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“Macchine sacre” e processioni digitali: la nuova religione avanza

15 Luglio 2026  – di Cristina Siccardi

Chiesa cattolica | CR 1959

Anche le religioni si sottomettono alla robotica e all’intelligenza artificiale, che poi non è intelligenza, bensì un acceleratore di calcolo, che nel linguaggio informatico va sotto l’espressione «stochastic parrot», ovvero «pappagallo stocastico», in quanto questi sistemi non elaborano pensieri e concetti, ma generano risposte assemblando parole basandosi su calcoli probabilistici e schemi statistici appresi dai dati che gli uomini hanno inserito con la loro intelligenza.

La robotica-pappagallo è già entrata nel buddismo, in particolare in Corea del Sud e Giappone, dove i templi stanno introducendo i monaci-robot per assistere nei rituali, rispondere alle domande e rilanciare l’interesse per il buddismo nel Paese. Si chiama Gabi l’androide che il 6 maggio scorso è stato “ordinato” monaco a Seul, durante una cerimonia di recitazione dei mantra, dall’ordine Jogye, il più grande movimento buddista della Corea del Sud. Mentre Buddharoid è stato realizzato in Giappone: è un monaco-robot, progettato per offrire una guida spirituale, discutere i grandi quesiti esistenziali; mentre Xianer è un piccolo monaco-robot impiegato in Cina, in grado di cantare inni buddisti e rispondere a interattive questioni di religione.

Un gioco, una presa in giro, una pagliacciata o una pazzia degli umani?

Alcuni provano a utilizzare questi pappagalli anche in ambito cattolico. È successo l’8 luglio scorso a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno, durante il festival MicroCosmi, dove è andata in scena la «Machina Sacra», progetto del musicista Max Magaldi e di Matteo Mandelli. Si tratta della prima processione digitale realizzata in Italia: il “rito” si è aperto con un’incisione sull’immagine del display, “alla ricerca della luce”; poi un QR code ha collegato all’opera i telefoni dei partecipanti e un sistema di «pappagallo stocastico» li ha coordinati in una litania di suoni e voci sintetiche, con gli schermi nel ruolo dei “lumini”. Questa “genialata”, chiamata “opera”, è stata collocata nella Cappella del Carmine di Bosco, per rimanere fino al 12 luglio.

Chi guarda questa processione virtuale vive la processione per quello che è nel reale? Assolutamente no: è una fantasia digitalizzata, è un non essere per l’anima. Tuttavia, il quotidiano “Avvenire” dell’11 luglio, dal titolo Machina Sacra, cosa ci insegna la prima “processione digitale” guidata dall’IA?, afferma che è un’iniziativa istruttiva, perché la «tecnologia è entrata nella comunità dopo un ascolto reciproco: un piccolo esercizio di alleanza educativa sul campo». Prima dell’impresa, «gli artisti hanno abitato Casa Ortega (la casa del pittore spagnolo José Ortega, esule antifranchista nel borgo) e l’hanno aperta al confronto con il paese (parrocchia e Pro Loco comprese), per ragionare sul senso dell’opera e sul legame tra tecnica e spiritualità», tutto questo, dice ancora “Avvenire” è sulla stessa linea dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, che invita famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a «un patto rinnovato».

Ci sono strumenti e metodi che non possono essere messi al servizio della spiritualità, altrimenti è l’annientamento della spiritualità stessa e del Credo religioso. Occorre ristabilire ordine mentale, perché il liberalismo e il relativismo, mischiato al progressismo, scientismo e tecnologismo hanno dato alla testa.

Utilizzare strumenti che depistano la devozione normale-tradizionale significa svuotare, in questo caso, il significato di processione. Qui, invece, siamo di fronte ad una devozione altra, ovvero una devozione profana e fobica all’ IA, dove i protagonisti sono gli “artisti” di questo prodotto chiamato «Machina Sacra», che al posto delle effigi religiose c’è uno schermo e i “fedeli” hanno in mano non candele, ma smartphone illuminati, come accade ai concerti. 

Ancora una volta è la comunità – come accade anche nelle maggior parte delle celebrazioni eucaristiche, che non sono più Sante Messe in cui si celebra il Sacrificio di Gesù Cristo sull’Altare, ma riti dove è la collettività la protagonista – al centro dell’attenzione di questi “artisti”, né Cristo, né la Madonna, né i Santi.

Prendono i termini e li declinano a loro uso e consumo, dando significati soggettivi e antropocentrici, che non hanno nulla da spartire con il soprannaturale e la sacralità cattolica.

La verità, allora, va ricordata, altrimenti i trucchi mefistofelici la fanno scordare.

