Scienza e fede

Carissimo P. Livio, vorrei integrare la sua risposta a Giacomo. Anzitutto deve essere chiaro che gli scienziati credenti, a parte qualche caso come il prof. Zichichi, non hanno avuto vita facile in un mondo scientifico abitato dal pregiudizio apriori della esclusione di Dio e questo spiega la scarsa visibilità data a questi argomenti.

Un grande matematico italiano, Luigi Fantappiè (1901-1956), compagno di studi di Enrico Fermi alla Scuola Normale, autore di molte ricerche di grande spessore, in una conferenza allo Studium Christi, di cui riporto alcuni spezzoni, affermava: 

“tutte le leggi che reggono questo universo naturale costituiscono solo una infima parte di tutta la razionalità possibile” e “in fondo sono date da un solo tipo di equazioni (equazione delle onde ).

Questa ragione che sceglie in questo campo più ampio e determina all’esistenza concreta dell’universo naturale solo una certa parte dell’universo matematico, non può trovarsi nella natura stessa, perché questa è da essa determinata e dovrà quindi consistere in un’altra realtà, che è al di fuori della natura.

La trascendenza è dunque necessaria per dare senso compiuto alla realtà non solo di questo universo, ma anche di qualsiasi altro universo più ampio che realizzi una parte dell’infinita razionalità”.

Dio viene visto da Fantappiè come “l’Essere in cui si realizza tutta l’infinita razionalità possibile”, e che fa esistere la realtà così come la possiamo conoscere (Dio Creatore ), che parla alla nostra intelligenza limitata ( Dio come Logos), e poiché Egli fa esistere ciò che è altro da Sé, si mostra come Amore”

In tempi più recenti il fisico inglese A. S. Eddington ha formulato il principio antropico: tutte le leggi che regolano la vita dell’universo sono descritte tramite costanti ( es la costante di gravitazione universale) che valgono sia nella macro che nella microfisica; tali costanti sono interdipendenti, cosicchè la variazione anche minima di una si ripercuote sulle altre, per cui vale il principio della “regolazione fine” per cui tutto è orientato alla vita umana; piccole alterazioni a livello subatomico potrebbero rendere impossibile la formazione del carbonio e quindi la vita sulla Terra. A questo punto, come diceva Einstein; la probabilità che Dio non esista è uguale a quella che un gatto passeggiando sul pianoforte suoni la nona di Beethoven. La tesi di Eddington è stata condivisa da numerosi scienziati di chiara fama come Penrose ed altri, ma, è ovvio, dare spazio a queste tesi per una certa editoria sarebbe un autogol.

Concludo riportando ancora Fantappié:  “solo se si riduce la scienza ad una tecnica, solo se si abbandonano i veri fini della scienza, la conoscenza razionale della realtà, sostituendo questi fini con mezzi occasionali di una certa epoca, metodo e tecnica, elevati a fine ultimo dai cercatori miopi, si può nella scienza mettere da parte l’idea di Dio. Altrimenti Dio è naturalmente al centro della scienza, essendone il motore ed il fine”.

Cesare

P.S. Se Giacomo è interessato può leggere “Nuove prove dell’esistenza di Dio di Robert J. Spitzer ed. San Paolo” e “Conferenze scelte” di Luigi Fantappiè Di Renzo Editore.