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Anno: 2026 Pagina 13 di 343

Il Papa operato al Gemelli, asportato lobo inferiore del polmone destro

Senza complicanze con un buon esito l’operazione chirurgica al Pontefice, durata circa 90 minuti e condotta con tecnica videoassistita. Il bollettino medico diffuso in serata fa sapere che “l’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori”. Leone si è svegliato regolarmente ed è rientrato in stanza “dopo un breve periodo di osservazione”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

In un intervento di circa 90 minuti, senza complicanze e conclusosi positivamente, a Papa Leone XIV è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro e l’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare. L’atteso bollettino medico contenenti le notizie sulla salute di Papa Leone è giunto in serata alle 21.53, poco più di due ore dopo l’intervento di oggi pomeriggio, 13 ottobre, al Policlinico Gemelli.

Una comunicazione via Telegram della Sala Stampa poco prima delle 20 già faceva sapere che l’intervento al Papa, condotto dalla équipe medica di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora, si è “concluso positivamente, nei modi e nei tempi previsti” e che il Papa è “rientrato nella sua stanza” al decimo piano del Policlinico, nel reparto adiacente all’appartamento papale – dove un anno e mezzo fa fu ricoverato Papa Francesco – attualmente in ristrutturazione.

Il Papa al Gemelli, intervento concluso positivamente

13/10/2026

Il Papa al Gemelli, intervento concluso positivamente

La Sala Stampa della Santa Sede fa sapere che si è conclusa “nei tempi e nei modi previsti” l’operazione a Leone XIV di rimozione di un nodulo al polmone: “Il Santo Padre è …

Il bollettino medico

Nel bollettino diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, il dottor Luigi Carbone, direttore della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano, e il professor Margaritora comunicano che: “Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica. Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un’adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori”.

Operazione di circa tre ore

“Il Santo Padre – informa ancora la nota – è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell’intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze”. Dopo l’intervento, Leone XIV “si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al decimo piano”.

Il Papa al Gemelli nell’abbraccio della gente: “Vinci questa battaglia!”

L’équipe medica

A coadiuvare il professor Margaritora erano la professoressa Elisa Meacci, la dottoressa Maria Teresa Congedo e il dottor Leonardo Petracca Ciaravella. L’équipe anestesiologica era composta dal professor Massimo Antonelli e dai dottori Giovanni Punzo e Giuseppe Bello.

Esami e degenza

Nei prossimi giorni seguiranno gli esami post-operatori e l’esame del materiale asportato. Dalle analisi pre-operatorie i medici sapevano già come e dove agire e il termine “radicalità” indica che non si è voluto lasciare nulla di quanto era stato individuato e che è stato fatto di tutto per rimuovere totalmente il tumore.

Per quanto riguarda la degenza, per il momento la tempistica è quella precedentemente annunciata e cioè di “circa una settimana”.

Già domani dalla Sala Stampa della Santa Sede giungeranno aggiornamenti su come Leone ha trascorso la notte e su eventuali prime risultanze degli esami post-operatori. Intanto il Papa è accompagnato da coloro che già lo assistono quotidianamente nell’appartamento pontificio. Al suo risveglio è apparso da subito vigile e orientato e, ha riferito ai giornalisti il portavoce vaticano Matteo Bruni, “quando è tornato nella stanza ha chiesto la cena”.

Ultimo aggiornamento alle ore 22.45 del 13 ottobre 2026

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Il Papa al “Gemelli”: l’intervento è riuscito. Rimosso il tumore e asportato il lobo inferiore del polmone

di Giacomo Gambassi, Roma

Dalla Sala Stampa vaticana il bollettino sull’esito dell’operazione durata 90 minuti. Nessuna complicazione. Non si fa riferimento a terapie farmacologiche. All’ora di pranzo l’arrivo di Leone XIV al policlinico di Roma per il ricovero. Volto sorridente e passo sostenuto all’ingresso. La folla veglia sulla sua degenza

Avvenire 13 ottobre 2026

Sorride Leone XIV quando scende dall’auto che si è appena fermata davanti al policlinico “Gemelli” di Roma. È il giorno del suo ricovero in ospedale. E anche dell’intervento chirurgico che lui stesso aveva annunciato. Fino a poche ore prima, non era stato confermato che l’inizio della degenza dovesse corrispondere all’ingresso in sala operatoria. Invece è la Sala Stampa della Santa Sede a riferire sia il suo arrivo nel “nosocomio dei Papi” intorno all’ora di pranzo, sia l’intervento nel pomeriggio per rimuovere il nodulo al polmone «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato», come il Pontefice aveva spiegato domenica all’Angelus raccontando della sua malattia e dell’imminente ricovero. Operazione su un Papa di 71 anni e al suo diciassettesimo mese di pontificato che si conclude «positivamente nei tempi e nei modi previsti», è la prima comunicazione vaticana alle 19.50.

