DOMENICA 24.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
La Domenica è nel medesimo tempo il primo e ultimo giorno
della settimana. E’ il primo perché Cristo risorto ha inaugurato i tempi nuovi
della Redenzione, ma è anche l’ultimo perché è il compimento
nell’eternità del nostro cammino nel tempo.
In questa luce soprannaturale apriamoci alla pace e alla gioia
di questo giorno benedetto, in modo particolare partecipando all’Eucaristia in unione con tutta la Chiesa.
Nel vangelo di oggi Gesù ci racconta una parabola che illustra
l’invocazione del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debito,
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.”
La parabola ha per protagonista un servo che ottiene dal suo
padrone la remissione di un debito di diecimila talenti. Subito dopo
però fa mettere in prigione un suo compagno che gli doveva 100
denari.
Saputo questo il padrone lo dà in mano agli aguzzini, finché non
abbia estinto il debito. La motivazione è improntata a una ferrea giustizia:
“Non dovevi tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto
pietà di te”?
Cari amici, questa parabola ci richiamo ad una delle
componenti fondamentali della vita cristiana: la compassione e il
perdono, senza i quali la nostra fede sarebbe solo di facciata.
Non si tratta solo di un atteggiamento interiore di
bontà naturale, che potremmo trovare anche in chi non crede, ma
della presenza nei nostro cuore dell’amore misericordioso di Dio che perdona
a noi ciò che non siamo in grado di perdonare agli altri.
L’esortazione di Gesù è quella di conformare il nostro cuore
a quello del Padre celeste, facendo tutti gli sforzi necessario per
purificarci dall’egoismo, dalla volontà di sopraffare, dal gusto
amaro di farla pagare.
Non siamo cristiani se il cuore non è cristiano e perché diventi
cristiano è necessario sfrattare l’odio, la vendetta, la maldicenza, e
farvi entrare il perdono, la compassione e la bontà dei
sentimenti.
“Ricordati della tua fine e smetti di odiare” ci ricorda il Qoelet. E’
quanto il mondo d’oggi dovrebbe fare.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.