TRATTO DAL LIBRO DI PADRE LIVIO: “TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO”
Questa fase di imperialismo russo-ortodosso per ora ha nel mirino l’Ucraina. Ma come ha sempre detto l’ideologo di Putin che è Aleksandr Dugin: “l’Ucraina il primo boccone”. La prospettiva sarebbe quella di riprendersi tutta l’Europa dell’Est, compresa la parte della Germania. Una volta proprio il ministro degli Esteri Lavrov, qualche anno fa aveva proprio ufficialmente detto che quella parte della Germania appartiene alla Russia, perché l’aveva conquistata durante la guerra. Dugin però allungava la mano fino a tutta l’Europa occidentale, dicendo che la Russia deve puntare a un nuovo impero, che è appunto quello russo-ortodosso, che comprende i Paesi dell’Est e poi estende un protettorato a tutta l’Europa. In realtà quello che vuole realizzare la Russia è un impero mondiale perché ritiene di avere prima di tutto i carismi, cioè i carismi divini. Loro si ritengono i successori dell’Impero Romano, come carisma politico che hanno rivendicato dopo la caduta di Costantinopoli.
Cadendo Costantinopoli, era caduto anche il patriarca di Costantinopoli che per loro era ritenuto il vero Papa e quindi, la Moscova ha rivendicato a sé l’Impero universale romano, che è un impero universale che riguarda tutto il mondo e ha rivendicato a sé, diciamo così, il papato. Prima ovviamente il patriarcato se l’è preso con la violenza, costringendo il patriarca di Costantinopoli a darlo, ma non aveva il diritto perché il patriarcato è solo di quelle Chiese che hanno una fondazione apostolica, cosa che non ha Mosca. Da allora, fino ad oggi, Mosca si è sempre ritenuta il vero successore di Costantinopoli e quindi la terza Roma, dando per scontato che la prima Roma è caduta, non ha più la potenza politica di una volta e si è compromessa con una religione, con un cattolicesimo eretico, secondo loro.
C’è questa fase nuova incominciata con i vent’anni di armamenti che ha fatto Putin dal 2000 al 2020. La Russia si è armata fino ai denti e ha esteso il suo potere in tutto il mondo. Ma con l’invasione in Ucraina vediamo che è una potenza che ormai è capace di prendersi tutta l’Europa e gran parte del mondo; se poi si alleasse con la Cina potrebbe fare “cappotto” e difatti è questo l’intendimento dell’attuale dirigenza russa.
Quello che ha detto la Madonna a Fatima, allora, riguarda il passato ma anche il futuro, riguarda il tempo dei dieci Segreti. In questi ultimi anni, infatti, abbiamo assistito alla rinascita del potere russo che ha ripreso la sua corsa vestendosi di connotati religiosi. L’obiettivo, allora, è la realizzazione di un impero mondiale, spirituale e temporale.
Siamo adesso nella seconda fase del protagonismo russo nell’ultimo secolo e mezzo. La prima fase era quella comunista. La seconda fase è quella dell’imperialismo russo ortodosso, incominciato appunto con Putin e con Kirill.
Questo protagonista russo ortodosso è quello che caratterizza questi anni che stiamo vivendo dal 1991 in avanti, ma soprattutto dall’invasione dell’Ucraina in avanti. La Russia prima ammucchiava le armi, ma non sapevamo cosa volesse farne, adesso lo sappiamo: vuole conquistare l’Europa per prima cosa. La seconda fase è quella dell’imperialismo russo ortodosso, che è molto più pericolosa di quella precedente ed è quella che sarà protagonista nel tempo dei Segreti.
Nel tempo dei Segreti il protagonista sarà ancora Putin, ancora Mosca; il progetto russo ortodosso sarà quello che cavalcherà il tempo dei Segreti e che crollerà. Così come è crollato il comunismo nel 1991, ci sarà un momento in cui l’imperialismo russo ortodosso crollerà e quella sarà la fine dei Segreti e sarà il momento in cui il popolo russo si convertirà.