Nella devozione cattolica, la processione è un solenne corteo religioso di clero e fedeli che cammina in modo ordinato recitando preghiere, rosari, salmi, litanie e intonando canti, a seconda delle circostanze. Non si tratta di una parata, ma di un culto pubblico, di una testimonianza di fede al mondo, fuori dalle chiese e dalle case, al fine di dare Gloria a Dio, impetrare grazie, ringraziare il Cielo, espiare i peccati. Teologicamente parlando, la processione è considerata il simbolo visibile della Chiesa pellegrinante che, in questo esilio terreno, procede unita dietro ciò in cui ragionevolmente e spiritualmente crede, avendo per meta la Patria celeste. La processione è anche occasione per santificare il territorio in cui essa si svolge, a differenza di certe oscene e blasfeme manifestazioni che maledicono il territorio; eppure la maggior parte dei pastori di oggi non dice più queste cose, o le considera cose vetuste da ingenui o se ne vergogna, ma molti di loro neppure le sanno più. Ma bisogna pur dire la verità: in fatto di fede, l’ignoranza è grande amica del demonio.

Le processioni, a seconda dello scopo, si dividono in Supplicatorie (o penitenziali), al fine di allontanare calamità, epidemie, chiedere la pioggia, la fine di una guerra o la protezione divina; Trionfali (o di Gloria), che celebrano solennemente i misteri della fede, pensiamo al Corpus Domini oppure alle processioni mariane o quelle dedicate ai Santi; Funzionali, che fanno parte intrinseca di un rito, come accade, per esempio, prima di una solenne Santa Messa oppure quella con le candele nel giorno della Candelora.

Per concludere, il rito della processione è una realtà seria, condivisa da chi vuole partecipare ad un evento sacro, che porta i suoi frutti in ciascuna anima e talvolta, come è accaduto spesso nella storia della Chiesa, porta frutti collettivi e ne ricordiamo alcuni. Durante una devastante epidemia di peste a Cava de’ Tirreni (SA), nel 1656, la città fu benedetta con il Santissimo Sacramento dal Monte Castello e l’epidemia si arrestò miracolosamente. La popolazione a Monteroni di Lecce (1867) portò in processione il simulacro del Crocifisso per fermare la diffusione del colera e così avvenne.

Durante una violenta epidemia di peste a Torino nel 1613, il beato Sebastiano Valfrè con i suoi confratelli oratoriani organizzarono una solenne processione, portando in gloria il Santissimo Sacramento, da quel momento il contagio iniziò a retrocedere la sua virulenza e come non fare memoria della volontà di papa Gregorio Magno, durante la peste a Roma del 590, quando guidò una solenne processione con l’icona della Salus Populi Romani? L’epidemia sparì e apparve un angelo sul Mausoleo di Adriano, da qui il nome di Castel Sant’Angelo.

«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). Per adesso alle anime viene fornita troppa biada avariata

MARIA DOLCE MADRE

38. MARIA MADRE DEI GIOVANI

            Maria è una madre perennemente giovane. Nelle sue numerose apparizioni manifesta il volto splendente di una giovinezza che non tramonta. Lei sarà per sempre la fanciulla di Nazareth nel momento in cui ha pronunciato il suo “Fiat”, grazie al quale il Verbo si è fatto carne. Era poco più che adolescente quando Dio le ha inviato l’arcangelo Gabriele per realizzare il piano di salvezza nascosto nel mistero dei secoli eterni. Nel fiorire della sua giovinezza ha compiuto quella scelta che ha deciso della sua vita e di quella dell’intera umanità. E’ stata una scelta umile e obbediente, consapevole e pronta, prudente e coraggiosa. L’Onnipotente ha così dimostrato di avere fiducia nei giovani. A uno di essi, a una giovinetta sconosciuta di un villaggio oscuro della terra, ha affidato la più grande  missione che abbia mai compiuto una creatura umana. Come dunque non fare affidamento in chi incomincia l’avventurosa traversata della vita? La storia della salvezza, da Davide fino ai nostri giorni, è popolata di giovani ai quali Dio ha affidato le più esaltanti imprese.

            Anche la Madonna ha dimostrato di fare affidamento sui giovani. In essi ripone la medesima fiducia che l’Onnipotente ha riposto in Lei. Se nelle valutazioni umane la giovinezza è un motivo di perplessità, alla luce della divina sapienza  non solo i giovani, ma persino i ragazzi e i bambini, sono capaci di portare sulle loro fragile spalle le più grandi responsabilità. Quanti giovani, rispondendo alla chiamata di Maria, hanno fatto della loro vita un capolavoro imperituro di coraggio e di fedeltà. Le apparizioni mariane dei tempi moderni hanno visto figure luminose  di ragazzi e di giovani che hanno fatto per la Chiesa e per il mondo più di quanto abbiano saputo realizzare le schiere degli addetti ai lavori. Quando la Madre chiama e prende per mano, nessuno impresa è preclusa a coloro che rispondono con prontezza e perseveranza. Attraverso le numerose figure di giovani che  ha preso al suoi servizio, la Madonna  insegna che, quando Lei fa da madre e maestra, il cammino della vita procede spedito verso la meta.

