
Qui la Statua della Regina della pace nella nuova sede della Segreteria Editoriale

Qui la Statua della Regina della pace nella nuova sede della Segreteria Editoriale

“Fratelli e sorelle della famiglia di Radio Maria in Italia ,non siamo più in grado di trasmettere su radiofrequenza perché l’impianto elettrico della postazione AM che copre tutta la regione di Caracas è gravemente danneggiato.
Non abbiamo energia elettrica e ci servono il prima possibile generatori per tornare in trasmissione con il nostro popolo che ha bisogno di conforto preghiera vicinanza e aiuto spirituale.
La nostra torre tecnica che era già in precarie condizioni va sostituita ma in un secondo momento perché ora non e’ di primaria esigenza .
La nostra sede sembra non avere subito danni infrastrutturali. Stiamo facendo le verifiche.
Abbiamo necessità di essere accompagnati nel far funzionare tutte le attività quotidiane perché con l’emergenza nazionale non siamo più in grado di farci aiutare dalla nostra gente che ha perso tutto.
Dobbiamo tornare adesso più che mai, a comunicare la speranza cristiana.
Dobbiamo darci da fare e ripristinare tutto il più presto possibile
Grazie per quanto potrete fare per noi.
Preghiamo insieme, pregate per noi
Che il Signore con la sua e nostra santissima Madre ci benedicano.
Radio Maria Venezuela
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GENERATORI DI CORRENTE DA ACQUISTARE
TORRE TECNICA DA SOSTITUIRE
Per riattivare la AM di Radio Maria su Caracas
NOTIZIE SULLA TRAGICA SITUAZIONE DAL PRESIDENTE DI RADIO MARIA VENEZUELA
ABBIAMO APERTO UNA CLESSIDRA SPECIALE PER DARE LA POSSIBILITA’ AI NOSTRI ASCOLTATORI DI DARE IL LORO AIUTO.
FRA LE COSE ASSOLUTAMENTE PIU’ URGENTI C’E’L’INVIO DI GENERATORI DI CORRENTE
PARTECIPATE NUMEROSI ATTRAVERSO RADIO MARIA ITALIA

🔴DA RADIO MARIA VENEZUELA
Un saluto molto affettuoso e pieno di fede a tutti i nostri fratelli di Radio Maria. Vi parla Luis Guerrero, presidente di Radio Maria Venezuela. Desidero trasmettere queste informazioni anche a nome di tutto il consiglio direttivo e di tutti i collaboratori che operano in Radio Maria Venezuela.
Per portare un po’ di tranquillità a tutta Radio Maria, desidero comunicarvi che il personale di Radio Maria Venezuela, i nostri volontari e le loro famiglie stanno bene e sono al sicuro. Ringraziamo Dio e la protezione della nostra Madre.
Per quanto riguarda le infrastrutture, la nostra sede principale non ha subito danni strutturali. Tuttavia, registriamo alcuni danni minori nel sito in cui si trova il nostro trasmettitore, motivo per cui siamo attualmente fuori onda con il segnale in chiaro. Ciò è dovuto alla mancanza di energia elettrica, poiché il trasformatore che alimenta direttamente il trasmettitore ha subito gravi danni.
Trattandosi di un intervento specializzato, dipendiamo esclusivamente dai tecnici della corporazione elettrica statale per la riparazione. Tuttavia, data la forte commozione nazionale e l’emergenza generale in cui si trova il Paese, sappiamo che potrebbe volerci del tempo prima che questa richiesta venga soddisfatta. Nel frattempo, continuiamo a trasmettere e ad accompagnare il nostro popolo unicamente attraverso la nostra pagina web e l’applicazione per telefoni cellulari.
Come saprete, il nostro Paese è stato colpito da un evento sismico storico e devastante: un doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 ha scosso con estrema violenza il territorio nazionale. La situazione generale è delicata. Si registrano centinaia di vittime, migliaia di feriti e diversi dispersi a livello nazionale, e le repliche continuano a farsi sentire. La parte peggiore di questa tragedia si concentra nella regione costiera, nello Stato di La Guaira. Molte zone residenziali e turistiche vicino al mare sono state totalmente distrutte. È stato dichiarato lo stato di emergenza, poiché ci sono più di cento edifici crollati.
Al momento l’accesso allo Paese è limitato; si stanno ricevendo gli aiuti internazionali, i corpi di soccorso e i volontari sono all’opera. Anche la Chiesa è presente sul campo, attiva nelle operazioni di ricerca dei sopravvissuti.
In mezzo al dolore di migliaia di famiglie che hanno perso tutto o che piangono i propri cari, noi continuiamo a offrire una vicinanza intensa attraverso la preghiera. Per questo chiediamo a tutti voi, cari fratelli, di includerci nelle vostre preghiere. Preghiamo per il riposo eterno di chi ha perso la vita, per dare forza ai familiari, per i feriti e per il conforto di quanti hanno perso la casa e i propri beni.
Speriamo di poter ripristinare presto il nostro segnale. Da Radio Maria Venezuela inviamo un abbraccio fraterno a tutti voi nel nostro Signore Gesù Cristo e nella nostra Santissima Madre.
Andiamo avanti, confidando sempre nella Divina Provvidenza. Ci affidiamo alle vostre preghiere e vi terremo informati su qualsiasi sviluppo. Grazie a tutti e Dio vi benedica!

