"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Maggio 2026 Pagina 16 di 34

🟢 LIVE 🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789 – 18/05/2026

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 109

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Lunedì 18 Maggio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

il tempo della vita non ci appartiene

Che cosa sia il tempo e come dominarlo è un rompicapo insolubile

Non appena l’uomo nasce, il tempo incomincia a scorrere: chi lo può fermare?

Per tutti, nessuno escluso, sopraggiunge l’ultimo istante.

Per questo il paganesimo antico e moderno descrive il tempo come un mostro che tutto divora.

La fede risolve l’enigma presentando il tempo come un cammino verso l’eternità

Per ognuno Dio ha stabilito il suo tempo per giungere al traguardo

Non sciupare il tempo vagando qua e là su strade senza meta

Quando scocca l’ultimo istante non puoi più tornare indietro

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (25)

Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro

h. 9.15- 9.35: NOTIZIE DAL MONDO

Modena: una riflessione necessaria

Papa Leone alla Sapienza di Roma

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla preghiera (107)

h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

50. La guerra nel tempo dei Segreti

Il terzo Segreto di Fatina colloca la persecuzione della Chiesa e l’uccisione del Papa nel contesto di un mondo diroccato dalla guerra

Secondo la rivelazione di Civitavecchia la guerra sarà fra Occidente e Oriente, ma non dice nulla sull’esito.

Con l’inizio dei Segreti, in particolare dal quarto al decimo, avremo l’irruzione del Soprannaturale con la profezia dei tre giorni prima e del Segno sulla collina delle prime apparizioni.

Da quel momento la guerra sarà fra chi crede e le potenze del male che si coalizzeranno per distruggere la Chiesa.

Molti si convertiranno e le potenze del male crolleranno

Il Cuore Immacolato di Maria trionferà e il mondo avrà un tempo di pace

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CREDO IN GESU’ CRISTO

Catechesi di Padre Livio (18)

BLOG: blogdipadrelivio.it

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Attacco di droni su Mosca, almeno tre morti: perché il raid ucraino segna una nuova fase della guerra

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 18 Maggio 2926

Un massiccio raid ha colpito la regione della capitale russa, causando vittime, feriti e gravi disagi negli aeroporti. Kiev aumenta la sua capacità di colpire in profondità infrastrutture energetiche, nodi logistici e siti industriali russi per logorare difese aeree, capacità produttiva e tenuta politica del Cremlino

Mosca sotto attacco, Kiev rivendica la risposta. Nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 maggio, un massiccio raid con droni ha colpito la regione della capitale russa, provocando almeno tre morti e danni a edifici residenziali, secondo quanto riferito dalle autorità russe e da fonti locali.

Il sindaco di Mosca, Sergey Sobyanin, ha dichiarato che la difesa aerea ha contrastato l’offensiva tra la sera del 16 maggio e le prime ore del 17. Secondo le autorità russe, sarebbero stati abbattuti 556 droni ucraini sul territorio della Federazione. Video diffusi sui social dopo le 3 del mattino mostrano lampi nel cielo e incendi in diverse località. Tra le aree interessate figurano Khimki, Klin e Zelenograd, nell’oblast di Mosca, oltre alla zona dell’aeroporto di Sheremetyevo e ad alcune aree del centro cittadino.

Il governatore della regione di Mosca, Andrey Vorobyov, ha poi confermato la morte di almeno tre persone: due nel villaggio di Pogorelki e una a Khimki. Ha inoltre riferito di diversi feriti in vari distretti, a causa dell’impatto dei droni su edifici residenziali e abitazioni. Sobyanin ha aggiunto che altre dodici persone sono rimaste ferite nei pressi della raffineria di petrolio di Mosca, nel distretto di Kapotnya, indicata come uno degli obiettivi dell’attacco. La maggior parte dei feriti sarebbero operai edili al lavoro vicino al posto di blocco dell’impianto.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione «una risposta assolutamente giusta» ai continui bombardamenti russi contro le città ucraine, incluso l’ultimo attacco su Kiev, che ha causato oltre 24 vittime. «Questa volta le capacità missilistiche a lungo raggio ucraine hanno raggiunto la regione di Mosca. Lo diciamo chiaramente ai russi: il loro Stato deve porre fine alla guerra», ha dichiarato, sottolineando che gli obiettivi si trovavano a oltre 500 chilometri dal confine ucraino, nonostante l’elevata concentrazione di difese aeree attorno alla capitale russa.