            Quando un giovane ha la grazia di scoprire il volto materno di Maria, la sua vita cambia radicalmente. Non cammina più da solo, ma con al fianco una presenza piena di sapienza e di amore. Nella luce di Dio la Madre conosce la vocazione di ogni giovane e il compito  che l’Altissimo gli ha assegnato creandolo. Lei lo guida, con premura quotidiana, nella conoscenza della volontà di Dio, accompagnandolo passo dopo passo, sostenendolo nel momento dello sbandamento e rialzandolo nelle cadute. La Madre conosce le fatiche del cammino e gli inganni del nemico. Smaschera le falsi luci che il serpente fa brillare per attirare e per mordere. Lei sa quanti giovani cadono negli inganni dei paradisi artificiali, che l’ingannatore costruisce per utilizzare a suo vantaggio il loro tempo libero e li mette in guardia dal leone ruggente, travestito da pecora, che  vuole distruggerli con  quello che  offre.

            Gesù si è preparato alla vita e alla missione alla scuola quotidiana della madre. Colui che conosceva la volontà del Padre celeste, si è lasciato guidare fino a trent’anni dall’umile ancella che, dopo essere stata la guida del Figlio, sua è fatta sua fedele discepola. Un giovane che entra nell’affascinante ma pericolosa traversata della vita, non potrebbe avere una guida più dolce e più affidabile. Non temere di accogliere come madre  colei che il Padre ha donato al Figlio perché le fosse accanto nella sua vita sulla terra. La sua mano ti stringerà forte quando imperversa la bufera, il suo sorriso ti conforterà nelle amarezze, il suo Cuore sarà il tuo rifugio e la tua consolazione. Nel tempo del drago sciolto dalla catene, che ha fatto dei giovani il suo bersaglio principale, la scoperta della presenza materna di Maria è una grazia inestimabile da chiedere e da accogliere con gratitudine.

🟢LIVE🔴P. LIVIO: “I 5 MINUTI DELLO SPIRITO SANTO”- 📖 IL MANTO DI MARIA: LE APPARIZIONI MARIANE {P. LIVIO CON SAVERIO GAETA} settima puntata ~ 🇮🇹 anche in radiovisione sul canale 789 del digitale terrestre

🟢P. LIVIO🟢 SIATE LE MIE MANI DI PACE – Catechesi di P. Livio – Puntata 18 ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789

Chi era Santa Scorese, uccisa da uno stalker a 23 anni perché aveva scelto Dio

di Emilia Flocchini–  Avvenire 15 Luglio 2026

Una testimonianza che tocca le corde dell’attualità quella della giovane barese morta nel 1991, vittima di una violenza di genere. Oggi va verso gli altari «non per come è morta ma per come ha vissuto tutte le sue scelte»

La serva di Dio Santa Scorese

«Ho ventitré anni, non posso morire così!», mormora, rivolta al cognato e allo zio, Santa Scorese, aggredita pochi istanti prima, nel cortile di casa sua, da Giuseppe Di Mauro, dieci anni più grande di lei. È il 15 marzo 1991, ma da tre anni la segue dovunque vada e le lascia biglietti anonimi, per farle capire che dev’essere solo sua, altrimenti morirà. Così avviene, nel giro di poche ore da quell’agguato. 

Santa, nata il 6 febbraio 1968 a Bari, vive un percorso di giovane coinvolta in vari ambiti della vita ecclesiale e sociale, riuscendo a fare sintesi di tutte queste esperienze in modo personale. Secondo Carmencita Picaro, la Missionaria dell’Immacolata “Padre Kolbe”, che diventa la sua compagna di viaggio, «i suoi due desideri di fondo, ossia essere capace di vivere in pienezza la sua umanità ed essere se stessa alla luce di Gesù, hanno fatto di lei una esploratrice dei segreti di luce per la vita piena, che lei raccoglieva nel campo delle esperienze ecclesiali e che erano presenti, in scintille dello Spirito, in ogni realtà che frequentava». Santa dichiara il suo amore per Gesù in pagine di diario, intessute di riferimenti biblici, in lunghi tempi di adorazione, ma anche tra le lacrime, perché non sempre viene compresa nelle sue scelte. Un’altra costante della sua esperienza è il rapporto con la Vergine Maria, che ha scelto sia affidandosi alle sue cure sia cercando di imitarla come vera donna aperta a Dio e all’umanità.

