
Mese: Ottobre 2026
Dio ha cura e provvidenza delle cose create e le conserva e le dirige tutte al proprio fine, con sapienza bontà e giustizia infinita. Dio non si è limitato a creare il mondo, ma conserva la sua Creazione e la dirige verso il proprio fine. Per quanto riguarda l’aspetto visibile e materiale, l’uomo è il culmine della Creazione. La mente umana non è mai arrivata a concepire la Creazione dal nulla se non nella Sacra Scrittura; in tutte le religioni e filosofie il mondo appare come eterno. La mente umana non è mai riuscita a immaginare che prima che Dio lo creasse il mondo non esisteva, esisteva soltanto Dio; il mondo è sempre stato concepito come eterno. La Sacra Scrittura ci ha invece rivelato che il mondo è stato creato da Dio, mentre le filosofie antiche affermavano che Dio fosse un ordinatore che ha trasformato il caos originario nel cosmos, nel mondo bellissimo. Nel Libro dei Maccabei le Scritture ci rivelano che Dio ha creato il mondo dal nulla. Dopo aver creato il mondo Dio ne ha cura, è la sua Creazione, è opera delle sue mani.
La Sacra Scrittura, specialmente nei Salmi, tocca picchi di lirismo e di bellezza poetica proprio quando celebra la gloria di Dio nella Creazione. Dio conserva nella bellezza la sua Creazione e poi la guida, la dirige verso il proprio fine. Dio governa il mondo, governa tutto. L’alternativa alla provvidenza di Dio sarebbe il caos, ma il mondo è tutt’altro che un caos, l’universo è governato da leggi. Il mondo è un ordine, è regolato da leggi. Qui si vede la mano di Dio che governa il mondo. Dio ha strutturato la natura secondo la sua sapienza e si muove secondo quelle leggi che Dio ha impresso.
Dio governa il mondo e tutte le cose. Dio governa tutta la Storia umana. Dio governa con sapientia verso il proprio fine. C’è un evoluzionismo cristiano secondo il quale Dio ha creato dal nulla la materia primordiale che conteneva in sé tutte già tutte le creature che poi nel tempo si sono formate. Da questo punto di vista possiamo dire che l’uomo è il fine prossimo della Creazione materiale; il mondo è stato creato in vista dell’uomo al quale è stata infusa un’anima spirituale immortale che non viene dalla materia, ma viene da Dio.
Il fine di tutta la Creazione è oltre questa Creazione. Dio non conserverà il mondo fino alla fine. Noi giustamente parliamo della fine del mondo che avverrà attraverso una morte e una resurrezione, Cieli e Terra passeranno ma la Parola di Dio non passerà. L’Universo verrà trasfigurato a immagine della gloria di Cristo risorto, questo è il fine ultimo verso cui Dio dirige la Storia umana. Il nostro corpo sintetizza l’Universo, esso perirà e diventerà polvere quando verrà sepolto; tuttavia, nel momento il cui Cristo verrà nella gloria i morti risorgeranno con un corpo glorioso o oscuro, a seconda della loro condizione spirituale nel momento della morte. Dobbiamo avere fiducia nel governo di Dio nel mondo. Il mondo è governato da Dio che ascolta le nostre preghiere per la pioggia, per il bel tempo, perché ci liberi dai terremoti. Sappiamo quanti miracoli ci sono in questo senso.
Dio governa anche la Storia. I più potenti del mondo non possono pensare di fare quello che vogliono, perché nella Storia agisce Dio che è il primo attore della Storia umana, concomitanti sono gli uomini e nel medesimo tempo, opposto, c’è il principe del male che cerca di inquinare la Storia e deviare l’uomo. Alla fine, però, Dio vince sempre. La giustizia, la bontà, l’amore e tutte le realtà divine vincono sempre. Dobbiamo pazientare, aspettare, testimoniare, riprendere il cammino senza mai perdere il fine ultimo. Dobbiamo perseverare perché alla fine il male avrà la sua punizione; questo accade già in questa vita, nessuno si faccia illusione. Il bene verrà premiato alla fine della vita, ma anche in questa vita. Dobbiamo avere fiducia nel governo divino del mondo e giudicare gli uomini che governano le Nazioni proprio nella luce di Dio, nella misura in cui osservano i Comandamenti oppure fanno il contrario. Dobbiamo avere uno sguardo critico nel guardare come gli uomini governano il mondo e dare il nostro contributo a tutti quelli che, rettamente, vogliono che il mondo sia governato con giustizia, con clemenza e con misericordia.

