Pensiero Spirituale sulla nostra risposta all’amore di Dio

Cari amici, tutte le forme di amore sono esigenti. C’è il dono e c’è l’attesa che questo dono di amore venga contraccambiato. La nostra vita spirituale rischia di intiepidirsi e di incancrenire se non è vista nella logica dell’amore. Dio è sicuramente un Padre buono e un misericordioso. Nell’atteggiamento di Gesù Cristo appare chiaro che al suo amore che si dona in un modo totale c’è l’attesa dalla parte di Dio di una risposta totale; Gesù ha riassunto i doveri dell’uomo verso Dio in questa parola: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente» (Mt 22,37).

Dio ci ama immensamente, il suo amore è prodigo e senza confini ma nel medesimo tempo desidera che noi corrispondiamo al suo amore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze. Questo riguarda la vita cristiana in quanto tale, riguarda per tutti la risposta della fede che è un invito al cammino di santità. Il Concilio Vaticano II ha messo in evidenza la chiamata universale alla santità; è nella natura di Dio chiamarci a un amore totale, senza limiti.

Il rapporti tra gli uomini sono in genere guidati dagli interessi personali, guai a noi se anche nei confronti di Dio fosse così! L’amore nei confronti di Dio deve essere da parte nostra incondizionato, senza pretese né interessi. Dio vuole tutto il nostro cuore, la nostra anima, la nostra vita. Non si tratta di un volere egoistico, ma Dio vuole elevare noi stessi alla purezza e alla grandezza del suo amore.

Nel rapporto fra noi e Cristo dobbiamo donarci totalmente. Nei rapporti umani dobbiamo essere molto guardinghi e stare molto attenti a non dare quella totalità assoluta che è riservata solamente a Dio. L’amore per Dio è il legame della vita, è fondamentale. Amare Cristo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze è la risposta cristiana all’amore di Dio che si è manifestato nella Passione e nella morte in Croce.

C’è, poi, una risposta personale alla chiamata di Dio. Il rapporto di Cristo con tutti i cuori di coloro che si aprono a Lui è molto personalizzato. Gesù ha un rapporto d’amore esclusivo con ogni creatura. Dio chiede qualcosa di particolare a ciascuno di noi, assegna una missione a ciascuno di noi e fa affidamento per raggiungere determinati obiettivi che sono quelli de Regno di Dio.

Nella chiamata generale alla santità ce n’è una particolare che tocca ciascuno di noi singolarmente. Questa chiamata si succede nel corso della vita perché Dio ha bisogno di noi e noi dobbiamo rispondere a queste chiamate. È necessario, allora, impostare la nostra vita nella ricerca di quello che Dio ci chiede, sulla ricerca della divina volontà. Dobbiamo applicarci totalmente nella ricerca di quello che Dio ci chiede. Il compimento della volontà di Dio nella nostra vita è la nostra risposta di amore a Dio, è il cammino di santità.

La qualità e l’intensità della nostra risposta dipende da noi. A tal proposito ci insegna molto la Parabola dei talenti, ciascuno corrisponde all’amore di Dio in modo personale e nella misura in cui vuole. C’è chi si impegna inizialmente e poi si intiepidisce man mano fino a raffreddarsi.

Ci sono due modi di impostare la vita: il primo, che la porta al dissolvimento e al vuoto, è quello in cui si imposta la vita come la risposta ai propri progetti e ai desideri materiali e che porta alla perdizione; il secondo modo è certamente più impegnativo ed esigente ma certamente più soddisfacente, è l’apertura totale a Dio ed è la risposta al suo amore.

Il primo modo ci fa perdere il senso della vita, che viene così svuotata del suo vero significato. Vivere secondo i desideri della carne fa perdere noi stessi, la gioia di vivere, la serenità. È solamente nella ricerca di Dio che si è in pace con se stessi, che si assapora il vero senso della vita e la vera pace interiore. Dobbiamo impegnarci per arrivare al termine della nostra vita sentendo nel nostro cuore queste parole: “Vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore” (cfr. Mt 25,21).

Al termine dei suoi messaggi la Regina della pace ringrazia quasi sempre perché abbiamo risposto alla sua chiamata. Quando non lo fa è perché non ce lo meritiamo. Rispondere alla chiamata della Madonna è una grazia immensa, Lei stessa chiama al suo seguito. Anche questa chiamata dà un senso alla vita, una direzione, una pienezza. La risposta alla chiamata della Regina della pace porta a compimento la nostra vita, ecco perché dobbiamo essere esigenti con noi stessi ringraziando la Madonna per la chiamata e meritando il suo ringraziamento. Dobbiamo rispondere da Apostoli; la nostra risposta d’amore deve essere totale, fiduciosa, piena, incondizionata. La chiamata della Gospa è indubbiamente molto esigente perché si tratta di entrare in un ambito di grandi battaglie spirituali in un momento in cui l’impero delle tenebre cerca di impadronirsi dell’opera della Creazione e della Redenzione.

Gli Apostoli di Maria sono chiamati ad arrivare alla risposta che la situazione stessa esige: una fede ferma, una generosità senza riserve, un atteggiamento interiore di dono fino al sacrificio di sé se necessario. Questo è il tempo nel quale viviamo e in cui Dio moltiplica le chiamate. La Madonna, nella sua battaglia contro la serpe infernale, chiama i suoi ad arruolarsi nelle Sue schiere, ad armarsi spiritualmente di preghiere, di sacrifici, di opere buone.

Sono tempi in cui dimostrare da che parte stiamo ma se ci guardiamo intorno vediamo solo tiepidezza e grigiore, non fervore e “colore” spirituale.

Coraggio, rispondiamo all’amore di Dio e alla chiamata di questo tempo, perché la Madonna ha bisogno di noi.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”