"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2026 Pagina 88 di 350

🟢P. LIVIO🟢 SCRIVO A VOI GIOVANI PERCHE’ SIETE FORTI – Catechesi di P. Livio – Puntata 24

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 18/08/2026

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 137

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Martedì 18 Agosto 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

3. Sacramenti dei vivi e sacramenti dei morti

+ I Sacramenti ci santificano o col darci la prima grazia santificante, che cancella il peccato, o con l’accrescersi quella grazia che già possediamo.

+ Ci danno la prima grazia il Battesimo o la Confessione, che si chiamano Sacramenti dei morti perché donano la vita della grazia alle anime morte per il peccato.

+ Ci accrescono la grazia la Cresima, l’Eucaristia, l’Estrema Unzione, l’Ordine e il Matrimonio, che si chiamano Sacramenti dei vivi, perché chi li riceve deve già vivere spiritualmente per la grazia di Dio.

+ Chi riceve un Sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette un peccato gravissimo di sacrilegio, perché riceve indegnamente una cosa sacra.

+ Per conservare la grazia dei Sacramenti dobbiamo corrispondere con l’azione propria, operando il bene e fuggendo il male.

Nel nostro cammino spirituale dobbiamo vigilare per vivere in grazia di Dio e, nel caso di peccato grave, accostarsi al Sacramento della penitenza.

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

+ Il risveglio della fede nell’Europa secolarizzata

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

Non potete fare neanche un passo senza Dio” (2 Settembre 2006)

“Io vi raduno sotto il mio manto materno, per aiutarvi a conoscere l’amore di Dio e la sua grandezza.

Figli miei, Dio è grande. Sono grandi le sue opere.

Non ingannate voi stessi, perché non potete fare neanche un passo senza di Lui. Figli miei.

Andate e testimoniate il suo amore.

Io sono con voi. Vi ringrazio”.

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Scrivo a voi giovani perché siete forti


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🟢 PADRE LIVIO – CREDO IN GESU’ CRISTO – Puntata 30

La citazione del giorno – “Siate le mie mani di pace”– n°50

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🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 31: PONTMAIN

🟢P. LIVIO🟢 PERCHE’ CREDO A MEDJUGORJE – Catechesi di P. Livio – Puntata 39

La fine di don Lino e la domanda che resta: chi si prende cura dei preti?

di Maurizio Patriciello –  Avvenire 17 Agosto 2026

La tragica morte del sacerdote a Trento interroga profondamente la Chiesa sulla solitudine, sulle fragilità e sui bisogni spesso inespressi dei suoi pastori: «Aiutiamoci di più. Sosteniamoci. Fidiamoci. Vogliamoci bene».

Don Lino, fratello, ci hai fatto piangere. Un prete che mette fine alla sua vita è una notizia sconvolgente. Il gesto, da condannare con assoluta fermezza, getta in subbuglio le nostre coscienze, pone domande che esigono risposte, ci impone di fermarci per tentare, alla luce di Dio, di dire una parola vera.

Il prete, nella cultura odierna, è una figura incompresa, come lo è la Chiesa che ha scelto di servire. Non lo si capisce se non si parte dall’inizio, da Gesù, il figlio di Dio, che ci ama, ci chiama, ci sfida. Egli, come il suo Signore, è un eterno sognatore. Sente di essere chiamato, accoglie l’invito e parte. Forte di una promessa, parte. Dove? Dove la Provvidenza vuole.

È vero, gli viene chiesto di lasciare amici, parenti, progetti. Poi – la promessa è questa e lui ci crede – avrà mille case, mille amici, mille famiglie in giro per il mondo. Deve essere coraggioso, però, una virtù che va di pari passo con la preghiera, la riflessione, la preparazione teologica e spirituale, la prudenza, l’umiltà. I suoi carismi personali devono essere valutati e vidimati dalla Chiesa.

Con il proprio vescovo e l’intero presbiterio deve imparare la difficile e liberante arte del discernimento. Non sempre le decisioni prese potranno essere condivise del tutto: le sensibilità sono diverse, come diversi sono gli studi, l’età, le esperienze personali, gli approcci pastorali; fondamentale è il rispetto e l’amore per l’altro. Si discute, si ragiona, si attende, si prega.

Una delle definizioni più belle di Dio la troviamo nel libro della Sapienza: «Amante della vita». E tu, prete, ti sei fatto apostolo instancabile della vita. In un mondo in cui la vita nascente, malata, povera, morente, è bistrattata e negletta, tu vai gridando che la vita è un bene non negoziabile, un dono incommensurabile. Nemmeno la morte gli tappa la bocca. Davanti a una bara ha il coraggio di cantare “io credo risorgerò”.

Per capire un prete devi guardarlo attraverso la luce del Vangelo, sennò rischi di confonderlo con un assistente sociale, uno psicologo, un amicone, un funzionario, una sorte di badante. Il prete è un folle, perché Cristo è stato un folle. Folle d’amore. Forte come una quercia sperimenta, come tutti, le debolezze umane.

Anche il prete invecchia, si ammala, muore. E invecchiando va incontro a tutte le fragilità proprie dell’età avanzata. Non avendo una famiglia propria, la parrocchia che serve è diventata il suo mondo. Dona e riceve. A qualunque casa bussa la porta si spalanca. A qualsiasi tavola è il benvenuto. Conosce tutti. I giovanotti con la barba e i tatuaggi li ha battezzati lui. Magari non vanno spesso a Messa ma gli vogliono bene.

Qualche parroco, nel momento in cui la Chiesa gli chiede di trasferirsi, potrebbe scivolare in una sorta di tracollo psicologico. Si sente smarrito, non è più giovane, non gode buona salute. La diocesi, però, ha tante esigenze e il clero si assottiglia di anno in anno. Occorre distribuire le forze, pensare al bene delle comunità, ai giovani, ai bambini, e, non ultimo, allo stesso prete anziano. Non è semplice. Ai piedi della croce, insieme, certamente la soluzione si troverà.

A Trento, invece, è accaduta una tragedia immane. Preso dallo sconforto, il cantore della vita, ha smesso di cantare. Il guaritore delle ferite altrui non ha avuto la forza di chinarsi sulla propria. L’uomo del Vangelo non ha permesso al Vangelo di strattonarlo ancora. L’animo umano è un abisso insondabile. Addio, don Lino. Perdonaci se non abbiamo saputo intercettare i tuoi bisogni e le tue paure.

Ai confratelli preti e vescovi una preghiera: aiutiamoci di più. Gettiamo alle ortiche il timore di essere fraintesi, giudicati, isolati; spalanchiamo, invece, l’animo a chi, come noi, si è fatto pellegrino e apostolo del Regno. Sosteniamoci. Fidiamoci. Vogliamoci bene. Ricordiamo sempre che l’amore – vero, concreto – tra noi resta la più bella ed efficace di tutte le omelie. Nella chiesa e fuori dalla chiesa.

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