Mese: Giugno 2026 Pagina 11 di 38

Attendo una sua risposta e mi spieghi cosa può essere accaduto
Gentile Padre Livio, io sono preoccupato e ho bisogno del suo aiuto ho saputo di un messaggio di Marija del 18 giugno 2026, non conforme alla chiesa e al catechismo che parla di pregare per l’albero genealogico, pertanto le chiedo ma siccome Marija è onesta e non può avere mentito i casi sono 2 o qualcuno ha modificato il messaggio o essendoci tanta gente Marija si è confusa e non ha trascritto correttamente il messaggio.
Attendo una sua risposta e mi spieghi cosa può essere accaduto e se dobbiamo fidarci sempre di Marija e cosa è successo con questo messaggio. Cordiali saluti
Andrea
Caro Andrea,
io, dopo essermi consultato al massimo livello, ho scritto sul Blog il giorno dopo che il Messaggio può essere interpretato in termini accettabili, ma non poteva venire diffuso senza prima essere inviato alla Parrocchia per ricevere l’OK dalla Santa Sede.
Invece il messaggio è stato diffuso direttamente in tutto il mondo, senza una approvazione ecclesiastica, per di più su una tematica estremamente delicata. Questa è stata una leggerezza di non poco conto che, sono sicuro, non si ripeterà più. Mi pare che sia tutto chiaro.
Vedi sul mio blog la vigorosa riflessione della Conferenza Episcopale polacca sul tema toccato dal Messaggio.
Ave Maria
Padre Livio

7 Giorno – Domenica 21 Giugno 2026
h. 20.10 -20.30 : Diretta dalla Croce blu
su Radio Maria – Facebook – blogdipadrelivio.it (in differita)
+ Gli insegnamenti della Regina della pace: La preghiera per i Pastori
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OPINIONE TEOLOGICA DELLA COMMISSIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE POLACCA
Problemi teologici e pastorali
- Tra la fine del secolo XX e l’inizio del XXI, in alcuni gruppi carismatici e in ambienti legati alle celebrazioni delle sante Messe con la preghiera per la guarigione o delle celebrazioni per la guarigione, è sorto un pensiero e si parla sempre più spesso dei cosiddetti “peccati generazionali” o di “guarigione intergenerazionale”.
Su Internet sono apparse tante informazioni e articoli sulla “guarigione intergenerazionale” e sulla sua pratica (cfr. Fronda, Adonai, Egzorcysta, Apologetyka.Katolik, Syjon). Di solito il punto di partenza è il libro di Robert De Grandis SSJ intitolato “Guarigione intergenerazionale” (Łódź 2003), l’autore appartiene alla Società di S. Giuseppe e serve con la sua conoscenza le comunità carismatiche in tutto il mondo.
Le opinioni del clero e dei laici interessati al problema del “peccato generazionale” e della “guarigione intergenerazionale” sono molto diverse e contraddittorie. Nel frattempo, le celebrazioni organizzate con la preghiera per la guarigione intergenerazionale riuniscono moltitudini nelle nostre chiese.
Inoltre, a causa della vaghezza dei concetti utilizzati: “peccato generazionale” e “guarigione intergenerazionale” esiste un urgente bisogno di una chiara spiegazione e di dare un giudizio sui menzionati fenomeni dal punto di vista dell’insegnamento della Chiesa.
- Alla base della riflessione sul peccato generazionale sta la convinzione che i peccati degli antenati hanno un impatto sulla vita dei membri viventi della loro famiglia. Questa influenza può avere una dimensione spirituale e carnale, ed esprimersi ad esempio in forma di qualche malattia, può anche causare problemi nel campo della psiche e fallimenti nella vita coniugale e familiare. Il carico del peccato ereditato dagli antenati – secondo i sostenitori di questa teoria – chiede la liberazione dell’uomo, che si svolge attraverso la preghiera per la guarigione o l’esorcismo. La guarigione intergenerazionale è una preghiera speciale, che dovrebbe includere gli antenati della persona sofferente, risalendo nel passato perfino alla quindicesima o sedicesima generazione. Tale preghiera include la recita degli esorcismi, la preghiera di intercessione e la Santa Messa. Di qui le preghiere e le celebrazioni per la guarigione intergenerazionale o sante Messe per questa intenzione.