Programma di Padre Livio – Giovedì 1 Ottobre 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15 ALMANACCO DELLA FEDE:
DIO PROVVEDE PREMIA E CASTIGA
1. Dio ha cura delle cose create
+ Dio ha cura e provvidenza delle cose create e le conserva e le dirige tutte al proprio fine, con sapienza bontà e giustizia infinita
h. 9.15: RITAGLI DI PAGINE INEDITE
Tratta dal Libro: Medjugorje perché non ho dubbi
h. 9.15: ATTUALITA’
I Veggenti di Medjugorje hanno perseverato nella loro missione
9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.45 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA
26. La mia via nella quale vi guido a Dio è difficile (Messaggio del 2 ottobre 2007)
“Cari figli, vi invito nella mia missione, accompagnatemi a cuore aperto con totale fiducia.
La mia via nella quale vi guido a Dio è difficile, ma perseverate e alla fine gioiremo tutti in Dio.
Perciò, cari figli, non cessate di pregare per il dono della fede.
Solo attraverso la fede la parola di Dio sarà luce in questa tenebra che vi vuole avvolgere.
Non temete, io sono con voi. Vi ringrazio!”
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO
Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse
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Patrona dei missionari, san Pio X la definì «la più grande santa dei tempi moderni».
Ermes Dovico – La Nuova Bussola

«Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo si svolgerà sulla Terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla Terra», scrisse santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) pochi mesi prima della morte. Oggi è facile constatare che Dio ne ha esaudito i desideri. La sua biografia, scritta per obbedienza e pubblicata postuma con il titolo di Storia di un’anima, è stata tradotta in oltre 50 lingue e stampata in milioni di copie, ispirando un gran numero di persone e avvicinandole a Cristo. «La più grande santa dei tempi moderni», la definì san Pio X. E sotto il pontificato di san Giovanni Paolo II è divenuta la più giovane tra i Dottori della Chiesa.
Era l’ultima dei nove figli dei coniugi Martin, primi sposi a essere solennemente canonizzati insieme. Teresa perse a quattro anni mamma Zelia (1831-1877) e in seguito al grave lutto si trasferì con la famiglia a Lisieux. La prematura perdita della madre, che le aveva insegnato una preghiera per offrire il cuore a Dio, non le impedì di averne sempre un vivissimo ricordo: «Il buon Dio mi ha fatto la grazia di schiudere la mia intelligenza molto presto. Senza dubbio voleva, nel Suo amore, farmi conoscere la madre incomparabile che mi aveva dato, ma che la sua mano divina aveva fretta di incoronare in Cielo!». Non meno ricco di grazie fu il rapporto con il padre Luigi (1823-1894), da cui la figlia aveva tratto una fede straordinaria già dalla semplice osservazione del suo contegno commosso durante la Messa quotidiana. «Mi bastava guardarlo per sapere come pregano i santi», ricorderà lei, che considerava il genitore un’immagine terrena di «papà il buon Dio».
Nel novembre 1887, dopo aver affidato la sua vocazione alla Madonna che l’aveva guarita anni prima, stupì tutti nel corso dell’udienza di un gruppo di pellegrini francesi con Leone XIII. Chiese in ginocchio al Papa di intervenire per farla ammettere in monastero nonostante l’ancora giovanissima età. «Se il buon Dio vorrà», rispose il Santo Padre. Dio volle, perché in breve il vescovo che l’accompagnava si convinse e lei poté entrare nel Carmelo a soli 15 anni, assumendo il nome religioso di Teresa del Bambin Gesù. Ad esso aggiungerà poi la dicitura «e del Volto Santo» per esprimere più pienamente la sua inclinazione a contemplare il mistero di Cristo. Al monastero di Lisieux ritrovò le sorelle Paolina e Maria, ma la decisione della «santa del sorriso» dipendeva dal solo desiderio di Gesù. «Sentivo che il Carmelo era il deserto dove il buon Dio voleva che io andassi a nascondermi».
A causa della salute malferma non riuscì ad assecondare il desiderio di andare in missione, ma visse intensamente la vita di clausura sostenendo con lettere e preghiere due missionari che divennero i suoi fratelli spirituali. La tubercolosi la colpì nel 1896, in pieno tempo pasquale. Nello stesso periodo iniziò a vivere una profonda crisi che lei stessa definì «notte della fede». Il più grande combattimento della sua anima. Ebbe spinte verso l’ateismo che sopportò come se fossero la sua personale croce. Intanto, continuava a offrire sacrifici e digiuni e a moltiplicare gli atti di fede, senza mai perdere la speranza perché intuì che il Signore la stava provando a beneficio degli increduli: «Il mio Cielo è di sorridere a questo Dio che io adoro, allorché Egli vuole nascondersi per provare la mia fede».
