"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2026 Pagina 40 di 277

Santi Anna e Gioacchino

autore: Giovanni Carnovali anno: 1826 titolo: Educazione della Vergine luogo: Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, Almenno San Bartolomeo

Nome: Santi Anna e Gioacchino

Titolo: Genitori della Vergine Maria

Ricorrenza: 26 luglio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

S. Anna nacque a Betlemme in umile dimora, e fu predestinata da Dio ad andare sposa a Gioachino. Entrambi erano della stirpe di David. I due sposi scelti dal Cielo a darci l’Immacolata da tanti anni sospiravano un figlio e pregavano con lacrime l’Onnipotente affinché esaudisse i loro desideri. Come l’antica Anna, madre di Samuele, effondeva presso il Signore le sue preci e faceva voto di consacrargli interamente il figlio che le avrebbe mandato, così la madre di Maria prometteva di consacrare a Dio la prole che le avrebbe concesso…

Avanzata ormai d’età e sterile, il suo stato era allora considerato come un castigo del cielo, come un’esclusione dal partecipare alla nascita del Messia. Tanto che Gioacchino, giunto in tarda età senza prole, venne allontanato dal tempio di Gerusalemme dallo scriba Ruben, perché non era consentito accedervi a chi non avesse procreato.

Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori. Mentre era separato da Anna un angelo le sarebbe apparso e le avrebbe annunciato l’imminente concepimento di un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si ricongiunsero alla Porta Aurea di Gerusalemme scambiandosi un affettuoso bacio e in quell’istante si narra si ebbe l’Immacolata Concezione di Maria.

Anna seppe così pazientare e soffrire la ignominia e il compatimento delle donne nazaretane e Iddio le preparò la più grande consolazione, eleggendola a genitrice della Madre del Salvatore.

I due si ritirarono in disparte per pregare e ottenere da Dio la grazia che arrivò con l’annuncio di un angelo: « Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo »

« Veramente beata, e mille volte beata sei tu, o Anna, esclama il Damasceno, che hai messo al mondo quella bambina che Dio ricolmò di beatitudine, Maria, che il suo nome stesso rende singolarmente veneranda; la quale ha prodotto Cristo, il fiore di vita: la Vergine, la cui nascita fu gloriosa, e il suo parto sarà ancor più sublime. Noi pure, o beatissima donna, ci felicitiamo con te d’aver avuto il privilegio di darci la speranza di tutti i cuori, la prole cioè della promessa. Sì, sei beata, e beato è il frutto del tuo seno. Le anime pie glorificano il tuo germe, ed ogni lingua celebra con gioia la tua maternità. E certo, è degno, sommamente degno, lodare colei che Dio favorì di un oracolo e diede a noi il meraviglioso frutto, donde è uscito il grazioso Gesù ».

La santità di Anna fu certamente in rapporto con la sua dignità. La fede, l’amore vivissimo a Dio, l’intima unione con Lui, l’esattissima osservanza della legge divina, la purità, la carità, la prudenza, la fortezza, tutte le virtù si intrecciarono in lei. La santità eccelsa della figlia doveva pure esser per lei un continuo stimolo per crescere ogni giorno nella virtù. E se la Vergine, col visitare S. Elisabetta e col trattenersi con lei per tre mesi, riempì di benedizioni quella casa, chi può mai dire quanto abbondantemente fosse ricolma di grazia Anna, che per più anni visse con la Vergine e l’ebbe soggetta ed ubbidiente?

Maria contava tre anni ed allora Anna con Gioachino, suo santo sposo, condusse la figliuola al Tempio e l’abbandonò nelle mani di Dio.

Fu grande dolore per lei, ma lo seppe sopportare con la serenità dei giusti che vedono in tutti gli eventi un disegno della Provvidenza per il bene delle anime.

La missione a lei assegnata era ormai compiuta ed ella spirava in Gerusalemme tra le braccia della figlia benedetta. Pare che morisse all’età di 69 anni.

PREGHIERA Doloroso fu per Anna il distacco dall’eletta figliuola, ma seppe compierlo prontamente. Sappiamo anche noi lasciar liberi i figli di seguire la via per cui Dio li chiama.