Secondo il canale Telegram indipendente Astra, sarebbe stato colpito e incendiato il parco tecnologico Elma di Zelenograd, che ospita aziende attive nei settori della microelettronica, della radioelettronica, dei sistemi ottici, della robotica, dell’informatica e della ricerca scientifica. Lo stesso canale ha riferito anche di un attacco alla stazione di carico carburante di Solnechnogorsk, nell’oblast di Mosca, parte dell’infrastruttura di oleodotti che circonda la capitale e utilizzata per lo stoccaggio, il trasferimento e la distribuzione di benzina e gasolio. Anche il canale Telegram russo Supernova+ ha riportato che l’ufficio di progettazione Raduga Machine-Building, a Dubna, sarebbe stato preso di mira. La struttura produce missili da crociera e altri sistemi missilistici.

L’attacco ha provocato pesanti disagi anche al traffico aereo. Secondo gli orari aeroportuali online, circa 200 voli sono stati ritardati o cancellati a Sheremetyevo, mentre quasi 100 hanno subito la stessa sorte all’aeroporto di Vnukovo.

L’offensiva arriva pochi giorni dopo l’introduzione, da parte della Russia, di nuove restrizioni sulla diffusione di informazioni relative agli effetti degli attacchi con droni. Le nuove norme vietano la pubblicazione di foto, video o dettagli senza autorizzazione ufficiale. I trasgressori rischiano multe comprese tra 3.000 e 5.000 rubli per i privati, fino a 50.000 per i funzionari e fino a 200.000 per le persone giuridiche.


Il dato più rilevante non è soltanto la cronaca dell’attacco, ma il quadro strategico che questo episodio conferma. I raid ucraini in profondità sul territorio russo non sono più azioni episodiche o simboliche: stanno diventando uno strumento strutturale della guerra, con una funzione militare, economica e politica sempre più evidente.


Sul piano militare, questi attacchi mostrano anzitutto che Kiev è riuscita ad aumentare in modo sensibile la gittata, la frequenza e il coordinamento delle proprie operazioni a lungo raggio. Nella notte tra il 12 e il 13 maggio, le forze ucraine avevano già colpito obiettivi fino a 1.500 chilometri dal confine. Il punto non è solo la distanza raggiunta, ma la capacità di mantenere una pressione costante su obiettivi diversi, spesso ben all’interno del territorio russo. Questo costringe Mosca a disperdere sistemi di difesa aerea su un fronte interno enorme, riducendone l’efficacia complessiva.


La vastità del territorio e la moltiplicazione degli obiettivi sensibili rendono impossibile una protezione omogenea per Mosca. Raffinerie, depositi, nodi logistici, aeroporti, impianti industriali e siti legati alla produzione militare formano una rete troppo estesa per essere schermata in modo completo, soprattutto se l’Ucraina è in grado di saturare la difesa con ondate numerose e ripetute di droni. In questo senso, anche quando i sistemi russi intercettano una parte significativa dei vettori in arrivo, il solo fatto di dover reagire continuamente rappresenta un costo operativo crescente.


C’è poi una dimensione economica decisiva. Colpire infrastrutture petrolifere, snodi di stoccaggio carburanti e reti logistiche significa agire su uno dei punti di forza strutturali della Russia: la capacità di sostenere lo sforzo bellico grazie alla profondità territoriale e alle rendite energetiche. Non tutti gli attacchi producono danni strategici immediati, ma la loro ripetizione aumenta i costi di riparazione, rallenta i flussi, obbliga a deviare risorse e accresce l’incertezza nella gestione dell’apparato industriale ed energetico. Anche quando l’impatto materiale è limitato, l’effetto cumulativo può essere significativo.


La scelta degli obiettivi suggerisce inoltre un’evoluzione qualitativa della campagna ucraina. Non si tratta soltanto di «colpire la Russia», ma di selezionare bersagli che abbiano un valore sistemico: poli tecnologici, impianti collegati alla filiera militare, infrastrutture energetiche, hub logistici. Se confermati, i raid contro siti come Zelenograd o Dubna indicano il tentativo di disturbare non solo l’approvvigionamento materiale, ma anche segmenti della capacità produttiva e tecnologica russa legata alla guerra.


Un altro elemento chiave è il rapporto tra offensiva ucraina e difesa aerea russa. Diversi osservatori sostengono che l’efficacia crescente dei raid non dipenda solo dall’aumento del numero di droni disponibili, ma anche da una campagna parallela volta a individuare e indebolire radar, batterie antiaeree e nodi di sorveglianza. Se questa lettura è corretta, gli attacchi in profondità non sono episodi isolati, ma il risultato di una preparazione progressiva: prima si aprono falle nel sistema difensivo, poi le si sfrutta con raid più ampi e meglio sincronizzati.


