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Medjugorje: la sconfitta di satana nel tempo dei Segreti – Editoriale di Padre Livio – 13/08/2025

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 64 – L’approvazione ecclesiastica sui Messaggi di Medjugorje

La guerra a Mosca: che peso ha il raid ucraino sulla grande raffineria a 15 chilometri dal Cremlino

di Lucia Capuzzi, inviata a Odessa

Centrata una maxi-raffineria all’entrata della capitale: 17 feriti. Chiusi per ore aeroporti e autostrada. È il maggiore attacco oltreconfine in più di quattro anni di conflitto

Avvenire – 19 giugno 2026

Due frame del video pubblicato su X dal presidente ucraino Zelensky, che ha annunciato di aver colpito una raffineria: il tetto è schizzato in aria

Non è stato solo un attacco strategico, il più duro dall’inizio della guerra. Il colpo sferrato ieri dall’Ucraina è stato plateale. Doveva esserlo, in base ai piani di Kiev, per squarciare il velo della censura che, nella narrazione putiniana, avvolge «l’operazione militare speciale». E farvi entrare la guerra. Per questo, i droni di Kiev – 194, secondo l’aviazione del Cremlino – hanno puntato sul territorio della capitale. Alle sue porte, ad appena quindici chilometri dal Cremlino, hanno centrato la grande raffineria Gazprom-Neft, nell’area sudorientale e ferito 17 persone. La stessa già bersaglio del raid di tre giorni fa in cui, però, era stata solo sfiorata.

Stavolta, invece, il tetto è stato sbalzato via e la struttura principale, ad appena quindici chilometri dal Cremlino, s’è trasformata in un’enorme torcia. «Se l’Ucraina brucia, Mosca brucia con lei», ha affermato il presidente Volodymyr Zelensky in un messaggio vocale diffuso ai giornalisti in pieno stile Hunger games. Per ore, dalle fiamme dell’impianto – in grado di lavorare oltre 12 milioni di tonnellate di greggio l’anno e, dunque, centrale per la macchina bellica russa – si è levata una densa colonna di fumo nero impossibile da occultare. Dopo avere evitato – come denunciato dai cittadini – di dare l’allarme, perfino le caute autorità locali hanno ceduto all’evidenza e chiuso d’urgenza per gran parte della giornata i quattro aeroporti metropolitani e un tratto dell’autostrada limitrofa. Hanno anche invitato i cittadini, storditi dal fatto inatteso, a restare a casa.

In realtà, già da qualche mese, forte dei progressi tecnici che hanno consentito di accumulare un arsenale di milioni di velivoli senza pilota, l’Ucraina ha cominciato a lanciarne sciami, in modo da bypassare la contraerea, su Crimea e Russia. L’obiettivo è duplice. Da una parte le ferrovie e le strade, situate anche a 160 chilometri oltreconfine, che riforniscono le truppe al fronte – di carburante oltre che di armamenti e vettovaglie – in modo da attuare, così lo definiscono le forze di sicurezza, un «blocco logistico».

Dall’altra, nelle ultime settimane, gli attacchi hanno cominciato a estendersi alle infrastrutture petrolifere. Col risultato di acuire la penuria di combustibile nelle forze armate di Mosca. E anche nel resto del Paese: da giorni si segnalano code alle pompe di benzina in varie regioni. Secondo il gruppo di ricerca ucraino DeepState, maggio è stato il primo mese dal 2023 in cui la Russia ha subito una perdita netta di territorio mentre Kiev ha riconquistato quasi 40 miglia quadrate in più di quante ne abbia perso. Numeri piccoli, certo.

L’Ucraina, però, sembra sentirsi forte al punto di poter addentrarsi in profondità nel territorio dell’avversario. Il che spariglia, senza dubbio, le carte. L’impatto reale su un conflitto ormai più lungo della Prima guerra mondiale è ancora incerto. Retorica a parte, il governo Zelensky sa che l’Armata rossa è abile a riadattarsi: per questo – oltre per le proporzioni numeriche delle forze in campo – una vittoria militare è alquanto improbabile.

Deve dunque fare in fretta. E riportare Vladimir Putin al tavolo negoziale fin quando è in vantaggio in modo da renderlo più malleabile sul Donetsk, di cui rivendica l’annessione pur avendone conquistato due terzi. La missione dei mediatori Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, più volte confermata, è ancora senza data.

