Mese: Aprile 2026 Pagina 37 di 38
5. MARIA NEI TRE GIORNI DELLA PASSIONE
MARIA E’ STATA ASSOCIATA IN MODO UNICO E SUBLIME ALL’OPERA DELLA REDENZIONE
MARIA E’ GIA’ PRESENTE NELLE PROFEZIA DELLA GENESI (3,15)
IL PIANO DIVINO DELLA SALVEZZA PREVEDE L’INTIMA UNIONE DEL FIGLIO CON LA MADRE
LA PARTECIPAZIONE DI MARIA E’ CONVENIENTE PER RIPARARE LA CADUTA DI EVA
MARIA E’ PRESENTE NELLA PROFEZIA MESSIANICA DI ISAIA CITATO DA SAN MATTEO ( l«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi» (Mt 1,18-24)
L’ANNUNCIAZIONE MANIFESTA LO STRETTO LEGAME DELLA MADRE COL FIGLIO NELL’OPERA DELLA SALVEZZA DEL MONDO.
IL “SI” DI MARIA E’ UN PASSAGGIO NECESSARIO PER L’INCARNAZIONE VERBO
MARIA COL SUO SI’ ACCETTA DI ESSERE INTIMAMENTE UNITA ALLA MISSIONE REDENTRICE DEL FIGLIO.
IL SI DI MARIA INCLUDE FIN DAL PRINCIPIO LA PRESENZA DELLA CROCE CHE LEI STESSA DEVE AFFRONTAE COME MADRE.
MARIA INFATTI CONOSCE LE PROFEZIE CHE ANTICIPANO LA PASSIONE DEL FUTURO MESSIA.
NELL’INCONTRO CON SIMEONE LO SPIRITO SANTO RIVELA A MARIA IL SUO DESTINO: “UNA SPADA TI TRAPASSERA’ L’ANIMA”.
NEI TRE GIORNI IN CUI SMARRISCE GESU’ A GERUSALEMME MARIA VIVE IN ANTICIPO I TRE GIORNI DELLA PASSIONE.
MARIA, AL SEGUITO DI GESU’ NEI TRE ANNI DELLA SUA MISSIONE, VEDE MONTARE L’ODIO NEI CUORI CHE SATANA SCARDINA E PREPARA ALL’ORRENDO DELITTO.
MARIA E’ PRESENTE A GERUSALEMME IL GIORNO DELLE PALME, QUANDO I SEGUACI DI GESU’ ACCLAMANO IL LORO RE MESSIA. LEI SAPEVA CHE LO ATTENDEVA LA CROCE
MARIA ERA PRESENTE NELL’ULTIMA CENA QUANDO GESU’ HA ISTITUITO L’EUCARISTIA? RESTA IL MISTERO DI QUESTA PRESENZA O DI QUESTA ASSENZA DI MARIA IL GIOVEDI SANTO.
TUTTAVIA MARIA, ANCHE SE NON MENZIONATA NEI VANGELI, ERA PRESENTE, VIGILE E ORANTE IN QUELLE ORE CRUCIALI, IN CUI IL FIGLIO E’ STATO CATTURATO E PORTATO IN GIUDIZIO, MENTRE GLI APOSTOLI SONO FUGGITI E PIETRO HA RINNEGATOI IL MAESTRO, SCOPPIANDO SUBITO DOPO IN LACRIME.
MARIA E’ PRESENTE IN TUTTA LA GIORNATA DEL VENERDI’ SANTO, NELLA QUALE I FIGLIO HA VISSUTO LA SUA PASSIONE FINO ALLA CROCEFISSIONE E ALLA MORTE.
MARIA RITTA AI PIEDI DELLA CROCE SI OFFRE COL FIGLIO IN SACRIFICIO DI AMORE AL PADRE PER LA SALVEZZA DEL MONDO. IL CUORE DEL FIGLIO E QUELLO DELLA MADE SONO L’ALTARE SUL QUALE SI COMPIE IL SACRIFICIO REDENTORE.
LA MADRE ABBRACCIA IL FIGLIO DEPOSTO DALLA CROCE MA, IL GIORNO DOPO IL SABATO, NON SI RECA CON LE PIE DONNE AL SEPOLCRO.
LA MADRE HA CREDUTO ALLE PAROLE DEL FIGLIO CHE DOPO TRE GIONI SAREBBE RISUSCITATO. LA SUA FEDE GLI HA MERITATO LA PRIMA APPARIZIONE DEL SIGNORE RISORTO. COME LEI HA CREDUTO, ANCHE NOI CREDIAMO

