"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 552 di 1193

I B2 da Guam, le 12 super bombe «bunker buster», la raffica di missili cruise su Isfahan: così gli Usa hanno colpito i siti nucleari iraniani

di Guido Olimpio – Corriere della Sera – 22 Giugno 2025

Il presidente degli Stati Uniti ha fatto sganciare le bombe GBU-57 contro il sito di Fordow: «L’abbiamo cancellato dalla faccia della Terra»

Tutto è iniziato con il decollo, 37 ore prima, di una formazione di B-2 dalla base di Witheman, in Missouri, verso la base di Guam, nel Pacifico. Un trasferimento, hanno precisato le fonti, per motivi difensivi. Ma era solo un piccolo diversivo perché molti hanno sospettato che la meta finale fosse l’Iran e così è stato.

I B-2 hanno sganciato 12 GBU 57, superbombe da 14 tonnellate: dieci su Fordow, il sito più prezioso, e due su Natanz, altro snodo del nucleare. 

Una raffica di cruise lanciati dalla Navy ha poi investito Isfahan, il terzo perno del network atomico. 

Un’azione che ha confermato gli scenari disegnati in questi giorni con i continui riferimenti alla necessità dell’arma speciale per colpire la montagna che racchiude le centrifughe di Fordow.

L’ordigno è stato sviluppato nella prima metà degli anni 2000 pensando a un impiego contro Paesi ostili, dalla Nord Corea alla Repubblica islamica. Ed è stato poi modificato per accrescere il potere distruttivo con innovazioni mai completamente svelate per ragioni di sicurezza. La GBU deve penetrare nel «guscio» di protezione e poi deflagrare in modo da ampliare gli effetti all’interno del target. Sembra che gli ultimi aggiornamenti abbiano ampliato le capacità anche nel caso non ci siano dati precisi su profondità e posizione di ciò che si vuole spazzare via.

Un articolo del New York Times ha rivelato che numerose esercitazioni svolte dal Pentagono hanno confermato come siano necessari diversi «B-2, ognuno dei quali può portare nella stiva due bombe: un primo «lancio», seguito in rapida successione da altri. Come un martello che «insiste» su un chiodo. A maggior ragione se deve perforare le difese attorno alle centrifughe di Fordow, ospitate — secondo alcuni esperti — a 90-100 metri «sotto». 

E secondo Donald Trump il sito di Fordow, dopo l’attacco, è stato «cancellato dalla faccia della Terra». 

Tra qualche ora si comprenderà meglio l’esito, anche se trattandosi di una struttura sotterranea non è semplice avere dettagli sugli effetti dello strike. Ci sono poi dubbi, da parte di qualche esperto, sull’efficacia dei cruise su obiettivi robusti: ma forse la Casa Bianca li ha usati per trasmettere un segnale di un’azione circoscritta. Assisteremo ad un day after con valutazioni contrastanti e duelli di propaganda.

La «montagna» di Fordow era fondamentale nello sviluppo del programma ma lo sono anche gli altri due «laboratori». 

Il primo è Natanz, attivo fin dai primi anni 2002, garantisce l’arricchimento dell’’uranio arricchito. Ha una sezione in superficie ed una «sotto». Israele, in momenti diversi, ha condotto operazioni per ostacolare i lavori: con sabotaggi cibernetici, sabotaggi e raid. Ora gli Usa hanno inferto un nuovo fendente con le GBU 57. 

Il secondo impianto, quello di Isfahan completa una rete sparpagliata sul territorio. Si ritiene che accolga l’uranio destinato alle centrifughe. 

Nella stessa zona sorgono industrie per missili e droni. Nei giorni scorsi era stato il target di incursioni israeliane e secondo l’Aiea erano stati rivelate distruzioni importanti.


Il DISCORSO DI TRUMP E IL POST SU TRUTH:

«Grazie ai nostri grandi guerrieri. Armi magnifiche nei cieli iraniani, la montagna nucleare è andata»

di Armando Di Landro Corriere della Sera – 22 Giugno 2025

Le poche righe del presidente che sembrano accennare a un’azione già conclusa, che non si ripeterà. Ma poi il discorso: «O la pace o colpiremo ancora»

Prima l’attacco seguito in via assolutamente riservata dalla situation room, poi l’inizio della notte «pubblica» di Donald Trump, attorno all’1.50 in Italia, con il post su Truth che ha svelato l’attacco all’Iran. Quindi un altro paio d’ore con dichiarazioni che filtravano dalla Casa Bianca e infine il discorso in pubblico con Vance a fianco, tre minuti circa, alle 4 del mattino ora italiana, le dieci di sera a Washington. Due ore o poco più, per ribadire a ogni passaggio, sui social o nel discorso, che «ora è tempo per la pace, altrimenti attaccheremo ancora». 

Un post di poche righe, ma pieno di messaggi, quello su Truth, firmato DJT: «Abbiamo completato con successo il nostro attacco ai tre siti nucleari in Iran, tra cui Fordow, Natanz ed Esfahan. Tutti gli aerei sono ora fuori dallo spazio aereo iraniano. Un carico completo di bombe è stato sganciato sul sito principale, Fordow. Tutti gli aerei stanno rientrando sani e salvi. Congratulazioni ai nostri grandi guerrieri americani. Nessun altro esercito al mondo avrebbe potuto fare questo. ORA È IL MOMENTO DELLA PACE!» Grazie per l’attenzione». La frase sulla pace ora auspicabile, dopo lo sgancio di bombe, è scritta proprio così, in maiuscolo. Dallo stesso presidente che un pao d’ore prima, commentando una notizia d Fox News, aveva scritto: «Il tempo parlerà…» proprio in merito all’eventualità d un attacco.

