Ucraina, come finirà la guerra?
Le vie per arrivare a imporre la pace

di Lorenzo Cremonesiì – Corriere della Sera – 27-02 – 2023
Le previsioni dello storico Hrytsak: Mosca conta sul fattore tempo, Kiev deve vincere entro l’anno. «Al posto di Putin un dirigente del Cremlino guiderà la transizione»
Tre considerazioni su questo primo anno di guerra: il fronte occidentale ha tenuto ed è rimasto unito a sostegno degli ucraini; il conflitto si è trasformato nei mesi dal blitzkrieg veloce, sognato originariamente da Vladimir Putin, in lunga guerra d’attrito; l’identità ucraina non è stata forgiata dall’aggressione russa, bensì ha retto proprio per il fatto che era già solida sulle proprie gambe e pronta a combattere per difendersi. Volodymyr Zelensky non ha fatto altro che interpretare fedelmente la diffusa volontà di resistenza della sua gente, da buon attore è stato capace di raccontare i sentimenti ucraini, ecco il motivo della sua immensa popolarità . Sono alcuni dei ragionamenti portanti del «Manifesto per una pace sostenibile» che lo storico 63enne Yaroslav Hrytsak, docente all’Università di Leopoli e autore di una «Storia dell’Ucraina» di prossima pubblicazione in Italia per i tipi del Mulino, presenterà il 4 marzo assieme ad altri intellettuali del suo Paese spinti dalla preoccupazione condivisa per cui «il tempo è a questo punto dalla parte di Putin ed è necessaria una vittoria militare relativamente veloce» per cercare di imporre una pace duratura.
Chi collassa prima?
«Contrariamente alle convinzioni che si era fatto Putin negli ultimi anni e alle previsioni degli euroscettici, l’Occidente si è rafforzato con la guerra, la Nato è riemersa potente e unita. Putin s’illudeva di potere negoziare separatamente con Berlino, Roma, Parigi, Washington o Londra, credendo che ognuno avrebbe privilegiato i propri interessi, ma si è trovato spiazzato dalla loro reazione unanime e forte quando hanno condannato in coro l’aggressione. In sostanza, la guerra ha ricreato l’Occidente», spiega Hrytsak. Ma la cattiva notizia è che ormai le dinamiche del conflitto sono cambiate. «Battaglie che ricordano quelle della Prima guerra mondiale. Certo emergono aspetti tecnologici, ma nell’essenza è una guerra convenzionale, con due nemici più o meno uguali bloccati in una guerra di posizione. Nell’estate del 1917 si calcolava che le forze alleate sarebbero arrivate a Berlino in 70 anni. Lo scorso maggio gli strateghi di Londra valutavano che se i russi dovessero procedere con i ritmi attuali potrebbero prendere Kiev forse nel 2051». La via d’uscita? «Il collasso di una delle due parti. Putin ne è consapevole, ecco perché conta sul fattore tempo, spera che prima o poi i Paesi occidentali abbandonino Kiev».
Le tappe da forzare
Ma il collasso resta molto difficile da prevedere. Nessuno aveva anticipato lo sfascio del regime zarista nel 1917 o quello tedesco un anno dopo e neppure quello sovietico oltre un trentennio fa, certo non nei tempi o nei modi. Tradotto in termini contemporanei, l’Ucraina deve fare di tutto per vincere entro il 2023. «L’Ucraina sta sanguinando, deve terminare la guerra, ma non al prezzo di un compromesso territoriale, deve recuperare i suoi territori sino ai confini del 1991, compresi Donbass e Crimea. Il rischio è altrimenti che la pace sia soltanto una tregua che dia a Putin il tempo per riorganizzare l’esercito e tornare presto ad aggredire più forte di prima. Rischiamo di diventare una nuova Cecenia. Dopo i massacri di Bucha e Irpin, dopo le gravissime violenze russe, nessun ucraino è più disposto al compromesso territoriale».
La successione russa
Non è certo escluso il rischio del collasso ucraino: «Possibile e tuttavia al momento remoto», per ora l’arrivo delle armi occidentali resta invariato e soprattutto la determinazione morale della popolazione ucraina a combattere non è affatto incrinata. «La guerra d’attrito è una sfida tra le risorse delle due parti. Non si dimentichi che il prodotto nazionale lordo della Russia non supera quello della Spagna, mentre le economie dei nostri alleati sono infinitamente più forti». È più probabile il collasso russo e la defenestrazione di Putin. E l’eventualità che alla guida di Mosca emerga un dittatore ancora più fanatico? «Non credo, come non credo possa prendere il potere un oppositore del fronte democratico come Aleksei Navalny. Penso piuttosto a una figura minore tra i dirigenti attuali al Cremlino destinata a guidare la transizione, un po’ come avvenne nel 1991».
Le bugie sulla Nato
Ma cosa risponde a chi in Europa, e specie in Italia, sostiene che le vere responsabilità dell’attacco russo sono della Nato, la quale dopo il collasso dell’Urss non rispettò i patti e si allargò a est? «Stupidaggini e falsità . Al momento del disfacimento sovietico i dirigenti di Mosca furono d’accordo nel lasciare che l’Ucraina diventasse indipendente, guidati dalla convinzione per cui poi sarebbero stati gli stessi ucraini a chiedere in ginocchio di tornare alla madre Russia. Putin ha deciso di invaderci quando ha compreso che volevamo restare nell’Europa libera. Quanto alla Nato, non c’è alcun documento firmato e nessun accordo ufficiale tra le due parti che indichi alcun impegno in quel senso. Anche le memorie dell’interprete di Gorbaciov non ne parlano mai. Inoltre, resta sempre valido il principio sacrosanto di autodeterminazione dei popoli. Dopo la fine dell’Urss furono le nostre popolazioni che in massa chiesero alla Nato di affrancarle dalla minaccia di Mosca. Dai Paesi baltici alla Polonia e all’Ucraina sapevamo che i russi sarebbero presto tornati a cercare di occuparci e ciò dovrebbe essere sufficiente per capire le nostre ragioni, confermate peraltro dall’attacco tragico di un anno fa».