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2 Settembre 2026
di Virginia Coda Nunziante – Corrispondenza Romana 1966
La formula De Maria numquam satis – «Di Maria non si dirà mai abbastanza» –, tradizionalmente attribuita a san Bernardo di Chiaravalle, non è un’esagerazione retorica, ma esprime una verità profondamente radicata nella Tradizione della Chiesa. Il mistero della Madonna, infatti, non può essere separato da quello di Gesù Cristo e dall’opera della Redenzione. Quanto più si approfondiscono la persona e la missione di Maria, tanto più si comprendono l’Incarnazione del Verbo, la maternità della Chiesa, la comunione dei santi e il destino soprannaturale dell’umanità.
San Bernardo, il Doctor Mellifluus, nutriva una fiducia sconfinata nel patrocinio della Madre di Dio. «Dio ha voluto che noi nulla ottenessimo, che non passi per le mani di Maria», affermava in uno dei suoi sermoni (In vigilia Nativitatis Domini, serm. III, 10: PL 183, 100A). E, rivolgendosi a chi si sente travolto dalle tempeste della vita, esortava: «Se insorgono i venti delle tentazioni, se incappi negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria». Chi la segue non si smarrisce, chi la invoca non dispera, chi è sostenuto da lei non cade e chi si lascia guidare da lei giunge alla meta (Homilia II super “Missus est”, n. 17: PL 183, 70B-D, 71A).
Queste parole non riguardano soltanto le prove dell’anima individuale. Possono essere applicate anche alle tempeste che investono la Chiesa e l’intera società. Pio XII, nell’enciclica Doctor Mellifluus del 24 maggio 1953, dopo aver riproposto la celebre invocazione di san Bernardo, osservava che anche il suo tempo era minacciato dall’indebolimento della fede, dalla corruzione dei costumi, dagli odi e dalle discordie tra i popoli. Invitava perciò i cristiani a chiedere alla Madre di Dio che impetrasse «gli opportuni rimedi» ai mali sovrastanti e ottenesse «una sincera, solida e fruttuosa pace alla Chiesa, ai popoli, alle nazioni» (Pio XII, Doctor Mellifluus, in Acta Apostolicae Sedis, 45 [1953], pp. 369-384).
A maggior ragione questo invito vale per la nostra epoca, caratterizzata da una crisi religiosa, morale e politica così grave e profonda da non lasciare intravedere, sul piano puramente umano, sicure vie d’uscita. La crisi religiosa ha oscurato la fede e indebolito la vita soprannaturale; quella morale ha sovvertito i princìpi che regolano la vita degli individui, delle famiglie e delle società; quella politica ha logorato le istituzioni e moltiplicato nel mondo i focolai di guerra. Le soluzioni proposte dagli uomini sembrano spesso aggravare i mali che vorrebbero guarire, perché nascono dalla stessa visione del mondo che li ha prodotti.
È in questo contesto che si svolgerà a Roma, il 7 e l’8 ottobre 2026, il convegno internazionale De Maria numquam satis, dedicato a «La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto. Contributi teologici e storici». L’incontro intende onorare la Madre di Dio attraverso una riflessione che, proprio perché mai definitivamente conclusa, rimane sempre viva e feconda. Non si tratta di contrapporre la devozione alla dottrina, ma di mostrare la loro intima unità: la vera devozione nasce dalla verità della fede, mentre la dottrina, quando è autenticamente vissuta, si trasforma in preghiera, fiducia e amore.
Da un lato, l’attenzione ai grandi nodi dogmatici mariani aiuterà a comprendere il fondamento teologico del culto reso alla Beatissima Vergine, Madre del Verbo Incarnato; dall’altro, lo studio delle forme storiche della pietà mariana mostrerà come la fede della Chiesa si sia espressa nel corso dei secoli, illuminando aspetti sempre nuovi dell’inesauribile mistero di Maria. Il convegno vuole così offrire un contributo al risveglio di un autentico movimento mariano tra il clero, i religiosi e i fedeli laici.
Il convegno sarà inaugurato il 6 ottobre alle ore 18.45, dai Vespri solenni in onore della Madonna del Rosario, celebrati nella Basilica della Madonna del Rosario, in via Cernaia, e presieduti da monsignor Anthony Colin Fisher, arcivescovo di Sydney. I lavori inizieranno il 7 ottobre alle ore 9 presso l’Aula magna dell’Istituto Patristico Augustinianum, in via Paolo VI 25, con la prolusione del cardinale Raymond Leo Burke.
La prima giornata sarà dedicata al mistero di Maria nel dogma e nel Magistero. Il professor don Manfred Hauke parlerà della Maternità divina e del dogma di Efeso; padre Wojciech Giertych O.P., teologo della Casa Pontificia, approfondirà il primato dell’amore verginale nell’amore materno di Maria. Seguiranno gli interventi di don Ľubomír Urbančok sul contributo della Scuola teologica romana alla definizione dell’Immacolata Concezione, di don Joseph Hamilton sull’Assunzione e di monsignor Rudolf Michael Schmitz sulla Vergine Maria nella sfera dell’Incarnazione.