Anche sul piano tattico si nota un cambiamento
. Le precedenti campagne apparivano spesso intermittenti; quelle più recenti sembrano invece caratterizzate da maggiore continuità e da una logica di accumulo del danno. Colpire più volte gli stessi obiettivi o gli stessi settori nel giro di pochi giorni non serve solo a causare distruzione immediata, ma a impedire riparazioni rapide, allungare i tempi di ripristino e logorare la capacità di risposta del sistema russo. È una strategia di pressione progressiva più che di singolo colpo dimostrativo.


Questo sviluppo è legato direttamente alla crescita dell’industria ucraina dei droni. Dall’inizio del 2026, Kiev sembra aver raggiunto una nuova scala produttiva, con quantità più elevate, modelli più sofisticati e una migliore integrazione tra innovazione tecnica e impiego operativo. La guerra dei droni, che nel 2022 appariva soprattutto come una forma di adattamento tattico, è diventata ormai un settore industriale strategico. La capacità di innovare rapidamente, modificare i sistemi di navigazione, rendere i vettori più resistenti alle contromisure e aumentare i volumi di produzione ha dato all’Ucraina un vantaggio asimmetrico importante.


Il sostegno occidentale rafforza ulteriormente questa traiettoria. Finanziamenti, cooperazione industriale e joint venture con partner europei stanno contribuendo a trasformare il comparto ucraino dei droni in una base produttiva sempre più stabile. Proprio per questo Mosca guarda con crescente preoccupazione al coinvolgimento europeo e ha alzato i toni contro le aziende straniere che collaborano con Kiev. La pubblicazione degli indirizzi di società europee coinvolte nella produzione congiunta di armamenti va letta non solo come propaganda, ma come segnale politico: il Cremlino vuole dissuadere il consolidamento di una filiera militare transnazionale a sostegno dell’Ucraina.


Sul piano politico interno, gli attacchi attorno a Mosca hanno un peso che va oltre il danno materiale. Portare la guerra nella regione della capitale incrina la narrativa della distanza del conflitto e mostra ai cittadini russi che nemmeno il cuore del potere è completamente al sicuro, come successo in occasione della parata del 9 maggio. Le recenti restrizioni russe sulla diffusione di foto e video degli attacchi indicano proprio la volontà di controllare questo effetto psicologico e simbolico. In altre parole, la questione non è solo impedire la circolazione di informazioni sensibili, ma anche contenere l’impatto politico di immagini che mostrano vulnerabilità in luoghi ritenuti protetti.


In questo quadro, il dato forse più importante è che l’Ucraina sembra ormai puntare a una campagna di logoramento in profondità, pensata per erodere nel tempo la resilienza militare, energetica e psicologica della Russia. Non si tratta necessariamente di ottenere un risultato decisivo con un singolo attacco, ma di accumulare pressione su più livelli: costringere Mosca a spostare difese, aumentare i costi interni della guerra, indebolire nodi produttivi strategici e rendere più visibile il prezzo del conflitto anche per il territorio russo.


Se questa dinamica continuerà nei prossimi mesi, il Cremlino potrebbe trovarsi di fronte a un problema crescente: proteggere simultaneamente il fronte, le retrovie militari, il settore energetico e i centri politici del Paese. È proprio in questa asimmetria — tra il costo relativamente contenuto dei droni e il costo molto più alto necessario per difendere uno spazio immenso e infrastrutture diffuse — che si gioca una parte sempre più importante della guerra.

🟢IN RADIOVISIONE: L’UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO – PUNTATA 32: Il dono dell’Eucarestia – Catechesi giovanile 2008-2009 di P. Livio


La citazione del giorno – “Senza Dio non c’è futuro” – n°26

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🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 61


Papa Leone XIV: “L’Ascensione non ci parla di una promessa lontana”

L’Ascensione non è un evento lontano. Lo ha detto il Papa, stamane, introducendo la preghiera del Regina Coeli 

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, domenica 17 maggio 2026, 12:11 (ACI Stampa).

L’Ascensione non è un evento lontano. Lo ha detto il Papa, stamane, introducendo la preghiera del Regina Coeli.

“A Gesù – ha spiegato Leone XIV – noi siamo uniti, come membra al capo, in un unico corpo, e il suo ascendere al Cielo attira anche noi, con Lui, verso la piena comunione con il Padre”.

Tutta la vita di Cristo è un moto di ascesa, che abbraccia e coinvolge – ha aggiunto – attraverso la sua umanità, l’intera scena del mondo, elevando e riscattando l’uomo dalla sua condizione di peccato, portando luce, perdono e speranza là dove c’erano tenebre, ingiustizia e disperazione, per giungere alla vittoria definitiva della Pasqua”.

