Caro padre, proprio così. Ciò che è stato rivelato a Fatima deve in gran parte ancora accadere attraverso le ultime apparizioni sulla terra in Medjugorje della Signora che viene dal Cielo.
Nel maggio 2010 Papa Benedetto durante l’omelia a Fatima pronunciò esattamente le seguenti parole: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui a Fatima”.
È proprio ciò che palesemente si osserva oggigiorno. Nessuno può fermare il ciclo di morte e di terrore se non Dio stesso attraverso la presenza della Madonna e i pochi giusti che la sostengono. E questo ciclo sarà fermato e alla fine trionferà il Cuore Immacolato di Maria.
Su una rivista dei padri Cappuccini, discepoli di Padre Pio, ho trovato il significato del Trionfo del Cuore di Maria: ” La vittoria perfetta e completa sul regno del male, del peccato, il trionfo del bene, la perfetta e piena conformità alla volontà del Signore Re del Cielo e della Terra. È l’estensione su scala planetaria della dimensione più intima che interessa il Cuore di Maria. “
Personalmente aggiungo che si realizza pienamente ciò che preghiamo nel quinto mistero glorioso del Rosario: Maria Incoronata Regina del Cielo e della Terra. Maria è stata Incoronata dal popolo celeste in Cielo con la sua Assunzione, adesso il Cielo attende la sua incoronazione qui sulla Terra da parte di tutta l’umanità al termine del tempo dei segreti dopo la conversione vera della Russia alla Chiesa di Roma.
Andrea
Caro Andrea,
Credo che Papa Benedetto abbiamo ereditato questa grandiosa prospettiva profetica che va da Fatima a Medjugorje, fino al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, dalla sua lunga consuetudine con San Giovanni Paolo II.
Non per nulla ambedue queste anime straordinarie hanno colto il piano di salvezza di Maria da Fatima a Medjugorje, che attraversa il tempo della modernità, durante il quale l’uomo si è messo al posto di Dio e corre verso la perdizione.
Solo una piccola parte della Chiesa ha fatto propria questa profezia, che vede la Madonna, inviata da suo Figlio, come protagonista. Eppure gli eventi profetizzati premono e con essi la Chiesa e il mondo dovranno fare i conti.
Ma, come ha ben profetizzato Benedetto XVI, da tempo la Madonna è alla ricerca di “Giusti” che, per quanto “pochi”, fermeranno lo scatenamento dell’impero delle tenebre determinato a prevalere.
Noi, per quanto pochi e deboli canne al vento, cerchiamo di essere fra quelli che rispondono alla chiamata, perseverando fino al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Tra i grandi convertiti al cristianesimo, spiegò che fede e ragione sono «le due forze che ci portano a conoscere» e sintetizzò il suo pensiero in due celebri formule: «Credi per comprendere» (Crede ut intelligas); «comprendi per credere» (Intellige ut credas).
Uno dei più grandi geni nella storia del pensiero, lo scrittore ecclesiastico più citato nel Catechismo, l’uomo di fede capace di attrarre a Cristo una quantità innumerevole di persone, tra i primi quattro dottori della Chiesa, sarebbe stato come un mucchio di talenti gettati al vento se non avesse accettato di accogliere la Grazia di Dio. Questa si manifestò attraverso un concorso di santi, a partire dalla madre, santa Monica (331-387), che offrì continue preghiere per la conversione del figlio, i cui semi erano stati da lei piantati con l’educazione. Scriverà sant’Agostino (354-430) nelle Confessioni: «Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore; e tutti coloro che si sono presentati a me senza quel Nome Divino, sebbene potesse essere elegante, ben scritto, e anche pieno di verità, non mi portarono via».
Agostino passò la sua giovinezza spostandosi più volte, per studio e lavoro, tra la nativa Tagaste (in Algeria) e Cartagine (in Tunisia). Fu proprio durante gli studi di retorica a Cartagine che conobbe la donna dalla quale gli nacque, quando era appena un diciottenne, il figlio Adeodato e che fu sua concubina per circa 15 anni. In quel periodo le passioni della carne, l’ebbrezza per il successo letterario, la voglia di primeggiare ebbero il sopravvento. La sua inquieta ricerca della verità lo fece inizialmente approdare al manicheismo, una religione dualista che vedeva erroneamente pure nel Male – e non solo nel Bene – un principio divino originario: arrivava perciò a negare la libertà dell’uomo; e i suoi seguaci, che si vantavano di perfezione in pubblico, finivano per abbandonarsi a ogni genere di peccato.