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Sta crescendo l’interesse per i dieci Segreti di Medjugorje
Carissimo Padre Livio
Ho finito di legge il suo ultimo Libro: “Tutti i Segreti si realizzeranno”. Mi colpisce la sua convinzione di ferro riguardo ai Segreti. D’ altra parte Lei è il solo che ne parla con competenza in radio al grande pubblico e che al riguardo ha scritto numerosi libri.
Mi permetta una domanda. Lei non si sente un po’ solo in questa sua testimonianza? Non le viene la voglia di lavarsene le mani, visto che la Chiesa tace e anche i Veggenti non si vedono più in pubblico?
In ogni caso complimenti caro Padre!
Paolo da Roma
Caro Paolo,
Mi rendo conto che è un argomento non facile da proporre e da spiegare. La gente interpreta i Segreti come dei castighi e ne ha paura.
In realtà sono castighi per chi non crede, come le dieci piaghe d’Egitto lo sono state per il faraone e i suoi miliziani.
Al contrario per il popolo di Israele le medesime piaghe sono servite per ottenere la libertà e per intraprendere il pellegrinaggio verso la terra promessa.
Man mano che la gente incomincia a considerare questa prospettiva, si avvicina ai Segreti e li vuole conoscere più a fondo.
La positiva accoglienza che sta avendo il libro mi conferma che nella gente c’è una crescita di interesse che è molto più di una curiosità.
I primi tre Segreti hanno la caratteristica di compiersi a Medjugorje. I primi due saranno degli ammonimenti e il terzo sarà il Segno sulla collina. Essi hanno un valore pedagogico perché gli echi dei Segreti arriveranno a tutta l’umanità, anche ai Paesi più lontani da Medjugorje. I primi tre eventi hanno il compito di sensibilizzare l’umanità sui Segreti. Nonostante questa tematica sia testimoniata dai veggenti – con anche il rotolo affidato a Mirjana – e dai Messaggi della Madonna, l’eco che hanno avuto è stata modesta. Persino la Chiesa non ha colto in modo completo questo argomento. Essa è in possesso dei Segreti di Fatima in modo più completo; pertanto, non ha voluto toccare un argomento sul quale la Madonna vuole il silenzio. Quando la commissione Ruini ha interrogato i veggenti sui Segreti, nel momento in cui hanno risposto di dover chiedere alla Gospa il permesso, non ha insistito. Con il Nullaosta il tema dei Segreti è stato messo da parte per il momento, ma con il terzo Segreto la Chiesa non potrà ignorarlo. I Segreti che accadranno a Medjugorje hanno un valore di preparare l’umanità ai Segreti dal quarto al decimo: i sette flagelli dell’Apocalisse, i sette sigilli, le sette trombe. I sette sigilli sono i Segreti che non si conoscono; le sette trombe sono i Segreti quando verranno enunciati e resi noti tre giorni prima; i sette flagelli sono gli eventi dal quarto al decimo Segreto (come descrive il terzo Segreto di Fatima con la persecuzione della Chiesa in un mondo dove c’è la guerra). La sensibilizzazione dei Segreti attuale è molto modesta, ma si tiene viva la tematica e si rende pubblico il repertorio delle parole dei veggenti e della Regina della pace, che sono molto importanti. Il fatto che vengono annunciati tre giorni prima è inestimabile. Un evento, per quanto disastroso possa essere, se viene rivelato in tempo è evitabile e ci si può salvare. Ho visto subito l’opera della Misericordia in tutto questo. Il primo Segreto ha un’importanza unica, Mirjana, in un’intervista con Padre Petar, ha usato due parole per descriverlo: “disastro” e “sofferenza”, paragonandolo allo scoppio di una diga. Mirjana, dà anche la chiave di interpretazione dei primi due Segreti, che saranno la prova della fede degli abitanti di Medjugorje. Infatti, per quanto il villaggio di Medjugorje abbia risposto al 100% alla chiamata della Madonna i primi anni delle apparizioni, con il passare degli anni si sono aggiunte altre persone che provenivano dall’esterno e che si sono stabilizzate a Medjugorje. Da villaggio è diventata una città. Personalmente credo che ci sarà una risposta di massa, la popolazione