Dunque “l’Ascensione non ci parla di una promessa lontana, ma di un legame vivo, che attrae anche noi verso la gloria celeste, dilatando ed elevando già in questa vita il nostro orizzonte e avvicinando sempre più il nostro modo di pensare, di sentire e di agire alla misura del cuore di Dio”.

Il Papa ha ricordato che “di questo cammino di ascesa noi conosciamo la via. La troviamo in Gesù, come pure la vediamo tracciata nella Vergine Maria e nei santi: quelli che la Chiesa ci offre a modello universale e quelli della porta accanto, con cui viviamo le nostre giornate, papà, mamme, nonni, persone di ogni età e condizione, che con gioia e impegno si sforzano sinceramente di vivere secondo il Vangelo”.

“Con loro, col loro sostegno e grazie alla loro preghiera – ha concluso – possiamo imparare anche noi a salire giorno per giorno verso il Cielo, facendo oggetto dei nostri pensieri, e mettendo in pratica, con l’aiuto di Dio, quello che abbiamo ascoltato e veduto, facendo crescere, in noi e attorno a noi, la vita divina che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che ci attira costantemente in Alto, verso il Padre, e diffondendo nel mondo frutti preziosi di comunione e di pace”.

Dopo aver recitato la preghiera mariana, il Papa ha ricordato la “Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che quest’anno ho voluto dedicare al tema custodire voci e volti umani in quest’epoca dell’intelligenza artificiale. Incoraggio tutti a impegnarsi nel promuovere forme di comunicazione sempre rispettose della verità dell’uomo alla quale orientare ogni innovazione tecnologica”. 

“Da oggi a domenica prossima – ha aggiunto – si svolge la settimana Laudato Si dedicata alla cura del creato. In questo anno giubilare di San Francesco d’Assisi ricordiamo il suo messaggio di pace con Dio con i fratelli e con tutte le creature. 

 Purtroppo in questi ultimi anni, a causa delle guerre, i progressi in questo campo sono state molto rallentati, perciò incoraggio in membri del movimento Laudato Sì e a tutti coloro che lavorano per un’ecologia integrale a rinnovare l’impegno. La cura per la pace è cura per la vita”

🌾🍇LIVE BENEDIZIONE DI P.LIVIO + DOMENICA DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE AL CIELO

Cristo cerca Adamo e lo porta nella gloria.
Ascensione, compimento della redenzione

di Manuel Nin – Avvenire – 16 Maggio 2026

Una grande festa che si celebra quaranta giorni dopo Pasqua, nel cuore anche della tradizione bizantina. Un contributo dell’esarca apostolico di Grottaferrata

Ascensione del Signore, manoscritto siriaco del XIII secolo, Tur Abdin

Tutte le feste dell’anno liturgico, nella tradizione bizantina, hanno un chiaro contenuto teologico e diventano una vera e propria professione di fede a livello trinitario, cristologico ed ecclesiologico. Professione di fede e quindi anche mistagogia per i fedeli che pregano, che leggono e che cantano i testi liturgici. Inoltre, l’uso che questi testi fanno della Sacra Scrittura, dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci mostra e ci insegna come accogliere, leggere, pregare e fare nostro il testo biblico. I tropari delle grandi feste ci fanno cantare e celebrare la nostra professione di fede con delle immagini poetiche e allo stesso tempo teologiche. E così la liturgia bizantina diventa professione di fede, celebrazione di questa fede e annuncio del mistero centrale di quello che è il nostro “credo” come Chiesa cristiana: «…per noi uomini e per la nostra salvezza… si è incarnato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria e si è fatto uomo». Questo stretto legame, questo vincolo tra liturgia e professione di fede lo troviamo specialmente presente nella festa dell’Ascensione del Signore, il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. È una festa in cui troviamo intrecciati, come fosse un grande arazzo, tutti i grandi momenti della nostra fede.

Mi soffermo oggi nella tradizione bizantina i cui testi liturgici sono una vera e propria professione di fede che ripercorre, possiamo dire, i grandi momenti della storia della salvezza, dall’incarnazione del Verbo eterno di Dio, alla sua nascita, alla sua passione e morte, e quindi alla sua risurrezione ed ascensione ai cieli dove ha portato, ha fatto salire, ha glorificato la nostra natura umana redenta e salvata, e da dove ha mandato, come dono suo e di suo Padre, lo Spirito Santo. Attraverso i testi della liturgia, la Chiesa ci fa gustare direi in un bell’intreccio di teologia e di poesia, i grandi momenti della salvezza che avviene per noi in Cristo.