La seconda giornata sarà dedicata a Maria nel culto, nella devozione e nella storia. Interverranno José Antonio Ureta sulla devozione mariana in America Latina, don Claude Barthe sulla Vergine nella Scuola francese di spiritualità, don Roberto Spataro S.D.B. su Maria Auxilium Christianorum nella tradizione salesiana e padre Thomas Crean O.P. su Maria vincitrice di tutte le eresie nella tradizione domenicana. Il professor Roberto de Mattei tratterà la teologia della storia del messaggio di Fatima, mentre Sua Eminenza il cardinale Gerhard Ludwig Müller concluderà le relazioni parlando della cooperazione della Beatissima Vergine all’opera della Redenzione. Al termine, si svolgerà una tavola rotonda su «Maria oggi: fede, dottrina e devozione nel mondo contemporaneo», con padre Lawrence Lew O.P., Régis de Lassus e Timothy Tindal-Robertson. Tutti gli interventi saranno accompagnati dalla traduzione simultanea in italiano, inglese e francese, secondo il programma ufficiale del convegno.
Non è casuale che il convegno coincida con la festa della Madonna del Rosario e con il 455° anniversario della battaglia di Lepanto. Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta cristiana affrontava quella ottomana nelle acque greche, san Pio V chiamava la Cristianità alla recita del Rosario. La vittoria, umanamente tutt’altro che certa, fu attribuita all’intercessione della Vergine. Anche oggi, nelle ore drammatiche che viviamo, Maria continua a essere la stella che indica la rotta e la Madre che sostiene nella prova.
È con questa fiducia che il convegno romano si pone sotto il suo patrocinio, facendo proprie le parole con cui Pio XII concludeva l’enciclica Saeculo exeunte octavo: «Da Fatima, nostra Signora del Rosario, la grande Madre di Dio che vinse a Lepanto, vi assisterà con il suo potente patrocinio» (Pio XII, Saeculo exeunte octavo, 13 giugno 1940, in Acta Apostolicae Sedis, 32 [1940], pp. 249-260).

Nome: Santa Teresa di Calcutta
Titolo: Fondatrice
Nome di battesimo: Anjezë Gonxhe Bojaxhiu
Nascita: 26 agosto 1910, Skopje, Macedonia del Nord
Morte: 5 settembre 1997, Calcutta, India
Ricorrenza: 5 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
19 ottobre 2003, Roma , papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione:
4 settembre 2016, Roma , papa Francesco
Madre Teresa resterà come l’incarnazione più convincente, nella nostra epoca, del genio della carità evangelica; tutti l’hanno capita, i cristiani delle varie confessioni, i laici di ogni paese, gli indù come i musulmani.
Quando, a metà degli anni Settanta, apriva a San Gregorio al Celio la prima casa romana delle sue suore, scelse per loro il pollaio dei monaci camaldolesi, una costruzione bassa, in mattoni bucati e lamiere, con il pavimento in cemento. «Le mie sorelle sono povere e abituate a tutto, vengono dall’India. Il pollaio sarà più che sufficiente», tagliava corto con chi trovava la cosa un po’ scomoda. Povere. Come era povera lei, che aveva scelto di condividere in tutto e per tutto la condizione dei più poveri, dei diseredati, di chi dalla vita non aveva avuto altro che miseria, smacchi e sofferenza.
Il dono della visione
Pier Paolo Pasolini, dopo averla incontrata a Calcutta nel 1961, scrisse: «Dove guarda, vede». All’origine della sua genialità nell’amore c’era il vedere, prima di altri, il fratello che era nel bisogno e di soccorrerlo subito, senza giudicare, senza lasciarsi bloccare dalle frontiere. O anche dalla mancanza di mezzi.
È stata a volte criticata perché nei suoi ospizi non c’erano abbastanza medici e medicine. Ma nelle situazioni disperate nelle quali si è avventurata, non avrebbe concluso granché se avesse dovuto aspettare di avere l’attrezzatura giusta per soccorrere qualcuno.
Le origini
Madre Teresa, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, era nata il 26 agosto 1910 a Skopje nella Macedonia del Nord. Quando il papà, Nikola, morì improvvisamente, la famiglia visse momenti di grandi difficoltà economiche. Fu brava la mamma, Drane, ad allevare Agnes e i suoi quattro fratelli con fermezza e amore, orientando la loro formazione religiosa. Agnes trovò sostegno anche nella vivacità della parrocchia del Sacro Cuore, gestita dai gesuiti, nella quale era attivamente impegnata.
