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di Danilo Taino| 22 luglio 2026 – Corriere della Sera
Ortega, 80 anni, il capo sandinista nel secolo scorso spesso osannato in Occidente, è al potere ininterrottamente dal 2007 e le elezioni che si sono tenute nel frattempo, le ultime nel 2021, sono state farse: le ha truccate, ha incarcerato gli oppositori, ha ucciso chi protestava, ha fatto arrestare intellettuali e religiosi, ha smantellato le opposizioni e preso il controllo dell’esercito e dei tribunali.
Dittatori e paranoia si frequentano spesso. Il più recente «uomo forte» al governo a dare segni di panico è Daniel Ortega, il presidente del Nicaragua. Domenica scorsa, durante un comizio, ha detto che «qui non ci saranno mai più elezioni». Non che finora il Paese si potesse considerare democratico.
Ortega, 80 anni, il capo sandinista nel secolo scorso spesso osannato in Occidente, è al potere ininterrottamente dal 2007 e le elezioni che si sono tenute nel frattempo, le ultime nel 2021, sono state farse: le ha truccate, ha incarcerato gli oppositori, ha ucciso chi protestava, ha fatto arrestare intellettuali e religiosi, ha smantellato le opposizioni e preso il controllo dell’esercito e dei tribunali.
L’anno scorso, il parlamento che Ortega controlla ha nominato sua moglie, Rosario Murillo, copresidente. Il guaio, per lui e consorte, è che non si sentono più sicuri nemmeno con il controllo totale di ciò che avviene nel Paese. La cattura di Nicolás Maduro in Venezuela a inizio anno, da parte di Washington, e la pressione degli Stati Uniti sul regime di Cuba – due suoi alleati storici – lo hanno gettato in uno stato di angoscia, dicono gli oppositori che lo conoscono.
Quelle dette al comizio di domenica, non sono «parole di forza, ma parole di paura», ha dichiarato al New York Times Félix Maradiaga, candidato alle presidenziali del 2021 ma esiliato dal regime. Il Nicaragua, diventato una repubblica indipendente nel 1838, nel 1909 viene occupato dagli Stati Uniti, i quali nel 1937 lasciano il governo ad Anastasio Somoza e alla sua famiglia. Nel frattempo, cresce la guerriglia guidata da Augusto César Sandino.
Il regime di Somoza, appoggiato da Washington, crolla nel 1979, e i sandinisti, marxisti di tendenza castrista, stabiliscono una giunta di governo della quale fa parte Ortega. Nel 1984 vincono le elezioni ma nel 1990 Ortega viene battuto dalla democratica Violeta Chamorro (morta il mese scorso). Il sandinista si rifarà nel 2007 e da allora non abbandonerà più il potere.
Negli Anni Ottanta era stato accusato di violenza sessuale su Zoilamérica Narváez Murillo, figlia avuta dalla moglie Rosario in un precedente matrimonio (altre accuse di stupro contro Ortega sono seguite in anni successivi). Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invitato la comunità internazionale a impedire la cancellazione definitiva delle elezioni in Nicaragua.
Il Nicaragua è l’unico paese del mondo su 85 dove, con un pretesto, è stata chiusa Radio Maria. Ora le trasmissioni sono riprese via Web da un paese confinante. ( RM)
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L’Amministrazione Trump prepara un accordo nucleare civile con l’Arabia Saudita senza garanzie né “Gold Standard”. Riyadh aveva promesso di seguire l’Iran verso la bomba. A Gerusalemme suona l’allarme
di Giulio Meotti – 22 LUG 26 – IL FOGLIO
Se non bastavano l’accordo (già fallito) con l’Iran e la promessa degli F-35 alla Turchia, l’annuncio dell’Amministrazione Trump sul nucleare saudita genera allerta a Gerusalemme. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva detto più volte che, se l’Iran avesse tentato di sviluppare un’arma nucleare, anche l’Arabia Saudita lo avrebbe fatto. Il principe aveva dichiarato alla CBS: “Senza dubbio, se l’Iran sviluppasse una bomba nucleare, noi seguiremmo il suo esempio il prima possibile”. L’Amministrazione Trump ora prevede di sottoporre al Congresso un accordo con l’Arabia Saudita per condividere tecnologia nucleare civile che non include un piano di normalizzazione con Israele né le garanzie che gli Stati Uniti hanno da tempo affermato essere necessarie per impedire che simili materiali vengano utilizzati in programmi militari.