L’idea di “guarigione intergenerazionale” deriva dal dr. Kenneth McAll (1910-2001), medico terapeuta e missionario anglicano, nato in Cina, ha studiato medicina a Edimburgo nel Regno Unito. Sotto l’influsso del pensiero cinese è giunto alla conclusione che esiste un legame tra alcune malattie e le forze del male. Nella terapia univa la conoscenza delle tradizioni d’Oriente e la pratica medica. È giunto alla conclusione che gli spiriti degli antenati svolgono un ruolo significativo nelle malattie somatiche dei discendenti. Il dr. Kenneth McAll soffriva di un disturbo mentale. Il suo lavoro ha dato inizio alla ricerca sulla guarigione nelle generazioni passate. A lui si richiama p. Robert De Grandis SSJ, l’autore del libro soprammenzionato.
- La pratica della “guarigione intergenerazionale” deriva dalla tradizione radicata nelle credenze delle religioni orientali e che circondano di un particolare culto gli antenati e credono nella reincarnazione. Ciò significa che questa pratica è il risultato di un sincretismo religioso, che ha sviluppato un nuovo fenomeno chiamato “reincarnazione di peccato”.
Le ragioni di fondo della popolarità di questo fenomeno si cercano nel fenomeno della scomparsa del senso del peccato, come ha già detto il papa Pio XII (Discorso, Roma 26.10.1946). Con la perdita del senso del peccato, si indebolisce anche la comprensione di ciò che è autentica libertà. Data da Dio a noi la capacità di compiere la sua volontà (cfr. 1Tes 4,3) fa sì che l’uomo risponde davanti a lui per le sue azioni e per le loro conseguenze. Chi fa il male, abusando della libertà e sprecando i doni ricevuti, cade in schiavitù e offende l’amore del Creatore. Con la responsabilità per le loro disgrazie e i fallimenti si prova ad incolpare gli antenati, parlando di peccati generazionali (E.C. Merino, R. Garcia de Haro, Teologia morale fondamentale, Cracovia 2004, p. 459-460). L’uomo di oggi – ha scritto K. Rahner – ha piuttosto l’impressione che Dio debba essere giustificato, e non che egli stesso ha bisogno di essere trasformato – al cospetto e attraverso Dio – dalla creatura ingiusta alla creatura giustificata (K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede, Varsavia 1987, p. 80). In questa prospettiva la guarigione intergenerazionale è una forma della giustificazione della debolezza e della ricerca di una facile spiegazione e del perdono del male commesso.
- I sostenitori del concetto di “peccato generazionale” si appellano alla Sacra Scrittura affermando che già nell’Antico Testamento si parla di questo tipo di reato. Essi indicano nella Sacra Scrittura i passi che, secondo loro, parlano direttamente della punizione per i peccati degli antenati: “Il Signore, tuo Dio, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (Es 20,5); “Il Signore… castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (Es 34,7); “castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (Nm 14,18 ); “sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (Dt 5,9).
Tuttavia, nella Bibbia, a volte anche negli stessi libri, troviamo altre dichiarazioni degli autori ispirati, che negano le tesi della responsabilità generazionale per il peccato. Nel libro del profeta Geremia leggiamo: “In quei giorni non si dirà più: I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati, ma ognuno morirà per la sua propria iniquità; si allegheranno i denti solo a chi mangia l’uva acerba” (Ger 31, 29-30). Il profeta Ezechiele parla di responsabilità personale per il peccato: “Com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio, voi non ripeterete più questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà. [ … ] Chi pecca morirà; il figlio non sconterà l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Sul giusto rimarrà la sua giustizia e sul malvagio la sua malvagità” (Ez 18, 3-4.20). Lo stesso principio della responsabilità personale risuona anche nel Deuteronomio (24, 16): “Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri. Ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato”.
Tuttavia, nell’interpretazione dei testi citati in precedenza, l’esegesi moderna spiega che non si tratta di una letterale “iniquità” o “vizio” dei padri, nel senso del loro peccato personale, che hanno commesso e per i quali la responsabilità sarà a carico dei loro figli, ma il loro cattivo esempio, che ha avuto un impatto sull’educazione dei loro figli che agendo proprio come i loro padri, moriranno “per il proprio peccato”.
- Citati dai sostenitori della “guarigione intergenerazionale” i passi della Bibbia che avrebbero confermato la loro tesi sul peccato generazionale e le sue conseguenze nella vita delle prossime generazioni, hanno il loro sviluppo e completamenti. Risulta che essi sono un po’ più lunghi di quelli citati nei libri. A volte i testi sono così manipolati per poter confermare la tesi sul peccato generazionale o sulla necessità di guarigione intergenerazionale.
