
Caro amico,
il più grande miracolo che Dio compie è la resurrezione a vita nuova di un’anima morta ed è infinitamente più grande della rianimazione di un cadavere. E’ questo miracolo che si compie in te quando, con cuore umile e pentito, confessi i tuoi peccati e ricevi l’assoluzione dal Ministro di Dio. Da quel momento tu non sei più la persona di prima. Sei una creatura nuova, con occhi nuovi, che vedono la vita nella luce di Dio e con un cuore nuovo, puro e traboccante di gioia. L’amore infinito di Dio ti chiama e ti offre questa possibilità. Afferrala con una decisione irrevocabile.
Gesù ha istituito il sacramento della confessione perché conosce a fondo la fragilità dell’uomo, il quale è esposto a peccare anche quando ha ricevuto il sacramento del battesimo. L’efficacia del battesimo nel rimettere i peccati è superiore a quella della confessione. Quando a riceverlo è un adulto, ovviamente non si confessa, perché non si può ricevere nessun sacramento se prima non si è battezzati. Il battesimo infatti non solo cancella il peccato originale, ma anche tutti i peccati personali, eliminando, insieme alla colpa, anche ogni residuo di pena. Non solo un bambino ma anche un adulto, se dovesse morire subito dopo aver ricevuto il battesimo, va immediatamente in paradiso. Oltre a cancellare tutti i peccati, il battesimo ci fa figli di Dio, membra vive della Chiesa ed eredi della vita eterna. Non si finirebbe mai di descrivere le meraviglie che opera questo primo e fondamentale sacramento.
I primi cristiani però hanno presto sperimentato che il battesimo, benché tolga i peccati e rivesta l’anima della grazia santificante, lascia in noi la “concupiscenza”, cioè una certa spinta al male, che in sé non è peccato, ma che tuttavia vi predispone. Anche dopo il battesimo si possono commettere dei peccati mortali, che ci privano della grazia santificante e che riducono l’anima in uno stato di morte spirituale. La situazione di peccato mortale è di estremo pericolo per l’anima perché, morendo in questo stato, senza il pentimento e il perdono di Dio, essa perisce eternamente. “ Morire in peccato mortale senza esserne pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da Lui per nostra libera scelta” (Catechismo C. C. 1033).
Alla luce di questi insegnamenti si comprende la necessità della confessione durante l’intero corso della vita cristiana. Infatti la nostra fragilità intrinseca, le seduzioni del mondo e le inside del maligno possono riportare l’uomo sotto la schiavitù del peccato. Da amici di Gesù, possiamo divenire suoi avversari. Da membra vive del suo Corpo mistico, possiamo ammalarci e diventare membra morte. Da tralci fruttiferi possiamo appassire e diventare dei rami secchi. L’esperienza ci dimostra quanto tutto ciò sia vero. L’apostolo Pietro aveva provato sulla sua pelle quanto siamo deboli. La notte del Getzemani egli aveva toccato con mano la forza del potere delle tenebre. Lui, che era l’amico di Gesù, designato a divenire il capo della Chiesa, si era fatto prendere dal panico di fronte a una donna di servizio e aveva rinnegato il Maestro per ben tre volte, giurando e spergiurando ( Mt 26,71-75). Ciò ha permesso all’apostolo di comprendere le parole di Gesù, quando invitava a perdonare non sette volte ma settanta volte sette ( Mt 18,21.22).
Istituendo la confessione Gesù ha dimostrato di conoscere a fondo la natura umana. Per quanto sorretto dalla grazia, l’uomo cede facilmente al male. Indubbiamente ci sono delle persone che hanno conservato la grazia battesimale fino al termine della loro vita. Tuttavia è sintomatico che alcuni dei più grandi santi siano dei convertiti. L’esperienza del peccato dopo il battesimo è purtroppo sempre più estesa. Dopo due millenni di cristianesimo conosciamo meglio, da una parte le meraviglie della grazia, ma dall’altra la potenza di seduzione del falsario, sempre più furioso nell’aggredire le anime, perché “gli resta poco tempo”. (Ap 12, 12). Oggi in particolare, in un passaggio storico di abbandoni e apostasie, la confessione diviene sempre più una sorta di “secondo battesimo”, nel senso che ha il significato di una partenza “ex novo” della vita cristiana.
