di Rinaldo Frignani- Corriere della Sera – 3 Novembre 2026
L’obiettivo degli incursori informatici è creare insicurezza nei cittadini su vari fronti, compresi quelli dove si sentono più sicuri, come fare la spesa. Oggi e domani le riunioni al Copasir con Aisi e Acn
Un altro esempio eclatante di guerra cognitiva. Un attacco che punta più alla psicologia delle persone che a provocare danni economici alle aziende, se non altro per il fatto che, per il momento, gli hacker non sembrano averne tratto alcun beneficio materiale, se non quello di generare — o almeno pensare di essere in grado di farlo — ancora una volta paura nell’opinione pubblica.
Una valutazione che preoccupa i vertici della sicurezza che si erano già attivati a ottobre, dopo l’ondata di sabotaggi ai sistemi di refrigerazione e conservazione degli alimenti della grande distribuzione francese. In quell’occasione l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale aveva sollecitato le aziende che gestiscono le catene di supermercati e quelle in franchising affinché adottassero subito contromisure per evitare di essere «bucate».
Lo scenario europeo
Adesso però è successo anche in Italia, oltre che in diversi altri Paesi europei — dal Belgio alla Lettonia, dall’Irlanda al Lussemburgo — sebbene al momento in Sicilia, Toscana ed Emilia-Romagna sembra con effetti contenuti. Ma l’allarme, come si temeva, è scattato davvero. Non è il primo ma — è la convinzione di chi indaga — non sarà nemmeno l’ultimo.
La situazione non viene sottovalutata al punto che gli 007 prenderanno parte oggi all’incontro a Palazzo Chigi convocato d’urgenza dal sottosegretario con delega alla Sicurezza della Repubblica Alfredo Mantovano. Il timore è che questo genere di azioni, portate a termine da hacker non ancora identificati che non avrebbero chiesto finora alcun genere di riscatto (né in Italia né all’estero) e la cui matrice non è stata ancora ben definita almeno in via ufficiale, possa ripetersi nei confronti di infrastrutture critiche più complesse e importanti. Come quelle che gestiscono il sistema sanitario o anche dei trasporti che, almeno sulla carta, dovrebbero essere già difese in modo più massiccio rispetto alle catene commerciali. Ma non basta.
L’Italia da mesi coinvolta nella guerra ibrida
Nel pomeriggio — dopo il vertice con i responsabili dell’intelligence — il Copasir sentirà il direttore dell’Agenzia informazioni per la sicurezza interna (Aisi) Bruno Valensise, mentre domani sarà audito il direttore generale dell’Acn Andrea Quacivi per fornire informazioni sullo scenario in atto sul versante degli attacchi informatici ai supermercati.
L’attenzione dunque è molto alta, perché il sospetto è che l’Italia possa essere ormai da mesi presa di mira da attacchi di disinformazione e ibridi che comprendono azioni volte a colpire le tecnologie utilizzate in settori che incidono nella vita di tutti i giorni. Il supermercato è uno di questi.
Le falle degli apparati tecnologici usati tutti i giorni
L’obiettivo, secondo le indagini, potrebbe essere creare insicurezza su vari fronti — come con i disordini sfociati nei saccheggi a Milano a metà ottobre, preceduti e seguiti da una campagna social che non si era mai vista, e prima ancora con gli allarmi per i sorvoli di droni — sfruttando le falle di una società basata sempre di più su apparati tecnologici strategici gestiti a distanza attraverso la rete internet. Anche per mettere di fronte proprio i cittadini a quanto tutto il loro sistema di vita legato a questi dispositivi possa ritrovarsi in un attimo sotto pressione e a rischio.
L’allarme del ministro Crosetto
Del resto solo qualche giorno fa il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito senza mezzi termini un concetto che aveva già spiegato durante un’intervista rilasciata alla Bbc. E cioè che «i cyber attacchi sono costanti, tutti i giorni. Ho anche scritto a tutti i miei colleghi europei e della politica italiana oltre un anno e mezzo fa su questo tema.
Mentre parliamo c’è disinformazione, c’è il tentativo di manipolazione — ha avvertito —. C’è un’attività per cui la guerra cognitiva e la possibilità di manipolare le opinioni pubbliche fa parte del modo con cui si indebolisce l’avversario, senza fare una guerra vera e propria. La subiamo da anni. Occorre pensare di reagire e non soltanto subire».
Le contromisure consigliate dall’Acn
Una reazione che nel caso di quest’ultimo genere di attacco parte però anche dalla prevenzione e dalla mitigazione del danno che gli hacker sono in grado di provocare alle catene commerciali e alla grande distribuzione organizzata, alla logistica e alle società di manutenzione e refrigerazione industriale. Così mentre la polizia postale lavora per individuare i responsabili dei tentativi di intrusione in Italia, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha lanciato una nuova campagna per eliminare i buchi nei sistemi di controllo a distanza e di tele-assistenza con la loro «segregazione in ambienti protetti separati dalle reti aziendali», il rafforzamento degli accessi da remoto con Vpn e di autenticazione a più fattori, con «l’aggiornamento e la sostituzione dei dispositivi non più supportati dai produttori».