Ad esempio, un passo del libro dell’Esodo: “Il Signore, tuo Dio, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione”, ha il suo successivo sviluppo e completamento: “ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Es 20,5). Un altro passo dello stesso libro, in cui Dio è descritto, come colui che manda le punizioni per l’iniquità dei padri sui figli e nipoti fino alla terza e alla quarta generazione, parla contemporaneamente di Dio – nella successiva frase – che è “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni” (Es 34,7) .
Infatti, nell’Antico Testamento era presente la convinzione che se a qualcuno andava male o era malato, questo è stato causato dalla sua cattiva vita o da qualcuno della sua famiglia. Così si pensava tra altro dell’infertilità. Così è anche stato con la disabilità e di altre malattie. Quando qualcuno si è ammalato o è stato affetto da una disabilità, si è creduto che qualcuno nella sua famiglia avesse commesso un peccato. L’espressione di tale convinzione sono le parole dei discepoli rivolte a Gesù: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori?” La risposta di Gesù è molto chiara: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio” (Gv 9,1-3). In questo modo, il Signore Gesù si dissocia nettamente da legare la malattia del bambino con il peccato dei genitori o dei nonni, con una tale “tara generazionale”.
- “Il Peccato generazionale” contraddice la verità sulla Misericordia di Dio e sul Suo Amore che perdona. Se anche il popolo dell’Antica Alleanza vedeva in varie disgrazie la punizione divina per i peccati degli antenati, al Popolo della Nuova Alleanza, tale convinzione è estranea. Questo rilevante cambiamento di ottica si connette con la missione del Figlio di Dio Incarnato, che perfettamente ha compiuto la Legge e i Profeti, annunciando l’amore e la misericordia di Dio. In precedenza, sulla base del legalismo ebraico, si vedeva in Dio soprattutto un Giudice, pronto a dare una punizione. L’immagine di Dio come Padre misericordioso non permette tali pensieri; apre l’uomo alla possibilità di ottenere il perdono di Dio, la giustificazione in ogni situazione.
- La Chiesa fin dall’inizio insegna che il peccato è sempre qualcosa di personale e richiede la decisione del libero arbitrio. Allo stesso modo, la pena per il peccato. Ognuno personalmente paga la pena per il proprio peccato. Su questo chiaramente scrive S. Paolo nella lettera ai Romani “ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Rm 14, 12) .
Nell’Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitentia (n. 16) S. Giovanni Paolo II, sostiene che “il peccato, in senso vero e proprio, è sempre un atto della persona, perché è un atto di libertà di un singolo uomo, e non propriamente di un gruppo o di una comunità”.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1857), si legge che “perché un peccato sia mortale si richiede che concorrono tre condizioni: ‘È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso’ (S. Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I-II, 88, 2)”. L’uomo non subisce la punizione per le azioni non commesse, ad.es. per il peccato del bisnonno. Bisogna che soddisfare ed espiare i suoi peccati (cfr. CCC 1459).
Un altro problema sono le strutture di peccato, cioè situazioni che portano al peccato.
- L’unico peccato che si trasmette di generazione in generazione è il peccato originale, ciò che chiaramente ha sottolineato il Concilio di Trento nel decreto sul peccato originale. Nel canone 2 leggiamo: “Chi afferma che la prevaricazione di Adamo nocque a lui solo, e non anche alla sua discendenza; che perdette per sé soltanto, e non anche per noi, la santità̀e giustizia che aveva ricevuto da Dio; o che egli, corrotto dal peccato di disobbedienza, trasmise a tutto il genere umano solo la morte e le pene del corpo, e non anche il peccato, che è la morte dell’anima: sia anatema. Contraddice infatti all’apostolo, che afferma: ‘Per mezzo di un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte; così anche la morte si ha raggiunto tutti gli uomini, perché́in lui tutti hanno peccato’ (Rm 5, 12)” (Breviarium Fidei, 309).
Tuttavia, va ricordato che il peccato originale “in nessun discendente ha un carattere di colpa personale” (CCC n. 405), in quanto di fatto “peccato originale è chiamato «peccato» in modo analogico” (CCC n. 404). Al contrario, il peccato personale, né la punizione per questo peccato, non è mai trasmessa alle generazioni successive, come erroneamente sostengono i sostenitori di “peccati generazionali” e di “guarigione intergenerazionale”.