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – CREDO IN GESU’ CRISTO – Puntata 7

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 LUGLIO 2026

FESTA DI SAN GIACOMO APOSTOLO PATRONO DI MEDJUGORJE

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MEDJUGORJE : MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 luglio 2026

“Cari figli!
Mentre le tenebre e l’inquietudine regnano in molti cuori, voi, figlioli, siate preghiera e le mie mani tese d’amore.
Mettete, figlioli, la Sacra Scrittura in un posto visibile nella vostra famiglia e leggetela, affinché sia per voi esortazione alla conversione e alla vita nuova. Perché satana è forte e seduce i cuori. Desidero affidare i vostri cuori attraverso il mio cuore materno, al cuore di mio Figlio Gesù, affinché in voi regni Lui, il Risorto, e la gioia regnerà in voi e intorno a voi.”
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

{Con approvazione ecclesiastica}

H 21.00 ✨〽️DIRETTA CON P.LIVIO PER IL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE- #Medjugorje 25 Luglio 2026✨〽️

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“Trump deve decidere se passare alla storia come un perdente”. Parla Benny Morris

Sull’Iran Il rischio è che il presidente americano passi alla storia come un nuovo Carter. “Qui non parliamo di ostaggi, ma di qualcosa di molto più grande: la sopravvivenza del regime iraniano, la minaccia di un Iran nucleare e il caos economico globale”, dice lo storico israeliano

di Giulio Meotti 25 LUG 26  il foglio

Secondo la ricostruzione uscita ieri sul Wall Street Journal, Donald Trump è scettico sul fatto che i negoziati con l’Iran possano produrre una pace duratura e che l’unica cosa che Teheran capisce è la forza. “Credo che pensi di aver dato una possibilità alla pace”, ha detto Michael McCaul della commissione esteri della Camera americana. “Sta tornando al piano A, l’operazione militare”. “Ci sono diverse possibilità e tutte nella testa di Trump”. Parlando al Foglio, lo storico israeliano Benny Morris spiega come potrebbe continuare la guerra. “Una è che i bombardamenti a bassa intensità contro le capacità iraniane di attaccare le navi nello Stretto di Hormuz continuino per una o due settimane. L’altra è che inizi un’escalation colpendo uno o due obiettivi, come Pickax Mountain, e aspetti di vedere come reagiscono gli iraniani. La terza è che attacchi impianti di petrolio e gas, desalinizzazione, centrali elettriche, che porterebbe l’economia e il regime iraniani al collasso. Ci sarebbero rivolte e milioni di persone fuggirebbero. L’Iran ha riserve per due o tre mesi; dopo di che sarà il caos”.

Finora Trump ha evitato di attaccare le infrastrutture economiche iraniane perché sa che porterebbe a una depressione e all’aumento dei prezzi in America e in tutto il mondo.

“Di certo, gli danneggerebbe le elezioni di medio termine” prosegue Benny Morris al Foglio. “Non lo vuole. Ma non vuole nemmeno passare alla storia come un perdente. Ed è questo che lo aspetta se l’Iran continua a fare ostruzionismo, rifiuta di fare concessioni e di rinunciare alla sovranità sul Golfo Persico e Hormuz. Quindi deve decidere”.

Poi c’è il problema di Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu incontrerà Trump martedì alla Casa Bianca. “Gli iraniani cercheranno di trascinare Israele nella guerra, anche se significherebbe l’attacco dell’aeronautica israeliana” dice Morris. “E Israele deve decidere cosa farà se gli iraniani tenteranno di coinvolgerli o se Trump cercherà di mobilitare l’aeronautica israeliana per aiutare quella americana sull’Iran”.

Questo è un dilemma per Netanyahu.

“I generali israeliani non vogliono un’altra guerra con l’Iran in cui gli americani potrebbero dire ‘basta’ a metà strada, cosa che hanno già fatto due volte. I generali israeliani non lo vogliono, nemmeno Netanyahu, anche per ragioni politiche: sembrerebbe di nuovo uno stupido per non aver vinto la guerra contro l’Iran e aver sprecato tante risorse israeliane”.

Il rischio è che Trump passi alla storia come un nuovo Carter. “Carter tentò di liberare gli ostaggi nel 1979, fallì e perse le elezioni. Qui non parliamo di ostaggi, ma di qualcosa di molto più grande: la sopravvivenza del regime iraniano, la minaccia di un Iran nucleare e il caos economico globale”.

Poi ci sono i paesi arabi, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait (quest’ultimo minacciato ieri di invasione dall’Iran).

“Vogliono due cose” ci dice Morris. “Nel lungo termine che il regime iraniano sia eliminato. Nel breve termine che l’Iran non colpisca i loro impianti petroliferi e di desalinizzazione. Vogliono che il regime sparisca, come America e Israele, ma non vogliono nemmeno essere bombardati e vedere le loro economie devastate”. Poi c’è lo scenario peggiore. “Che gli iraniani escano vincenti, continuino a controllare gli stretti e proseguano la produzione di uranio fino a essere in grado di assemblare una Bomba”.

Gli islamisti nel mondo intanto osservano. “Gli iraniani hanno una mentalità messianica e sono giocatori d’azzardo disposti a rischiare. L’intero progetto nucleare iraniano fin dall’inizio è stato una scommessa. Sapevano che America e Israele avrebbero opposto resistenza e hanno scommesso che America e Israele non avrebbero fatto ciò che era necessario per distruggere sia il regime sia il programma di armi atomiche. Era una grande scommessa e ora ne stanno facendo un’altra. Hanno dichiarato la sovranità sullo Stretto di Hormuz e a quanto pare stanno facendo lo stesso a Bab el Mandeb, sperando che questo persuada l’occidente a indietreggiare e a tenere Israele fuori.