Ama la cultura e la bellezza, s’incanta guardando il mare, pratica la pallacanestro e, con la sorella, ascolta le canzoni di Renato Zero. All’università sceglie inizialmente Medicina per poter essere più utile al prossimo, ma in seguito riconosce di essere più incline all’ascolto che alla cura dei corpi e passa, quindi, a Pedagogia. Continuando la frequentazione di Carmencita e delle Missionarie dell’Immacolata, pensa di poter condividere la loro vita più da vicino per «essere Maria nel mondo», secondo il loro carisma. Tuttavia, dopo un periodo di prova, chiede di non continuare la formazione, per ragioni personali e familiari, ma non abbandona il suo progetto di consacrazione.

Proprio in quel periodo, inizia per lei il tempo della persecuzione, che vive come se fosse il suo Getsemani: soffre nel sentirsi limitata nella propria libertà personale, ma sa di non essere abbandonata da Gesù. I comportamenti ossessivi mettono in guardia i familiari di Santa: suo padre è un agente di polizia, quindi cerca di ottenerle una scorta, mentre gli amici l’accompagnano agli incontri a cui sente di non dover mancare. È però sola, la sera del 15 marzo 1991, in cui Giuseppe l’attende nel cortile di casa per portare a termine quello che non era riuscito a compiere il 6 febbraio 1989, in una precedente aggressione; dopo averla ferita con un coltello, viene bloccato e trascorre i successivi dieci anni in un ospedale psichiatrico giudiziario.

«Credo che proprio la sua uccisione – aggiunge Picaro – sia stata il suo sigillo d’amore per Gesù e il luogo della sua missione, da dove grida ancora al mondo la bellezza di una vita forte e coerente, vissuta in pienezza, anche se giovane, e la forza che si sprigiona dall’Amore vero condiviso; quello che afferra e trasforma tutta la persona, e che scorre da una fonte che non si dissecca perché è da Dio stesso a cui ci si abbevera in ogni istante».

L’inchiesta su vita e presunto martirio di Santa si è svolta dal 5 aprile 1998 al 7 settembre 1999 nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto. Franca Maria Lorusso, avvocata ecclesiastica, che nel 2023 è stata nominata postulatrice della fase romana della causa dall’arcivescovo Giuseppe Satriano, dichiara: «A lui va riconosciuta la lungimiranza (e anche il coraggio pastorale) di non lasciare Santa confinata nella memoria familiare, nella devozione di pochi o in una dolorosa pagina di cronaca» che ha ispirato libri, film, spettacoli teatrali.

Pensando a un possibile parallelismo tra lei e altre giovani martiri, uccise da chi voleva violare la loro integrità fisica, aggiunge: «La sua morte non si lascia leggere soltanto come l’esito tragico di una violenza di genere, e nemmeno solo come martirio della purezza. Il cuore della causa è un altro: verificare se Santa sia stata uccisa in odium fidei . Se, cioè, l’avversione dell’aggressore si sia diretta non solo contro la donna che gli si negava, ma contro ciò che lei rappresentava e viveva: la sua fede, la sua scelta di Dio, quella libertà interiore che proprio dalla fede nasceva.

Dignità della donna e odium fidei , insomma, non stanno sullo stesso piano. La prima è il volto umano della vicenda, quello che tutti riconoscono al primo sguardo; il secondo, se la Chiesa lo riconoscerà, ne è il fondamento teologico. Santa ha certamente difeso la propria dignità. Ma lo ha fatto perché quella dignità, per lei, aveva un nome preciso: appartenenza a Cristo». La Positio super martyrio è in piena fase di elaborazione a opera di un piccolo gruppo di collaboratori e con la guida del relatore, il carmelitano padre Szczepan T. Praskiewicz. 

La memoria di Santa viene oggi custodita dall’Aps Amici di Santa , nata nel 2024. Sua sorella Rosa Maria ha percepito un cambio di sensibilità da parte di chi la ascolta per la prima volta raccontare l’esperienza di Santa: «Chiaramente le ragazze sono quelle più coinvolte, si appoggiano, chiedono conforto, ma negli ultimi anni è cambiato moltissimo anche l’atteggiamento dei ragazzi, che cominciano a dimostrare più attenzione su questi temi».

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🟢P. LIVIO🟢 IL MANTO DI MARIA – Catechesi di P. Livio con Saverio Gaeta– Puntata 7 ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Mercoledì 15 Luglio 2026

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h. 9.00: IL MANTO DI MARIA

Le apparizioni mariane dalla Medaglia miracolosa a Medjugorje

h. 10.00: CATECHESI

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