"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 101 di 1166

MARIA DOLCE MADRE

38. MARIA MADRE DEI GIOVANI

            Maria è una madre perennemente giovane. Nelle sue numerose apparizioni manifesta il volto splendente di una giovinezza che non tramonta. Lei sarà per sempre la fanciulla di Nazareth nel momento in cui ha pronunciato il suo “Fiat”, grazie al quale il Verbo si è fatto carne. Era poco più che adolescente quando Dio le ha inviato l’arcangelo Gabriele per realizzare il piano di salvezza nascosto nel mistero dei secoli eterni. Nel fiorire della sua giovinezza ha compiuto quella scelta che ha deciso della sua vita e di quella dell’intera umanità. E’ stata una scelta umile e obbediente, consapevole e pronta, prudente e coraggiosa. L’Onnipotente ha così dimostrato di avere fiducia nei giovani. A uno di essi, a una giovinetta sconosciuta di un villaggio oscuro della terra, ha affidato la più grande  missione che abbia mai compiuto una creatura umana. Come dunque non fare affidamento in chi incomincia l’avventurosa traversata della vita? La storia della salvezza, da Davide fino ai nostri giorni, è popolata di giovani ai quali Dio ha affidato le più esaltanti imprese.

            Anche la Madonna ha dimostrato di fare affidamento sui giovani. In essi ripone la medesima fiducia che l’Onnipotente ha riposto in Lei. Se nelle valutazioni umane la giovinezza è un motivo di perplessità, alla luce della divina sapienza  non solo i giovani, ma persino i ragazzi e i bambini, sono capaci di portare sulle loro fragile spalle le più grandi responsabilità. Quanti giovani, rispondendo alla chiamata di Maria, hanno fatto della loro vita un capolavoro imperituro di coraggio e di fedeltà. Le apparizioni mariane dei tempi moderni hanno visto figure luminose  di ragazzi e di giovani che hanno fatto per la Chiesa e per il mondo più di quanto abbiano saputo realizzare le schiere degli addetti ai lavori. Quando la Madre chiama e prende per mano, nessuno impresa è preclusa a coloro che rispondono con prontezza e perseveranza. Attraverso le numerose figure di giovani che  ha preso al suoi servizio, la Madonna  insegna che, quando Lei fa da madre e maestra, il cammino della vita procede spedito verso la meta.

            Quando un giovane ha la grazia di scoprire il volto materno di Maria, la sua vita cambia radicalmente. Non cammina più da solo, ma con al fianco una presenza piena di sapienza e di amore. Nella luce di Dio la Madre conosce la vocazione di ogni giovane e il compito  che l’Altissimo gli ha assegnato creandolo. Lei lo guida, con premura quotidiana, nella conoscenza della volontà di Dio, accompagnandolo passo dopo passo, sostenendolo nel momento dello sbandamento e rialzandolo nelle cadute. La Madre conosce le fatiche del cammino e gli inganni del nemico. Smaschera le falsi luci che il serpente fa brillare per attirare e per mordere. Lei sa quanti giovani cadono negli inganni dei paradisi artificiali, che l’ingannatore costruisce per utilizzare a suo vantaggio il loro tempo libero e li mette in guardia dal leone ruggente, travestito da pecora, che  vuole distruggerli con  quello che  offre.

            Gesù si è preparato alla vita e alla missione alla scuola quotidiana della madre. Colui che conosceva la volontà del Padre celeste, si è lasciato guidare fino a trent’anni dall’umile ancella che, dopo essere stata la guida del Figlio, sua è fatta sua fedele discepola. Un giovane che entra nell’affascinante ma pericolosa traversata della vita, non potrebbe avere una guida più dolce e più affidabile. Non temere di accogliere come madre  colei che il Padre ha donato al Figlio perché le fosse accanto nella sua vita sulla terra. La sua mano ti stringerà forte quando imperversa la bufera, il suo sorriso ti conforterà nelle amarezze, il suo Cuore sarà il tuo rifugio e la tua consolazione. Nel tempo del drago sciolto dalla catene, che ha fatto dei giovani il suo bersaglio principale, la scoperta della presenza materna di Maria è una grazia inestimabile da chiedere e da accogliere con gratitudine.

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Chi era Santa Scorese, uccisa da uno stalker a 23 anni perché aveva scelto Dio

di Emilia Flocchini–  Avvenire 15 Luglio 2026

Una testimonianza che tocca le corde dell’attualità quella della giovane barese morta nel 1991, vittima di una violenza di genere. Oggi va verso gli altari «non per come è morta ma per come ha vissuto tutte le sue scelte»

La serva di Dio Santa Scorese

«Ho ventitré anni, non posso morire così!», mormora, rivolta al cognato e allo zio, Santa Scorese, aggredita pochi istanti prima, nel cortile di casa sua, da Giuseppe Di Mauro, dieci anni più grande di lei. È il 15 marzo 1991, ma da tre anni la segue dovunque vada e le lascia biglietti anonimi, per farle capire che dev’essere solo sua, altrimenti morirà. Così avviene, nel giro di poche ore da quell’agguato. 

