Mese: Marzo 2026 Pagina 3 di 34
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 26 Marzo 2026
La polizia israeliana: «Pizzaballa aveva chiesto un’eccezione, gli era stato detto di no». La dura nota del Patriarcato Latino: «Questo incidente costituisce un grave precedente». Poi l’ufficio del primo ministro apre: «Un piano per consentire ai capi delle Chiese di pregare nei luoghi sacri»
Raccontano di essere stati fermati lungo il percorso verso la Basilica del Santo Sepolcro, nella Città Vecchia, «costretti a tornare indietro mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale».
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, e il padre Custode di Terra Santa Francesco Ielpo sono stati bloccati dalla polizia israeliana mentre andavano nel luogo più sacro dei cristiani, il luogo del Calvario e della Risurrezione, per celebrare la messa che apre la Settimana Santa di Pasqua.
La nota del Patriarcato latino di Gerusalemme è dura: «Per la prima volta da secoli, ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro». Ciò che accaduto segna il punto più basso nei rapporti tra Israele e la Chiesa cattolica da molto tempo a questa parte: «Questo incidente», si legge ancora nella nota, «costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme».
Poche ore più tardi – dando inizio alla preghiera per la pace dal santuario del Dominus Flevit sul monte degli Ulivi – Pizzaballa ripeterà l’importanza di essere «strumenti di pace e riconciliazione» e di vivere «nell’amicizia, nella fraternità e nella pace». Ma riconoscerà anche che quella che si vive in queste ore è «una situazione complicata».
Le norme di sicurezza israeliane e l’apertura di Netanyahu
La zona è ufficialmente chiusa per motivi di sicurezza.
In tutta Israele, dall’inizio della guerra, il governo Netanyahu ha vietato gli assembramenti di oltre 50 persone in qualsiasi luogo, pubblico o privato, norme rinnovate di settimana in settimana.
Non solo: «Tutti i siti sacri della Città vecchia sono chiusi. La Chiesa del Santo Sepolcro non dispone di uno spazio protetto, ed è impossibile per i mezzi di soccorso arrivare nella zona in caso di incidenti con molte vittime», spiega la polizia. Che continua: «Il Patriarca aveva chiesto di consentirgli l’accesso, in via eccezionale, ma questo permesso gli era stato negato ieri. La decisione gli era stata comunicata e spiegata. La libertà di culto resta un valore garantito, ma ci sono restrizi0ni necessarie».
Una posizione ribadita dall’ambasciatore d’Israele in Italia: Pizzaballa «era stato informato» che l’ingresso nei luoghi di culto «non era consentito per questioni di sicurezza» ma il cardinale «ha deciso di non rispettare la nostra richiesta».
Passano pochi minuti, e l’ufficio del primo ministro Netanyahu precisa: «Non vi è stata alcuna intenzione malevola» contro Pizzaballa, «ma solo preoccupazione per la sicurezza sua e del suo seguito. Data la sacralità della settimana che precede la Pasqua per i cristiani di tutto il mondo, i servizi di sicurezza israeliani stanno mettendo a punto un piano per consentire ai leader religiosi di celebrare le funzioni nel luogo santo nei prossimi giorni».
Poco più tardi arriva la nota del presidente di Israele: «Ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme», scrive Isaac Herzog, «per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente. All’origine ci sono preoccupazioni per la sicurezza. Ho ribadito l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a tutelare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme».
L’irritazione del Patriarcato
Dal Patriarcato – prima dell’apertura di Netanyahu e della nota di Herzog – spiegavano che in questo caso si trattava di consentire a due sole persone di accedere all’area: le autorità più alte della Chiesa cattolica nel Paese e in tutta la regione.
Di qui l’irritazione nella nota diffusa dal Patriarcato: «I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, sin dall’inizio della guerra, hanno rispettato tutte le restrizioni imposte: gli incontri pubblici sono stati annullati, la partecipazione è stata vietata e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Basilica del Santo Sepolcro. Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che ricoprono le più alte responsabilità ecclesiastiche per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata».
Un incidente diplomatico: «Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un grave allontanamento dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello Status Quo. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa esprimono il loro profondo rammarico ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata così impedita».
Meloni: «Offesa ai credenti»
Tra le prime reazioni, in Italia, quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha anche convocato per lunedì l’ambasciatore israeliano a Roma: «Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al patriarca di Gerusalemme, cardinale Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme».
