
L’eternità dell’inferno è un dogma di fede
Caro Padre Livio,
Ho avuto un discussione con un mio amico, che frequenta un gruppo di preghiera nel quale si prega per il proprio albero genealogico.
Secondo loro si deve pregare per tutte le anime dei propri antenati, perché i loro peccati non pesino sulle spalle dei loro discendenti.
La preghiera secondo lui è necessaria non solo per le anime degli antenati che sono in purgatorio, ma anche per quelle che sono all’inferno.
A me sembra che questa affermazione sia contraria alla Dottrina cattolica.
Lei che cosa ne pensa?
Ave Maria
Osvaldo di La spezia
Caro Osvaldo,
ci sono sempre state nella Chiesa delle eresie che, in vari modi, hanno negato l’eternità dell’inferno, come se Gesù non avesse parlato del “fuoco eterno” e la Madonna non lo avesse ribadito nelle sue apparizioni, anche a Medjugorje.
La Chiesa in ogni caso ha affermato che l’inferno è eterno più volte in modo solenne nei suoi Documenti, compreso il Concilio ecumenico Vaticano II.
Si tratta quindi di un dogma di fede e pecca gravemente chi lo negasse.
Questa eresia si è fatta recentemente strada anche in alcuni gruppi dei sostenitori dell’albero genealogico, che hanno la presunzione di liberare con le loro preghiere tutte le anime, comprese quelle che sono all’inferno.
In questi casi è chiara la presenza del serpente ingannatore, che “li devia e li mette sulla sua via”.
Si tratta a volte di gruppi di “falsi devoti”, come li chiama il Monfort, che, agendo nell’ombra, attirano gli ingenui nelle loro trappole e li portano alla perdizione.
La vigilanza non è mai troppa perché, come ci insegna l’apostolo Paolo, satana spesso si presenta come angelo di luce.
Ave Maria
Padre Livio