L’accordo sul nucleare saudita era stato inizialmente concepito come parte di un patto più ampio che avrebbe potuto portare al riconoscimento di Israele, ma Riyadh si è ritirata da questa possibilità durante la guerra tra Israele e Hamas. L’accordo non include il cosiddetto “Gold Standard”, che impedirebbe al Regno di arricchire l’uranio e di riprocessare il combustibile nucleare esaurito, due percorsi verso le armi nucleari. Intanto, rivela il Wall Street Journal, l’intelligence israeliana ritiene che l’Iran abbia trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio in tunnel scavati in profondità all’interno di una montagna. Israele ha trasmesso le informazioni d’intelligence agli Stati Uniti, affermando che le centrifughe sono state trasferite nel sito di Pickaxe dopo la “guerra di Dodici giorni” del giugno 2025, quando attacchi americani e israeliani hanno duramente colpito i tre principali siti nucleari iraniani. Conosciuta in Iran come Kolang, Pickaxe è sotto sorveglianza da parte di Stati Uniti e Israele da anni. “E’ plausibile che l’Iran abbia spostato centrifughe nei tunnel di Pickaxe”, ha dichiarato David Albright, uno dei massimi esperti di armi atomiche e proliferazione. Gli esperti stimano che il complesso sotterraneo si estenda tra i novanta e i centoquaranta metri di profondità, con spazio sufficiente per ospitare diverse strutture legate al nucleare.
Israele non può immaginare un medio oriente che si nuclearizza ai suoi confini.
“I sauditi hanno annunciato più volte che vogliono lo stesso status atomico dell’Iran e se avranno la capacità di arricchimento andranno anche loro verso la bomba, è chiaro” dice al Foglio Efraim Inbar, presidente del Jerusalem Institute for Strategy and Security e già consigliere di Benjamin Netanyahu. “L’occidente ha temporeggiato sull’Iran. Parte del suo programma nucleare è stato distrutto, ma ora proveranno a ricostruirlo. Sappiamo già che gli israeliani hanno avvisato gli americani che gli iraniani hanno iniziato un nuovo impianto di arricchimento spostando centrifughe”. Se Teheran spinge sulla Bomba, altri paesi nella regione lo seguiranno. “Cercheranno di avere capacità simili e in medio oriente è molto difficile stabilire una deterrenza efficace a causa delle piccole distanze fra i paesi e a causa del tipo di leadership fanatica che vediamo. Anche la Turchia di Erdogan vorrà l’atomica e anch’egli è un fanatico. Anche l’Egitto la vorrà, forse anche gli Emirati.
Un medio oriente nucleare multipolare è un incubo strategico per Israele e dovremmo impedirlo. Non c’è differenza tra percorso nucleare civile e militare. Ci sono ingredienti di un programma come l’arricchimento o la separazione del plutonio che possono essere convertiti in breve tempo”. La mutua deterrenza che valeva nella Guerra fredda non funziona in medio oriente. “Tra Mosca e Washington, le distanze erano molto maggiori. E anche il tipo di leadership a Mosca, come a Washington, era ideologica ma razionale. Mentre la razionalità non è una qualità della leadership mediorientale. Forze nucleari rudimentali possono innescare attacchi preventivi. E’ simile a due cowboy si fronteggiano con le pistole. Cosa succede? Chi spara per primo ha un vantaggio”.