Anche il Governo italiano ha espresso vicinanza: «Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità… Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa», dichiara la premier Giorgia Meloni.
Le tensioni tra il governo israeliano e la Santa Sede
È evidente che dietro tutto questo ci sia la tensione crescente tra il governo israeliano e la Santa Sede per Gaza e la nuova guerra in Medio Oriente iniziata con l’attacco di Usa e Israele all’Iran e proseguita in Libano.
Venti giorni fa padre Pierre Al-Rahi, parroco maronita di San Giorgio a Qlayaa, uno dei villaggi cristiani nel sud del Libano, è stato ucciso mentre soccorreva due abitanti rimasti feriti nella loro casa dal colpo di un carro armato israeliano che, appena entrato il sacerdote, ha sparato di nuovo contro l’abitazione.
Nel Paese ci sono 700mila sfollati, molto villaggi sono stati evacuati dall’esercito israeliano. Proprio il cardinale Pizzaballa, a proposito dei conflitti in Medio Oriente, ne aveva parlato una decina di giorni fa: «La manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo. Non ci sono nuove crociate e Dio non c’entra in tutto questo. Dio è tra coloro che stanno morendo, che stanno male, che soffrono».
Parole analoghe a quelle che Leone XIV, mentre il patriarca veniva fermato a Gerusalemme, ha detto in San Pietro nella messa della Domenica delle Palme: «Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”».

L’omelia della Domenica delle Palme di papa Leone XI
Di Antonio Tarallo
Città del Vaticano , domenica, 29. marzo, 2026 11:01 (ACI Stampa).
La piazza gremita, i fedeli in festa. Un grande “prato” di palme e di olivi: questa la scenografia di oggi in piazza San Pietro, illuminata da un sole che splende in un cielo azzurro, chiaro. Un sole di speranza in un momento buio della storia. Inizia la Settimana Santa, un programma adatto di impegni per papa Leone XIV.
Tutti i fedeli attendono le parole del papa. Attendono le parole della sua omelia dopo la lettura della “Passio”, il Vangelo di oggi. “Mentre Gesù percorre la via della croce, ci mettiamo dietro di Lui, seguiamo i suoi passi. E camminando con Lui, contempliamo la sua passione per l’umanità, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore. Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della pace, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza”, con queste parole, papa Leone XIV comincia la sua omelia. In Gesù , Leone XIV vede “la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra”. Gesù che è vita “mentre si compie il piano per condannarlo a morte” così sottolinea il pontefice.
Un’omelia quella di papa Leone XIV che si concentra sul tema della pace, tanto preziosa per il mondo di oggi. Un Re della pace: “Come Re della pace, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo”, sottolinea il pontefice.
Sottolinea, poi, il silenzio di Cristo, “mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe”. Nessuno può giustificare la guerra, “tuona” papa Leone XIV, “usando” Dio. I n Gesù – ricorda il pontefice – è possibile vedere “i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra”.
E conclude con una citazione. Cita il Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello. Prega la Vergine, papa Leone XIV e lo fa con una poesia del vescovo molfettano: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera»” . E al popolo di Dio non rimane altro che rispondere con un “Amen
Papa Leone XIV: la supplica al Principe della Pace per i popoli feriti dalla guerra
L’Angelus di papa Leone XIV
Di Antonio Tarallo
Città del Vaticano, domenica 29 marzo 2026, 11:52 (ACI Stampa).
Un appello alla pace, una preghiera sentita, forte, per i cristiani del Mediorente che “non possono vivere i riti della Settimana Santa” ma che “partecipano in modo reale alla sua sofferenza”. Così papa Leone XIV prima della preghiera mariana dell’Angelus. E continua: “La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della Pace affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace. Desidero anche affidare al Signore i marittimi che sono vittime della guerra. Prego per i defunti, per i feriti e per i loro familiari”.
E, conclude: “Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace. E preghiamo per tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta”. E prima della preghiera dell’Angelus: “Insieme ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, affidando alla sua intercessione ogni nostra supplica. Lasciamoci guidare da lei in questi giorni santi, per seguire con fede e con amore Gesù, nostro Salvatore”.