autore: Daniele Crespi anno: 1625 titolo: L’Ultima Cena luogo: Pinacoteca di Brera, Milano
Nome: Giovedì Santo
Titolo: L’ultima cena
Ricorrenza: 2 aprile
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Solennità
Il Giovedì Santo si celebra il rito della benedizione degli olii santi durante la Messa del Crisma al mattino e nel pomeriggio si ricorda l’ultima Cena del Signore nella messa serale dando così inizio al Triduo Santo.
Nella Chiesa, ma anche nella società, una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura è “solidarietà”, saper mettere, cioè, a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda, porterà frutto». La sorgente di questo dono per la Chiesa e per ogni singolo credente è la Mensa Eucaristica nella quale la comunità radunata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito, ripetere il gesto compiuto da Gesù con l’istituzione del Sacramento dell’Altare.
Il comando di Gesù rivolto ai suoi discepoli chiamati a perpetuare quanto da lui stesso compiuto nel cenacolo si prolunga poi nel segno della lavanda dei piedi, tanto che lo stesso Maestro e Signore dice ai suoi commensali: «Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io facciate anche voi». Così facendo pone una relazione profonda e indisgiungibile tra l’Eucaristia, sacramento della sua offerta sacrificale al Padre per la salvezza del mondo, e il comandamento dell’amore che si traduce nel servizio incondizionato, sino al dono della vita, ai fratelli.
Dall’Eucaristia la Chiesa trae la sua origine permanente e all’Eucaristia essa deve fare ritorno in ogni istante della sua esistenza e della sua missione perché possa essere e crescere secondo il pensiero e il disegno di Dio. Del resto «la Chiesa è stata fondata, come comunità nuova del Popolo di Dio, nella comunità apostolica di quei dodici che, durante l’ultima cena, sono divenuti partecipi del corpo e del sangue del Signore sotto le specie del pane e del vino. Cristo aveva detto loro: “Prendete e mangiate…”, “prendete e bevete”. Ed essi, adempiendo questo suo comando, sono entrati, per la prima volta, in comunione sacramentale col Figlio di Dio, comunione che è pegno di vita eterna.
Da quel momento sino alla fine dei secoli, la Chiesa si costruisce mediante la stessa comunione col Figlio di Dio, che è pegno di pasqua eterna». La ricchezza di questo mistero di salvezza è sapientemente raccolta in un’opera in avorio che fa parte di una collezione più vasta di tavolette eburnee istoriate, molte delle quali illustrano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, probabilmente costituenti nel loro insieme un paliotto d’altare. Oggi sono conservate al Museo S. Matteo di Salerno.

La “tavola” qui illustrata è divisa in verticale in due scene distinte e complementari. La parte superiore è occupata dall’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, chiaro rimando al mistero eucaristico. Gesù è intento a consegnare il pane moltiplicato ai suoi discepoli che a loro volta lo distribuiscono alla folla. La parte inferiore è invece costituita a sua volta da due scene. Innanzitutto l’ultima cena, in cui possiamo vedere Gesù seduto assieme ai suoi discepoli a una tavola imbandita con al centro un grande pesce, simbolo cristologico ed eucaristico, poco prima di annunciare il tradimento di Giuda. Poi ecco la lavanda dei piedi, lì dove Gesù, dopo aver deposto la veste su uno sgabello posto alle sue spalle ed essersi cinto di un asciugatoio, lava i piedi a Pietro e agli altri discepoli. Il suo gesto ha una forte connotazione liturgica e richiama immediatamente ciò che durante la celebrazione della Cena Domini compie il sacerdote quando ripete l’azione compiuta da Gesù nel cenacolo.
Le due scene sono strettamente relazionate e celebrano un solo mistero: «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». Verso Cristo, il quale «ci nutrisce con tutto il sangue del suo corpo e del suo cuore, sotto il peso di inauditi dolori, pressato come in un torchio, solo per la forza del suo amore infinito» (M. S. Scheeben), si muove il cuore della Chiesa alla quale il Maestro «prima di consegnarsi alla morte, affidò il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore» (Preghiera-Colletta).

Programma di Padre Livio – Giovedì 2 Aprile 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
h. 9.00 – 10.00: Catechesi pasquale
5. Maria nei tre giorni della Passione
h.10.00 – 10.25: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO (5)