
Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 7 di 1161

Programma di Padre Livio – Martedì 29 Settembre 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15 ALMANACCO DELLA FEDE:
2. Dio è immenso ed è eterno
+ Dio non ha un corpo come noi, ma è purissimo spirito
+ Dio è in Cielo, in Terra e in ogni luogo. Egli è l’immenso
+ Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’eterno
h. 9.15: RITAGLI DI PAGINE INEDITE
Tratta dal Libro: Medjugorje perché non ho dubbi
h. 9.15: ATTUALITA’
Le riflessioni di Papa Leone sul Messaggio di Lourdes
9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO
Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse
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4 milioni dal 1 Gennaio 2026 ad oggi
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Michele (da Mi-ka-El), «Chi è come Dio?», già nel nome esprime l’onnipotenza del Creatore. Gabriele (da Gavri’El), «Fortezza di Dio», testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento si illuminino a vicenda. Raffaele (da Rafa’El), «Medicina di Dio», si rivela quale «uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore».
Santo del giorno 29_09_2026 – Emes Dovico -La Nuova Bussola

In seguito alla riforma del calendario liturgico del 1969, la Chiesa ricorda insieme i tre Arcangeli nel giorno che in precedenza era dedicato al solo san Michele (il 24 marzo cadeva la festa di san Gabriele e il 24 ottobre quella di san Raffaele).
Michele (da Mi-ka-El), che significa «Chi è come Dio?», già nel nome esprime l’onnipotenza del Creatore assieme all’umiltà dell’Arcangelo, come ben descritto da san Gregorio Magno: «Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio». Il Libro di Daniele lo chiama «il gran principe» che vigila sui figli del popolo di Dio. E l’Apocalisse fa capire perché la Chiesa lo veneri come principe delle milizie celesti, avversario di Satana e degli altri angeli ribelli: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo» (Ap 12, 7-8). Dopo la celebre visione avuta verso il 1884, Leone XIII compose una preghiera a san Michele che fu recitata al termine di ogni Messa non cantata fino al 1964. L’istruzione Inter Oecumenici la fece cadere in disuso a livello liturgico, sebbene nel XXI secolo si assista a una sua riscoperta grazie anche al sorgere di gruppi di fedeli amanti della Messa in rito antico.
Gabriele (da Gavri’El), «Fortezza di Dio» o «forza di Dio», è scelto dall’Onnipotente per il messaggio centrale nella storia della salvezza: annunciare la nascita di Gesù alla Vergine Maria, che onora chiamandola «piena di grazia», in perfetto accordo con la volontà divina. Come riporta l’evangelista Luca, Gabriele aveva annunciato sei mesi prima la nascita di Giovanni Battista, apparendo nel tempio a Zaccaria. La sua figura testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento si illuminino a vicenda: proprio lui (cfr. Dn 9, 21-27) spiega a Daniele la profezia delle «settanta settimane» (490 anni per l’esegesi) che sarebbero passate prima di «mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, stabilire una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei Santi», prefigurazione della prima venuta di Cristo e della sua Redenzione. La Chiesa lo ha eletto patrono dei lavoratori delle comunicazioni.
Raffaele (da Rafa’El), «Medicina di Dio», compare nel Libro di Tobia, dove si rivela inizialmente in forma umana con il nome di Azaria: è lui che accompagna Tobia nel viaggio per riscuotere un vecchio credito del padre, un uomo generoso nel fare elemosine e diventato cieco. Lungo il viaggio Raffaele aiuta Tobia a sposare Sara, lo esorta a pregare insieme a lei e ne libera il matrimonio dagli attacchi del diavolo, che fino ad allora aveva tormentato la giovane facendole morire tutti i mariti alla prima notte di nozze. Al ritorno a casa, il padre di Tobia guarisce dalla cecità grazie alla sua intercessione. Prima di risalire in cielo, si rivela come Raffaele, «uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore». Con un versetto simile l’Apocalisse presenta gli angeli a cui vengono date le sette trombe all’apertura del settimo sigillo. Raffaele è patrono di ammalati, fidanzati, sposi e viaggiatori.

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di Giacomo Gambassi, inviato a Metz
A Metz, ultima tappa del viaggio in Francia, Leone XIV incontra i leader religiosi. «Il nome di Dio profanato se invocato per la violenza. I discorsi delle fedi aiutino a disarmare i cuori e le parole». La Messa nella Cattedrale con le vetrate di Chagall: «Il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze»
Avvenire 28 settembre 2026
Hanno un compito i leader spirituali e i credenti: «La nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile stringere amicizia e costruire la pace». Leone XIV chiama all’«arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza». E lui lo testimonia salendo sul palco insieme agli esponenti delle comunità religiose presenti in Francia. È l’appuntamento che apre la sua giornata a Metz, ultima tappa del suo viaggio Oltralpe. Città di frontiere e di passaggi che ha saputo «trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa», spiega richiamando l’azione di Robert Schuman. Il Papa la sceglie per far soffiare anche qui lo “spirito di Assisi”, a quarant’anni esatti dall’incontro per la pace nella città di san Francesco dove Giovanni Paolo II aveva convocato i capi religiosi.
«Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome», è il monito che Leone XIV rilancia. Perché, aggiunge, «nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina». E va condiviso un impegno comune: «Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole». Inoltre, avverte il Papa, le fedi sono tenute a «proteggere, accompagnare e servire la vita» che significa «circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine». E occorre ritrovarsi anche intorno alla «missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana». Concetti che entrano nell’“Appello di Metz”, il documento su dignità, pace, dialogo firmato dai leader francesi dei culti alla presenza del Papa e consegnato a due ragazzi in rappresentanza delle nuove generazioni.
«Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro», tiene a ribadire Leone XIV. Lo mostra anche la Cattedrale di Metz, capolavoro del gotico, dove il Papa conclude la visita con la Messa. La folla stringe d’assedio quella che chiamano la “lanterna di Dio” per i suoi “muri” in vetro, ossia per i 6.500 metri quadrati di vetrate, fra cui quelle del genio d’origine ebraica Marc Chagall, ricorda il Pontefice. Una è proprio dietro la sede usata dal Papa nella celebrazione di questo pomeriggio. Opere che dicono come «la luce del Signore non cancelli le specificità, ma unisca storie e culture diverse in un unico e meraviglioso mosaico di pace, necessario alla nostra epoca, lacerata da nuove divisioni e da nuovi conflitti», riflette Leone XIV. E dalle navate in cui i raggi del sole si trasformano in un caleidoscopio di colori, arriva una lezione: «Impariamo che il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze dove la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce».
Durante l’Eucaristia, l’unica a cui partecipa il presidente Emmanuel Macron nei quattro giorni di visita, il Papa torna a denunciare la «tanta violenza, manipolazione e arroganza a diversi livelli» che oggi si impongono. Ma anche la tentazione di una risposta altrettanto brutale. Da qui le domande: «Cosa producono, nel mondo e in noi stessi, atteggiamenti come la vendetta, la rivalsa, il rifiuto? E quale futuro per l’umanità lasciano intravedere le relazioni e i sistemi permeati dalle logiche spietate che derivano da questi atteggiamenti?». La storia di Metz indica la rotta, sostiene il Pontefice: «Non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione. Non è vero che chi se ne va sbattendo la porta è più forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme». E il messaggio che Leone XIV consegna prendendo spunto dal Vangelo: «Di fronte all’ingiustizia, l’unica via di salvezza per l’uomo è l’amore che si prende cura dell’altro e che cerca di dare fiducia a prescindere dalle circostanze».