Di Leone Grotti
27 Marzo 2026 – Tempi
La Russia sta sfruttando (e alimentando) la guerra tra gli Usa e gli ayatollah per ottenere vantaggi economici, diplomatici e militari. Mentre Mosca consegna droni a Teheran, Trump potrebbe dirottare in Medio Oriente le armi destinate all’Ucraina
Anche se l’Iran, parole di Donald Trump, sta «implorando gli Stati Uniti di raggiungere un accordo», la guerra in Iran procede a pieno regime. E per Vladimir Putin non potrebbe esserci notizia migliore. Da quando sono iniziati i raid di Usa e Israele contro il regime degli ayatollah, infatti, la Russia ha guadagnato decine di miliardi, ha aumentato il proprio potere negoziale e ottenuto vantaggi militari e diplomatici nella guerra contro l’Ucraina.
La guerra in Iran è una manna per la Russia
Secondo il Kyiv School of Economics Institute, l’aumento di circa il 40% del prezzo di petrolio e gas provocato dal blocco da parte dell’Iran dello Stretto di Hormuz, dal quale transita almeno il 20 per cento del petrolio e del Gnl mondiale, ha fatto raddoppiare i proventi dell’export di petrolio e gas per Mosca, che guadagnerebbe circa 760 milioni di dollari al giorno.
I proventi mensili dall’export di idrocarburi per la Russia, prosegue lo studio, è passato da 12 miliardi a 24 miliardi, soprattutto grazie allo stop di 30 giorni alle sanzioni sull’acquisto di petrolio russo concesso da Trump. Grazie a questa decisione il prezzo del petrolio russo, prima fortemente scontato per cause di forza maggiore, è aumentato del 72%.
Anche se il conflitto in Iran finisse la prossima settimana, ci vorrebbero mesi per tornare al consueto traffico attraverso Hormuz. Ecco perché, secondo l’istituto ucraino, la Russia incasserà quest’anno almeno 218,5 miliardi di dollari dall’export di petrolio e gas, il 63% in più rispetto alle stime effettuate prima dello scoppio della guerra.
Se il conflitto invece dovesse durare fino a sei mesi, allora Mosca arriverebbe a guadagnare fino a 386,5 miliardi.
Le offerte di Putin a Trump
Ma per quanto sia importante, non è l’aspetto economico quello che interessa di più al Cremlino. Putin è sempre concentrato sulla guerra in Ucraina e non potendo vincere dal punto di vista militare, a meno di accettare milioni di morti tra i suoi soldati, ha bisogno di ottenere un accordo favorevole con Kiev mediato dagli Stati Uniti.
Ecco perché sta offrendo agli Usa ogni tipo di aiuto, ovviamente chiedendo congrue contropartite. Prima Mosca ha proposto di interrompere la condivisione di intelligence e immagini satellitari con l’Iran (al quale fornisce coordinate precise per colpire le basi americane nel Golfo e gli impianti produttivi dei paesi arabi), a patto però che gli Stati Uniti non forniscano più il medesimo aiuto all’Ucraina. La proposta è stata rispedita al mittente.
Successivamente, Putin ha anche proposto a Trump di stoccare in Russia i circa 450 chili di uranio arricchito dell’Iran per favorire un accordo tra Teheran e Washington. Il presidente americano ha rifiutato.
Donald Trump presiede una riunione di gabinetto alla Casa Bianca (foto Ansa)
La Russia fornisce droni all’Iran
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Russia sta sostenendo l’esercito iraniano, ricambiando il favore fatto da Teheran all’inizio della guerra in Ucraina, non solo inviando intelligence e aiuti umanitari, ma anche fornendo migliaia di droni a Teheran. La consegna, iniziata a inizio marzo, sarebbe quasi completata.
Il Cremlino ha tutto l’interesse a prolungare il conflitto: più l’Iran resiste ed è in grado di infliggere danni – materiali, economici e politici – agli Stati Uniti e ai suoi alleati, più gli Usa saranno costretti ad alzare il livello dello scontro, con il rischio che restino invischiati a lungo in Medio Oriente.
Se gli Usa tolgono le armi all’Ucraina
Se Trump dovesse decidere davvero di iniziare un’operazione di terra in Iran, allora l’attenzione americana rimarrebbe concentrata sul Medio Oriente a lungo. Washington sarebbe costretta a monitorare con meno attenzione il teatro europeo.
