Il cardinale Pierbattista Pizzaballa è arrivato alla chiesa ortodossa di San Porfirio a Gaza, insieme al patriarca greco-ortodosso. Qui l’arrivo della delegazione alla chiesa ortodossa di San Porfirio (Gaza). Video toccante
DA RADIO MARIA IN TERRA SANTA
Categoria: VARIE Pagina 58 di 108

SI FA FESTA IN CIELO PER LA NOSTRA ROBI CHE HA DEDICATO TOTALMENTE LA SUA VITA ALLA RADIO DELLA MADONNA –
UMILE – CORAGGIOSA – INFATICABILE – GENIALE
GRAZIE ROBERTA… AD MULTOS ANNOS!!
PADRE LIVIO


P. LIVIO ci prepara alla FESTA della MADONNA del #CARMELO
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05 lug 2025- IL FOGLIO
Oleh, diciannove anni, trasformato in kamikaze inconsapevole da una trappola russa.
Oleh ha diciannove anni, è ucraino, è padre. Come tanti, non ha un lavoro, non ha prospettive, ha bisogno di soldi. Un giorno trova su Telegram un “lavoretto” da 1.000 dollari: spruzzare vernice fuori da una stazione di polizia a Rivne, nell’Ucraina occidentale. Una bravata. Un gesto dimostrativo. Quando apre lo zaino che gli hanno detto di non aprire, trova fili, chiodi, telefoni: una bomba artigianale. Non vernice, ma morte. Non protesta, ma attentato. Non opposizione, ma inganno. Doveva diventare un kamikaze inconsapevole. Doveva morire, insieme ad altri.
Questa è la guerra russa nel 2025, raccontata con precisione dal Guardian. Una guerra fatta anche di trappole per disperati, reclutamenti via messaggio, adolescenti manipolati, esplosivi in borse da ginnastica. E’ una guerra che non si combatte solo al fronte: si insinua tra le crepe della miseria, della noia, della solitudine. Il nuovo arsenale di Mosca sono ragazzi fragili, pagati in criptovalute e istruiti via tutorial per colpire nel cuore delle città ucraine.
Per chi si ostina a parlare del conflitto in Ucraina come fosse una “guerra per procura”, un “conflitto regionale”, un “errore di calcolo della Nato”, questa storia è uno schiaffo. L’imperialismo russo non ha bisogno di marciare su Kiev con le bandiere: basta un numero su Telegram, una bugia, un’esca. Non serve neanche che i sabotatori sappiano chi stanno servendo. Basta che servano.
Oleh non è un’eccezione. Più di 700 ucraini sono stati arrestati per atti di sabotaggio, molti sotto i vent’anni. Alcuni erano già stati usati come manodopera inconsapevole per bombe che hanno ucciso. La Russia li arruola con falsi nomi, li minaccia con il ricatto, li blandisce con lo slang giovanile. E se esitano, mostra loro le prove della complicità già avvenuta. Sei “dentro”, anche se non lo sapevi. Ora obbedisci, o paghi.
Il vero orrore è che spesso obbediscono. Non per ideologia, ma per bisogno. Per fame. Per disillusione. E così Mosca semina caos con mani altrui, scaricando la responsabilità sulle vittime, sporcando le statistiche, manipolando la realtà. Le bombe esplodono “per colpa dei locali”. Ma i piani partono da Mosca.
Ecco perché chi in Europa continua a trattare la Russia come un interlocutore razionale, un partner esagerato ma legittimo, sbaglia. Perché questa strategia del disordine – fatta di armi ma anche di fragilità umane – è deliberata, sistematica, pianificata. Non è una deviazione: è il metodo.
Putin non sta solo cercando di sfiancare l’Ucraina. Sta testando strumenti da esportare: armi ibride, disinformazione, sabotaggi civili, attacchi psicologici. L’Ucraina è il laboratorio. Ma Varsavia, Berlino, Milano sono nel mirino. Chi pensa che tutto questo resti confinato, si sbaglia.
Oleh è vivo. E’ stato arrestato appena prima che il suo zaino esplodesse. Il telefono destinato a innescare la bomba è stato bloccato dagli agenti dell’Sbu, il servizio di sicurezza dell’Ucraina. Ma per lui la vita è finita lo stesso: la sua ragazza lo ha lasciato, i suoi genitori gli hanno detto che è “un idiota”. Ora aspetta il processo. E forse una condanna. A diciannove anni. Per una guerra che non ha capito. Ma che lo ha usato come carne da detonatore.
Ecco cos’è, oggi, il putinismo. Non una strategia di equilibrio globale. Ma un’ideologia del sacrificio altrui. Un cinismo organizzato. E chi in occidente continua a giustificarlo, a relativizzarlo, a parlarne con rispetto geopolitico, non è un pacifista. E’ solo un utile idiota, al servizio di una macchina che non ha più confini tra guerra e crimine. Tra strategia e vergogna.

