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Mese: Luglio 2026 Pagina 34 di 35

Le consacrazioni di Écône del 1° luglio: chronos e kairos di un evento

Chiesa cattolica | CR 1957

 1 Luglio 2026 ore 14:26

di Roberto de Mattei

Habetis mandatum apostolicum?” (Avete il mandato apostolico?). Con questa formula tradizionale, in cui si accerta che i candidati abbiano l’approvazione pontificia, è iniziato  il 1° luglio a Écône, il rito dell’ordinazione episcopale. Un sacerdote, ha risposto leggendo un breve testo, privo di valore canonico, redatto da don Davide Pagliarani, superiore della Fraternità San Pio X: “Le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la Santa Tradizione e il Magistero costante della Chiesa”, perciò “riteniamo che sia necessario procedere alla consacrazione di vescovi pienamente fedeli alla Tradizione” e di avere “il gravissimo dovere di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti”.

Inginocchiati davanti al consacrante principale, mons. Alfonso de Galarreta, i quattro nuovi vescovi hanno quindi espresso uno ad uno il loro giuramento, che secondo il Pontificale Romano inizia con queste parole: “Io…. da ora e per sempre sarò fedele e obbediente al Beato Apostolo Pietro, alla Santa Chiesa Romana, al Santo Padre Leone XIV e ai suoi successori legittimamente designati…”.

La storia si ripete, in circostanze diverse. Il 30 giugno 1988, a Écône, in Svizzera, mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato pontificio. Trentotto anni dopo, il 1° luglio 2026, due dei quattro vescovi allora consacrati, mons. Bernard Fellay e mons. Alfonso de Galarreta, hanno a loro volta conferito l’episcopato a quattro sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Pascal Schreiber (Svizzera), Michael Goldade (Stati Uniti), Michel Poinsinet de Sivry (Francia), Marc Hanappier (Francia), ancora una volta contro la volontà del Romano Pontefice.

Alla vigilia delle consacrazioni odierne, il 29 giugno, Papa Leone XIV ha rivolto un accorato appello al Superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, chiedendogli di soprassedere alle consacrazioni. «Considerate attentamente il bene spirituale dei fedeli – ha scritto il Pontefice – perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e, in taluni casi, persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione». Nella parte conclusiva della lettera, il Papa afferma la disponibilità della Santa Sede a «un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo»;«Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio».

Poche ore dopo don Davide Pagliarani ha risposto a Papa Leone XIV con un messaggio dal tono rispettoso e altrettanto accorato, in cui ribadisce che la Fraternità San Pio X non intende separarsi dalla Chiesa, ma servirla in una situazione che giudica eccezionale. Il superiore della Fraternità non considera le consacrazioni come un gesto scismatico, sostenendo che esse mirano, al contrario, a «ricucire la tunica di Cristo» lacerata dalla crisi della Chiesa. Don Pagliarani invita quindi il Papa a prendersi il tempo necessario per un discernimento, ricordando che la Fraternità fu già accusata di scisma nel 1988, senza che ciò impedisse il successivo dialogo con la Santa Sede. La lettera si conclude con un appello al «cuore paterno di pastore universale» di Leone XIV, nella convinzione che «un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno».

Il Papa non poteva sottrarsi al dovere di richiamare i consacranti alla gravità del loro gesto. Ma era altrettanto prevedibile che la Fraternità San Pio X confermasse una decisione coerente con la scelta del suo Fondatore. Le consacrazioni del 2026 affondano infatti le loro radici negli avvenimenti del 1988 e possono essere comprese soltanto ricostruendo la vicenda che le ha precedute.

I Greci distinguevano fra chronos kairos. Il chronos è il tempo quantitativo, la successione misurabile degli avvenimenti. Il kairos indica invece il tempo qualitativo: il momento decisivo, nel quale una scelta modifica il corso degli eventi. I Padri della Chiesa e i teologi medievali ripresero questa distinzione attribuendole un significato soprannaturale. Il chronos è il tempo nel quale l’uomo vive e opera; il kairos è il momento nel quale Dio interpella l’uomo, e lo pone di fronte a una scelta che, secondo la sua corrispondenza o il suo rifiuto della grazia, è destinata a orientarne il futuro.

Per mons. Marcel Lefebvre il proprio kairos giunse nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1988, in cui egli maturò la decisione che avrebbe segnato definitivamente la sua vita e la storia della Fraternità San Pio X: ritirare la firma apposta poche ore prima al protocollo d’intesa con la Santa Sede e procedere comunque alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. 