L’interesse russo è reso più manifesto da un’indiscrezione del Washington Post, secondo cui il Pentagono sta pensando di dirottare in Medio Oriente gli aiuti militari previsti per l’Ucraina.
Sia gli Usa che i paesi del Golfo, infatti, hanno bisogno di ingenti quantità di missili per la contraerea per intercettare i vettori e i droni lanciati dall’Iran alle basi americane in Medio Oriente e agli impianti di estrazione dei paesi arabi.
La Russia sta fornendo all’Iran migliaia di droni Gerbera, come quelli utilizzati nella guerra in Ucraina (foto Ansa)
Kiev è «molto preoccupata»
Gli Usa hanno smesso da tempo di pagare per rifornire di armi l’Ucraina. Gli armamenti più importanti giungono però ancora a Kiev dagli Stati Uniti attraverso il programma Purl (Prioritized Ukraine Requirements List). Lo schema è semplice: Washington invia le armi all’Ucraina e i paesi Nato pagano.
Ora il Pentagono starebbe pensando di dirottare in Medio Oriente gli armamenti previsti per l’Ucraina attraverso il sistema Purl. I funzionari di Kiev sarebbero «molto preoccupati» da questa eventualità, riporta il Kyiv Independent.
L’Ucraina può cedere il Donbass alla Russia
Quando Putin a inizio marzo ha telefonato a Trump per offrirgli il suo aiuto per risolvere il conflitto in Iran, il presidente americano gli avrebbe risposto: «Chiudi la guerra in Ucraina».
Le trattative con l’Ucraina però sono ferme. Il Cremlino, infatti, continua a chiedere che Kiev ceda la parte di Donbass che la Russia non è ancora riuscita a conquistare militarmente.
Volodymyr Zelensky ha rivelato mercoledì per la prima volta all’agenzia Reuters che gli Stati Uniti hanno inserito la cessione del Donbass alla Russia da parte dell’Ucraina come precondizione alle essenziali garanzie di sicurezza che gli Usa forniranno a Kiev.
«Le garanzie saranno formalizzate quando gli ucraini si ritireranno dal Donbass», ha dichiarato con rammarico Zelensky. Aggiungendo: «Il Medio Oriente ha decisamente un impatto importante sul presidente Trump».
Putin spera in una lunga guerra tra Usa e Iran
Gli Usa non hanno ancora deciso se invadere parte dell’Iran, l’isola di Kharg ad esempio, da dove passa il 90% dell’export petrolifero iraniano, per costringere il regime degli ayatollah a riaprire lo Stretto di Hormuz.
Teheran ha già dichiarato che se i propri impianti subiranno un attacco, anche tutti quelli dei paesi del Golfo verranno colpiti. L’escalation potrebbe costringere i paesi arabi a entrare nel conflitto, con conseguenze imprevedibili.
Trump ha posticipato la sua visita ufficiale in Cina a metà maggio, forse perché sa che la guerra potrebbe protrarsi per mesi. Putin non aspetta altro.
di Stefano Caprio – Asia News – 29 Marzo 2026
All’inizio del mese sono entrate in vigore una serie di leggi che mirano a modificare non solo i comportamenti ma anche la visione della vita dei russi. Messe al bando nelle scuole perché “inaccettabili per una giusta visione dei valori tradizionali” opere come “Il cavaliere di bronzo” di Puškin, “Le anime morte” di Gogol e i racconti satirici di Cechov.
Dal 1° marzo di quest’anno sono entrate in vigore in Russia molte leggi che intendono modificare in modo radicale e definitivo non solo i comportamenti, ma anche la visione della vita e dei principi fondamentali nei cittadini russi, con la russificazione del business, l’espansione dei “valori tradizionali”, l’imposizione di Max come unico strumento di comunicazione, i microcrediti tramite dati biometrici e molto altro. Un servizio di Meduza cerca di sintetizzare le formulazioni che hanno maggiore effetto sulla vita dei cittadini russi.
Una delle misure più simboliche riguarda la “difesa della lingua russa”, che si riflette nei “diritti dei consumatori” e nella “partecipazione alla costruzione condivisa di condomini e altri immobili”, stabilendo il principio fondamentale che qualunque informazione rivolta alla conoscenza pubblica dei consumatori deve essere espressa esclusivamente in russo. Questo vale, ad esempio, per cartelli, indicatori e pannelli informativi nei negozi, a meno che non riguardino marchi e nomi commerciali ufficialmente registrati, e non è necessario che vengano “russificati” (ad esempio, marchi come Fix Price o Rostic’s).