Da qui i recenti affondi che, tuttavia, potrebbero rivelarsi un boomerang. I falchi del Cremlino premono sul presidente affinché dia «una lezione indimenticabile» alla controparte. Già nei giorni scorsi, Mosca ha lanciato missili balistici e razzi e colpito il complesso monastico di Pechersk Lavra a Kiev. Un luogo dal forte valore simbolico per l’ortodossia. Ora, il ministro degli Esteri, Sergeij Lavrov, ha annunciato una risposta su larga scala. Gli ucraini scrutano il cielo, ansiosi.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Venerdì 19 Giugno 2026

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h. 8.50: I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 9.00: Il 45.mo anniversario delle apparizioni di Medjugorje

EDITORIALE

+h. 9. 20: Medjugorje: La sconfitta di Satana nel tempo dei Segreti


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L’eredità spirituale, l’omaggio dei vescovi, le parole del Papa: l’addio a Ruini

di Agnese Palmucci, Roma

Nel pomeriggio Leone XIV ha presieduto nella Basilica di San Pietro le esequie del cardinale emiliano morto martedì sera, ex presidente della Cei e Vicario di Roma. A lui, «pastore saggio e sollecito» si devono «intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Chiesa», ha ricordato Prevost.

18 giugno 2026

Un «pastore saggio e sollecito» a cui la Chiesa italiana e la Diocesi di Roma devono «moltissimo». Ha iniziato così, Leone XIV, la sua omelia per le esequie del cardinale Camillo Ruini, morto martedì sera all’età di 95 anni. Poco distante dal Papa la bara di legno, su cui è stato posto un Vangelo aperto. A concelebrare oggi pomeriggio, seduti nelle prime file davanti all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, 34 cardinali, tra cui l’attuale presidente della Cei, Matteo Zuppi, il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, e il Vicario di Roma, Baldo Reina.

 Oltre a molti vescovi e sacerdoti romani, erano presenti anche gli altri due successori alla presidenza della Cei, i cardinali Angelo Bagnasco e Gualtiero Bassetti. Il Pontefice ha affidato «alla misericordia del Signore» il «fratello» Ruini, che «per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità», come presbitero, vescovo e porporato.

Prevost ha ripercorso le molte tappe della vita e del servizio ecclesiale del cardinale emiliano, che per quasi diciassette anni, dal 1991 al 2007 è stato presidente della Cei, e nello stesso periodo ha svolto anche il ministero di Vicario per la Diocesi di Roma, fino al 2008.

Poi l’impegno «nell’insegnamento, nello studio e nell’approfondimento teologico, nel servizio pastorale, nell’animazione giovanile, nell’ambito culturale, nella cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorità», ha proseguito il Pontefice. In Basilica, oltre ai molti fedeli, c’erano anche esponenti politici, da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a Pier Ferdinando Casini e Romano Prodi, ex presidente del Consiglio, il cui matrimonio fu celebrato proprio dal futuro cardinale, nel 1969. Con il mondo politico e la società civile Ruini ha cercato sempre di dialogare, interpretando i cambiamenti della storia alla luce del Vangelo.

«Ha saputo guidare il popolo di Dio e i fratelli nell’episcopato in momenti importanti e delicati, – ha specificato il Papa – affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide». Ieri mattina tra i primi a rendergli omaggio alla camera ardente allestita nel Seminario romano il cardinale Zuppi e il segretario della Cei, l’arcivescovo Giuseppe Baturi. Proprio a Ruini poi, che fu anche arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano, «si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile», ha proseguito il Pontefice.

 Come il “Progetto culturale”, «l’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana», ma anche il «grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione» a Roma, la «sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa», come del mondo laico e della società. Nella fede in Cristo, e nella sua «carità invincibile», ha detto il Papa, è da ricercare «la radice della forza» con cui ha affrontato le tante vicissitudini del suo tempo, accompagnando «i fedeli e le comunità che gli sono stati affidati nel corso del suo lungo servizio».

 Dal porporato anche la testimonianza che la preghiera è «una delle risorse che più lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia». Una vita, la sua, «spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza», ha)

Molto importante per la vita del cardinale anche l’amicizia con Giovanni Paolo II, del quale per anni è stato collaboratore. 

Come ha ricordato nelle ultime ore anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, storico segretario del Papa polacco, Ruini fu vicino a Wojtyla «in momenti decisivi per la vita della Chiesa e della società, sempre animato dal desiderio di testimoniare il Vangelo nel cuore degli uomini e del mondo». Leone XIV, poi, ha citato anche il motto episcopale del defunto: “La verità ci renderà liberi”, ispirato al Vangelo di Giovanni. 

Parole, queste, che «ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo». Dalla sua vita, ha aggiunto, «possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza». Prima di concludere l’omelia, Prevost ringraziato chi è stato vicino a Ruini «fino all’ultimo con devota dedizione», come Pierina, sua assistente da una vita.

 Dopo i funerali il feretro, che sarà sepolto nel cimitero di Dinazzano, è stato condotto a Reggio Emilia, sua diocesi natale, dove oggi alle 16 si terrà una seconda celebrazione esequiale, presieduta nella cattedrale dall’arcivescovo Giacomo Morandi.

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 30


🕊️ꨄ🙏 LIVE: #MEDJUGORJE IN DIRETTA DALLA CROCE BLU NOVENA IN PREPARAZIONE AL 45mo ANNIVERSARIO DELLE APPARIZIONI DELLA REGINA DELLA PACE🙏 in studio P.LIVIO⁀➷ quarto giorno

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