- La teoria del peccato generazionale e della guarigione intergenerazionale di Robert De Grandis, e inclusa nel suo libro Guarigione intergenerazionale, si basa in gran parte sulla psicologia di Carl Gustav Jung e sugli studi del già citato Dr. Kenneth McAll. Su questo argomento si è già espresso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso in un documento intitolato: Gesù Cristo Portatore dell’Acqua Viva – Una riflessione cristiana sul ‘New Age’ (2003).
In esso sono state condannate le tesi erronee di Jung e acquisite da De Grandis, ad.es. il carattere trascendente della coscienza e l’introduzione dell’idea dell’inconscio collettivo, come una specie di magazzino di simboli e memorie comuni a persone di varie età e culture. Secondo il Pontificio Consiglio Jung ha contribuito a una “sacralizzazione della psicologia”, introducendo in essa elementi di speculazione esoterica. Egli affermava che “la psicologia è il mito moderno e che la fede si può comprendere solo mediante tale mito” (Gesù Cristo Portatore dell’Acqua Viva, 2.3.2).
“La reincarnazione del peccato” o la “transizione” del peccato alle prossime generazioni, di cui insegnano i sostenitori della “guarigione intergenerazionale”, non ha alcun fondamento né nella Scrittura né nella Tradizione e nel Magistero della Chiesa. Questo tipo di idee infondate sono molto pericolose per la vita spirituale dei fedeli e per la stessa dottrina della Chiesa. La loro promozione porta a una sorta di “calma” o di “abbassamento” di coscienza scaricando la responsabilità per i propri errori, i peccati e il male commesso sulle generazioni precedenti. Questo libera il credente dall’atteggiamento di vigilanza, ciò diventa una fonte dei suoi successivi peccati. Intanto, la vita di un cristiano dovrebbe caratterizzare l’atteggiamento di una costante vigilanza, di cui insegna S. Pietro: “Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede!” (1 Pt 5,8).
- La pratica della preghiera o della santa Messa con una preghiera per la guarigione intergenerazionale o per la liberazione dal peccato generazionale evidenzia molto chiaramente una mancanza di fede, o almeno un’incredulità nell’efficacia della grazia sacramentale, in primo luogo del battesimo. In questo sacramento siamo liberati da ogni peccato. Sì, rimangono nei battezzati certe conseguenze temporali del peccato, come la sofferenza, la malattia, la morte o le inseparabili infermità della vita, come la debolezza di carattere, e anche la tendenza al peccato.
Tuttavia, ogni peccato è cancellato. Leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n° 1263): “Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato. In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel Regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio”.
Conclusione: Tenendo conto di tutte le osservazioni formulate, si postula che l’autorità della Chiesa esplicitamente metta in guardia contro l’uso nella predicazione dei concetti: “peccato generazionale” e “guarigione intergenerazionale”. Dovrebbe anche ufficialmente vietare la celebrazione delle Messe e delle celebrazioni con una preghiera per la guarigione dei peccati generazionali e per la guarigione intergenerazionale.
In questo contesto, ai pastori sarebbe bene ricordare che diverse forme di preghiera praticate da secoli per curare i malati, anche all’interno della liturgia della Santa Messa, dovrebbero essere celebrate in conformità con le disposizioni dei libri liturgici e dell’istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede Ardens Felicitatis desiderium.
Nella predicazione ecclesiale occorre curare l’esposizione chiara dell’insegnamento del Magistero della Chiesa sul peccato originale e sulle sue conseguenze, la comprensione dei peccati personali e le loro conseguenze sociali, l’efficacia della grazia sacramentale, in particolare del battesimo e del sacramento della penitenza e della riconciliazione, problemi di riconciliazione con Dio e con gli uomini, il senso di colpa e di perdono.
Ai fedeli si deve ricordare quanto sia importante la fede viva nella ricezione dei sacramenti. Occorre costantemente incoraggiare loro ad un fiducioso uso dei sacramenti e delle indulgenze.
Varsavia, 5 ottobre 2015.
Stare uniti alla Chiesa di Roma

Concordo pienamente con Padre Livio, che, lo ricordo a tutti gli estimatori, HA PROVATO RAZIONALMENTE L’ ESISTENZA IN TOTO delle apparizioni della Madonna a Medjugorje.