Inoltre, è consentito riprodurre le informazioni in russo nelle lingue ufficiali delle repubbliche, nelle “altre lingue dei popoli della Federazione Russa” e in casi eccezionali persino in lingue straniere. Tuttavia, ora sono ammessi solo caratteri cirillici nei nomi dei nuovi complessi residenziali, anche se le parole non devono necessariamente essere russe. Sebbene le autorità non abbiano adottato questa legge nella sua versione originale e rigorosa, le modifiche introdotte ieri avranno comunque un impatto su centinaia di migliaia di aziende in tutta la Russia. Alcune saranno costrette a cambiare il proprio nome, se non registrato come marchio commerciale, mentre altre dovranno commissionare la riprogettazione di insegne e altri supporti fisici; in caso contrario, le aziende rischiano multe fino a mezzo milione di rubli.
È vietata inoltre la proiezione di film che “screditano i valori spirituali e morali tradizionali”: sono entrate in vigore le modifiche alle leggi federali “Sull’informazione, le tecnologie dell’informazione e la protezione dell’informazione” e “Sul sostegno statale alla cinematografia nella Federazione Russa”. La prima legge introduce nuovi obblighi per i proprietari di servizi audiovisivi (servizi di streaming) e social network. La seconda legge introduce nuovi motivi per rifiutare il rilascio di certificati di distribuzione ai film. Ai servizi di streaming sarà vietato trasmettere opere che contengono materiale che scredita “i valori spirituali e morali tradizionali russi”, o che promuove la negazione di tali valori. Il ministero della cultura utilizzerà questi stessi motivi per revocare i certificati di distribuzione precedentemente rilasciati o per rifiutarne di nuovi, e in caso di ritrattazione, l’agenzia di controllo Roskomnadzor richiederà ai servizi di streaming e alle piattaforme di social media di rimuovere le opere dalle loro piattaforme entro 24 ore.
A partire dal 1° marzo, le piattaforme di cinema online non possono più mostrare contenuti che “screditino” i valori tradizionali e i musicisti non potranno più cantare di droghe. Il divieto di propaganda sulle droghe è stato notevolmente ampliato, e sono entrate in vigore le modifiche alla legge federale “Sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope”. Queste riguardano principalmente l’articolo 46, che vieta la propaganda sulle droghe e include la diffusione di informazioni sull'”accettabilità, l’attrattiva o la necessità” dell’uso di droghe illegali, su eventuali “benefici dell’uso illegale” di droghe e sul compimento di “altre azioni illegali” con le droghe “giustificandole o presentandole come norme di comportamento generalmente accettate”.
La legge prevede alcune eccezioni al divieto generale di propaganda, ad esempio per le opere letterarie e artistiche se costituiscono “parte integrante del concetto artistico, giustificato dal genere”. Ora, tutte queste opere dovranno riportare un’etichetta di avvertimento sui pericoli delle droghe (a meno che non siano state pubblicate prima del 1° agosto 1990). Tuttavia, questa eccezione non si applica a tutte le nuove disposizioni sopra elencate. Per questo motivo, in previsione dell’entrata in vigore di queste modifiche, i musicisti (soprattutto i rapper) hanno iniziato a registrare nuovamente i loro brani in massa e a rimuovere le versioni precedenti dai servizi di streaming.
Ora è possibile effettuare il check-in in hotel senza passaporto, ma tramite l’app Max Messenger. Il decreto del governo russo dello scorso anno, che introduce le nuove “Norme per la fornitura di servizi alberghieri e di alloggio nella Federazione Russa”, sta entrando in vigore. Il decreto consente ai cittadini sprovvisti di passaporto o patente di guida di utilizzare l’app mobile Gosuslugi o Max Messenger per verificare i dati del proprio documento. In definitiva, però, la decisione spetta ai proprietari degli hotel, che si riservano il diritto di negare questa opzione ai propri clienti.