Santa, nata il 6 febbraio 1968 a Bari, vive un percorso di giovane coinvolta in vari ambiti della vita ecclesiale e sociale, riuscendo a fare sintesi di tutte queste esperienze in modo personale. Secondo Carmencita Picaro, la Missionaria dell’Immacolata “Padre Kolbe”, che diventa la sua compagna di viaggio, «i suoi due desideri di fondo, ossia essere capace di vivere in pienezza la sua umanità ed essere se stessa alla luce di Gesù, hanno fatto di lei una esploratrice dei segreti di luce per la vita piena, che lei raccoglieva nel campo delle esperienze ecclesiali e che erano presenti, in scintille dello Spirito, in ogni realtà che frequentava». Santa dichiara il suo amore per Gesù in pagine di diario, intessute di riferimenti biblici, in lunghi tempi di adorazione, ma anche tra le lacrime, perché non sempre viene compresa nelle sue scelte. Un’altra costante della sua esperienza è il rapporto con la Vergine Maria, che ha scelto sia affidandosi alle sue cure sia cercando di imitarla come vera donna aperta a Dio e all’umanità.

Ama la cultura e la bellezza, s’incanta guardando il mare, pratica la pallacanestro e, con la sorella, ascolta le canzoni di Renato Zero. All’università sceglie inizialmente Medicina per poter essere più utile al prossimo, ma in seguito riconosce di essere più incline all’ascolto che alla cura dei corpi e passa, quindi, a Pedagogia. Continuando la frequentazione di Carmencita e delle Missionarie dell’Immacolata, pensa di poter condividere la loro vita più da vicino per «essere Maria nel mondo», secondo il loro carisma. Tuttavia, dopo un periodo di prova, chiede di non continuare la formazione, per ragioni personali e familiari, ma non abbandona il suo progetto di consacrazione.

Proprio in quel periodo, inizia per lei il tempo della persecuzione, che vive come se fosse il suo Getsemani: soffre nel sentirsi limitata nella propria libertà personale, ma sa di non essere abbandonata da Gesù. I comportamenti ossessivi mettono in guardia i familiari di Santa: suo padre è un agente di polizia, quindi cerca di ottenerle una scorta, mentre gli amici l’accompagnano agli incontri a cui sente di non dover mancare. È però sola, la sera del 15 marzo 1991, in cui Giuseppe l’attende nel cortile di casa per portare a termine quello che non era riuscito a compiere il 6 febbraio 1989, in una precedente aggressione; dopo averla ferita con un coltello, viene bloccato e trascorre i successivi dieci anni in un ospedale psichiatrico giudiziario.

«Credo che proprio la sua uccisione – aggiunge Picaro – sia stata il suo sigillo d’amore per Gesù e il luogo della sua missione, da dove grida ancora al mondo la bellezza di una vita forte e coerente, vissuta in pienezza, anche se giovane, e la forza che si sprigiona dall’Amore vero condiviso; quello che afferra e trasforma tutta la persona, e che scorre da una fonte che non si dissecca perché è da Dio stesso a cui ci si abbevera in ogni istante».

L’inchiesta su vita e presunto martirio di Santa si è svolta dal 5 aprile 1998 al 7 settembre 1999 nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto. Franca Maria Lorusso, avvocata ecclesiastica, che nel 2023 è stata nominata postulatrice della fase romana della causa dall’arcivescovo Giuseppe Satriano, dichiara: «A lui va riconosciuta la lungimiranza (e anche il coraggio pastorale) di non lasciare Santa confinata nella memoria familiare, nella devozione di pochi o in una dolorosa pagina di cronaca» che ha ispirato libri, film, spettacoli teatrali.

Pensando a un possibile parallelismo tra lei e altre giovani martiri, uccise da chi voleva violare la loro integrità fisica, aggiunge: «La sua morte non si lascia leggere soltanto come l’esito tragico di una violenza di genere, e nemmeno solo come martirio della purezza. Il cuore della causa è un altro: verificare se Santa sia stata uccisa in odium fidei . Se, cioè, l’avversione dell’aggressore si sia diretta non solo contro la donna che gli si negava, ma contro ciò che lei rappresentava e viveva: la sua fede, la sua scelta di Dio, quella libertà interiore che proprio dalla fede nasceva.

Dignità della donna e odium fidei , insomma, non stanno sullo stesso piano. La prima è il volto umano della vicenda, quello che tutti riconoscono al primo sguardo; il secondo, se la Chiesa lo riconoscerà, ne è il fondamento teologico. Santa ha certamente difeso la propria dignità. Ma lo ha fatto perché quella dignità, per lei, aveva un nome preciso: appartenenza a Cristo». La Positio super martyrio è in piena fase di elaborazione a opera di un piccolo gruppo di collaboratori e con la guida del relatore, il carmelitano padre Szczepan T. Praskiewicz. 