Un’immagnie da X: l’attacco al sito nucleare di Fordow

All’inizio della notte è cambiato tutto. Ma non mancano le critiche, anche in casa repubblicana. «Questo non è costituzionale», ha scrtto su X il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, in merito all’azione svelata da Trump. Massie aveva sostenuto nei giorni scorsi la necessità che fosse il Congresso a decidere l’entrata nel conflitto degli Stati Uniti. Lo stesso concetto, di incostituzionalità, è stato espresso dal senatore democratico Bernie Sanders.

I post di Trump non si sono comunque limitati al primo, storico, dell’annuncio di guerra. Il presidente ha poi postato un paio di bandiere degli Stati Uniti e ha anche ripreso un post di Open Source Intel: «Fordow is gone», «Fordow è andata», riferimento alla «montagna nucleare» iraniana, ritenuta il sito più importante degli armamenti del regime. 

Poi alle quattro il discorso alla Casa Bianca: «Abbiamo portato a compimento un attacco di precisione su tre siti nucleari iraniani: Fordow, Natanz e Esfahan. Tutti conoscono questi nomi, li abbiamo sentiti da anni perché l’Iran sta costruendo un’attività distruttiva. L’obiettivo del nostro attacco è porre fine alla minaccia nucleare dal primo Stato che sponsorizza il terrorismo. Posso dire al mondo che l’attacco – sostiene Trump – è stato una operazione militare di successo spettacolare. Le postazioni nucleari iraniane sono state quasi completamente distrutte». 

Dalla guerra alla richiesta di pace, da imporre: «Adesso è giunta l’ora per il Medio Oriente e per l’Iran di fare la pace. Per quarant’anni l’Iran ha detto “morte all’America, morte a Israele”. Hanno ucciso la nostra gente, hanno fatto esplodere le loro gambe, le loro braccia, con ordigni sulle strade, hanno messo in pericolo migliaia di persone. Molte persone sono morte a causa dei loro generali, del generale Soleimani in particolare. Io ringrazio Netanyahu e voglio congratularmi con lui, abbiamo lavorato come una squadra, come mai una squadra aveva lavorato prima». 

Pochi minuti, sempre con lo stesso tono di voce, lo stesso ritmo, dalla critica all’Iran a tutti i ringraziamenti, gli elogi: «Voglio dire grazie all’esercito israeliano per il grande lavoro che hanno svolto, ma soprattutto ai i grandi patrioti americani che hanno portato queste macchine magnifiche sui cieli iraniani. Abbiamo bisogno della loro capacità e competenza. Voglio ringraziare tutti gli elementi brillanti coinvolti in questo attacco. Non si può continuare così, adesso c’è bisogno della pace. Ci sono ancora molti obiettivi da colpire, ma se non si arriverà alla pace andremo avanti. Gran parte di questi obiettivi possono essere distrutti in pochi minuti. Non c’è esercito al mondo che possa fare quello che abbiamo fatto noi stanotte».

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«Khamenei nomina tre successori in caso venga ucciso». Il New York Times: teme per la sua vita, dà ordini attraverso collaboratori di fiducia

di Greta Privitera – Corriere della Sera – 21 Giugno 2025

Secondo il quotidiano Usa l’ayatollah ha nominato tre alti funzionari religiosi per succedergli. Non ci sarebbe il figlio Mojtaba

Il punto è: salvare la Repubblica islamica. Più della sua vita, l’ayatollah deve preservare la continuità del regime che guida da 36 anni e a cui ha dedicato la sua esistenza. Fonti da Teheran raccontano al New York Times che temendo di essere assassinato, nascosto in un bunker, «Ali Kahamenei ha scelto una serie di sostituti nella sua catena di comando militare nel caso in cui altri suoi stimati luogotenenti venissero uccisi». Ma non solo: l’ayatollah Khamenei ha nominato anche tre alti esponenti del clero come candidati a succedergli nel caso in cui venisse ucciso. 

I raid mirati di Israele che in otto giorni hanno eliminato oltre 25 dei vertici politico-militari su cui si regge la Repubblica islamica, gli fanno temere per la sua vita. «La priorità assoluta è la salvaguardia dello Stato», afferma Vali Nasr, esperto di Iran e professore di affari internazionali alla Johns Hopkins University, al quotidiano di New York. 

«È tutto calcolato e pragmatico». Le fonti raccontano che il figlio, il secondogenito Mojtaba considerato il successore, non sarebbe tra i nomi dei prescelti.

Khameni sta prendendo decisioni per mettere in sicurezza la dittatura religiosa. In tempi di pace, l’elezione della Guida suprema, massima autorità religiosa e politica del Paese, viene eletta dall’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 membri religiosi eletti direttamente dal popolo ogni otto anni.

Secondo la Costituzione iraniana, Il leader massimo deve possedere specifici requisiti: essere un teologo e giurista islamico (faqih), essere giusto e pio, avere conoscenza del proprio tempo, dimostrare coraggio, iniziativa e abilità amministrativa, godere di riconoscimento come guida dalla maggioranza della popolazione. 

“Io sono il pane della vita”

“Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete“

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🔴LIVE🔴 Pensieri sui Vangeli Festivi: Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – di Padre Livio

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Vangelo

Tutti mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,11b-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
 
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
 
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore

Catechesi e Preghiera di guarigione e liberazione del Card. Ernest Simoni

DALLA SEDE DI RADIO MARIA A MEDJUGORJE

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO – Puntata 8🙏

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RITAGLI DI OPERE INEDITE

TROVI LE PRECEDENTI PUNTATE NEL SETTORE “CATECHESI DI PADRE LIVIO”

NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal LIBRO di P.LIVIO: “VOI SIETE LA MIA SPERANZA”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta
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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 373 – IL POTERE DELLE CHIAVI

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