8 Aprile 2026 ore 09:58
di Roberto de Mattei Società | CR 1945
La maggior parte degli analisti occidentali è convinta che la guerra in atto in Medio Oriente sia dovuta soprattutto a interessi economici nel settore petrolifero ed energetico. D’altra parte, la principale preoccupazione dell’opinione pubblica, in Europa e negli Stati Uniti, è che il prolungarsi del conflitto possa incidere sulla vita quotidiana, abbassando in modo significativo il proprio tenore di vita. Di fronte a questa lettura degli eventi, viene spontaneo chiedersi: non c’è davvero nulla oltre la dimensione economica, che possa spiegare quanto accade? Sbagliava Juan Donoso Cortés quando affermava che non esiste questione politica che non implichi, in ultima istanza, una questione teologica, invitandoci a elevare lo sguardo alla sfera dei princìpi primi su cui si regge l’universo? (Ensayo sobre el catolicismo, el liberalismo y el socialismo, BAC, 1946, vol. II, p. 501).
Eppure, non manca chi attribuisce ai confusi e drammatici eventi in corso un significato escatologico. Negli Stati Uniti, ad esempio, il protestantesimo evangelico ha una forte influenza sulla vita politica. Gli evangelici rappresentano circa il 20-25% della popolazione americana e dispongono di una vasta rete di media, che ne fa una delle componenti religiose più organizzate del Paese. La loro galassia comprende correnti, quali i “cristiani sionisti”, che interpretano il ritorno del popolo ebraico nella Terra d’Israele come parte del piano divino. Il sostegno politico e militare degli Stati Uniti allo Stato di Israele risponderebbe a un disegno provvidenziale, e la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme viene vista come una tappa necessaria per il compimento delle profezie bibliche.
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, durante un intervento a Gerusalemme nel 2018, ha espresso apertamente la speranza nella ricostruzione del Terzo Tempio.
Oggi, però, il Monte in cui sorgevano il Primo e il Secondo Tempio di Gerusalemme, distrutti dai babilonesi e dai romani, è occupato dalla Cupola della Roccia, uno dei santuari più sacri dell’Islam. La riedificazione del Tempio in questo luogo aprirebbe un conflitto con tutto il mondo musulmano e, anche per questo, molti ebrei interpretano la ricostruzione in senso solo simbolico. Il messianismo resta tuttavia un elemento unificante, che attraversa l’ebraismo dentro e fuori Israele. Per alcuni, esso è l’attesa di un Messia personale, associato alla restaurazione di Gerusalemme; per altri, invece, la figura personale del Messia è sostituita dall’idea di una “età messianica”, intesa come una redenzione storica dell’umanità.
Il messianismo occupa un ruolo centrale anche nell’Islam sciita, in particolare nella sua principale corrente duodecimana. I fedeli credono che il dodicesimo imam, Muhammad al-Mahdi, non sia morto, ma sia entrato in uno stato di “occultamento” (ghayba) nel 941 d.C. Secondo questa dottrina, egli è l’“Imam nascosto”, destinato a riapparire alla fine dei tempi come il Mahdi, il “ben guidato”, per ristabilire la giustizia e inaugurare un’era di verità. I dirigenti della Repubblica Islamica dell’Iran si presentano come “reggenti” temporanei del Mahdi, incaricati di governare in attesa del suo ritorno. Essi considerano la liberazione di Al-Qods (Gerusalemme) e dei luoghi santi dell’Islam come un dovere sacro per tutti i musulmani per permettere il ritorno del Mahdi. Il conflitto con lo Stato di Israele è un elemento necessario di questa visione escatologica (Vali Nasr, The Shia Revival, W. W. Norton, 2006).