Fu a lungo uno dei maggiori esponenti manichei, pur senza mai ricevere l’iniziazione. Allo stesso tempo veniva attraversato da pensieri quasi opposti sulle Sacre Scritture: da un lato trovava assurdi alcuni passaggi e definiva la fede della madre «una superstizione puerile», dall’altro riteneva debolissime le argomentazioni dei manichei contro la Chiesa. Proprio lui, in seguito, riassumerà la verità della Bibbia con nove parole latine: Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet («Il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico, mentre l’Antico è svelato nel Nuovo»). Il suo disincanto verso il manicheismo raggiunse il culmine nel 383 quando ne poté incontrare il leader, che alle sue domande profonde rispondeva con vuota retorica. Non si staccò però subito da loro e nello stesso anno si recò a Roma per insegnare. Ebbe poi una cattedra a Milano grazie al favore di Quinto Aurelio Simmaco, un pagano che confidava nell’arte oratoria di Agostino per contrastare la fama del vescovo Ambrogio (340-397). Ottenne l’effetto contrario. La sapienza biblica di Ambrogio e la sua affabile umiltà fecero via via allontanare Agostino dall’errore.
Iniziò gradualmente a capire che la verità da lui tanto cercata non era un oggetto da dominare ma una Persona divina da accettare, che si era incarnata tra gli uomini nella pienezza dei tempi e di Sé aveva detto: «Io sono la Via, la Verità, la Vita». Gesù Cristo. Passò ancora tre anni altalenanti, per l’incapacità di liberarsi dalle passioni, ma la sua ricerca continuò a essere sostenuta dall’arrivo a Milano della madre (385) e dal vecchio saggio san Simpliciano. Nel 386, all’apice del suo combattimento spirituale, sentì infine canterellare, dalla voce di un bambino o una bambina, un ritornello inaudito: «Prendi, leggi» (Confessioni VIII, 12). Capì che era un richiamo divino. Aprì a caso un libro con le lettere di san Paolo e i suoi occhi caddero su un brano (Rm 13, 13-14) che esorta a non seguire i desideri della carne e a rivestirsi invece di Gesù Cristo. Fu la scintilla definitiva per la conversione, cui seguì il ritiro, spiritualmente ricchissimo, a Cassiciaco.
Il 25 aprile 387, durante la Veglia pasquale, Agostino ricevette il Battesimo dalle mani di Ambrogio. Quattro mesi più tardi arrivò la morte terrena a Ostia di santa Monica, cioè di colei «che mi ha partorito nel suo corpo alla luce temporale e nel suo cuore alla luce eterna». Seguì il ritorno in Africa, la vita comune con amici dediti alla preghiera e alla penitenza, l’ordinazione sacerdotale a furor di popolo, la fondazione di un monastero che divenne una fucina di vocazioni per la Chiesa africana, l’affiancamento all’anziano Valerio e poi la sua successione a vescovo di Ippona (395-430).
Confutò mirabilmente le eresie del donatismo, del pelagianesimo e dell’arianesimo, oltre al manicheismo. Affrontò il rapporto tra libertà e Grazia e trattò la questione del male, che non è un principio originario bensì «assenza», privazione del Sommo Bene (Dio), dovuta alla ribellione di Satana e poi alla disobbedienza dell’uomo.Spiegò che fede e ragione sono «le due forze che ci portano a conoscere» e sintetizzò il suo pensiero in due celebri formule: «Credi per comprendere» (Crede ut intelligas), perché l’atto di fede illumina la strada dell’uomo alla ricerca della verità; e insieme «comprendi per credere» (Intellige ut credas), poiché la retta ragione aiuta a scorgere il principio e raggiungere il fine ultimo, coincidenti in Dio.
Mentre i Vandali iniziavano l’assedio di Ippona, Agostino entrava nel regno di Colui che aveva descritto così: «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Tu eri dentro di me e io stavo fuori, e lì ti cercavo gettandomi, deforme, sulle belle forme delle creature fatte da Te. Tu eri con me, ma io non ero con Te; mi tenevano lontano le creature che, se non esistessero in Te, non avrebbero esistenza. Tu mi hai chiamato, hai gridato, hai vinto la mia sordità. Tu hai balenato, hai sfolgorato, hai dissipato la mia cecità. Hai diffuso il tuo profumo, io l’ho respirato e ora ho fame e sete di Te
L’Eucaristia è il Sacramento che, sotto le apparenze del pane e del vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo per nutrimento delle anime. Le apparenze del pane e del vino sono quelle sperimentalmente verificabili, sotto le quali c’è una sostanza distinta dalle apparenze e che consente ad esse di sussistere. Nell’Eucarestia la sostanza del pane e del vino diventano il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo pur conservando le apparenze del pane e del vino e cioè il colore, il sapore e tutto ciò che è sperimentalmente verificabile. L’Eucarestia è il pane vivo disceso dal Cielo. Nell’Ultima Cena Gesù ha preso il pane e ha detto: «Questo è il mio corpo», quel pane è il suo corpo; poi ha preso il calice del vino e ha detto: «Questo è il mio sangue», non ha detto “è simbolo” o “somiglia”, ma ha detto “è”. La presenza reale significa che rimangono le apparenze, ma la sostanza è che in quel pane e in quel vino ci sono il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, c’è tutta la sua umanità, compresa la sua anima, unita alla divinità.