nel suo insieme con l’annuncio di una sciagura si metterà in salvo. Maria vuole dare un esempio al mondo di come ci si comporta nel tempo dei Segreti. Anche Padre Petar ha affermato che Medjugorje deve dare l’esempio nei primi tre Segreti di come la Gospa desidera ci si comporti davanti ai Segreti: con estrema serietà e con la fede. Con il primo Segreto sapremo chi sarà il portavoce deciso dalla Madonna, da Mirjana e dalla Chiesa. Non sappiamo se lo sarà per tutti e dieci i Segreti, potrebbe essere solo per i primi tre e poi i seguenti saranno annunciati dal Papa, Mirjana tiene in considerazione anche questa possibilità, perché il Papa ha il potere di riservare a sé questo compito. Il primo Segreto è importante per conoscere chi rivelerà i Segreti e, per chi non crede, per sapere se dopo i tre giorni dalla rivelazione, l’evento accadrà nel momento in cui la Madonna ha detto. Le apparizioni avvengono ogni giorno alle 17:45, i veggenti si mettono a pregare e la Regina della pace, da quasi 46 anni è sempre apparsa. Quindi, con la stessa tranquillità con la quale attendiamo le apparizioni, dobbiamo attendere che si realizzi il Segreto. Il secondo Segreto è anch’esso un evento naturale e la purificazione sarà molto dura. I primi due Segreti hanno come scopo quello di acquisire la vista spirituale che permette di contemplare il terzo Segreto: il Segno sulla collina. Sarà un evento internazionale che provocherà una gioia immensa per tutti i credenti, in particolare gli abitanti di Medjugorje, perché sarà un segno indistruttibile che durerà fino alla fine del mondo e sarà un segno della riconciliazione dell’umanità con Dio. Il segno non è qualcosa che si può immaginare, sarà possibile vederlo solo a Medjugorje e sarà bellissimo. È un segno che viene da Dio, quindi, non può avere spiegazioni naturali e porrà la Chiesa nella situazione di dichiararne la soprannaturalità. La Chiesa dovrà rispondere alla richiesta del popolo di Dio alla domanda se il segno sulla collina è un miracolo. Se la Chiesa risponde che è un miracolo, implicitamente riconosce le apparizioni. La Madonna darà il Segno affinché si riconoscano le apparizioni di Medjugorje. Nelle parole di Marija mi è parso di capire che prima del quarto Segreto ci sarebbe stata una pausa. In questa tregua avverranno i primi tre Segreti, mentre dal quarto al decimo ci saranno gli eventi della guerra e della persecuzione della Chiesa che sono inimmaginabili. Siamo di fronte a qualcosa di estremamente serio e fondato.
Riportiamo la terza parte ed ultima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione di padre Serafino M. Lanzetta.
La corredenzione vissuta manifesta la vera religione
Questo mistero, la cooperazione in atto, la corredenzione vissuta, è anche una manifestazione della fede cattolica quale vera religione. Questo punto lo aveva già espresso molto bene Padre Benson. Egli fu straordinariamente brillante nel dimostrare che la Chiesa Cattolica è la sola vera Chiesa. E lo poteva fare con particolare autorità, perché veniva dall’Anglicanesimo. Conosceva dall’interno il mondo protestante. Padre Benson ci dice che “solo nella Chiesa Cattolica” il principio della sofferenza vicaria viene “manifestato, accolto e vissuto”. Si tratta di qualcosa di unico che manifesta l’unicità del Cattolicesimo.
La fede biblica veterotestamentaria è intrisa di questo principio della sofferenza vicaria nel suo preparare la via al Messia che, contrariamente alle attese esuberanti di chi si gloriava in un nome di predilezione o nel tempio quale maestà cultuale insuperabile, prenderà su di sé il peccato del popolo, distruggendo il tempio, il suo corpo (cf. Gv 2,19). In modo esemplare, rifulge nell’Antica Alleanza la figura del Servo sofferente di YHWH (Is 53, 3-10), di Colui che “è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui; per le sue lividure noi siamo stati guariti”. Questo Servo è chiaramente Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (cf. Gv 1,29).