L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / Ansa

Il bollettino medico uscito in tarda serata spiega che è stato rimosso in maniera profonda un tumore maligno, sintetizzano fonti vaticane. «Per rendere l’intervento radicale è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita», si legge nel testo. E poi si fa sapere l’esito dell’«esame istologico estemporaneo» che «ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori»: il tumore, appunto. Nodulo scoperto durante alcuni controlli di routine: perciò, non imputabile a “segnali spia” che avrebbero fatto scattare l’allarme sulle condizioni cliniche di Leone XIV. Nel bollettino viene raccontata l’operazione: «Il Santo Padre è stato in sala operatoria per circa tre ore, la durata dell’intervento è stata di circa novanta minuti. L’intervento è riuscito». E si aggiunge che «non ci sono state complicanze». Risveglio regolare. E il Papa «è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza», si osserva. Nel testo non si fa riferimento a terapie farmacologiche, notano fonti vaticane: pertanto potrebbe essere esclusa anche la chemioterapia. A eseguire l’intervento l’équipe medica di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora, 66 anni, romano, laureato all’Università Cattolica, con migliaia di operazioni all’attivo e centinaia di pubblicazioni nel curriculum. Con lui Elisa Meacci, Maria Teresa Congedo e Leonardo Petracca Caravella. 

Leone XIV trascorrerà i giorni della fase post-operatoria al decimo piano del “Gemelli”, in quello che Giovanni Paolo II aveva ribattezzato il “Vaticano 3” per indicarlo come “casa” del Papa dopo la Città del Vaticano e Castel Gandolfo. Ala con l’appartamento pontificio che era stato allestito per la prima volta nei primi anni Ottanta per papa Wojtyla dopo l’attentato del 1981 e che è stato utilizzato anche dai suoi successori. I tempi della permanenza in ospedale dovrebbero essere confermati: una settimana, come era stato annunciato alla vigilia. Sarà il team medico che segue il Papa a scandire la convalescenza. Ad esempio, non è ancora sicuro se Leone XIV si affaccerà per l’Angelus di domenica prossima dal decimo piano. La prefettura della Casa Pontificia ha annullato tutte le udienze fino a martedì 20 ottobre. Significa che il Papa potrebbe tornare a essere in piazza San Pietro il mercoledì seguente per l’ordinaria udienza generale? La risposta positiva è ancora prematura. Vale anche per l’“uscita” programmata il 27 ottobre: quella ad Assisi per i quaranta anni dell’incontro mondiale di preghiera per la pace voluto da Giovanni Paolo II con i leader religiosi di tutto il mondo. Anniversario che verrà ricordato con tre giorni di eventi promossi dalla Comunità di Sant’Egidio che il Papa doveva concludere. E poi c’è il viaggio apostolico di dodici giorni in Uruguay, Argentina e Perù dal 6 al 17 novembre: visita in America Latina a cui Leone XIV tiene particolarmente e che avrebbe l’intenzione di compiere. Sempre se le condizioni di salute glielo consentiranno. 

A vegliare sul Papa ricoverato è una folla che fin dal mattino si raduna al “Gemelli”. Tutti intorno a Leone XIV che, due giorni prima, in piazza San Pietro, aveva fatto sapere al mondo con parole dirette, precise ed essenziali di avere un nodulo e di aver «deciso di operarmi per toglierlo, seguendo il consiglio dei medici». Sono da poco passate le 13 quando si presenta al policlinico dell’Università Cattolica. La gente che lo attende da ore lo applaude e lo saluta con calore. “Forza Papa”, il grido che gli dà il benvenuto. Lui ricambia, toccato dall’affetto, mentre raggiunge a piedi l’entrata principale con il suo consueto passo sostenuto fino all’ascensore dietro cui scompare. Il volto è sereno. Ad accompagnarlo nella vettura targata Stato Città del Vaticano i due segretari personali, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga e don Marco Billeri, e il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Petar Rajič. Assieme a lui anche il medico curante Luigi Carbone.