La memoria di Santa viene oggi custodita dall’Aps Amici di Santa , nata nel 2024. Sua sorella Rosa Maria ha percepito un cambio di sensibilità da parte di chi la ascolta per la prima volta raccontare l’esperienza di Santa: «Chiaramente le ragazze sono quelle più coinvolte, si appoggiano, chiedono conforto, ma negli ultimi anni è cambiato moltissimo anche l’atteggiamento dei ragazzi, che cominciano a dimostrare più attenzione su questi temi».

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🟢P. LIVIO🟢 IL MANTO DI MARIA – Catechesi di P. Livio con Saverio Gaeta– Puntata 7 ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Mercoledì 15 Luglio 2026

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I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 9.00: IL MANTO DI MARIA

Le apparizioni mariane dalla Medaglia miracolosa a Medjugorje

h. 10.00: CATECHESI

Siate le mie mani di pace 


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La citazione del giorno – “Siate le mie mani di pace”– n°26

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San Bonaventura


Autore: Francisco de Zurbarán anno: 1628 – 1629 titolo: San Bonaventura in preghiera luogo: Gemäldegalerie Alte Meister

Nome: San Bonaventura

Titolo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 1221, Bagnoregio, Lazio

Morte: 14 luglio 1274, Lióne, Francia

Ricorrenza: 15 luglio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Canonizzazione:
14 aprile 1482, Roma , papa Sisto IV

Luogo reliquie: Concattedrale di San Nicola

Fa parte di: Santi del Lazio

Nell’anno 1221 nasceva in Bagnoregio (Lazio) San Bonaventura che al fonte battesimale fu chiamato Giovanni. Essendosi ammalato gravemente all’età di quattro anni, la mamma lo raccomandò a S. Francesco d’Assisi, colà di passaggio, promettendo di offrirlo al Signore nell’ordine dei Frati Minori, se avesse riacquistata la salute. S. Francesco pregò per lui e quando lo seppe risanato, esclamò: « O buona ventura » e da allora Giovanni fu chiamato Bonaventura.

Cresciuto negli anni, nel 1242 si associò ai seguaci del poverello d’Assisi, ove in breve fece mirabili progressi nella virtù e nella scienza.



Fatta la professione, venne mandato all’Università di Parigi, alla scuola del dottissimo Padre Ales. I progressi che fece negli studi furono tali che dopo solo sette anni venne eletto professore di filosofia e  teologia nella medesima Università.

I suoi esempi rifulgevano davanti ai confratelli ed essi, nonostante la sua giovine età, lo elessero priore generale dell’ordine nel 1256.

Nella nuova carica era sempre così puntuale e preciso, che per stimolare i ritrosi ed animare i fervidi alla imitazione di S. Francesco, si serviva più del suo esempio che della sua autorità.

La sua fama si estese: tutti ormai stimavano il Padre Bonaventura uomo eccezionale, perciò il papa Clemente IV gli offrì l’arcivescovado di York (Inghilterra). Ma S. Bonaventura riuscì a indurre il Santo Padre a desistere dal suo progetto.

Però Gregorio X, successore di Clemente IV, vedendo i doni che Dio aveva elargito a questo religioso, e considerando il gran bene che avrebbe potuto fare alla Chiesa, lo elesse cardinale. S. Bonaventura non voleva e si era persino rifugiato in Francia; ma tutto fu inutile. Costretto dall’ubbidienza si portò a Roma dove il Papa, consacrandolo vescovo di Albano, lo nominò legato pontificio assieme a San ‘Tommaso d’Aquino per il concilio che si stava per aprire in Lione.

Ma S. Tommaso lungo il viaggio s’ammalò e morì, e S. Bonaventura per il troppo lavoro fu preso da atroce malore e da vomito continuo, onde in pochi giorni passò’ all’eternità. Era il 14 luglio del 1274.

Come si è già accennato, S. Bonaventura era dottissimo ed in mezzo alle sue molteplici occupazioni trovò modo di scrivere numerosi volumi che rivelano la profondità della sua dottrina e l’acutezza del suo ingegno. Ad una vecchietta che lo lodava per la sua scienza rispose: « Voi potete amar Dio più di qualsiasi sapiente ed è questo l’unico mezzo per essere a Lui accetti ».



Un fraticello laico perciò ripeteva: « Vecchierella, vecchierella, se tu amerai il Signore più di Padre Bonaventura, sarai più santa di Padre Bonaventura ».

Le reliquie di San Bonaventura si custodiscono principalmente a Bagnoregio, nella Concattedrale di San Nicola, dove si trova il celebre “Santo Braccio”, unico frammento autentico del suo corpo rimasto dopo la distruzione del sepolcro di Lione ad opera degli Ugonotti nel 1562. In effetti, durante una ricognizione del corpo avvenuta il 14 marzo 1490, fu estratto il suo braccio destro e nel maggio 1491 portato a Bagnoregio in un reliquiario d’argento, dove è tuttora venerato.

PRATICA. La perfezione cristiana non consiste in altro che nel conoscere, amare e servire fedelmente il Signore.

PREGHIERA. O Dio, che desti al tuo popolo il beato Bonaventura ministro di eterna salute, deh! fa’ che, come lo avemmo dottore sulla terra, meritiamo di averlo intercessore in cielo.

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