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13. MARIA MADRE UMILE
Deve far meditare il fatto che la più grande fra le creature sia anche la più umile. “Umile ed alta più che creatura” l’ha dichiarata il sommo poeta. L’umiltà è il fondamento della grandezza spirituale. Dio non può concedere grazie ai superbi perché se ne approprierebbero. Ha invece elargito le più grandi alla Vergine Maria per la sua insondabile umiltà. Il sentimento di piccolezza dell’Ancella del Signore le ha meritato la chiamata a divenire la Madre di Dio. Il fervore con la quale ha adempiuto al suo compito, nel silenzio e nel nascondimento, le ha meritato di divenire la Madre della Chiesa e dell’umanità. Il volto materno di Maria è quello di accogliente di una madre che non incute timore e che non ci sovrasta con la sua divina maestà. Dio l’ha scelta fra i “poveri di Yawhé” e Maria ha sempre conservato la semplicità e la modestia delle sue origini. Il popolo dei poveri e degli umili più degli altri la riconosce come madre e accetta di buon grado di ricorrere a Lei. Sono i superbi quelli che, nell’orgoglio del loro cuore, rifiutano la sua maternità e guardano con disprezzo la moltitudine che cerca protezione sotto il suo manto.
Dio, nella sua infinita grandezza, non ha voluto schiacciare l’uomo sotto il peso della sua finitezza. E’ tale la distanza fra il Creatore e la creatura che quest’ultima finirebbe per sentirsi schiava invece che figlia. L’Onnipotente ha colmato l’abisso di separazione, facendosi uomo. Gesù mite e umile di Cuore porta la divinità sul piano della nostra umanità. Divenendo amico di Gesù, l’uomo diviene amico di Dio. E’ come se Dio non volesse essere più grande di noi, benché lo sia, ma mettersi al nostro stesso livello e trattare con noi con pari dignità. La maternità di Maria fa parte di questa divina pedagogia, essendo Lei stessa una manifestazione dell’umiltà divina. La Madonna ci attira con la sua condiscendenza, nella quale anche i più grandi peccatori scorgono comprensione e disponibilità. Il suo sorriso e il suo sguardo di madre aprono i cuori più diffidenti alla fiducia nella divina misericordia.
Maria guarda a ogni suo figlio con amore pieno di rispetto. La piccola Bernadette, povera ed emarginata, ne era rimasta profondamente colpita: “Mi parla come una persona parla a un’altra persona” affermava la veggente di Lourdes, per descrivere l’atteggiamento pieno di stima e considerazione con cui la bella Signora si rivolgeva a lei. L’umile Ancella del Signore non ci guarda mai dall’alto in basso. La società considera quelli che contano, perché sono potenti, o ricchi, o intelligenti. La Madonna ha lo sguardo della madre che abbraccia tutti i suoi figli, senza escludere nessuno. Tutti sono preziosi e importanti ai suoi occhi e, se ha una predilezione, è per gli essere umani più disprezzati. Lei guarda con compassione anche i peccatori più incalliti e si china con amore anche sulle piaghe più ripugnanti. Nessuno deve temere di avvicinarsi a Lei. Anche se tutti si vergognassero di te, Lei non cesserebbe di chiamarti suo figlio. Lei, che è la Tutta Santa, non patirà scandalo e non si straccerà mai le vesti per i tuoi sbandamenti.
L’umile Ancella del Signore è la medicina che Dio ci ha donato per guarire dalla nostra superbia. Se l’orgoglio è il peccato che ha portato la rovina nel mondo, l’umiltà è la medicina che lo salva. Maria è questa medicina che ogni cristiano non deve esitare a prendere. Accogliendo la Madonna nella propria vita come madre e accettando di essere suoi figli, noi veniamo guariti dal veleno mortale del serpente. I figli di Maria sono umili, perché non si vergognano di averla come madre. Quelli che pensano di non aver bisogno della sua maternità, invano si sforzano di entrare per la porta stretta che introduce nel Regno di Dio. Attraverso di essa infatti passano solo coloro che accettano di divenire come bambini (Mt 18,3). La Madre mite e umile di cuore plasma i suoi figli a immagine del Figlio.