Pensiero spirituale sul perché la conversione è dolorosa

Cari amici, le persone fanno fatica a intraprendere la conversione perché è un cammino in salita, un cambiamento radicale, una lotta al peccato, quindi è dolorosa. La voce e il rimorso della coscienza si fanno sentire nell’animo degli uomini, ma non ascoltano perché, come ogni cosa dolorosa e impegnativa, si cerca di rimuoverla e tenerla lontano.

La conversione è dolorosa, ma nel medesimo tempo è gioiosa. Questo non è possibile saperlo prima perché il diavolo è molto abile nel deviarci e nell’impaurirci. Sant’Ignazio di Loyola nella sua biografia lo racconta bene. Quando aveva 35 anni decise di convertirsi, si recò in una località vicino Barcellona, Manresa, a fare un lungo esercizio spirituale. Il serpente velenoso si insinuava nella sua mente chiedendo: “Come farai nei prossimi anni a vivere senza tutte quelle cose di cui hai goduto fino ad ora?”. Con questo pensiero satana cercava di demotivarlo, di disarmare la sua volontà e farlo tornare alla vita mondana. Una persona che vede il peso della mondanità sulle proprie spalle e i vizi che ha coltivato – alcuni dei quali sono particolarmente difficili da estirpare – tentenna, si spaventa e desiste.

La conversione è come la parabola di cui ha parlato Gesù del seme di frumento che viene seminato, ma che prima di germogliare deve morire. La conversione è una morte che sperimentiamo dentro di noi quando cerchiamo di uscire fuori dalla palude del peccato mortificando i vizi. Sappiamo che i vizi implicano una lotta, perché sono come bocche fameliche. Dante spiega che la bestia dalle molteplici bocche che è in noi: “mai non empie la bramosa voglia” (Divina Commedia – Inferno – Canto I).

Si tratta di mettere a digiuno quelle bocche dei vizi capitali e le loro derivazioni, quindi di esercitare la rinuncia. Facendo questo, la carne che è in noi con tutte le sue proliferazioni protesta, vessa, contrasta e cerca di sfondare la nostra resistenza. È un momento particolarmente doloroso per il quale ci vuole tanta grazia di Dio. È una specie di Getsemani, benché quello di Gesù fosse diverso. La rinuncia al male e la decisione di fare la volontà di Dio fa sudare sangue, la nostra volontà vacilla e si ritrae. Sono momenti che tutti coloro che si sono convertiti hanno sperimentato.

Alessandro Manzoni descrive con pagine immortali la conversione dell’Innominato. Egli, infatti, decide di andare dal cardinale Federico Borromeo a confessarsi. Ha descritto il combattimento epico che fanno tutti i convertiti, cioè la decisione interiore di rinunciare al male, al peccato e di seguire Cristo nel mondo. Una decisione che porta al perdono dei peccati.

San Paolo descrive in modo meraviglioso – nel capitolo settimo e ottavo della Lettera ai Romani – il combattimento spirituale che tutti affrontiamo. La nostra carne, l’io peccatore, la nostra natura umana che ha ancora dei residui del peccato originale, resiste alla grazia, alla chiamata di Dio e dei Comandamenti. San Paolo grida: “Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato”. Nella Lettera ai Romani descrive tutta la drammaticità del combattimento spirituale col quale si arriva alla decisione della conversione, un taglio che l’anima fa ai legami col peccato e il male. Con questa decisione si arriva alla grazia di Cristo che conserva l’uomo nella conversione.

Manzoni nei Promessi Sposi descrive la fuga di Renzo. Egli arriva al fiume Adda e lo attraversa con una barca fino ad arrivare all’altra riva. Rivolgendosi a Milano disse “Sta lì maledetto paese”. Noi dobbiamo arrivare spiritualmente a questa decisione, cioè rivolgerci al mondo e dire “Sta lì maledetto paese”. Oppure, come ha fatto il figliol prodigo, che trovatosi a contendere le ghiande ai porci dopo aver sperperato tutto, si ricorda della casa di suo padre e prende la decisione di alzarsi e tornare.

Dopo aver preso la decisione di convertirsi, alla sofferenza subentra la tappa della gioia, che molti hanno sperimentato anche a Medjugorje. Dopo la confessione scorrono lacrime di gioia perché si diventa liberi, si diventa di Dio e di Cristo. Nell’ambito della salvezza sentiamo che il Cielo non grava su di noi ma si apre per rincuorarci, illuminarci e spronarci. Questa gioia è quella motivazione per cui, quando il diavolo ci richiama con assalti più forti di prima, si è protetti da Cristo, dalla Sua corazza, dal Suo amore e dalla gioia che nasce da esso.

Se prima il combattimento spirituale faceva sudare sangue, ora diventa più sereno e gioioso, perché il libero arbitrio non è più al guinzaglio ma si è liberato e fortificato con la grazia. Se non ci si espone al male, alle tentazioni, ci si fortifica con la preghiera, la Santa Comunione e i Sacramenti, andando avanti si diventa più forti e gioiosi. Diventiamo affidabili missionari e testimoni, proprio come la Regina della pace tenta di fare da molto tempo con le anime di questo mondo.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la conversione è dolorosa, lunga, seria, è la trasformazione di una vita. Vorrei raccomandare a chi si converte di non ostentare. Lo si può dire alle persone più care ma non al mondo intero.

San Paolo ha avuto una conversione improvvisa, sbalzato da cavallo, una grande luce lo accecò e rimase cieco. Dopo qualche giorno, ritornata la vista, iniziò subito a predicare mettendo a rischio la sua vita tanto che dovette scappare da Damasco. Tuttavia, Dio non aveva chiesto a San Paolo di andare a predicare, ma di andare da Anania che lo avrebbe battezzato. Allora il Signore lo mandò per tre anni in solitudine nel deserto dell’Arabia a fortificarsi.

È pericoloso ostentare la propria conversione perché non possiamo sapere quanto persevereremo e quanto possiamo essere forti. È una forma di vanità. La conversione si può predicare vivendola nel silenzio. Sarà Dio a decidere di fare della conversione di ognuno uno strumento di aiuto e stimolo per gli altri. Normalmente una persona non deve presumere di se stesso. In questo lungo combattimento potremmo avere delle ricadute gravi e diventare peggio di prima.

La conversione è una grazia che deve essere coltivata nel cuore per tutta la vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”