APOSTOLI DI MARIA

37. La conversione non è più rinviabile
L’umanità è entrata nel tempo dell’Apocalisse nel quale tutti gli uomini avranno a che fare con Dio, anche quelli che hanno deciso di eliminarlo definitivamente dalla propria vita, come se ciò fosse possibile.
Il tempo che ancora Dio concede per le revisioni radicali di vita sta per scadere. I segni dei tempi ci indicano un mondo sull’orlo dell’abisso e un’umanità allo sbando, agitata dinanzi al presente e impaurita riguardo al futuro.
E’ inutile sperare in salvezze umane perché nessuno è in grado di fermare l’onda della negazione e del nichilismo che si è abbatta sull’intero pianeta.
L’unica possibilità che rimane è quella di fare i conti con se stessi, su ciò che abbiamo fatto del dono della vita e sugli interrogativi di fondo che riguardano il suo senso e il suo destino ultimo
C’è un domanda che più volte si è affacciata alla tua mente, ma che forse hai rimosso frettolosamente. Riguarda te stesso, la verità della tua persona. Ti sei mai chiesto chi sei? “Ed io chi sono?” si chiedeva il pastore errante di leopardiana memoria.
Ma la domanda è rimasta senza riposta, perché senza Dio l’uomo non ha la chiave per dischiudere il mistero. Tuttavia è fondamentale che, in questo passaggio drammatico, uno si chieda veramente chi è, al di là della rappresentazione di comodo che si è costruito.
Che cosa pensi di te stesso? Chi ritiene di essere? Come ti collochi nei confronti di Dio? Come ti rapporti con i tuoi simili? Hai bisogno di metterti a fuoco e di guardarti con realismo. Guai se nella vita evitassimo questi momenti di verità.
Sappi che sono poche le persone che hanno il coraggio di guardarsi come sono. Ci vuole coraggio, ma si tratta di una virtù piuttosto rara. I più amano farsi una rappresentazione di sé che non trova riscontro nella realtà. L’uomo infatti è un astuto ingannatore di se stesso.
Gesù con sottile ironia osserva che ha la pretesa di togliere la pagliuzza nell’occhio degli altri, ma non vede la trave che è nel suo. Infatti siamo ben decisi a giustificare le nostre nequizie e ci assolviamo persino dei più gravi delitti, mentre siamo pronti a scandalizzarci quando qualcosa non va negli altri.
La rappresentazione di noi stessi è quella celeberrima del Fariseo: “ O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano” (Lc 18,10).
La presunzione di essere giusti, accompagna dal disprezzo degli altri, è un macigno insormontabile sulla via della conversione. “Medico, cura te stesso” (Lc 4, 23) è l’esortazione fatta propria da Gesù. Hai bisogno di vederti come sei, cioè come Dio ti vede.
Ti sei costruito un immagine della tua persona, in modo tale che gli altri, oltre che tu stesso, potessero ammirarla. Ti sei domandato se è veritiera? Si tratta di un punto delicato, perché altrimenti non si spiegherebbero le parole di fuoco di Gesù contro il farisaismo di ogni tempo.
Il Maestro divino, mite ed umile di cuore, traboccante di bontà per i peccatori allo sbando, usa toni da brivido nei confronti di coloro che vanno in giro in maschera, dando di sé una rappresentazione falsa e ingannatrice:
“ Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi, all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità…Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna?” ( Mt 23, 27-28.33).
Gesù non ce l’ha con i peccatori. Anzi, è venuto per espiare i loro peccati. Il suo sdegno si riversa su coloro che recitano la commedia della virtù, mente sono una sentina di vizi.
Ti assicuro caro amico, che riconoscersi peccatori è un sollievo. Ci vuole un atto di umiltà, che è l’inzio della saggezza. L’umiltà è uno spillo che sgonfia il tuo io compiaciuto di se stesso. Ti da fastidio ammettere che anche tu sei come tutti gli altri e forse anche peggio?
Ti secca riconoscere che persone che tu guardi dall’alto in basso, sono più avanti di te sulla via di Dio? Il peccato è una malattia, che, come le malattie del corpo, non risparmia nessuno. “Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno” si lamenta il salmista ( Sal 6,28).
Gli fa eco l’apostolo Paolo, grande peccatore convertito: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” ( Rm 3,23). Togliti la maschera e guardati allo specchio. Posa lo sguardo sulle tue ferite spirituali con lo stessa attenzione con cui esamineresti quelle del tuo corpo. Tentare ancora una volta di coprirle e di rimuoverle aggraverebbe la situazione.
E’ giunto il momento, assolutamente non rimandabile, di scoperchiare quel vaso di Pandora che ognuno porta dentro di sé. Il malessere esistenziale che ti angoscia ha bisogno di una diagnosi veritiera. Se la vita ti schiaccia e sei arrivato fino a non sopportarti più, devi fartene una ragione.
Vedere la propria situazione esistenziale nella luce della verità non è facile. Senza un aiuto dall’alto è impossibile. L’orgoglio e i pregiudizi impediscono di vedere. Tuttavia la grazia del Creatore è sempre all’opera e la tua inquietudine è un segno della sua misteriosa presenza.
Effonde su di te un tenue raggio di luce per farti vedere che la tua vita è allo sbando e che la strada che percorri ti porta alla rovina. Ti sta mostrando che le tue sicurezze sono fragili e che i tuoi progetti sono illusori. Ti sta togliendo le squame dagli occhi perché ti renda conto del male che ti divora e ti distrugge.
Lascia cadere la maschera che ti sei messa addosso per gratificare te stesso e per farti accettare dagli altri. Guardati come sei. Ascolta l’ammonimento dell’angelo dell’Apocalisse: “Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo” ( Ap 3, 17).
Ti è duro ammetterlo? Hai paura che il mondo ti crolli addosso? Temi di perdere la tua rispettabilità e di smarrire la tua identità? Caro amico, non conta l’immagine che tu ti sei fatto di te stesso e quella che si sono fatti gli altri.
A cosa ti serve apparire buono, quando sei duro e cattivo? Giusto quando calpesti il prossimo? Sincero, quando tendi insidie? Onesto quando inganni? Ti sei mai chiesto che cosa sei davanti a Dio? Infatti ognuno di noi è esattamente quello che Dio vede e giudica.
E’ giunto il momento di guardarti come sei davanti a lui. Non temere di apparire un miserabile, bisognoso di compassione. Nel momento in cui prendi coscienza di essere un poveretto, Il Padre celeste si china su di te con tenerezza infinita.
Osserva come si comporta Gesù, il Figlio che ha inviato sulla terra per la nostra salvezza. Se le sue parole contro chi si crede giusto sono una spada affilata, quelle che rivolge ai peccatori, che si riconoscono tali, sono traboccanti di misericordia.
Non c’è nessun peccatore che sia stato respinto da Gesù. Il primo che ha portato con sé in paradiso è stato il malfattore pentito, crocifisso accanto a lui. Mettiti anche tu al posto suo, perché in un modo o nell’altro siamo tutti malfattori.
Ma soprattutto confida anche tu nella sua misericordia. Infatti se Dio vuole che tu guardi le tue ferite, non è per gettarti nella disperazione, ma per risanarti, per risollevarti e per offriti una nuova possibilità di vita. Guardati intorno caro amico. L’umanità è su un transatlantico in fiamme che nessuno è in grado di spegnere. Per salvarsi è necessaria l’umiltà di ritornare a Dio, senza il quale non c’è salvezza. E’ ora che tu decida senza aspettare le decisioni degli altri.
Vostro Padre Livio