
DOMENICA 31.MA DEL TEMPO ORDINARIO,
Cari amici, buona Domenica! Che la luce del Signore risorto illumini la nostra vita e il suo amore riscaldi e purifichi i nostri cuori.
Guardiamo al giorno benedetto della Domenica nella luce della fede, perché ci disvela il traguardo della vita, che è l’eternità beata per tutti coloro che pregano, che credono e che amano.
Nutriamo la nostra anima con la sapienza della Parola di Dio e rafforziamo la nostra debolezza con il pane vivo dell’Eucaristia.
Viviamo la Domenica nella luce della fede e non nella dispersione della mondanità, perché siamo entrati nel tempo delle prove, nel quale solo Cristo, vincitore del male e della morte, ci può aiutare.
Il Vangelo di oggi riporta un severo ammonimento di Gesù agli scribi e ai farisei, che si sono seduti sulla cattedra di Mosè per insegnare la legge, che però loro non praticano, e che fanno uso della religione per esaltare se stessi e opprimere gli altri.
Poi Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli, indica la via da percorrere, che è quella che Lui stesso percorre: “Chi di voi è il più grande, sarà il vostro servo”.
L’autorità pastorale della Chiesa viene da Gesù stesso, il Buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle. E’ molto più che un servizio dovuto, ma un dono di se stessi, per la salvezza delle anime.
In questa luce dobbiamo vedere il dono inestimabile del Sacerdozio, attraverso il quale Gesù continua la sua missione redentrice qui sulla terra, come Maestro, come Guida e come Salvatore.
Infine dà una regola di vita che vale per tutti coloro che lo seguono: “Chi si esalta sarà umiliato, che si umilierà sarà esalto”.
Il richiamo all’umiltà è fondamentale per una vita cristiana autentica, specialmente oggi, quando l’uomo nega Dio per esaltare se stesso.
Siamo in un passaggio della storia in cui vedremo operare la giustizia divina che rovescia i potenti dai troni ed esalta gli umili.
Viviano in questa dimensione di creature e di figli, assicurandoci in questo modo la protezione e la benevolenza del Padre celeste.
Vostro Padre Livio
Dicono e non fanno.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 23,1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ”rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare ”rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ”padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare ”maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”.
Parola del Signore.