Consapevole delle proprie imperfezioni e illuminata dal richiamo evangelico di farsi come bambini, Teresa scoprì di dover offrire con fiducia a Gesù tutti i suoi limiti e la sua piccolezza: chiamò «piccola via» questa scoperta, esortando all’abbandono totale a Dio per essere da Lui elevati alla santità. Sul letto di morte, alla sorella che le domandava se pensasse spesso al Signore, rispose: «Credo di non aver mai passato tre minuti senza pensare a Lui». Negli ultimi istanti terreni guardò il suo crocifisso e disse: «Io lo amo! Mio Dio, io ti amo!».
Patrona di: malati di Aids, tubercolosi e altre malattie infettive; missionari, orfani, vocazion
La persecuzione anticristiana è già cominciata. Dalla Francia un libro che interpella tutta l’Europa

19 Agosto 2026 ore 15:43
Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà
diGuillaume Gattermann
Per oltre quindici secoli la Francia è stata chiamata la Figlia primogenita della Chiesa. Culla di santi, di cattedrali, di università e di una straordinaria fioritura culturale cristiana, essa ha esercitato un’influenza decisiva sulla storia della civiltà occidentale.
Eppure, proprio in questo Paese, negli ultimi anni si moltiplicano episodi che inquietano molti osservatori: profanazioni di chiese, croci rimosse dagli spazi pubblici, statue della Vergine contestate davanti ai tribunali, prese di posizione ostili all’insegnamento della Chiesa e proposte legislative che incidono sulla libertà religiosa.
Si tratta soltanto di fatti isolati oppure siamo di fronte ai primi segnali di un fenomeno più profondo?
È da questa domanda che nasce il nuovo libro del giornalista e ricercatore dell’associazione Tradizione-Famiglia-Proprietà francese Attilio Faoro, La persécution antichrétienne a commencé La persecuzione anticristiana è cominciata), recentemente pubblicato in Francia. L’autore non propone un pamphlet polemico né una semplice raccolta di episodi di cronaca. Al contrario, presenta il risultato di una lunga indagine condotta su documenti ufficiali, statistiche del Ministero dell’Interno francese, sentenze giudiziarie, rapporti parlamentari e studi di storici, giuristi e uomini di Chiesa. L’obiettivo è affrontare con rigore una questione che molti cattolici si pongono, spesso senza trovare le parole per esprimerla: stiamo assistendo alla nascita di una nuova forma di persecuzione anticristiana?
UNA PERSECUZIONE DIVERSA DA QUELLE DEL PASSATO
Il titolo del volume può sorprendere. Quando si parla di persecuzione, il pensiero corre immediatamente ai martiri dei primi secoli, ai cristiani uccisi nei regimi totalitari del Novecento o ai fedeli che ancora oggi pagano con la prigionia o con la vita la loro fedeltà a Cristo in Paesi come la Nigeria, il Pakistan o la Corea del Nord.
Lo stesso autore riconosce di aver esitato a lungo prima di scegliere un titolo così forte. Tuttavia pone una domanda che merita attenzione: la persecuzione comincia davvero solo quando scorre il sangue? Oppure può assumere, prima di arrivare a quel livello estremo di violenza, forme più sottili, meno appariscenti ma non per questo meno reali?
È proprio questa la tesi che attraversa l’intero libro. Secondo Faoro, la storia insegna che nessuna persecuzione nasce improvvisamente. Prima che vengano colpiti i corpi, cambiano le mentalità. Prima delle violenze, muta il giudizio collettivo sulla religione.
Ciò che per secoli è stato considerato un patrimonio comune diventa gradualmente un ostacolo al progresso, una presenza ingombrante, qualcosa da confinare esclusivamente nella sfera privata.
Una nuova forma di persecuzione? Uno degli aspetti più originali del libro di Atilio Faoro è il metodo con cui affronta la questione. L’informazione contemporanea tende infatti a presentare ogni episodio come un fatto isolato: una profanazione, una sentenza, una polemica o una nuova legge. Dopo pochi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica si sposta altrove e tutto viene rapidamente dimenticato. L’autore propone invece una lettura d’insieme. Quando decine di episodi vengono osservati nel loro complesso, essi cessano di apparire casuali e delineano una tendenza precisa: la progressiva marginalizzazione del cristianesimo dalla vita pubblica. Non si tratta, secondo Faoro, del frutto di una “teoria del complotto”, ma dell’effetto convergente di decisioni prese da soggetti diversi che finiscono per produrre uno stesso risultato.