Il primo testo liturgico del vespro della festa introduce i principali aspetti che troveremo poi in tutti gli altri testi: «Il Signore è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro… Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima». Vediamo come l’Ascensione del Signore è collegata senza soluzione di continuità con il dono dello Spirito Santo, e tutti i tropari metteranno in evidenza questo collegamento tra Ascensione del Signore e discesa, dono dello Spirito.

In questo testo troviamo anche un altro tema che appare ripetitivamente nei testi della festa, cioè la meraviglia, lo stupore degli angeli di fronte all’Ascensione del Signore. In questo tropario troviamo l’espressione: «…stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro…», mentre in un altro dei testi liturgici troviamo la frase:«…restarono attoniti i cherubini, vedendo venire sulle nubi te, Dio, che siedi su di loro». Lo stupore degli angeli diventa nei testi eucologici una vera e propria professione di fede nel Verbo di Dio incarnato, vero Dio e vero uomo, manifestata attraverso lo stupore degli angeli vedendo un uomo, la meraviglia dei cherubini vedendo Dio.

Questa stessa professione di fede la troviamo ancora bellamente cantata in un altro dei tropari: «Signore, compiuto il mistero della tua economia, hai preso con te i tuoi discepoli e sei salito sul Monte degli Ulivi: ed ecco, te ne sei andato oltre il firmamento del cielo. O tu che per me come me ti sei fatto povero, e sei asceso là, da dove mai ti eri allontanato, manda il tuo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre». Di questo frammento sottolineo due aspetti che ritroviamo poi anche in altri testi della stessa festa.

In primo luogo, la presenza dei discepoli all’Ascensione del Signore, fatto che oltre ad essere un dato evangelico, è anche un dato ecclesiologico: i discepoli – e in alcuni dei testi troviamo menzionata anche la Madre di Dio – sono testimoni dell’Ascensione e quindi della piena glorificazione e redenzione della nostra natura umana assunta pienamente da Cristo e da lui glorificata; infatti, la stessa icona dell’Ascensione ci mostra la presenza della Madre di Dio, e dei Dodici apostoli con Paolo. Poi, l’immagine molto bella usata nel tropario: «…O tu che per me come me ti sei fatto povero…», per parlare dell’incarnazione.

Si tratta di un tema che troviamo ancora in altri tropari, cioè il collegamento messo in parallelo tra incarnazione/discesa e glorificazione/ascesa: «Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l’hai fatta sedere con te accanto al Padre… Con gli angeli anche noi quaggiù sulla terra, glorificando la tua discesa fra noi e la tua dipartita da noi con l’Ascensione, supplici diciamo: O tu che con la tua Ascensione hai colmato di gioia infinita i discepoli e la Madre di Dio che ti ha partorito, per le loro preghiere concedi anche a noi la gioia dei tuoi eletti…».

Nei testi della festa troviamo un uso abbondante, con una interpretazione chiaramente cristologica e soteriologica, del Salmo 23 collegato direttamente con l’Ascensione del Signore: «Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima… Mentre tu ascendevi, o Cristo, … le schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l’un l’altra: Chi è costui? E rispondevano: È il forte, il potente, il potente in battaglia; costui è veramente il Re della gloria… Sollevate le porte celesti: ecco è giunto il Cristo, Re e Signore, rivestito di corpo terrestre». Si tratta, in questa festa come in tante altre della tradizione bizantina, di un’esegesi cristologica applicata ai salmi.

In uno dei tropari del mattutino della festa ci riassume in quattro versetti lo smarrimento di Adamo dopo il peccato, e l’incarnazione di Cristo con l’immagine del rivestirsi proprio della natura di Adamo, presentata quasi fosse l’icona del buon pastore che si carica sulle spalle, che assume la pecora smarrita e la fa sedere con lui nella gloria: «Dopo aver cercato Adamo che si era smarrito per l’inganno del serpente, o Cristo, di lui rivestito sei asceso al cielo e ti sei assiso alla destra del Padre, partecipe del suo trono, mentre a te inneggiavano gli angeli».

L’Ascensione del Signore porta a compimento l’opera della nostra redenzione, perché lui, benché asceso in cielo, rimane sempre con noi ed accanto a noi. Romano il Melodo (+555) lo canta in uno dei tropari della festa: «Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi, e nessuno è contro di voi». 

Esarca apostolico
dell’abbazia territoriale
di Santa Maria di Grottaferrata

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