Sono entrate in vigore anche altre nuove regole per le prenotazioni di hotel, ostelli, campeggi e centri ricreativi. I turisti possono ora ricevere un rimborso completo in caso di cancellazione della prenotazione prima del giorno di arrivo; gli hotel e le altre strutture hanno ora il diritto di rifiutare unilateralmente la fornitura di una camera, previo risarcimento integrale al turista. I passeggeri delle compagnie aeree ora sanno esattamente per quanto tempo hanno diritto al cibo durante un ritardo del volo. Alcune regole relative ai viaggi aerei sono state chiarite sempre a partire dal 1° marzo: in particolare, le carte d’imbarco elettroniche sono ora ufficialmente equivalenti a quelle cartacee e i diritti dei passeggeri in caso di ritardo del volo sono chiaramente definiti.
I microcrediti on-line saranno ora erogati solo a coloro che forniranno i propri dati biometrici. Le società di microfinanza sono tenute a identificare i richiedenti di prestiti on-line tramite dati biometrici (questo requisito non si applica ai richiedenti che si presentano di persona). L’obiettivo di questa nuova misura è già noto nella logica legislativa: combattere le frodi. Gli autori del divieto sperano che, introducendo una barriera biometrica, i truffatori non saranno in grado di ottenere un microcredito all’insaputa del richiedente. Il mercato della microfinanza si oppone a questo requisito perché il Sistema Biometrico Unificato contiene un numero insufficiente di dati, e questo renderà impossibile per 14-15 milioni di richiedenti ottenere prestiti.
Come se non bastassero tutte queste misure di controllo, il ministero dell’istruzione ha esortato gli insegnanti a convocare con urgenza riunioni di istituto e di facoltà, e decidere quali opere della letteratura russa sono accettabili per una giusta visione dei valori tradizionali. Si è quindi votato per vietare temporaneamente l’insegnamento di opere quali “Il cavaliere di bronzo” di Puškin, “Le anime morte” e “L’ispettore generale” di Gogol’, “Un eroe del nostro tempo” di Lermontov, “Storia di una città” di Saltykov-Ščedrin, “Chi vive bene in Rus'” di Nekrasov, “Hadji Murat” di Tolstoj e i racconti satirici di Čechov “La morte di un funzionario governativo”, “Il camaleonte” e “Il grasso e il magro”.
Le motivazioni di questa censura letteraria spiegano che “Il cavaliere di bronzo” puškiniano, che racconta del viaggio per la capitale San Pietroburgo della statua bronzea di Pietro il Grande, contiene interpretazioni del potere supremo come spietato e indifferente al destino dell’individuo, il che “potrebbe alimentare una percezione negativa delle riforme governative negli studenti”. Le “Anime morte” gogoliane, forse il romanzo più russo di tutta la letteratura russa, ritraggono il sistema della pubblica amministrazione e della burocrazia come corrotto e moralmente degradato, il che “potrebbe alimentare la sfiducia nelle istituzioni statali”. “Un eroe del nostro tempo” dell’erede di Puškin, Mikhail Lermontov, include interpretazioni ambigue della guerra del Caucaso e l’immagine di un ufficiale dell’esercito russo, il che potrebbe “alimentare una percezione critica del servizio militare”. Il capolavoro tolstoiano “Hadji Murat” contiene descrizioni di conflitti militari nel Caucaso, enfatizzando la brutalità di entrambe le parti, consentendo interpretazioni che “contraddicono gli obiettivi dell’educazione patriottica”. Infine “L’ispettore generale”, il racconto che consacrò Gogol come il grande rivelatore della Russia autentica ottocentesca, descrive in modo satirico le attività dei funzionari governativi, il che potrebbe favorire una visione distorta del sistema della pubblica amministrazione.
La maggior parte delle scuole ha aderito all’ordine, “con riluttanza o con entusiasmo”. Gli insegnanti hanno inviato al ministero i verbali dei loro consigli scolastici, insieme a foto e video delle votazioni. Due scuole di Stavropol hanno proposto di ampliare l’elenco delle opere proibite includendo “I racconti della Kolyma” di Šalamov, “Arcipelago Gulag” di Solženicyn, “Il dottor Živago” di Pasternak, “Noi” di Zamjatin e “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, e a quest’ultimo simbolo della rinascita della coscienza post-staliniana si è opposta la maggioranza del corpo docente. La russificazione è una completa sottomissione ai voleri dello Stato, ma almeno il volo del Maestro e della sua amante Margherita, sopra i cieli di una Mosca sconvolta dalla visita del diavolo Woland, conserva la speranza di un futuro miracoloso, in cui si potrà parlare con lingue diverse.