Sotto le apparenze del pane e del vino, l’Eucarestia contiene realmente il Corpo e il Sangue, l’anima e la divinità di nostro Signore Gesù Cristo perché noi possiamo nutrirci di Cristo, del Suo Corpo, Sangue, anima e divinità. Ovviamente non è più il corpo fisico che aveva sulla Terra, ma è il corpo spirituale che ha avuto con la Resurrezione e che permette a Gesù di essere presente nell’Eucarestia. Gli antichi dicevano che l’Eucarestia è il farmaco dell’immortalità perché ricevendo il Cristo Risorto nell’Eucarestia, noi partecipiamo alla sua vita immortale. L’Eucarestia è la medicina che ci salva dalla morte.
Nell’Eucaristia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in Cielo e che nacque in Terra da Maria Vergine. Cristo adesso è in Cielo glorioso, ma è il medesimo Cristo che è nato da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo. Cristo sulla Terra aveva una dimensione visibile, terrena; la sua persona era nello spazio e nel tempo, condivideva la nostra terrestrità. Con la sua resurrezione Gesù è entrato in una dimensione diversa e con l’Eucarestia noi riceviamo il Cristo glorioso ed è per questo che è ritenuta dai Padri della Chiesa la medicina che ci salva dalla morte.
Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù nella Messa, nell’atto stesso in cui il sacerdote pronuncia le parole della Consacrazione. È solo nel contesto liturgico, durante la Santa Messa che il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù. Cristo è presente nell’assemblea liturgica e interviene in quel momento particolare in cui noi cristiani riviviamo l’Ultima Cena. Dopo la Consacrazione non c’è più né pane né vino, ma ne restano le specie o apparenze, senza la sostanza. Dopo la Consacrazione noi continuiamo a vedere il pane e il vino, in realtà quel pane e quel vino che noi vediamo sono il Corpo e il Sangue di Cristo. Dio è venuto incontro alla nostra incredulità facendo i miracoli eucaristici; quante volte le Ostie hanno sanguinato proprio per dimostrare che sono veramente il Corpo e il Sangue di Cristo.
Quando si rompe l’Ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane; quindi, il Corpo di Gesù Cristo rimane intero in ciascuna parte. Gesù Cristo si trova in tutte le Ostie consacrate del mondo. Pensiamo quale patto infinito d’amore, attraverso il Sacramento dell’Eucarestia, Gesù ha stipulato con la sua Chiesa. Il Corpo e il Sangue di Cristo, separati, indicano quel sacrificio che Lui ha anticipato nell’Ultima Cena e che ha poi consumato il Venerdì Santo quando si è offerto in sacrificio.
La Santa Messa, rendendo presente il Corpo e il Sangue di Cristo, rende presente il Suo sacrificio redentore e noi, partecipando alla Santa Messa, partecipiamo alla Passione di Cristo, al suo atto redentore nell’offrirsi in sacrificio d’amore e partecipiamo anche alla gloria della Sua Resurrezione. L’atto centrale della Redenzione che è la morte in croce per amore e la Sua gloriosa Resurrezione, vengono rivissuti ogni volta che viene celebrata una Santa Messa. Facendo la Comunione in grazia di Dio riviviamo in noi la morte di Cristo e la Sua gloriosa Resurrezione e quindi riceviamo il dono dello Spirito Santo che è lo stesso che Cristo ha dato agli Apostoli apparendo nel Cenacolo la mattina di Pasqua.
L’Eucarestia deve diventare il centro della nostra vita. Partecipiamo alla Santa Messa ogni giorno, perché l’Eucarestia diventi il pane quotidiano che dà la vita, o almeno alla domenica e nelle altre Feste. Partecipiamo all’Eucarestia in grazia di Dio per essere nella condizione di poter accostarci alla Santa Comunione.