Ucraina, attacchi più in profondità dopo lo stop alle armi Usa: così Kiev guadagna terreno (mentre Trump sperava di fermarla)
di Federico Fubini – Corriere della Sera – 12 Maggio 2026
Sono oltre 160 i bersagli raggiunti in territorio russo in un anno tra cui un grattacielo a Mosca

All’ultimo attacco su Tuapse, quando le colonne di fumo si vedevano dallo spazio e cadeva una pioggia nera di petrolio, le autorità hanno finalmente chiuso le scuole. Video dei passanti mostrano il greggio in fiamme che scorre in strada, mentre la macchia oleosa sul Mar Nero davanti alla città si allargava a quattro chilometri quadrati. L’aria era carica di gas cancerogeni da evaporazione di benzene.
Tuapse è un porto russo che ospita una raffineria del gruppo statale Rosneft e i droni ucraini ne hanno colpito le infrastrutture quattro volte da metà aprile. Non è un caso isolato in Russia. Terminali dell’export petrolifero, depositi di fertilizzanti e altre raffinerie sono stati centrati nelle ultime settimane a Primorsk sul Baltico (da lì parte il 40% dell’export russo di greggio) e a Perm (a oltre mille chilometri dal confine ucraino) ed è stato colpito persino un grattacielo di Mosca attorno al quale avrebbe delle proprietà l’ex presidente Dmitry Medvedev.
Solo nel 2025 Kiev stima di aver raggiunto 160 bersagli, oltre a decine di altri negli ultimi mesi. Tecnicamente, a colpire sono piccoli droni di legno con 50 chili di esplosivo. O missili Flamingo della compagnia ucraina Fire Point, con carichi da oltre una tonnellata. O i Ruta della Dedalus olandese, da 250 chili.
Ma la novità è politica, perché per la prima volta l’Ucraina è libera di colpire in territorio russo dove e quando lo giudica necessario. Sono saltati i limiti, perché è saltata la tutela americana che fino a pochi mesi fa imbrigliava le risposte di Kiev al Cremlino.
Donald Trump ha talmente sbilanciato la «mediazione» a favore della Russia, è arrivato così lontano nel privare Kiev di qualunque tipo di aiuti, che ha perso presa sull’Ucraina. Per la prima volta la Casa Bianca non riesce più a condizionare il modo in cui il governo di Kiev combatte. E la differenza si vede.
Negli anni di Joe Biden, l’amministrazione metteva a disposizione di Kiev circa cento miliardi di dollari l’anno e armi letali a condizioni precise. Gli ucraini non dovevano colpire i porti russi dell’export di petrolio — Novorossiysk sul Mar Nero, Ust Luga e Primorsk sul Baltico — per non far salire il prezzo del barile. Non dovevano utilizzare sulla Russia i missili americani Atacms — almeno fino a quando soldati nordcoreani sono entrati in guerra a fianco di Mosca — per non trascinare gli Stati Uniti nella crisi. Dovevano difendersi, ma non contrattaccando.
Trump è stato più drastico. La sua prima mossa è stato il taglio di ogni finanziamento all’Ucraina oltre un anno fa. Quindi in agosto scorso ha rimesso i vincoli sull’uso degli Atacms che Biden aveva fatto saltare dopo l’arrivo dei soldati nordcoreani. Infine, sotto pressione nella guerra del Golfo, Trump ha interrotto anche le vendite ai governi europei di quantità limitate di intercettori destinati a Kiev. Per gli ucraini, fino a un anno fa, questo era lo scenario di un incubo: pur di scongiurarlo erano arrivati a offrire al presidente degli Stati Uniti tutte le risorse del Paese con l’accordo sui minerali.
Ma ora è successo, l’aiuto americano non c’è più. E non solo l’Ucraina è ancora in piedi, ma si scopre di poter essere efficace anche senza. I Flamingo della Fire Point di Kiev portano cariche esplosive cinque volte più vaste degli Atacms della Lockheed Martin. L’intelligence da satellite viene fornita sempre più spesso dalla Francia e sempre meno dagli americani. La diffidenza verso la Casa Bianca ormai è tale, dati i suoi rapporti con il Cremlino, che gli Stati Uniti vengono sistematicamente tagliati fuori dalle riunioni riservate fra emissari di Kiev, Parigi, Londra, Berlino, Stoccolma, Varsavia, Copenaghen e Helsinki.
E i nuovi attacchi agli snodi logistici del nemico in Russia producono effetti sul campo. L’Institute for the Study of War stima da immagini via satellite che l’esercito di Mosca segna un arretramento netto di 116 chilometri quadrati nell’ultimo mese: con l’eccezione di febbraio scorso, non accadeva da tre anni. Nel 2026, in media, il ritmo a cui i russi avanzano si è ridotto da dieci a meno di tre chilometri al giorno. Così, nel cercare di aiutare Putin, Trump ha finito per liberare le mani dell’Ucraina perché ne ha perso il controllo politico. E mai da ottant’anni l’America aveva contato così poco in Europa.