 Penso che l’occidente, con le spalle al muro – e con Trump è anche una questione psicologica, di come viene percepito – non indietreggerà. Ma potrei sbagliarmi. Trump potrebbe cedere, Israele potrebbe non coinvolgersi e allora Israele dovrà aspettare qualche mese o anno per colpire da solo una volta che sentirà che gli iraniani si stanno avvicinando alla Bomba. Israele li attaccherà senza dubbio”.

C’è poi la questione di come ci vedono. “Vedono l’occidente come decadente, confuso e debole. Nasrallah lo espresse bene una volta quando descrisse Israele come una ragnatela: qualcosa che si sta sfaldando, come una tela di ragno, non davvero solida. Pensava che alla fine potesse essere sconfitta e che Israele sarebbe scomparso. Credo che sia così che gli iraniani e gli islamisti in generale considerano l’occidente. Vedono poi cosa succede nelle strade di Londra e Parigi, dove gli islamisti fanno un sacco di cose orribili e non vengono puniti o fermati”.

San Giacomo il Maggiore

Nome: San Giacomo il Maggiore

Titolo: Apostolo

Nascita: Betsaida

Morte: 43 circa, Gerusalemme

Ricorrenza: 25 luglio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Luogo reliquie:Cattedrale di Santiago da Compostela

San Giacomo il Maggiore fu uno dei dodici Apostoli. Poiché i Samaritani non vollero accogliere i discepoli mandati da Gesù, Giacomo, con il fratello Giovanni, si rivolse al Maestro dicendo: «Signore, vuoi che diciamo al fuoco di discendere dal cielo a consumarli?»

Ma Gesù rispose con dolcezza: «Non sapete di che spirito siete. Il Figlio dell’uomo non è venuto a perder le anime, ma a salvarle». Giacomo seppe far tesoro di quella lezione.

Nacque in Galilea circa dodici anni prima di Gesù. Era fratello di San Giovanni ed entrambi erano figli di Zebedeo, pescatore di Betsaida, e di Salome, discepola di Gesù. L’appellativo «Maggiore» gli fu attribuito per distinguerlo dall’altro San Giacomo, figlio di Alfeo, detto «Minore».

Chiamato da Gesù all’apostolato, lo seguì con generosità, lasciando reti e barca. Questa prontezza gli meritò una particolare benevolenza da parte del Maestro, tanto da essere ammesso alle sue confidenze più intime: fu presente, insieme a Pietro e Giovanni, alla risurrezione della figlia di Giàiro, alla Trasfigurazione e all’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani.

Come ogni uomo, ebbe le sue debolezze. Con Giovanni, fece chiedere alla madre Salome che potessero sedere alla destra e alla sinistra di Gesù nel suo regno. E il Maestro rispose: «Potete voi bere il calice che sto per bere, ed essere battezzati col battesimo col quale io sarò battezzato?».

«Sì, lo possiamo», risposero. Gesù replicò che in effetti avrebbero bevuto il suo calice, ma che i posti nel Regno erano riservati secondo la volontà del Padre.

Disceso lo Spirito Santo a Pentecoste, San Giacomo divenne tra i più zelanti predicatori del Vangelo, arrivando fino in Spagna. Lasciò lì un’impronta così profonda che, secoli dopo, durante le invasioni dei Mori, fu spesso invocato e persino visto apparire come guerriero celeste su un cavallo bianco, in difesa dei cristiani. 

Rientrato a Gerusalemme verso l’anno 43, fu arrestato e decapitato per ordine del re Erode Agrippa I, desideroso di compiacere i Giudei.

L’eroica testimonianza di fede di San Giacomo colpì profondamente il soldato che lo aveva condotto al giudizio, tanto che questi si convertì e ricevette la grazia del martirio insieme a lui. Il corpo dell’Apostolo, oggetto di continui pellegrinaggi, riposa nella basilica di Compostela, in Spagna.

Il celebre Cammino di Santiago di Compostela è legato alla tomba di Giacomo e al suo ritrovamento, avvenuto nel IX secolo. Secondo la Legenda Aurea, sebbene Giacomo fosse stato decapitato in Palestina nel 44 d.C., i suoi discepoli trasportarono il corpo in Galizia a bordo di una barca guidata da un angelo. Qui, nella terra che l’Apostolo aveva evangelizzato tra le popolazioni celtiche, fu sepolto in un bosco vicino a Iria Flavia, antico porto romano della regione

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – CREDO IN GESU’ CRISTO – Puntata 6

🟢IN RADIOVISIONE:🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO – Puntata 08🙏

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