Come in Egitto ai tempi di Noé

Molti cattolici hanno paura dei tempi futuri, soprattutto dei vicini tempi dei 10 segreti.
Anch’io mi sono “immaginato il “peggio”, è un senso umano della natura instabile dell’anima umana ancora non appoggiata interamente al Padre e a Gesù. Qualcuno ha detto : Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Io ogni volta che il troppo timore mi assale fino alle soglie della “paura” Penso e vado a rileggermi il vangelo,il vangelo è il mio vincastro, lì trovo tutto quello che è necessario, quel che mi serve, quello che mi dà direzione certa.
Ai tempi di Mosè, mentre i despoti egiziani si trovavano sotto le loro l’oscurità e in preda gli ammonimenti celesti che risvegliavano le loro profonde paure, negli stessi luoghi, sotto lo stesso Sole, i figli d’Abramo godevano di Dio in tutta semplice, naturale, sicurezza luminosa del Medesimo.
Certuni potrebbero dire, si vabbè, ma quelle sono allegorie, quasi favole, narrazioni bibliche ai confini della fantasia più infantile degli uomini di quei tempi, io direi che invece già solo il fatto di essere nati è un’allegoria stupefacente anche oggi, inimmaginabile per qualsiasi mente umana che relega questo evento ( essere vivi nella libertà del Signore) al caso di una manciatina di aminoacidi misti a chissà cos’altro, la Vita intelligente in questo corpo è già per se stessa un evento miracoloso nella preziosità del mistero.
Perché dovrei preoccuparmi troppo della mia stessa Vita dato che analizzando bene la questione (che rimane anche oggi molto misteriosa) in definitiva ce l’ho in dotazione? Come dire… datami in affitto. Certo, temo il soffio della morte, mia e dei miei cari innanzitutto, ma temo di più non dare credito a Colui che mi / e ci/ ha detto parole ( con esempi meravigliosi) di Vita eterna.
Nei tempi dei segreti mi affido, dunque, tosto, allo spirito di queste parole, sicuro in ogni caso che il Padre, tramite Gesù e sua Madre mi salveranno in ogni caso, sia che scampi con questo corpo ( e cercherò di farlo perché credo ai segreti) sia invece se Dio mi vorrà prendere, mi rimetto a Colui che sa tutto, dato che io non so quasi niente.
E per chiudere amerei citare uno dei salmi a me consoni e preferiti, quello che reputo l’emblema del mio modo di essere in ogni situazione avversa; Il salmo è il 23 , 23 come il giorno che Dio mi face nascere alle 4.30 di un Aprile ( giorno di San Giorgio) dice:
«Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.»
Ave Maria P. Livio, e come sempre grazie per la tua attenzione, che Dio ti benedica ora e sempre.
Giuseppe di Monza.