Che cosa è, d’altra parte, se non una visione escatologica, il mito russo della “Terza Roma”, in cui Mosca viene presentata come l’ultima erede della vera fede cristiana, chiamata a custodirla fino alla fine dei tempi? Per l’ideologo di Putin, Aleksandr Dugin, la “Terza Roma” rappresenta l’antitesi dell’Occidente, descritto come una civiltà decadente, giunta alla fine del proprio ciclo storico. Le critiche all’Occidente di Dugin vengono “rimodulate” in Iran, in Turchia e nel mondo Arabo, soprattutto in chiave anti-sionista. Kamal Gasimov e Marlene Laruelle nel loro saggio Eurasia and eschatology. Dugin’s antiliberal resonances in the Muslim world hanno mostrato l’affinità delle posizioni di Dugin con quelle del messianismo sciita (“Studies in East European Thought”, 78, 2026, pp. 377-399). Françoise Thom, a sua volta, in un articolo intitolato États-Unis et Russie: les ravages de l’eschatologie, del 22 marzo 2026, mostra come il sincretismo escatologico di Dugin nasca dall’uso di temi teologici funzionali all’imperialismo del Cremlino.
L’errore comune a tutte le false escatologie è, in ultima analisi, l’interpretazione della lotta tra il Bene ed il male, come una lotta tra potenze secolari per il dominio del mondo. Ciò fa capire come neanche la Silicon Valley sia estranea a queste prospettive escatologiche. Elon Musk si richiama al russo Konstantin Ciolkovskij, fondatore del “cosmismo”, una visione panteista dell’universo, in cui ‘esplorazione dello spazio è una tappa necessaria nel processo di evoluzione dell’uomo e di integrazione con il cosmo.
Da parte sua, il cofondatore di Paypal, Peter Thiel, in una serie di conferenze svolte a Roma, nel mese di marzo, sul tema dell’Anticristo, sostiene che la tecnologia può diventare sia uno strumento di salvezza che un fattore di distruzione, a seconda dell’uso che ne viene fatto. Secondo Thiel, gli Stati Uniti incarnano una doppia possibilità: essere il Katechon, la forza che trattiene il caos, o divenire l’Anticristo, la potenza che, tramite i suoi strumenti di sorveglianza, potrebbe dominare il mondo. Lo stesso Thiel, creatore di sistemi di controllo tecnologico, come l’azienda Palantir, sembra assumere questa duplice e allarmante identità.
E la Chiesa cattolica? Può essa limitarsi ad invocare la pace, in una prospettiva altrettanto immanente di quella di chi proclama la guerra per i suoi fini mondani? La Chiesa non ha forse una propria teologia della storia, fondata sulla contrapposizione agostiniana delle due città: una mossa da «l’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio»,l’altrada «l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé» (De Civitate Dei, libro XIV, cap. 28)? Nella sua omelia di Pasqua del 9 aprile 1939, sei mesi prima dell’esplosione della Seconda Guerra mondiale, Pio XII ricordava che «la base unica e incrollabile su cui riposa la vera pace è Dio. Dio conosciuto, rispettato, obbedito. Diminuire o distruggere questa obbedienza al Divino Creatore è lo stesso che turbare o completamente distruggere la pace negli individui come nelle famiglie; nelle nazioni come nel mondo intero».
L’allontanamento da Dio è la causa di ogni guerra, così come il ritorno all’ordine naturale e divino, che la Chiesa cattolica custodisce, è la condizione dell’unica vera pace. «Allora finalmente – esclama Pio XI nella sua enciclica Quas Primas, dell’11 dicembre 1925 – si potranno risanare tante ferite, allora ogni diritto riacquisterà la sua forza originaria, allora finalmente ritorneranno i beni preziosi della pace, e cadranno dalle mani le spade e le armi, quando tutti accoglieranno volenterosi il regno di Cristo e Gli ubbidiranno, quando ogni lingua confesserà che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre».
Il Messaggio di Fatima del 1917, che profetizza il trionfo del Cuore Immacolato di Maria dopo il castigo sulle nazioni, suggella questa teologia della storia. Chi è capace di sollevare lo sguardo oltre l’orizzonte immanente delle vicende storiche, confida in quella pace ordinata che il Redentore porterà sulla terra prima della fine dei tempi, affidandone la realizzazione alla sua Madre divina.