I messaggi pubblici però, sono sempre stati vagliati dalla parrocchia, ben prima dell’ attuale approvazione ecclesiastica stabilita. Restiamo all’ obbedienza, guardiamo San Pio da Pietrelcina, il più grande mistico del XX secolo.
Noi siamo consapevoli che tre veggenti hanno le apparizioni quotidiane, sempre quindi, e a maggior ragione nella novena prima del 25 (messaggio alla parrocchia diffondibile).
Perché allora “forzare” con la presenza del vescovo e la pubblicazione scritta del colloquio quotidiano della veggente Marjia? Esso avviene comunque ogni giorno: si vuol forse strappare un placet al Santo Padre? Marjia sa o non vuol dire qualcosa? Non va bene.
Ogni nube va evitata che possa oscurare le più straordinarie apparizioni mariane della storia.
Io credo a Medjugorje e CREDO NELLA CHIESA!
QUESTO comportamento tende a staccare Medjugorje dalla Chiesa, fa sorgere dubbi, non è chiara l’ intenzione di Marjia e del Vescovo. Non va bene.
Essendo un laico sono libero di esprimere la mia volontà ed essa è la Fedeltà alla Chiesa di Roma.
VALE ANCHE PER I VEGGENTI
Infatti non ci sono né Vicka né Ivan, che pure continuano ad avere le apparizioni quotidiane.
Sono altresì consapevole del loro enorme sacrificio, talvolta meno considerato nella Chiesa – incluso durante il nihil obstat Settembre 2024, MA DOBBIAMO AVANZARE TUTTI INSIEME
Un sincero abbraccio a Marjia, al figlio,alla splendida famiglia
MA DOBBIAMO AVANZARE TUTTI INSIEME
Scusate l’irruenza in buona fede.
Padre Livio procedi pure e vai avanti: le parole di Vicka sono state molto chiare e sincere! Un abbraccio
Antonio Eduardo
LUNEDI 22 GIUGNO DALLA SEDE DI RADIO MARIA MEDJUGORJE ai microfoni con P.LIVIO: SUA EMINENZA IL CARDINALE ERNEST SIMONI
PER UN PENSIERO E PREGHIERA D’ESORCISMO
A PARTIRE DALLE H 9.00




Alla catechesi dell’Angelus domenicale, l’incoraggiamento di Leone XIV a testimoniare il Vangelo “anche là dove il suo valore non è compreso o accettato”. L’invito è ad essere miti e perseveranti affondando le radici della fede e della missione in un intenso rapporto con Dio: contemplare non è un’esperienza esclusiva di certi eremiti. “Continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!”
Antonella Palermo – Città del Vaticano 21/6/2o26
Come annunciare la Buona Notizia per i discepoli in missione. A commento del Vangelo di Matteo che oggi, 21 giugno, propone il brano in cui emerge lo stile suggerito da Gesù che non può prescindere dalla “condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno”, Leone esorta a riattingere di continuo alla sorgente vera che dovrebbe ispirare ogni azione e ogni parola del cristiano. Lo fa all’indomani della sua visita pastorale a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano.
Non basta la tecnica per annunciare il Vangelo
Il Papa agostiniano, anche sulla scia della sua recente enciclica, ricorda che non è possibile testimoniare ciò di cui non si è fatta esperienza personale, solo per sentito dire.
La forza dell’apostolato, infatti, al di là di tecniche e strumenti, si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta.

Fedeli in piazza San Pietro (@Vatican Media)
Testimoniare anche dove non si è compresi o accettati
Ciò su cui si sofferma il Pontefice è l’integrazione fede-vita. La testimonianza è il frutto inevitabile di un nutrimento assiduo fondato sulla relazione con Dio. “Questo ci rende sempre più persone dalla fede solida e consapevole – sottolinea -, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato”. E aggiunge:
Non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti. Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio
Rispondere con l’amore
Leone XIV, infine, ricorda la vita non facile delle prime comunità cristiane e cita il suo predecessore Francesco in Evangelii gaudium. Così esorta a rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza, laddove il Vangelo risulta più ‘scomodo’. Le antiche ostilità e persecuzioni, chiosa, si riprongono ancora oggi in vari luoghi: di fronte alla tentazione di scoraggiarsi e di lasciarsi vincere dalla stanchezza o dalla paura, l’antidoto resta sempre lo stesso.
È necessario – precisa – che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui. Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!