Per comprendere quella decisione, che rappresentò uno spartiacque storico, occorre tornare ai mesi precedenti. Nel novembre 1987, Giovanni Paolo II aveva inviato a Écône il cardinale Édouard Gagnon come Visitatore apostolico. La visita si concluse con una relazione di circa trenta cartelle consegnata al Papa nel gennaio 1988, nella quale il porporato canadese formulava un giudizio sostanzialmente positivo sulla situazione della Fraternità e suggeriva una soluzione canonica capace di favorirne la piena riconciliazione con Roma.

Nel frattempo, tuttavia, mons. Lefebvre aveva annunciato pubblicamente la propria intenzione di consacrare almeno tre vescovi entro il 30 giugno 1988, anche in assenza dell’autorizzazione pontificia. Giovanni Paolo II non rinunciò alla via del dialogo. Furono organizzati incontri tra rappresentanti della Santa Sede e della Fraternità il 12 e il 15 aprile 1988, ai quali parteciparono teologi e canonisti delle due parti. L’esito favorevole di queste conversazioni rese possibile un nuovo incontro, il 5 maggio, tra il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e mons. Lefebvre.

L’incontro si concluse con la firma di un protocollo d’intesa destinato a rimanere uno dei documenti più importanti della recente storia ecclesiastica. Nella prima parte, di carattere dottrinale, mons. Lefebvre, a nome proprio e della Fraternità, dichiarava di professare la fedeltà alla Chiesa cattolica e al Romano Pontefice; accettava la dottrina contenuta nel n. 25 della costituzione Lumen gentium circa il Magistero ecclesiastico e l’assenso ad esso dovuto; si impegnava a mantenere un atteggiamento di studio e di dialogo con la Santa Sede, evitando polemiche sui punti controversi del Concilio Vaticano II e delle riforme successive; riconosceva la validità della Messa e dei sacramenti celebrati secondo i libri liturgici promulgati da Paolo VI e da Giovanni Paolo II; prometteva infine di rispettare la disciplina generale della Chiesa, salva la speciale disciplina canonica che sarebbe stata riconosciuta alla Fraternità.

In cambio, la Santa Sede offriva una soluzione canonica di ampia portata. La Fraternità sarebbe stata eretta in Società di vita apostolica di diritto pontificio, dotata di una significativa autonomia rispetto ai vescovi diocesani per quanto riguardava il culto, la formazione e l’apostolato. Le sarebbe stato riconosciuto il diritto di continuare a utilizzare i libri liturgici del 1962. Sarebbe stata costituita una commissione mista, composta da rappresentanti della Santa Sede e della Fraternità, incaricata di risolvere le eventuali controversie. Era inoltre prevista la revoca della suspensio a divinis inflitta a mons. Lefebvre, la sanazione degli atti eventualmente compiuti senza le necessarie facoltà e il riconoscimento giuridico delle case e delle opere della Fraternità. Soprattutto, il protocollo riconosceva l’opportunità di conferire l’episcopato a un membro della Fraternità, scelto da una terna proposta da mons. Lefebvre. La questione del vescovo, che costituiva la preoccupazione principale del fondatore, sembrava dunque aver trovato una soluzione. Il testo integrale dell’accordo fu pubblicato nei giorni successivi dal Bollettino della Santa Sede, dal quotidiano “Présent” e dalla stessa Fraternità San Pio X.

  Meno di ventiquattro ore dopo la firma, tutto cambiò. Il 6 maggio mons. Lefebvre indirizzò al cardinale Ratzinger una lettera nella quale dichiarava di non ritenere sufficienti le garanzie ricevute. Chiedeva che la consacrazione del futuro vescovo fosse fissata entro il 30 giugno, aggiungendo che, in mancanza di una risposta positiva, si sarebbe considerato moralmente obbligato a procedere egli stesso alle consacrazioni episcopali.

Che cosa accadde in quella notte insonne tra il giovedì 5 e il venerdì 6 maggio, che mons. Lefebvre trascorse nel priorato della Fraternità di Albano in via Trilussa, assieme ad alcuni tra i più stretti collaboratori? Di certo, fu la decisione del 6 maggio 1988 a segnare il punto di non ritorno. Da quel momento il dialogo si trasformò progressivamente in una corsa contro il tempo. Il 24 maggio si svolse un ultimo incontro tra le parti, nel quale il cardinale Ratzinger, a nome di Giovanni Paolo II, prospettò la possibilità di procedere alla nomina episcopale entro il 15 agosto, subordinandola al ristabilimento di un clima di fiducia e di riconciliazione con la Santa Sede sulla base del protocollo già firmato. Mons. Lefebvre, con una lettera del 2 giugno, respinse tale proposta, insistendo sulla data del 30 giugno e sulla nomina di tre vescovi per garantire la vita e le attività della Fraternità. In un’ultima lettera del 9 giugno, Giovanni Paolo II supplicò mons. Lefebvre di riflettere sulla gravità delle conseguenze del gesto che si accingeva a compiere, invitandolo a ritornare «nell’umiltà alla piena obbedienza al Vicario di Cristo».