Tuttavia, al di fuori del contesto biblico, vetero e neo-testamentario fedelmente delineato, il concetto di espiazione vicaria si offusca e si smarrisce. Se è già arduo preservarlo nella sua verità biblica – molti sono i tentativi storico-critici di disfarsene relegandone i presupposti alla religione pagana e mitologica – al fuori di questo contesto il tema diventa ostico. Infatti, se ad esempio interroghiamo l’Islam – una doverosa indagine per ragioni monoteistiche – ci si avvede quanto mai dell’importanza dell’espiazione e sofferenza vicarie con i suoi risvolti sociali, proprio in ragione del suo rifiuto radicale.
La sfida dell’Islam: nessuno può portare il peso di un altro
L’Islam, ovviamente, non crede nella Croce. Essa è qualcosa di abominevole, di ripugnante: un Dio appeso a una croce è una maledizione. Per noi, invece, la Croce è la più grande lezione d’amore della storia e quest’amore ha un impatto sociale fortissimo come dicevamo: trasforma la mentalità egoistica e costruisce una società umana in cui ci si prende cura gli uni degli altri, portando la croce gli uni degli altri. È una cosa bellissima, profondamente umana oltre che profondamente cristiana. Eppure la religione di Maometto l’avversa profondamente. Perché? Per capire il rifiuto della Croce e quindi della sofferenza vicaria bisogna partire da un presupposto: l’Islam non crede nel peccato originale. Da dove viene, allora, nell’uomo la tendenza o la capacità di peccare? Unicamente dalla sua volontà. L’uomo pecca perché vuole peccare. Questo significa che per natura l’uomo è innocente.
L’Islam, insieme a Jean-Jacques Rousseau, crede che l’uomo sia intrinsecamente buono. Il peccato è solo una perversione della volontà. Può essere perdonato? Sì, è perdonato, ma solo quando Dio concede all’uomo questo perdono. Il peccato deriva dall’uomo, dalla sua libera scelta; il perdono dipende esclusivamente dalla giustizia e dalla volontà di Dio. L’uomo non sa come superarlo: può solo pregare, sottomettersi totalmente a Dio. Non esiste una possibilità di redimere quel peccato perché non c’è redenzione, né mediazione redentrice. Il peccato quindi non viene redento, viene semplicemente condonato, se e quando Dio lo vuole. Tutto, infatti, dipende dall’arbitrio assoluto della volontà divina. Anche se si prova a sfumarlo, questo arbitrio divino (un’onnipotenza senza ragione; una potenza assoluta relativa solo a sé stessa) è l’aspetto preponderante dell’impostazione islamica. Lo deve essere per preservare l’alterità assoluta di Dio, la sua onnipotenza.
Qual è, allora, l’origine profonda del peccato? Per l’Islam è unicamente la volontà dell’uomo. Però, se non esiste un peccato originale, una disobbedienza primordiale che ha ferito tutta l’umanità, questa volontà dell’uomo finisce per dipendere, in ultima analisi, dall’arbitrio di Dio. Perché l’uomo soffre? Soffre per il peccato commesso, ma la ragione ultima della sofferenza è che Dio la permette, o meglio, la vuole. Non c’è molta differenza nell’Islam tra volontà deliberativa e permissiva che sono quindi equiparate in Dio, come difatti accade anche nel Cattolicesimo liberale. Mancando la radice disordinata del peccato originale, manca quindi la causa umana del peccato e la ragione morale della sofferenza; manca quindi il Redentore, di cui non si vede assolutamente la necessità. Di conseguenza, il peccato e la sofferenza non possono essere redenti; possono solo essere tollerati o, al massimo, perdonati per decisione di Dio. Non c’è mediazione, non c’è un Redentore che li prenda su di sé. Questo chiaramente ha un impatto sociale molto rilevante. La sura 53, chiamata An-Najm (la stella) esprime tutto ciò in modo chiarissimo: (vv.38-39):
Nessuno porterà il peso (il fardello) di un altro;
l’uomo non ottiene se non ciò per cui si è impegnato,
e il suo impegno gli sarà mostrato nel Giorno del Giudizio.
