Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Quinta tappa: provare dispiacere per i peccati commessi

Cari amici,

così come quando abbiamo un male fisico esponiamo ogni nostro sintomo al medico, allo stesso modo dobbiamo fare con i nostri peccati. Dobbiamo aprirci a Dio e con umiltà e sincerità presentargli tutto il nostro male, tutto ciò che la coscienza ci rimprovera, i nostri peccati e scoprire l’inganno col quale satana è riuscito a farci deviare promettendoci felicità e uccidendoci con ciò con cui ci ha sedotti. Le seduzioni del mondo ci degradano, ci rendono schiavi del demonio.

Il Re Davide sia per noi un grande esempio e, meditando le sue bellissime parole del Salmo 130, apriamoci a Dio e gridiamo a Lui chiedendo che venga in nostro soccorso. 

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera

Prima di chiedere perdono a Dio, è bene fare dei passi che sono molto importanti. Una volta che si è preso coscienza di aver tradito l’amicizia di Dio, dobbiamo provare dolore per questo. Se proviamo dolore per i peccati commessi, allora significa che il cuore ha iniziato a guarire, a essere sensibile al bene. Il dolore per i peccati commessi è importantissimo, non basta la paura dell’inferno. È per questo che la Madonna ci ha detto di guardare la Croce, è quella la misura dell’amore di Dio.

Il peccato è il tradimento dell’amicizia e dell’amore di Dio, ecco perché è necessario provare dispiacere che talvolta sfocia in lacrime di pentimento per i peccati commessi. 

È necessario provare dolore e dispiacere perchè guardando alla Croce ci si rende conto di essere infinitamente amati. Gesù sulla Croce ha espiato i nostri peccati al nostro posto.

Gesù stesso ci rivela che siamo infinitamente amati da Dio, anche quando siamo peccatori. Ecco perché Dio ci manda grazie di conversione anche quando non ce le meriteremmo a causa della nostra durezza e del nostro disprezzo.

Il peccato è il tradimento di una fedeltà, di un amore, di un’amicizia. Non possiamo sminuirlo. Il rapporto fra Dio e l’umanità e fra Dio e ogni singola persona è come quello fra lo sposo e la sposa. Gesù menziona anche spesso l’amicizia quando parla agli Apostoli: «Voi siete miei amici». Difatti Pietro, quando si accorge di aver tradito Gesù, versa lacrime di dolore. Pietro si è reso conto di aver tradito una persona che lo amava, un amico. 

Anche noi, come Pietro, quando ci rendiamo conto di aver tradito l’amicizia di Dio, dobbiamo piangere amaramente. Gesù è vivo, è presente nella vita del mondo di ognuno di noi. Gesù è presente nella nostra vita come Dio che si è fatto uomo, cammina in mezzo a noi e ci chiede la sua amicizia. Gesù è per noi la Via, la Verità e la Vita. Gesù è il nostro amore, è Dio che si è fatto uomo per noi.

Nessun amore umano può essere paragonato al nostro rapporto di amore con Gesù. 

Il più grande Comandamento lo ha descritto Gesù stesso quando gli è stato chiesto «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» (Mc 12, 29).

Per noi cristiani amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, la mente e la forza, vuol dire amare Gesù con tutto il cuore, con tutta l’anima, la mente e la forza.

Gesù è il Verbo di Dio che si è fatto uomo, si è abbassato fino a noi, ha assunto la nostra natura umana, l’ha nobilitata, l’ha resa partecipe della natura divina, ha fatto di se stesso per noi la fonte della vita, della grazia, della gioia, della beatitudine. 

Il peccato ci acceca, ma quando ne prendiamo consapevolezza e rientriamo in noi stessi, dovremmo fare come Pietro: piangere amaramente.

Come Gesù e Maria soffrono per i nostri tradimenti, allo stesso modo dev’essere per noi. Il nostro cuore sia contrito, i nostri occhi si riempiano di lacrime di dolore e dalla nostra bocca sgorghino le parole dell’Atto di dolore.​

Mio Dio, mi pento
e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati
perché peccando ho meritato i tuoi castighi
e molto più perché ho offeso te,
infinitamente buono
e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.​
Signore,
misericordia,
perdonami.

Il tradimento fatto a Dio deve scuoterci dalla nostra indifferenza, dalla nostra mediocrità, dalla nostra freddezza.

Santa Caterina da Siena parla di “lacrime di sangue” versate per i peccati commessi. Il dolore soprannaturale è la consapevolezza di aver tradito Qualcuno che ci ama infinitamente, che ha donato la sua vita per noi morendo sulla Croce e che, dopo il dolore e il pentimento, dobbiamo tornare ad amare sopra ogni cosa.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”