Per comprendere questo fenomeno, lo studio non si limita alla cronaca recente. Al contrario, ricostruisce le radici storiche della trasformazione che ha interessato la Francia. Nessuna civiltà passa in pochi anni dall’essere conosciuta come la Figlia primogenita della Chiesa a vedere i propri simboli religiosi contestati davanti ai tribunali. Un cambiamento di tale portata è necessariamente il risultato di un lungo processo storico. Per questo motivo il primo capitolo ripercorre alcune delle principali fratture che hanno segnato il rapporto tra la Francia e la Chiesa: la Riforma protestante, l’illuminismo, la Rivoluzione francese, il Terrore, l’anticlericalismo della Terza Repubblica e le grandi leggi che hanno progressivamente relegato la religione nella sfera privata. L’intento non è raccontare la storia della Francia, ma mostrare come si sia progressivamente modificato il posto del cristianesimo nella società.
Un’attenzione particolare è dedicata alla laïcité, principio fondamentale della Repubblica francese. Faoro precisa di non contestare la legittima distinzione tra autorità civile e autorità religiosa, radicata nella stessa tradizione cristiana. La sua analisi riguarda invece una particolare interpretazione della laicità che, da principio di neutralità dello Stato, si sarebbe trasformata in una vera ideologia militante. Secondo questa lettura, ogni manifestazione pubblica del cristianesimo tende a essere considerata un’anomalia da eliminare. Nel libro vengono così esaminati casi che hanno suscitato un ampio dibattito in Francia: croci rimosse dagli spazi pubblici, la presenza di statue della Madonna contestate davanti ai tribunali, presepi vietati, amministrazioni locali che rinunciano alle tradizioni cristiane e decisioni amministrative che sembrano orientarsi tutte nella stessa direzione. Considerati singolarmente, questi episodi potrebbero sembrare marginali; osservati nel loro insieme, acquistano invece un significato molto più ampio.
L’indagine non si limita però ai simboli religiosi. Secondo l’autore, una civiltà cristiana può essere progressivamente indebolita anche attraverso la trasformazione dei principi morali sui quali è stata edificata. Per questo il libro dedica ampio spazio all’evoluzione della legislazione riguardante il matrimonio, la famiglia, la trasmissione della vita, l’autorità dei genitori, la dignità della persona umana e la libertà di coscienza. Anche qui il metodo resta rigorosamente documentario: non si tratta di formulare giudizi ideologici, ma di ricostruire le principali trasformazioni legislative che, nel corso degli anni, hanno modificato profondamente il quadro culturale della società francese.
Nella seconda parte dell’opera vengono analizzati alcuni dei fenomeni oggi più evidenti: il crescente ricorso alla blasfemia come strumento culturale, la moltiplicazione delle profanazioni di chiese e cimiteri, gli attacchi contro gli edifici di culto, il progresso dell’islamismo radicale e la crescente visibilità di un satanismo che, secondo l’autore, beneficia talvolta di un’inattesa tolleranza istituzionale. Anche questi fenomeni non vengono interpretati come episodi indipendenti, ma come manifestazioni di una medesima evoluzione culturale.
Una persecuzione senza prigioni, ma non senza vittime Il nucleo centrale della riflessione riguarda però il significato stesso della parola “persecuzione”. Faoro osserva che la situazione dell’Europa occidentale non è paragonabile a quella dei Paesi nei quali i cristiani vengono incarcerati o uccisi per la loro fede. Tuttavia ricorda che, nella storia della Chiesa, le persecuzioni non iniziano quasi mai con la violenza fisica. Prima ancora che siano colpiti i fedeli, cambia il giudizio della società sulla religione. La fede cessa di essere considerata un patrimonio comune e viene progressivamente percepita come un ostacolo al progresso o come una realtà destinata a scomparire. È questa lenta trasformazione delle mentalità che, secondo il libro, caratterizza oggi l’Occidente. La pressione si esercita soprattutto attraverso riforme legislative, decisioni amministrative, sentenze giudiziarie, campagne culturali e pressioni sociali che restringono progressivamente lo spazio concreto della libertà religiosa, pur senza abolirla formalmente. A sostegno di questa interpretazione, Faoro richiama una significativa dichiarazione del cardinale Robert Sarah che, in un’intervista concessa a Tribune Chrétienne nell’ottobre 2025, affermò: «La persecuzione fisica che subiscono alcuni popoli dell’Africa o dell’Asia è meno grave della persecuzione ideologica che voi subite in Occidente. […] Si anestetizzano i vostri valori cristiani». Senza sminuire il sacrificio dei martiri che ancora oggi soffrono in molte parti del mondo, il libro invita così a riflettere su una forma diversa di combattimento spirituale, meno spettacolare ma non meno decisiva.
Pur prendendo le mosse dalla situazione francese, l’opera pone infine una domanda che riguarda tutta l’Europa: che cosa accade a una civiltà quando smette di riconoscere le proprie radici cristiane? È un interrogativo che supera il dibattito