Non esiste carità quale amore compassionevole che fa portare i pesi gli uni degli altri. Esiste sicuramente operare il bene, aiutare il prossimo, ma non fino a portarne il peso del peccato, non fino ad amarlo sacrificandosi per la sua salvezza eterna. Nessuno può farsi carico del peso di un altro, cioè dei peccati di un altro. Anche la sura 35, versetto 18, lo conferma e dice: «Nessuno porterà il peso (del peccato) di un altro. Se qualcuno pesantemente gravato chiederà aiuto per il carico che porta, nessuno potrà alleggerirlo, quand’anche fosse uno dei suoi parenti. Tu devi avvertire solo coloro che temono il loro Signore in ciò che non è visibile e assolvono all’orazione. Chi si purifica è solo per se stesso che lo fa e la meta è in Allah».
Non esiste il prendersi cura della sofferenza altrui in un’ottica di amore redentivo. Non si può nemmeno pensare di alleviare la sofferenza di un’altra persona prendendo il suo dolore per amore. Questo concetto è completamente sconosciuto e vietato. Nell’Islam ciò che conta è solo l’impegno personale, la jihad (intesa innanzitutto, ma non solo, come lotta spirituale individuale). È una battaglia strettamente personale, non sociale. Il concetto di Corpo Mistico non esiste affatto. La lotta serve a guadagnare (da solo) la propria salvezza che consiste nell’essere totalmente sottomessi: “Islam” infatti significa “sottomissione” alla volontà di Dio. Lo si vede benissimo anche nel modo di pregare: la prostrazione collettiva è una manifestazione pubblica della sottomissione individuale alla volontà divina.
Ora, se non c’è una ragione teologica ultima della sofferenza, il disordine causato dal peccato, e se l’unica spiegazione è: “Dio vuole così”, allora non c’è nessun motivo razionale per pensare che la sofferenza possa essere espiata o spiritualmente trasformata. Dio è responsabile anche del male. Male e bene dipendono entrambi dall’arbitrio divino. Ancor meno si può pensare di aiutare un altro a portare il peso del suo peccato e ad espiarlo. Questo, ripetiamolo ancora una volta, è semplicemente escluso perché non esiste cooperazione né con Dio né con il prossimo. Accettare la sofferenza per espiare i propri peccati è possibile, ma pensare che essa possa trasformare l’umanità e diventare un’offerta sacrificale per gli altri è semplicemente impensabile. C’è sicuramente un bene naturale e un voler bene agli altri (correligionari). Ma nulla di più. Non esiste nell’Islam la carità come amore soprannaturale. E non può esistere, per giunta, un amore soprannaturale che sia espiativo e redentivo. Bisogna subire la sofferenza; la si sopporta sperando che Dio perdoni l’uomo nel giorno del Giudizio. La conclusione è netta: c’è un soggettivismo salvifico dipendente più che dalla volontà dall’arbitrio divino, senza la carità, senza l’idea di Corpo mistico. Come si edifica la religione di Maometto nel mondo? Con la sottomissione, che, senza una mediazione tra Dio e l’uomo, non approda se non alla volontà di prevaricare da un lato e di sottomettere dall’altro.