All’arrivo Leone XIV viene accolto dai vertici del presidio ospedaliero: il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini, il direttore sanitario Andrea Cambieri. Un messaggio giunge anche dalla rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, che esprime al Papa a nome di tutta la famiglia dell’ateneo «la nostra affettuosa vicinanza. Nel momento del ricovero in ospedale, manifestando il forte legame che unisce l’ateneo alla Fondazione policlinico universitario “Agostino Gemelli”, lo accompagniamo con la preghiera e con profonda gratitudine per il suo magistero, che ci esorta a mettere al centro la dignità di ogni persona e a costruire dialogo e pace».Le ore dell’inizio del ricovero del Papa e dell’intervento sono accompagnate dalla preghiera anche all’interno dell’ospedale. Alle 18 nella cappella San Giovanni Paolo II del policlinico il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, guida la recita del Rosario per esprimere la vicinanza e l’affetto della Chiesa di Roma al suo vescovo. All’ora di pranzo don Nunzio Currao, uno dei cappellani dell’ospedale, ha presieduto la Messa nella cappella del quarto piano, quello dell’accesso principale da cui è entrato Leone. Nella cappella principale invece, al piano inferiore, il lezionario è aperto sulla pagina del Vangelo del giorno, tratto da quello di Luca, un dialogo tra Gesù e il fariseo in cui il Signore invita all’elemosina

Sua Em. il Card Leonardo Sandri ha tenuto una Meditazione agli Esercizi Spirituali dei Direttori e dei Presidenti di Radio Maria a Roma

CI SCRIVONO

Non è scontato ed è giusto che lo sappia

Padre Livio,

Volevo dirglielo perché lo penso davvero.
Sono una ragazza di 28 anni della provincia di Varese.

Diamo per scontato, o almeno capita a me di dare per scontato che Lei sia già a conoscenza di quanto è importante per noi, per la nostra anima. Ci penso a quanto vorrei dirgli grazie per tutto, e in qualche modo mi rispondo che è come se lo sapesse già, “chissà in quante persone glielo dicono”.

Pensandoci però non è scontato, ammiro la sua forza, il suo coraggio e il grandissimo lavoro che fa al fianco della Madonna, mi rendo conto che non è scontato averla, non si trovano tutti i giorni Padri Spirituali così vicini all’anima che hanno quel potere di toccare il cuore come fa Lei.

È così lontano, non mi conosce, ma la sento così vicino, e come me tantissimi altri. E per questo vorrei ringraziarLa davvero di cuore perché per noi, in questo mondo in cui la fede vacilla, basta accendere la radio e trovare lei che parla ci riaccende in un attimo quella fervorosità e quella speranza.

Parlo per me, quando la pigrizia mi assale, lo scoraggiamento cerca di prevalere, oltre a trovare conforto nella preghiera, basta leggere anche solo due righe del suo blog o sentirla parlare che la

pace ritorna ad accarezzare il cuore.

Grazie Padre Livio, Lei non lo sa ma in qualche modo ci salva, sempre, ogni giorno. Non è scontato, ed è giusto che lo sappia.

La abbraccio

Carola

Grazie Cara Carola!

Anch’io ho bisogno di parole di incoraggiamento e le pubblico volentieri.

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.

Ave Maria

Padre Livio

Grynkewich, comandante Nato in Europa: «Ecco il piano della vittoria. E l’appoggio degli Usa è garantito»

di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 13 Ottobre -2026

«Trump? Sostiene l’articolo 5, non lo ha mai messo in dubbio»

VARSAVIA –  Nessuno sul fianco Est dell’Europa intende fare a meno dell’alleanza atlantica, o meglio della leadership militare degli Stati Uniti. Ecco perché, ieri, l’intervento del generale americano Alexus Grynkewich è risultato tra i più attesi e tra i più applauditi, qui al «Forum sulla sicurezza di Varsavia». 

Grynkewich è il comandante supremo delle forze europee della Nato, una carica da sempre riservata solo ai militari Usa. Il generale, per altro, guida anche il Comando europeo degli Stati Uniti. Un doppio rassicurante incarico per questa audience, visto che è stato indicato da Donald Trump. 

Grynkewich è venuto a presentare la «Teoria della vittoria», in parte già anticipata dai media la scorsa settimana. Sale sul podio e inizia attribuendo a George Washington il motto assai più antico e forse anche un po’ logoro: «Se vuoi la pace, prepara la guerra». Poi una premessa di metodo: «Questo piano è condiviso da tutti i 32 partner dell’Alleanza. Ciò non significa che consideriamo imminente un conflitto: vogliamo essere pronti per ciò che è possibile, non solo per ciò che è probabile». 

