ingoiare la carne del mondo» (Ib. 15).

Non c’è dubbio che, se noi ci affidiamo come conviene a Maria, soprattutto nel tempo in cui solennizzeremo con più ardente devozione la sua Immacolata Concezione; non c’è dubbio che noi sentiremo che Ella è sempre quella Vergine potentissima «che col suo virgineo piede ha schiacciato la testa del serpente» (Off. Imm. Conc. B. M. V).