
Pensiero Spirituale sulla Passione di Gesù – Martedì Santo
Tutta la vita di Gesù è stata una preparazione al suo sacrificio sulla Croce. Gesù ha affrontato la Passione senza resistere, l’ha affrontata liberamente. Potremmo dire che la Passione di Gesù è il compimento della volontà del Verbo che è la stessa del Padre.
Il Padre e il Verbo sono all’origine della Redenzione; c’è una sola volontà in Dio che accomuna il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È una volontà di Misericordia che ha come punto di riferimento l’Incarnazione. Il Verbo fatto carne aveva un intelletto umano sostenuto dalla forza e dalla grazia dello Spirito Santo.
Gesù ci ha redento con la sua volontà umana totalmente unita alla volontà del Padre. Gesù ha voluto, ha accettato, ha desiderato il sacrificio della Croce: Egli disse loro: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire» (Lc 22,15). Tutta la vita di Gesù è un cammino verso la Passione; ha desiderato questa ora e l’ha preparata, non è fuggito quando è stato il momento della cattura. Luca descrive in poche parole l’umanità di Gesù quando stava per compiersi la sua ora e si mostra fermamente deciso ad affrontare il sacrificio della Croce: Mentre stavano per compiersi i giorni della sua assunzione allora egli indurì il volto per camminare verso Gerusalemme (Lc 9,51). Gesù indurisce il volto perché è convinto e deciso a prendere sulle sue spalle tutta la cattiveria dell’umanità, espressa in un modo spaventoso a Gerusalemme.
Il male del mondo, tutti i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi, sono stati presi da Gesù sulle spalle. Cristo ha espiato tutti i peccati del mondo, l’odio verso Dio, l’arroganza, la cattiveria, la malvagità, la violenza, l’odio. Solamente il Figlio di Dio poteva liberarci dal male.
Gesù ha desiderato e ha affrontato la Passione senza vacillare un solo istante. È commovente leggere il brano del Vangelo che descrive la forza con cui Gesù prega nel Getsemani, soffrendo fino a sudare sangue. In quel momento Gesù pensava al suo sacrificio e soffriva per quanti non lo avrebbero accettato, per tutti coloro che non avrebbero apprezzato il suo amore, la salvezza offerta sulla Croce.
Nonostante sapesse che la sua Passione sarebbe stata inutile per tutti coloro che l’avrebbero rifiutata (e che continuano a rifiutarla), Gesù ha accettato la volontà del Padre: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22, 42).
Gesù ha voluto affrontare la Passione. Il brano di Vangelo che descrive l’agonia di Gesù nel Getsemani è di una profondità disarmante e commovente. Gesù prega intensamente, dialoga intimamente con il Padre e accetta la sua volontà. È un momento così intenso che il suo sudore diventa sangue. I discepoli, tuttavia, si addormentano proprio perché non comprendono quello che sta per accadere, non si rendono conto dell’avanzare delle tenebre e dell’intensità del male che stava incombendo sempre più vicino. Gesù è solo davanti al Padre, la sua santa umanità si stringe con forza alla divinità.
Poi, uscito, andò, come al solito, al monte degli Ulivi, e anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate di non entrare in tentazione». Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e postosi in ginocchio pregava, dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta». Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente, e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra. E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza, e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione» (Lc 22, 39-46).
Nei momenti supremi della vita, come nel Getsemani, siamo soli davanti a Dio nel quale dobbiamo riporre tutta la nostra fiducia. Sono momenti talmente drammaticamente profondi che l’appoggio umano non ci è utile. Abbiamo bisogno solamente di Dio. In quei momenti dobbiamo trovare il coraggio di stare davanti a Dio, da soli, nella nostra miseria, nella nostra umanità, nella nostra sofferenza. Mettiamoci davanti al Creatore come creature bisognose unicamente di lui. Confidiamo in Dio, affidiamoci totalmente, aggrappiamoci a lui.
Il mondo di oggi è in balìa del male, i cuori sono piedi di odio e satana regna. In questo momento storico siamo lontani da Dio e si arriva addirittura a bestemmiarlo nel momento delle prove. L’umanità sta andando veramente verso la perdizione eterna. Per uscire fuori da questa morsa del male è inutile cercare appoggi umani, si rivelerebbero deludenti! Bisogna avere l’umiltà e il coraggio di inginocchiarci davanti a Dio e accettare la sua volontà.
Nel momento dell’agonia il nostro atteggiamento sia come quello di Gesù che si affida totalmente all’amore del Padre.