Quindi entra nel dettaglio: «La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo». 

Il generale prosegue aggiungendo particolari sempre più tecnici, insistendo su un aspetto: la Nato può già contare su una chiara superiorità tecnologica e su contingenti militari addestrati. «Ora si tratta di migliorare giorno dopo giorno la nostra preparazione per rendere sempre più efficace il nostro deterrente». 

Ma anche una platea così disponibile non può evitare il tema di fondo. Fino a che punto Trump appoggia la «Teoria della vittoria»? Davvero il presidente americano è pronto a difendere «ogni porzione del territorio Nato?». Grynkewich giura di sì: «Lo scorso luglio c’ero anch’io nelle riunioni tra i leader al vertice Nato di Ankara. Il presidente Trump non ha mai messo in dubbio l’applicazione dell’articolo 5 (tutti corrono in aiuto di un partner aggredito ndr)».   

Il problema è che a Washington convivono due visioni. Quella tradizionale, ripetuta dal generale Grynkewwich e dall’ambasciatore americano alla Nato, Matthew Whitaker, anche lui presente al «Forum». L’America resta al fianco degli europei nella Nato, ma chiede un contributo maggiore ai partner. Whitaker ha messo in fila «le quattro priorità» degli Usa: «Al primo posto c’è la nostra sicurezza nazionale; al secondo quella del nostro continente; al terzo l’Indopacifico; al quarto l’Europa». Nello stesso tempo, però, Trump si muove in altre direzioni: stringe il «patto del diesel» con Vladimir Putin; punta a un accordo triangolare con Xi Jinping e con lo stesso leader russo.

🟢CATECHESI DI P. LIVIO🟢 SIATE LE MIE MANI DI PACE – Puntata 22

Perché la Chiesa non prevede reggenti o «vicepapi»: Papa Leone governerà anche dall’ospedale

di Gian Guido Vecchi-Corriere della Sera – 13 Ottobre 2026

Il Papa governa la Chiesa e continuerà a farlo anche durante il ricovero, l’anestesia e l’operazione, la degenza e la convalescenza. Cosa dicono i canoni 331 e 335 del Diritto canonico

governa la Chiesa e continuerà a farlo anche durante il ricovero, l’anestesia e l’operazione, la degenza e la convalescenza. Non è prevista alcuna supplenza, non ci sono «vicepapi» né reggenze provvisorie di sorta. Il problema del governo tende ad essere posto a ogni ricovero di un Pontefice, ma in realtà per la Chiesa non si pone neppure.

In base al canone 331 del Diritto canonico, il vescovo di Roma «in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa». La sede apostolica è «vacante» solo quando il Papa muore oppure, come nel caso di Benedetto XVI, si dimette: allora il governo, per gli affari ordinari, passa al collegio dei cardinali in attesa del conclave. 

Il canone 335 adombra anche la possibilità di una sede «totalmente impedita», ma questa è un’eventualità differente: Paolo VI e Francesco firmarono lettere di dimissioni anticipate, e affidate al Segretario di Stato, nel caso una malattia improvvisa e grave, come un ictus, avesse impedito loro di decidere «in piena libertà» e «coscienza» come aveva potuto fare invece Ratzinger. Anche Pio XII firmò un testo analogo, ma non per motivi di salute: sapeva che c’era un piano di Hitler per farlo arrestare, durante l’occupazione nazista, e alla fine del 1943 aveva lasciato una lettera di rinuncia in modo che, nel caso, fosse Eugenio Pacelli e non il Papa a essere fatto prigioniero.

Quanto al ricovero di Prevost, la faccenda è più semplice: nell’organizzazione vaticana non cambia nulla, «il governo è e resta nelle mani del Santo Padre», si ripete. Nella Costituzione della Curia Praedicate Evangelium, si legge che il Pontefice «si avvale dei Dicasteri della Curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità». Ogni dicastero e istituzione opera già in nome del Papa e procede come sempre. Certo, le decisioni più importanti devono essere prese e ratificate dal Pontefice, ma anche in questo caso non ci sono problemi particolari visto che Leone, nel caso, potrà farlo pure da una stanza d’ospedale, come del resto fecero i predecessori. Comunque «il tempo previsto per il ricovero postoperatorio è di circa una settimana», si tratta insomma di pochi giorni.

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