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Il digitale terrestre di Radio Maria sta prendendo campo

Caro Padre Livio, mi tolga una curiosità. Noto che i suoi editoriali hanno su YouTube hanno un numero minore di utenti rispetto al recente passato.
C”è qualche ragione plausibile per questo calo improvviso? Tanto più che i suoi interventi sono sempre molto interessanti.
Mi perdoni il disturbo, caro Padre, e grazie per il suo impegno quotidiano. Le assicuro la mia preghiera.
Aldo di Milano.
Caro Aldo,
come avrai notato, ultimamente abbiamo dirottato i nostri ascoltatori sul digitale terrestre di Radio Maria (canale 789) che trasmette, fra l’altro, il mio programma mattutino in diretta televisiva, oltre che in Radio, sul Blog e su Facebook, sempre in diretta. Su YouTube invece c’è una differita dopo qualche ora.
Come vedi qui sotto non c’è nessun calo, anche perché ci stiamo impegnando molto e il pubblico continua a crescere.
Questa iniziativa ha dirottato buona parte del nostro pubblico verso il digitale terreste, indubbiamente più fruibile e alla portata di mano.
Infatti i nuovi utenti del digitale terrestre di Radio Maria sono aumentati del 132,4% in questo ultimo mese e ancora più aumenteranno nella misura in cui si diffonderanno le Smart TV.
Il digitale terrestre è di Radio Maria, come lo sono il Sito e il Blog, mentre i Social hanno dei padrini che dettano le regole.
Ave Maria
Padre Livio
Ucraina, attacchi più in profondità dopo lo stop alle armi Usa: così Kiev guadagna terreno (mentre Trump sperava di fermarla)
di Federico Fubini – Corriere della Sera – 12 Maggio 2026
Sono oltre 160 i bersagli raggiunti in territorio russo in un anno tra cui un grattacielo a Mosca