La vocazione missionaria
A diciott’anni, desiderosa di fare la missionaria, lasciava la casa e il paese, diretta in Irlanda, dove veniva accolta, con il nome di suor Mary Teresa, nell’istituto delle «Suore di Loreto». Qualche mese dopo venne mandata in India, a Calcutta, dove completò la sua formazione alla vita religiosa, facendo prima i voti temporanei, seguiti da quelli perpetui, e inserendosi nelle attività dell’istituto fino a diventare, nel 1944, direttrice di una scuola per ragazze, il St. Mary.
I primi vent’anni della sua vita religiosa li trascorse così, senza scossoni, insegnando alle ragazze, maturando anche una sua spiritualità forte, che aveva nella preghiera e nell’amore per le consorelle e per le allieve i suoi punti di forza. Ma aveva anche l’occhio attento a ciò che succedeva intorno. E non era granché bello, anzi inquietava non poco.
La chiamata di Dio
Intanto il Signore, con illuminazioni interiori, la andava preparando a quella che sarà la sua straordinaria avventura. Al centro delle rivelazioni proprio quello che inquietava madre Teresa: l’indifferenza assoluta della gente verso i poveri, che in gran numero languivano nelle baraccopoli e lungo le vie della città.
Durante un viaggio in treno, nel 1946, le parve di sentire più chiara la voce di Gesù che la invitava ad abbandonare tutto per porsi al servizio di quei poveri. Madre Teresa accolse l’invito e segnò quell’episodio che avrebbe cambiato la sua vita, come «il giorno della decisione».
L’inizio della missione
Le ci volle del tempo per ottenere il permesso di lasciare le Suore di Loreto, ma alla fine, era il 1948, fu libera di seguire la propria vocazione e di entrare nel mondo dei poveri. Indossò il sari, la tunica bianca delle donne indiane, con in più le strisce blu che orlavano il velo, e la croce appuntata sulla spalla. Con il nuovo abito, che segnava anche il cambiamento della sua vita, si recò a Patna dalle Suore mediche missionarie per seguire un breve corso di infermeria. Rientrata a Calcutta, si sistemò provvisoriamente presso le Piccole sorelle dei poveri.
Il 21 dicembre 1948 andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di bambini, si prese cura di un anziano malato che giaceva sulla strada. Si imbatté anche in una donna agonizzante, distesa su un marciapiede: era così debole che topi e formiche le stavano rosicchiando il corpo. Da giorni era lì, in attesa della morte, ma nessuno l’aveva soccorsa. Madre Teresa la raccolse e la portò al vicino ospedale, dove le dissero che era troppo malata e troppo povera per essere curata.
Calcutta era piena di gente che finiva così. Teresa capì che non poteva più restare a guardare, doveva fare qualcosa. Chiese, e le fu concesso, di occupare parte di un ex tempio indù diventato covo di mendicanti e criminali di ogni risma. Madre Teresa lo trasformerà nella prima «Casa dei moribondi».
Le Missionarie della Carità
Le baraccopoli — con i loro poveri ai quali dare speranza, con i bambini abbandonati da curare e amare, con i moribondi da accompagnare nel passo estremo — divennero la terra di missione, sua e di altre donne che via via decideranno di condividere la sua vita e il suo impegno. Insieme diedero vita alla Congregazione delle Missionarie della Carità, che il 7 ottobre 1950 veniva riconosciuta ufficialmente nell’arcidiocesi di Calcutta, e nel febbraio del 1965 diventava di diritto pontificio.
Agli inizi del 1960 cominciò l’emigrazione delle Missionarie della Carità in altre regioni dell’India. Successivamente, incoraggiate in particolare da Paolo VI, aprivano una casa in Venezuela. Ad essa seguirono numerose altre fondazioni in ogni parte del mondo… Persino in Vaticano, nella casa del papa, aprì una mensa per i poveri.
Espansione e riconoscimenti
Madre Teresa affiancò alla prima congregazione altre istituzioni, come i Fratelli Missionari della Carità, le Sorelle e i Fratelli contemplativi, i Padri Missionari della Carità e gruppi di collaboratori laici.
L’ammirazione si tradusse anche in riconoscimenti importanti come il Premio indiano Padmashri, assegnatole nel 1962, e il Premio Nobel per la Pace, conferitole nel 1979. Ricevette riconoscimenti e attenzioni «per la gloria di Dio e in nome dei poveri».
Gli ultimi anni e la morte
Negli ultimi anni, nonostante seri problemi di salute, continuò a guidare la sua congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Morì a Calcutta il 5 settembre 1997. Il mondo intero la pianse, mentre il governo indiano le rese onore con i funerali di Stato. Sepolta nella Casa Madre delle Missionarie della Carità, la sua tomba fu ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera.
«L’intera vita e l’opera di madre Teresa — ha detto Giovanni Paolo II nel proclamarla beata — offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio».
Beatificazione e canonizzazione
Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui suoi miracoli. È stata beatificata il 19 ottobre 2003 e canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Calcutta in India, beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa carità verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Carità al pieno servizio dei malati e dei diseredati.
