Caro amico, il Natale è un evento di grazia che può cambiare radicalmente la tua vita. Dipende da te fare l’esperienza di questo miracolo con la Confessione e la Comunione.  Se accoglierai il Bambino Gesù dalle braccia di Maria, passerai dalle tenebre alla luce, dalla tristezza alla gioia, dalla morte alla vita.

Vostro Padre Livio

La comprensione della gravità del peccato è fondamentale per cogliere in tutta la sua grandezza il dono del sacramento della riconciliazione, grazie al quale i peccati vengono rimessi. Se una persona non si rende conto di quale male sia il peccato e quale pericolo rappresenti per la salvezza eterna della propria anima, inutilmente la si esorterà a confessarsi. D’altra parte  va dal medico chi si sente ammalato e non  chi presume di essere sano. Se la pratica della confessione è in crisi, il motivo è da ricercare nell’offuscamento del senso del peccato.

Quando l’uomo si allontana da Dio, perde la capacità di vedere e non percepisce più con chiarezza la distinzione fra il bene e il male. E’ schiavo, ma si crede libero.  E’ malato, ma si crede sano. Riuscirà ad aprire gli occhi a un passo dall’abisso della perdizione dove sta per precipitare? Rendersi conto del male spirituale che minaccia la vita, è importante almeno quanto la conoscenza delle malattie che minano la salute.  Non ci si può aspettare che venga apprezzato questo sacramento di infinita misericordia quando è andata eclissandosi una predicazione e una catechesi sulla realtà del peccato.

In nessuna parte il peccato si manifesta nella sua abiezione come nella Sacra Scrittura. E’ solo in quelle pagine immortali che l’uomo riesce a esplorare gli abissi del male che lo corrode e lo distrugge. I protagonisti della Bibbia sono in maggioranza dei grandi peccatori. Anche le persone più luminose sono intaccate da questa marea maleodorante che ha inquinato l’umanità, da quando il serpente è riuscito a iniettarle il suo veleno mortale.

 La storia della salvezza, da Adamo fino a Gesù Cristo, rivela che il male non fa che progredire, senza che gli uomini possano porvi rimedio. E’ un torrente di fango che ingrossa inesorabilmente man mano che avanza, riuscendo a infettare ogni cuore e ogni angolo della società. Non vi è un solo posto sulla terra abitata dove i germi del male non siano presenti e attivi. Ovunque l’uomo va, porta con sé il veleno mortale.

E’ soprattutto con la venuta di Gesù Cristo che il peccato mostra le sue profondità insondabili. Egli infatti è la Luce che risplende nelle tenebre ( Gv  1,5). La sua presenza rivela il male che affonda le radici nel cuore dell’uomo e nel medesimo tempo costringe il tentatore a uscire allo scoperto. Non vi è da sorprendersi se, con la venuta di Gesù Cristo, l’impero delle tenebre diventa più aggressivo. Infatti è terminato il tempo del suo dominio pacifico sull’umanità.

Come una belva che viene stanata, satana difende con ferocia la sua preda. Gesù ha sollevato la pietra sotto la quale si annidavano le serpi, che ora scorrazzano da ogni parte, cercando di mordere gli incauti che non tengono gli occhi aperti.  Nelle parole di Gesù si manifesta nel medesimo tempo l’infinita misericordia di Dio per i peccatori e la severità del giudizio divino sul peccato. In questo non vi è affatto contraddizione. Più il medico conosce la pericolosità della malattia e più si prodiga per salvare il malato.

Per comprendere la gravità del peccato dobbiamo guardarlo con gli occhi di Gesù. Egli, che è la misericordia, non ha mai attenuato la gravità dei peccati.  Proprio perché è venuto per salvare i peccatori, ha detto loro tutta la verità sul male che li minaccia. Le parole del Maestro  lasciano sgomenta e incredula l’umanità di ieri come di oggi. Quale occhio potrebbe sopportare la luce accecante che proviene dal discorso della montagna? “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira  con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5,2-21).