Il 30 giugno 1988, assistito da mons. Antônio de Castro Mayer, Mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II reagì con il motu proprio Ecclesia Dei adflicta, del 2 luglio, qualificando l’atto come «scismatico» e dichiarando che i consacranti e i consacrati erano incorsi nella scomunica latae sententiae prevista dal diritto canonico.

Il chronos ha fatto il suo corso: sono trascorsi da allora trentotto anni. Ma il kairos del 1988, l’ora in cui la Provvidenza concentrò nelle mani di mons. Lefebvre il peso di una decisione storica, continua a proiettare la propria ombra sul presente. Il 1° luglio 2026 rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia dei rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X: non perché apra una crisi nuova, ma perché rende evidente che la crisi del 1988 non è mai stata veramente superata. Essa entra ora in una fase diversa, nella quale il problema non è più soltanto la legittimità di quattro consacrazioni episcopali, ma l’esistenza di un problema dottrinale e la permanenza nel tempo di una successione di vescovi destinata a perpetuarsi indipendentemente dall’autorità del Romano Pontefice

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789 – 02/07/2026 

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 127

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 2 Luglio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

Professione di fede e primato di Pietro

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 

14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 

15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 

16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 

18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 

19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (16)

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

+Lo scisma dei Lefevriani

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

“Mettete mio Figlio al primo posto” (2 Settembre 2005)

“Cari figli, come Madre vengo a voi e vi mostro quanto vi ama Dio, vostro Padre.

Voi, figli miei, dove siete?

Cosa è al primo posto nel vostro cuore?

Cosa vi ostacola nel mettere mio Figlio al primo posto?

Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi.

Che la pace di Dio vi penetri.

La pace che dà mio Figlio, soltanto Lui

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Siate le mie mani di pace


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🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 43

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TEMPESTA SULLO SCISMA LEFEVRIANO

DOPO L’ORDINAZIONE DEI QUATTO VESCOVI SI E’ SCATENATA UNA VIOLENTA TEMPESTA CHE HA IMPEDITO LA DISTRIBUZIONE DELLA COMUNIONE E DI PROCEDERE NORMALMENTE NELLA CERIMONIA.

TU ES PETRUS

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meamet portae inferi non praevalebunt adversus eam.
Et tibi dabo claves regni caelorum.

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
E a te darò le chiavi del regno dei cieli.

PREGHIERA PER IL PAPA

“TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO’ LA MIA CHIESA”

O Dio
pastore e guida di tutti i credenti, guarda il tuo servo, il nostro Papa, che hai posto
a presiedere la tua Chiesa
sostienilo con il tuo amore
perché edifichi con la parola e con l’esempio
il popolo che gli hai affidato, e
insieme giungano alla vita eterna.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen

🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 106

Nessun passo indietro: i lefebvriani hanno ordinato i loro quattro vescovi. E si allontanano da Roma

di Matteo Liut – Avvenire

A Ecône, in Svizzera, durante una “cerimonia” di più di cinque ore compiuta secondo gli antichi rituali, ha avuto luogo quell’atto scismatico al quale Leone XIV aveva chiesto di rinunciare. Pagliarani: «Scegliamo la fede integrale. Il mondo è inganno»

1 luglio 2026

I quattro vescovi lefebvriani consacrati oggi a Econe, in Svizzera: Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier / ANSA

C’erano poche speranze che l’ordinazione dei quattro vescovi lefebvriani venisse rimandata e così è stato: a Écône, in Svizzera, la Fraternità sacerdotale San Pio X ha consacrato questa mattina quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio, consumando lo strappo più grave con Roma dai tempi delle consacrazioni compiute da Marcel Lefebvre nel 1988.

 La celebrazione (“cerimonia” secondo il linguaggio della stessa Fraternità), iniziata in mattinata nel seminario internazionale della Fraternità, è stata presieduta dal vescovo Alfonso de Galarreta, con il vescovo Bernard Fellay come co-consacrante: entrambi erano tra i quattro vescovi ordinati da Lefebvre il 30 giugno di trentotto anni fa. Ma su quel prato svizzero, in realtà, non è tanto il rito in sé a sancire la distanza con Roma, bensì la visione del rapporto tra Chiesa e mondo, ridotto a una lotta contro un nemico a cui rispondere “con la spada”. Una visione espressa chiaramente durante l’omelia dal superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani.

