Non servono miracoli eclatanti per credere a Medjugorje

Carissimo Padre Livio,

nel ringraziarla sempre di cuore per la sua bellissima opera di catechesi, le scrivo per darle la mia testimonianza come pellegrina di Medjugorje. 

Da tempo volevo recarmi là e finalmente sono partita per la prima volta. 

I giorni scorsi, prima della partenza, ho provato un desiderio fortissimo e incontenibile di andare sulla collina per salutare e pregare la Madonna. Mi ripetevo in continuazione che lo dovevo fare, ma non come un obbligo, come una necessità. Pensavo solo a quello. Non mi era mai successa una cosa del genere nella mia vita.

Arrivati dopo un lungo viaggio in auto, io e mio marito, la sera, ci siamo subito recati presso la chiesa di San Giacomo e lì abbiamo compreso la grandezza dell’amore di Dio: una folla immensa di persone in preghiera con i visi rigati dalle lacrime, con i cuori infranti, con gli occhi imploranti ha travolto il nostro cuore. Una commozione incontenibile. Giovani, vecchi, malati, bambini… tutti pregavano in silenzio. Un silenzio che mai ci era capitato di percepire. Anche la natura pregava con noi, tacendo ogni piccolo suono, dai canti degli uccellini a quello dei grilli. Non si può esprimere a parole. Bisogna solo viverlo. 

A Medjugorje lo Spirito Santo si posa su ogni persona per calmare le anime, per riempire i cuori di pace. 

La sensazione che abbiamo provato è stata quella di un profondo contatto con Gesù e con la Madonna. La preghiera come mezzo per realizzare questo incontro.

Una gioia indescrivibile.

Il giorno dopo, nonostante il caldo non ci desse tregua, siamo saliti sulla collina: una forza incredibile ci spingeva a salire per arrivare là e, quando siamo giunti in cima, dove la Madre Celeste è apparsa la prima volta, ho detto: “Eccomi qui da te, finalmente!”, mi sono sentita abbracciata dalla mia Mamma Celeste, perché così l’ho percepita e la percepisco tuttora.

Non si può rimanere indifferenti a tutto questo, per il semplice motivo che non servono miracoli eclatanti per credere a Medjugorje. Essi si vedono, si vivono nella gente, in ogni cuore.   

Io e mio marito non volevamo più tornare a casa, ma ci ritorneremo presto anche con i nostri due figli che affideremo alle braccia di Maria.

Un caro saluto,

con infinita stima,

Ave Maria

Barbara


Cara Barbara,

la testimonianza del tuo primo pellegrinaggio a Medjugorje fa rivivere le emozioni in tanti di noi quando vi sono recati la prima volta. E’ una esperienza difficile da esprimere a parole e che si può solo vivere. E’ un’esperienza che si ripete ogni volta che si ritorna, perché la presenza di Maria si fa sentir nei cuori, anche se non abbiamo la grazia di contemplare la Madre nella sua divina bellezza.

Questo avviene perché è la Madonna che chiama, come Lei stessa ha detto, ed è la sua presenza che si fa sentire con la gioia e la pace del cuore. Milioni di persone in questo lungo arco di tempo sono andate e ritornate a Medjugorje, con la consapevolezza di una chiamata e di una presenza che non si riscontra altrove. La Madonna stessa ha rivelato che, in quel luogo benedetto, Lei concede particolari grazie di conversione, che sono ancora più grandi di quelle di guarigione che pure sono numerose.

Ritengo particolarmente efficaci e da incoraggiare questi pellegrinaggi fatti in modo autonomo, con la propria famiglia o di più famiglie, perché permettono di organizzare il pellegrinaggio a  misura dei propri bisogni spirituali, dando alla preghiera, al silenzio e alla Confessione tutto il tempo necessario.

La Madonna continua a chiamare a Medjugorje anche oggi e non cessa di richiamare tutti coloro che, dopo aver messo mano all’aratro, si sono voltati indietro. La storia meravigliosa di Medjugorje durerà a lungo se è vero, come è vero, che il segno sulla collina durerà fino alla fine del mondo.

Ave Maria

Padre Livio