In questa prospettiva la confessione acquista per molti il significato di una vera e propria rinascita. Si tratta di coloro che hanno abbandonato la fede e la Chiesa, andando a ingrossare le file dei nuovi pagani, degli indifferenti e persino dei nemici di Dio. Oggi si assiste a due fenomeni fra loro contrari, eppure convergenti. Molte persone perdono la fede, ma altrettante la ritrovano. Se, specie nei paesi di antica cristianità come l’Europa, siamo davanti allo spettacolo doloroso di una vera a propria apostasia di massa, tuttavia non sono pochi quelli che ritrovano la via che li porta alla Chiesa. Satana ottiene vistose conquiste con la sua consumata abilità di seduttore, ma Dio passa silenziosamente bussando alla porta dei cuori e non cessa di chiamare alla conversione. Oggi la confessione costituisce per molti lo sbocco naturale di un cammino di conversione e di ritrovamento della fede.
Il fenomeno dei peccatori che ritornano a Dio ha sempre accompagnato la storia della Chiesa. Si trattava però in maggioranza di persone che, pur perdendosi lungo le vie del male, non aveva perso del tutto la fede. Oggi invece assistiamo a un evento per molti aspetti nuovo. Si tratta di battezzati che hanno presto abbandonato la fede ricevuta in famiglia, il più delle volte senza neppure conoscerla, e che si sono fatti catturare da una visione atea e materialistica della vita. Per queste persone il ritorno a Dio e all’appartenenza alla Chiesa assume il significato di una svolta radicale. La decisione di confessarsi ha per loro il valore di un nuovo inizio, di una rinascita vera e propria. Sotto il profilo esistenziale siamo di fronte a un’esperienza molto simile a quella degli adulti quando ricevano il battesimo. E’ il ritorno alla casa del Padre del figliol prodigo, dopo che se ne era andato per rincorrere false luci del mondo.
Quando la confessione è il suggello di un cammino di conversione, si apre la possibilità di comprendere meglio l’importanza e il valore di questo sacramento. In esso si vede l’abbraccio del Padre misericordioso che riprende nella sua casa i figli, nonostante la loro ingratitudine e durezza di cuore. Nell’assoluzione del sacerdote si sperimenta la liberazione della schiavitù del peccato, che opprime e distrugge la vita. Nel cuore tormentato subentra la pace della coscienza, mentre si incomincia a sperimentare la dolcezza dell’amore di Dio. Si inizia a guardare il mondo con occhi nuovi, gli occhi della purezza, dell’ammirazione e della contemplazione. Si riprende il cammino della vita senza il peso schiacciante della zavorra del male. Si guarda avanti senza l’angoscia del tempo che passa e dello spettro della morte che avanza. Si sperimenta l’amicizia di Gesù e la gioia di avere dei fratelli. Si riprende il cammino della vita con lo sguardo rivolto verso l’eternità.
Oggi per molti la confessione è una rinascita spirituale. Sono sempre più frequenti le persone che si avvicinano al confessionale per rientrare nella Chiesa e incominciare una vita nuova. Dio ci dona un’opportunità per scoprire gli abissi di misericordia presenti un questo sacramento. Le confessioni abitudinarie, non di rado espressione di stanchezza spirituale, erano entrate inevitabilmente in crisi, provocando i danni che abbiamo sotto gli occhi. I miracoli di conversione che oggi la grazia compie, aiutano la Chiesa, in particolare i sacerdoti, a cogliere l’importanza fondamentale della confessione come “nuovo inizio” di un cammino di fede.
In realtà la confessione è in molti casi una vera e propria resurrezione. Per tutte le anime in peccato mortale essa significa il ritorno alla vita e alla libertà dei figli di Dio. L’uomo si riconcilia con Dio, con se stesso e con la Chiesa. Nel cuore subentra una grande pace. Come non ammirare la misericordia del Padre celeste che dà in qualsiasi momento della vita la possibilità di una ripartenza, azzerando tutto il male che prima è stato stoltamente compiuto?