La  necessità della prova

Ave Maria Padre Livio,

Dagli scritti della serva di Dio Luisa Piccareta


Gesù parla della necessità della PROVA

Adamo 
…volli provare Adamo, per confermare il suo stato felice ed il diritto di re su tutta la Creazione, e siccome non fu fedele nella prova, di giustizia non poteva ricevere la conferma dei beni che voleva dargli il suo Creatore, perché nella prova l’uomo acquista il suggello della fedeltà, il quale lo mette in diritto di ricevere i beni che Dio aveva stabilito di dargli nello stato in cui l’anima veniva da Lui chiamata. Chi non è provato, si può dire che non ha nessun valore, né avanti a Dio, né avanti agli uomini, né innanzi a sé stesso; Dio non può fidarsi d’un uomo senza prova, lui stesso, cioè l’uomo, non sa che forza tiene. Onde, se Adamo avesse resistito alla prova, tutte le umane generazioni sarebbero state confermate nel suo stato felice e di regalità. (Vol. 24°, Aprile 1, 1924)


Noè
(2) “Figlia mia, tutto il bene della storia del mondo sta fondato nel sacrificio, voluto dalle creature dalla mia Volontà Suprema, e quanto più grande è il sacrificio che chiediamo da essa, tanto più bene racchiudiamo dentro. E questi grandi sacrifici li chiediamo quando coi loro peccati meritano che il mondo fosse distrutto, facendo uscire da dentro il sacrificio, invece della distruzione, la novella vita delle creature. Or tu devi sapere che in questo punto della storia del mondo, meritavano che le creature non più esistessero, tutti dovevano perire. Noè coll’accettare il nostro mandato e coll’esibirsi al grande sacrificio, e per sì lunghi anni di fabbricare l’arca, ricomprò il mondo e tutte le future generazioni; come si sacrificava in un tempo così prolisso, di stenti, di lavori, di sudori, così sborsava le monete, non di oro o di argento, ma di tutto l’essere suo in atto di seguire il nostro Volere, così metteva monete bastanti per ricomprare ciò che stava per distruggersi. Sicché se il mondo esiste tuttora, lo devono a Noè, che coi suoi sacrifici e col fare la nostra Volontà come Noi volevamo che la facessi, salvò l’uomo e tutto ciò che doveva servire all’uomo, un sacrificio prolisso, voluto da Dio, dice cose grandi, bene universale, catena dolce che lega Dio e gli uomini. Noi stessi non ci sentiamo di sfuggire dal labirinto di questa sì lunga catena che la creatura ci forma con un sacrificio prolisso; anzi, ci è tanto dolce e cara che ci facciamo legare da essa stessa come le pare e piace. Ora Noè col suo sacrificio prolisso ricomprò la continuazione delle umane generazione. (Vol. 30°, Giugno 26, 1932)


Abramo
(3) Dopo un’altra distanza di tempo della storia del mondo, venne Abramo, ed il nostro Volere comandò a lui che sacrificasse suo figlio. Era un sacrificio duro per un povero padre; si può dire Dio cimentava l’uomo, ed esigeva una prova inumana e quasi impossibile ad eseguirsi, ma Dio tiene il diritto di chiedere ciò che vuole, e qualunque sacrificio che vuole. Povero Abramo fu messo a tale strettezze che le sanguinava il cuore e sentiva in sé stesso la morte, il colpo fatale che doveva vibrare sul suo unico figlio; il sacrificio era esuberante, tanto che la nostra paterna bontà ne volle l’esecuzione ma non il compimento, sapendo che lui non avrebbe potuto vivere, sarebbe morto di dolore dopo un atto sì straziante, d’uccidere il proprio figlio, perché era un atto che superava le forze della natura, ma Abramo tutto accettò, non badò a nulla, né al figlio, né a sé stesso, che si sentiva consumare di dolore nel proprio figlio. Se il nostro Volere, come lo comandò non avesse impedito l’atto fatale, ad onta che sarebbe morto insieme col suo amato figlio, avrebbe già fatto il sacrificio da Noi voluto. Ora questo sacrificio fu grande, esuberante ed unico, da Noi voluto nella storia del mondo. Ebbene, questo sacrificio lo elevò tanto, che fu costituito da Noi capo e padre delle umane generazioni, e col sacrificio di sacrificare suo figlio, sborsò monete di sangue e di dolore intenso per ricomprare il futuro Messia, per il popolo Ebreo e per tutti. Difatti, dopo il sacrificio di Abramo, ciò che non facevamo prima, ci facevamo sentire spesso in mezzo alle creature; il sacrificio tenne virtù di avvicinarci ad esse, formammo i profeti, fino a tanto che venne il sospirato Messia. (Vol. 30°, Giugno 26, 1932)


Maria
“Figlia mia, nessuno può essere a Me accettabile senza la prova. Se non ci fosse stata la prova avrei avuto una Madre schiava, non libera, e la schiavitù non entra nei nostri rapporti né nelle nostre opere, né può prendere parte al nostro libero amore. La mia Mamma ebbe la sua prima prova fin dal primo istante del suo Concepimento; non appena ebbe il suo primo atto di ragione, conobbe la sua volontà umana da una parte, e la Volontà Divina dall’altra, e fu lasciata libera a quale delle due volontà doveva aderire, e Lei, senza perdere un istante e conoscendo tutta l’entità del sacrificio che faceva, ci donò la sua volontà, senza volerla più conoscere, e Noi le facemmo dono della nostra, ed in questo scambio di donazione di volontà d’ambo le parti, affluirono tutti i pregi, le bellezze, i prodigi, i mari immensi di grazia nell’Immacolato Concepimento della più privilegiata di tutte le creature. (Vol° 17, Dicembre 8, 1924)


Figli del mio Volere Divino
… Così Io, amando con amore tutto speciale questi figli del mio Volere Divino, volli Io stesso sostenere la prova per tutti loro nella mia Umanità, riserbandomi per loro la sola prova di non fargli fare mai la loro volontà, ma solo e sempre la mia, per riconfermargli tutti i beni che ci vogliono per vivere nel regno del mio Fiat Divino, con ciò gli chiusi tutte le porte d’uscite, gli ungevo d’una fortezza invincibile, in modo che nessuno potrà entrare nei recinti altissimi del regno mio, perché quando Io comando che questa cosa non si faccia, è una porta che resto dove l’umano volere può fare la sua uscita, è una occasione che la creatura tiene sempre, da dove può uscire da dentro la mia Volontà, ma quando dico: da qui non si esce, tutte le porte restano chiuse, la debolezza viene fortificata, e solo le resta la decisione d’entrare per non più uscire, oppure di non entrarci affatto. Quindi per vivere nel regno del mio Volere ci sarà la sola decisione, la decisione porterà l’atto compiuto; non sto facendo così con te? Non ti grido sempre dal fondo del tuo cuore che nulla ardisca d’entrare, se non che la sola mia Volontà? Essa come centro di vita, con la sua forza onnipotente, con la sua luce abbagliante tiene tutto fuori di te, ed eclissando tutto, fa scorrere il suo primo moto di vita in tutti gli atti tuoi e domina e regna da regina”. ( Vol. 24°, Aprile 1, 1928) 

Ave Maria FIAT Massimo