Verso il calvario

Ave Maria padre Livio
Il vero amore è quel che soffrendo per Dio, vuole più soffrir
(1) Questa mattina vedevo il confessore tutto umiliato, ed insieme il benedetto Gesù e san Giuseppe, il quale gli ha detto: “Mettiti all’opera, ed il Signore è pronto a darti la grazia che vuoi”.
(2) Dopo ciò, vedendo il mio caro Gesù sofferente come nel corso della Passione gli ho detto: “Signore, non sentivate stanchezza nel soffrire tante diverse pene?
(3) E Lui: “No, anzi una sofferenza accendeva più il cuore a soffrire l’altra, questi sono i modi del patire divino; non solo, ma nel patire ed operare non guarda altro che al frutto che da quello riceve. Io nelle mie piaghe e nel mio sangue vedevo le nazioni salvate, il bene che ricevevano le creature, ed il mio cuore anziché provare stanchezza ne sentiva gioia e ardente desiderio di più soffrire. Onde questo è il segno se ciò che si soffre è partecipazione delle mie pene: Se unisce patire e gioia di più patire, e se nel suo operare opera per Me, se non guarda a ciò che fa, ma alla gloria che dà a Dio ed al frutto che ne riceve. (Libro di Cielo, Marzo 19, 1903)
Gesù viene nascosto nelle pene.
(1) Continuando il mio solito stato, il mio povero cuore me lo sentivo oppresso ed in pene amare, che non è necessario qui dirle, ed il mio sempre amabile Gesù, venendo mi ha detto:
(2) “Figlia mia, Io mando le pene alle creature affinché nelle pene trovino Me. Io sono come involto nelle pene, e se l’anima soffre con pazienza, con amore, rompe l’involto che mi copre e trova Me; altrimenti Io resterò nascosto nella pena, e lei non avrà il bene di trovarmi, ed Io non avrò il bene di rivelarmi”.
(3) Poi ha soggiunto: “Io sento una forza irresistibile di spandermi verso le creature, vorrei spandere la mia bellezza per farle tutte belle, ma la creatura imbrattandosi con la colpa, respinge la bellezza divina e si copre di bruttezza; vorrei spandere il mio amore, ma queste amando ciò che non è mio, vivono intirizzite dal freddo, ed il mio amore resta respinto; tutto vorrei comunicarmi all’uomo, tutto adombrarlo nelle mie stesse qualità, ma sono respinto, e respingendomi forma un muro di divisione tra Me e lui, da giungere a rompere qualunque comunicazione tra la creatura ed il Creatore. Ma con tutto ciò, Io continuo a spandermi, non mi ritiro, per poter trovare qualcuno almeno che riceva le mie qualità, e trovandolo le raddoppio le grazie, le centuplico, mi verso tutto in lui, da farne un portento di grazia.
(4) Perciò togli quest’oppressione dal tuo cuore; riversati in Me, ed Io mi verserò in te. Te l’ha detto Gesù e basta, non pensare a nulla ed Io farò e ci penserò a tutto”. (Libro di Cielo, Aprile 16, 1918)
Ave Maria padre FIAT
Massimo