Il Papa: no ai “cristiani delle occasioni”, portare il Vangelo nella quotidianità
All’Angelus, Leone XIV esorta, seppur “travolti da tante altre cose”, a ricercare un significato “più pieno” per la propria vita. Esso si rivela attraverso un autentico “dialogo” con Dio: una fede viva e appassionata, che va oltre il solo adempimento dei propri doveri religiosi
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano – Vatican News
La Chiesa e il mondo non hanno bisogno di “cristiani delle occasioni”, che indossano la fede come un abito di circostanza. Il senso vero non nasce dai “doveri”, ma germoglia altrove: nell’intimità di un dialogo autentico con Dio. È lì che sboccia un “anelito di eternità”, che attraversa la quotidianità e la trasfigura, donando all’esistenza un “significato più pieno”. Sono questi gli “operai” ideali descritti da Papa Leone XIV nella catechesi dell’Angelus di questa domenica, 6 luglio, pronunciata ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro nonostante le alte temperature.
Leone XIV: i popoli desiderano la pace, il dialogo sostituisca la violenza delle armi
Il Papa, nei saluti dopo la preghiera dell’Angelus, ha rivolto un appello affinché “i governanti” ascoltino il grido di chi è colpito dalla guerra. Le preghiere e le condoglianze…
“La larghezza del cuore di Dio”
Il Pontefice incentra il suo messaggio sulla “missione” a cui ogni credente è chiamato, ciascuno nella propria unicità. Nel Vangelo domenicale, Gesù invia settantadue discepoli: un numero “simbolico”, specchio della portata universale della “speranza”.
Proprio questa è la larghezza del cuore di Dio, la sua messe abbondante, cioè l’opera che Egli compie nel mondo perché tutti i suoi figli siano raggiunti dal suo amore e siano salvati.
“Un significato più pieno”
Un’opera seminata con “generosità” nel cuore di ciascuno, da cui germoglia il “desiderio dell’infinito, di una vita piena”, di una “salvezza” che libera. Una messe capace di fiorire anche quando si finisce “travolti da tante altre cose”. Le donne e gli uomini dell’oggi “attendono” ancora, infatti, “una verità più grande”.
Sono alla ricerca di un significato più pieno per la loro vita, desiderano la giustizia, si portano dentro un anelito di vita eterna.
“C’è qualcosa di grande che il Signore vuole fare nella nostra vita”
Eppure, se la messe eccede, gli operai sono ancora pochi: pochi coloro al lavoro “nel campo seminato dal Signore” che riconoscono, “con gli occhi di Gesù”, il buon grano pronto per la mietitura.
C’è qualcosa di grande che il Signore vuole fare nella nostra vita e nella storia dell’umanità, ma pochi sono quelli che se ne accorgono, che si fermano per accogliere il dono, che lo annunciano e lo portano agli altri.
“Lavorare ogni giorno nel campo di Dio”
Leone XIV esorta a scuotersi da una fede ridotta a “etichetta esteriore”. Dare “spazio a qualche buon sentimento religioso”, prendere parte a “qualche evento”, non è quello di cui l’oggi ha bisogno, ma di “discepoli innamorati”, testimoni del Regno di Dio “ovunque si trovano”.
Lavorare ogni giorno nel campo di Dio, coltivando nel proprio cuore il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno.

Papa Leone XIV (@VATICAN MEDIA)
“Al primo posto sta la relazione col Signore”
Per realizzare tutto ciò, non serve molta teoria, ma una pratica essenziale, quella richiamata dall’invito di Gesù: “Pregate dunque il Signore della messe”.
Al primo posto, cioè, sta la relazione col Signore, coltivare il dialogo con Lui. Allora Egli ci renderà suoi operai e ci invierà nel campo del mondo come testimoni del suo Regno.
“Operai gioiosi del Regno di Dio”
La catechesi si conclude con l’invocazione alla Vergine Maria – partecipe all’opera “della salvezza” attraverso il suo “eccomi” offerto con generosità – perché accompagni ciascuno nel cammino “della sequela del Signore”.
Perché anche noi possiamo diventare operai gioiosi del Regno di Dio.

Fedeli in Piazza San Pietro (@VATICAN MEDIA)
ANATRE IN ATTESA DI UNA BUONA PAROLA O…MEGLIO ANCORA…DI UN PESCE DISTRATTO



