L’alluvione di Giovanni Guareschi

Preg.mo Padre Livio

Condivido con Lei e la famiglia di Radio Maria questo testo, liberamente tratto dal racconto “La campana”,  pubblicato per la prima volta nel 1953 nella raccolta  “Don Camillo e il suo gregge”, di Giovanni Guareschi (Alluvione del Polesine novembre 1951) come segno di partecipazione e vicinanza agli amici dell’Emilia Romagna.

Grazie.

Marco


“Continuò a piovere. E pioveva dappertutto; al piano e al monte. E le saette spaccavano le vecchie querce, e il mare era sconvolto dalla tempesta. E i fiumi incominciarono a gonfiarsi e, siccome continuava a piovere, presto sfondarono gli argini e allagarono le città e copersero di fango intere borgate. Il grande fiume si fece sempre più minaccioso, e sempre più le acque premevano contro gli argini, e sempre più salivano.

L’argine maestro non si mosse di un millimetro, ma verso le nove accadde quello che nessuno si aspettava.

L’acqua si scavò un passaggio sotto l’argine e, ad un tratto, sbucò dalla terra. C’è ben poco da fare  contro un fontanone: e quelli che erano tornati si misero in salvo con birocci e camion. Don Camillo salì sul campanile; lassù si vedeva tutto benissimo: l’acqua aveva già invaso la parte bassa del paese e lentamente avanzava. Quelli che erano scappati coi birocci e coi camion, avevano raggiunto gli altri disgraziati accampati con le bestie e la roba slavata, nei paesi vicini, e tutti, lasciati i ragazzi a guardare i carri, s’erano buttati verso il paese con birocci, moto e biciclette e si erano ritrovati sulla strada dell’argine davanti al loro paese ormai allagato. Guardavano muti il paese che era lì sotto, a mezzo miglio, e ognuno vedeva la sua casa anche se non la vedeva. Nessuno parlava: le vecchie piangevano senza strepito. Stavano lì a veder morire il loro paese, e lo vedevano già morto. <<Non c’è un Dio!>> disse con voce cupa un vecchio. In quel momento suonarono le campane. Tutti gli occhi adesso guardavano soltanto il campanile. Don Camillo incominciò la Messa. E quando venne il momento di parlare ai fedeli, a don Camillo non interessò il fatto che la chiesa fosse deserta: egli parlava per quelli là sull’argine. L’acqua aveva già coperto il terzo gradino e incominciava a distendere un sottile, gelido e luccicante velo sul pavimento della chiesa. La porta era spalancata e si vedeva la piazza con le case annegate e il cielo grigio e minaccioso.

<<Fratelli>> disse don Camillo. <<Le acque escono tumultuose dal letto dei fiumi e tutto travolgono: ma un giorno esse ritorneranno, placate, nel loro alveo e ritornerà a risplendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete persa la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa. Amen>>.”