All’ultimo attacco su Tuapse, quando le colonne di fumo si vedevano dallo spazio e cadeva una pioggia nera di petrolio, le autorità hanno finalmente chiuso le scuole. Video dei passanti mostrano il greggio in fiamme che scorre in strada, mentre la macchia oleosa sul Mar Nero davanti alla città si allargava a quattro chilometri quadrati. L’aria era carica di gas cancerogeni da evaporazione di benzene.
Tuapse è un porto russo che ospita una raffineria del gruppo statale Rosneft e i droni ucraini ne hanno colpito le infrastrutture quattro volte da metà aprile. Non è un caso isolato in Russia. Terminali dell’export petrolifero, depositi di fertilizzanti e altre raffinerie sono stati centrati nelle ultime settimane a Primorsk sul Baltico (da lì parte il 40% dell’export russo di greggio) e a Perm (a oltre mille chilometri dal confine ucraino) ed è stato colpito persino un grattacielo di Mosca attorno al quale avrebbe delle proprietà l’ex presidente Dmitry Medvedev.
Solo nel 2025 Kiev stima di aver raggiunto 160 bersagli, oltre a decine di altri negli ultimi mesi. Tecnicamente, a colpire sono piccoli droni di legno con 50 chili di esplosivo. O missili Flamingo della compagnia ucraina Fire Point, con carichi da oltre una tonnellata. O i Ruta della Dedalus olandese, da 250 chili.
Ma la novità è politica, perché per la prima volta l’Ucraina è libera di colpire in territorio russo dove e quando lo giudica necessario. Sono saltati i limiti, perché è saltata la tutela americana che fino a pochi mesi fa imbrigliava le risposte di Kiev al Cremlino.
Donald Trump ha talmente sbilanciato la «mediazione» a favore della Russia, è arrivato così lontano nel privare Kiev di qualunque tipo di aiuti, che ha perso presa sull’Ucraina. Per la prima volta la Casa Bianca non riesce più a condizionare il modo in cui il governo di Kiev combatte. E la differenza si vede.
Negli anni di Joe Biden, l’amministrazione metteva a disposizione di Kiev circa cento miliardi di dollari l’anno e armi letali a condizioni precise. Gli ucraini non dovevano colpire i porti russi dell’export di petrolio — Novorossiysk sul Mar Nero, Ust Luga e Primorsk sul Baltico — per non far salire il prezzo del barile. Non dovevano utilizzare sulla Russia i missili americani Atacms — almeno fino a quando soldati nordcoreani sono entrati in guerra a fianco di Mosca — per non trascinare gli Stati Uniti nella crisi. Dovevano difendersi, ma non contrattaccando.
Trump è stato più drastico. La sua prima mossa è stato il taglio di ogni finanziamento all’Ucraina oltre un anno fa. Quindi in agosto scorso ha rimesso i vincoli sull’uso degli Atacms che Biden aveva fatto saltare dopo l’arrivo dei soldati nordcoreani. Infine, sotto pressione nella guerra del Golfo, Trump ha interrotto anche le vendite ai governi europei di quantità limitate di intercettori destinati a Kiev. Per gli ucraini, fino a un anno fa, questo era lo scenario di un incubo: pur di scongiurarlo erano arrivati a offrire al presidente degli Stati Uniti tutte le risorse del Paese con l’accordo sui minerali.
Ma ora è successo, l’aiuto americano non c’è più. E non solo l’Ucraina è ancora in piedi, ma si scopre di poter essere efficace anche senza. I Flamingo della Fire Point di Kiev portano cariche esplosive cinque volte più vaste degli Atacms della Lockheed Martin. L’intelligence da satellite viene fornita sempre più spesso dalla Francia e sempre meno dagli americani. La diffidenza verso la Casa Bianca ormai è tale, dati i suoi rapporti con il Cremlino, che gli Stati Uniti vengono sistematicamente tagliati fuori dalle riunioni riservate fra emissari di Kiev, Parigi, Londra, Berlino, Stoccolma, Varsavia, Copenaghen e Helsinki.
E i nuovi attacchi agli snodi logistici del nemico in Russia producono effetti sul campo. L’Institute for the Study of War stima da immagini via satellite che l’esercito di Mosca segna un arretramento netto di 116 chilometri quadrati nell’ultimo mese: con l’eccezione di febbraio scorso, non accadeva da tre anni. Nel 2026, in media, il ritmo a cui i russi avanzano si è ridotto da dieci a meno di tre chilometri al giorno. Così, nel cercare di aiutare Putin, Trump ha finito per liberare le mani dell’Ucraina perché ne ha perso il controllo politico. E mai da ottant’anni l’America aveva contato così poco in Europa.
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