Gesù rivela il male che gli uomini non sono in grado di vedere. Non lo fa per spaventarli, ma per guarirli. Chiama il peccato “schiavitù” perché vuole far gustare loro l’esperienza della libertà. Paragona il peccatore a un ramo secco, perché vuole ridargli vita. Gli apostoli, ancora condizionati dalla logica dell’uomo carnale, avanzano le loro obiezioni: “ Allora chi potrà essere salvato?” (Lc 18, 26). Ma Gesù risponde: “ Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,27). Qui Gesù indica la gravità assoluta del peccato.

Esso non è un male fra i tanti che affliggono la vita umana. E’ il male radicale, dal quale l’uomo da solo non può guarire. Per quanto gli uomini si diano da fare, non riusciranno mai a guarire da questa malattia che li porta alla morte eterna.  Da soli, con le loro forze, non possono neppure arginarla o circoscriverla. Se la grazia di Cristo non fosse in azione ovunque, anche fuori dalla Chiesa visibile, il mondo sarebbe già sommerso dall’oceano del male.

Da quando l’uomo è apparso sulla terra ha realizzato dei grandi progressi sul piano materiale. In particolare nell’ultimo secolo la scienza e la tecnica hanno posto in essere delle realizzazioni straordinarie. Tuttavia lo scenario è ben diverso per quanto riguarda il progresso morale e spirituale. Si direbbe che gli uomini sono incapaci di diventare più buoni. Anzi, il progresso materiale ha acuito le fami dell’egoismo e dell’orgoglio, fino a mettere in pericolo il futuro stesso del mondo.

Neanche la cultura, ormai divenuta un bene comune, riesce a migliorare il livello etico della società.  Persone con elevata preparazione intellettuale sono capaci dei più paurosi sbandamenti morali. L’intelligenza umana realizzerà nuove conquiste nella lotta alle malattie. Tuttavia si cercherà inutilmente una medicina che guarisca un cuore malvagio.

La conclusione è che il peccato è un male incurabile. Non si tratta soltanto di una affermazione basata sulla fede, ma più ancora  di una esperienza personale e collettiva. L’uomo è impotente di fronte alla dittatura del mistero di iniquità. Questo significa che la felicità non è alla sua portata. Infatti il male è un tumore che corrode ogni essere umano e lo predestina a una morte senza speranza. Questo non significa che la guarigione sia impossibile e che la felicità sia una chimera.  Significa soltanto che l’uomo deve cadere in ginocchio e gridare: “Crea in me o Dio un cuore puro” (Sal 50,12). Infatti esiste una medicina che guarisce questo male implacabile ed è quella della grazia. Essa è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori, la cui forza è capace di distruggere la radice su cui prolifica ogni iniquità. E’ la radice velenosa dell’egoismo, dell’orgoglio e del disamore.

Quando il cristiano recita la preghiera insegnatagli da Gesù, eleva al Padre celeste l’invocazione di liberarlo dal male. L’espressione “liberaci dal male” include nel medesimo tempo l’oceano sconfinato dei peccati e il viscido serpente che lo abita. Il Figlio di Dio è disceso nelle lande desolate del male e ha spezzato le catene che ci tenevano imprigionati. Ci ha liberati, ci ha guariti e ci ha salvati. Solo l’Onnipotente lo poteva fare e lo ha fatto. Questa liberazione si realizza nel battesimo, col quale siamo diveniamo figli di Dio ed eredi della vita eterna. Ma è nel sacramento della confessione che questo miracolo dell’amore misericordioso si rinnova ogni volta.  Lì la grazia di Cristo compie quella guarigione che nessuna medicina umana potrà mai ottenere.

Il cuore inquinato dal veleno mortifero di satana può essere purificato e guarito. E’ però necessario il coraggio dell’umiltà. Mettersi in ginocchio dinanzi a un suo rappresentante sulla terra è quanto Gesù ci chiede per donarci la guarigione.