I quattro sacerdoti consacrati oggi sono lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Il rito è stato trasmesso in streaming in più lingue e, secondo la stessa Fraternità, ha visto la partecipazione di circa un migliaio tra sacerdoti, religiosi e religiose, oltra a circa 15mila fedeli. Una liturgia durata più di cinque ore e ospitata sotto a un tendone, tenutasi nonostante l’ultimo appello lanciato ieri da Leone XIV, con una lettera datata 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, e indirizzata al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani.

«Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi», aveva scritto il Papa, invitando i lefebvriani a «considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli» e avvertendo che «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità». Già il 13 maggio, infatti, il Dicastero per la dottrina della fede, con una dichiarazione del prefetto, cardinale Víctor Manuel Fernández, aveva chiarito la posizione della Santa Sede: le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità, «non avendo il corrispondente mandato pontificio», avrebbero costituito «un atto scismatico» e comportato la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa per l’adesione formale allo scisma.

Oggi nell’omelia ad Écône, don Pagliarani (che già ieri aveva sostanzialmente rispedito al mittente l’appello del Papa) ha rivendicato la scelta della Fraternità, presentandola come un gesto necessario per garantire la continuità della propria opera. «Noi dobbiamo essere pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha affermato il superiore generale, sostenendo che la Fraternità non intende separarsi dalla Chiesa ma rimanervi «per mezzo della fede».

 Ma il nodo è proprio in questo punto: per Roma, una consacrazione episcopale senza mandato del Papa non è soltanto una disobbedienza disciplinare, ma una ferita alla comunione ecclesiale. La Fraternità, fondata da monsignor Marcel Lefebvre nel 1970, contesta da sempre l’impianto teologico e pastorale del Concilio Vaticano II, in particolare il dialogo ecumenico e interreligioso, la libertà religiosa e la riforma liturgica. Da parte sua, la Santa Sede, pur mantenendo negli anni diversi tentativi di dialogo, ha sempre indicato nella comunione con il successore di Pietro il criterio decisivo per ogni possibile piena riconciliazione. Ma ciò che davvero crea un solco difficilmente sanabile, in realtà, è la visione ecclesiologica lefebvriana, da cui deriva un approccio al mondo di sostanziale contrapposizione: è emerso chiaramente nell’omelia di oggi, nella quale Pagliarani ha usato l’immagine del leone che non arretra, che non si piega agli inganni del mondo, e della spada, per descrivere il tipo di atteggiamento che i nuovi vescovi dovranno avere nel loro ministero.

Parole forti, contenute anche nella recente “Professione di fede cattolica” pubblicata dalla Fraternità. «I vostri nemici non vi affronteranno frontalmente», ha avvisato il superiore, che poi ha deprecato la visione, oggi troppo diffusa a suo parere, della “perfezione dell’uomo”, di questo “uomo magnifico”, una visione che genera un pericoloso antropocentrismo e porta a negare Dio.

 Un approccio agli antipodi rispetto a quello del Vaticano II, che non nega la centralità e la verità di Cristo, fondamento della vita della Chiesa, ma che cerca i segni della presenza di Dio ovunque essi si manifestino anche al di là dei confini visibili della comunità dei credenti.

Tornando all’ordinazione di stamattina, il precedente più diretto resta quello del 1988. Allora Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato di Giovanni Paolo II, provocando la dichiarazione della scomunica per lui, per il vescovo co-consacrante Antônio de Castro Mayer e per i quattro nuovi vescovi. Nel 2009 Benedetto XVI revocò la scomunica ai vescovi ancora in vita, in un gesto pensato per favorire il cammino verso la piena comunione, ma senza sanare automaticamente la posizione canonica della Fraternità. 

Ora, con la consacrazione dei quattro nuovi vescovi, la distanza torna ad allargarsi. La Santa Sede non ha ancora pubblicato un eventuale atto formale successivo alla celebrazione, ma il quadro canonico era stato definito in anticipo dal Dicastero per la dottrina della fede e ribadito dal Papa nel suo appello finale. Resta sullo sfondo la preoccupazione per i fedeli legati alla Fraternità, ai quali Leone XIV ha rivolto parole di riconoscimento per l’attaccamento alla vita liturgica e alla formazione sacerdotale, ma anche un monito chiaro: nessuna difesa della Tradizione può giustificare la rottura della comunione.

La Mondanità è dentro di noi e i paramenti esterni la coprono, ma non la sradicano

Per essere cristiani bisogna rinnegare la proprio superbia, il proprio egoismo, il proprio attaccamento al denaro, la propria lussuria e durezza di cuore…

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