L’Islam, come ricordato, è uno sforzo personale per salvarsi. Questo a livello sociale crea una comunità di individui che cercano la salvezza: un individualismo selettivo salvifico. Il mondo, l’altro, sono lasciato fuori. L’Islam non edifica una società in cui si collabori a edificare il vero bene comune. Sì, ci si riunisce, si prega insieme, si dice: “Siamo tutti musulmani, tutti sottomessi alla volontà di Dio”, ma non esiste l’idea di costruire un corpo sociale trasformato dall’amore del prossimo, di ogni uomo, un corpo vivo in cui ciascuno porta il peso dell’altro. Tutto ciò ancora prima di essere una questione teologicamente discutibile, è umanamente insoddisfacente. Spesso si accusa anche il Cattolicesimo di essere una religione che mira alla salvezza dell’anima, quindi a una salvezza individuale. Però il cristiano sa che nella misura in cui è trasformato dalla carità di Cristo e si avvicina sempre di più a Lui, conformandosi alla sua Croce, diventa lievito di trasformazione e di salvezza per gli altri, edificando così il Corpo mistico di Cristo, aperto a tutti gli uomini di buona volontà.
E le religioni orientali, così tanto di moda in Occidente?
Se guardiamo, per esempio, all’Induismo e al Buddismo, troviamo in tutte il concetto dikarma. Secondo la legge del karma qual è l’origine del male? Sono le nostre stesse azioni passate. Le tue azioni precedenti causano le afflizioni presenti; le tue azioni presenti, se cattive, causeranno le afflizioni future. Tutto dipende esclusivamente dalle tue azioni individuali.
Come ci si libera dalla propria sofferenza? Combattendo contro se stessi, lottando contro i propri vizi. Ma al centro di tutto c’è il proprio ego. Questo è particolarmente evidente nel Buddismo, soprattutto nella sua dimensione monastica che oggi va tanto di moda nella società occidentale. Certo, più che di una religione si tratta di una filosofia di vita per il fatto che Dio è assente. Molte persone che non conoscono bene il Cattolicesimo, si innamorano di questo percorso di “purificazione”. Sembra un modus vivendi affascinante, però il centro assoluto è l’uomo.
Come si elimina la sofferenza? Lavorando su di sé. Si fa lo yoga, ci si concentra profondamente, si ripete continuamente il mantra giusto e salvifico, e così si arriva al punto di sradicare tutte le passioni, tutte le inclinazioni cattive. Così si sta bene. Si è arrivati al nulla di sé nel nulla di tutto ciò che ci circonda. Questo è soggettivismo totale e avvolgente.
È un punto che il Buddismo condivide con l’Islam: tutto si riduce a uno sforzo personale senza alcuna cooperazione con Dio. Per Budda, addirittura, Dio non esiste e non è necessario. Anche qui la corredenzione come cooperazione umana con Dio è semplicemente impensabile. Quando guardiamo a tutte queste religioni oggi tanto popolari, ci rendiamo conto che l’unica risposta vera al problema del male in generale e al problema della sofferenza personale, del mio dolore, è il Cattolicesimo, con la sua legge magnifica dell’amore: “Lo faccio io per te. Posso soffrire al posto tuo. Vorrei addirittura dare la mia vita per te, come ha fatto Gesù”. Dove si trova questa logica? Solo in Gesù sul Calvario insieme alla Madonna e ai Santi che hanno imitato il Signore e la sua Madre. La nostra è una religione che ha un grande impatto sulla società, che trasforma la società, che cambia il mondo. Ecco perché Gesù ci manda nel mondo: per trasformarlo e renderlo germe e preparazione dell’avvento eterno del Regno di Dio.
Tutto ciò ci aiuta a capire che la corredenzione è indispensabile per la nostra fede. Essa è al centro della nostra fede e della nostra pratica Cristiana. Negare Maria Co-redentrice è negare l’edificazione della Città di Dio. La Chiesa non avrà riparatori, anime che si immolano per il suo bene e per la sua unità. Non è forse questa la radice della crisi della Chiesa? Riscopriamo la co-redenzione e la Chiesa ritornerà a vivere nelle anime.
Conclusione: la vera re-ligio è essere legati alla Croce per mezzo della corredenzione
È nella Croce che si manifesta la vera religione. È lì, ai piedi della Croce, con Maria Corredentrice, che si riconosce la fede che salva l’uomo e che rende possibile una società veramente umana fatta di carità, di cooperazione, di amore vicendevole, di sacrificio altruistico. Qui vi è la prova che il Cattolicesimo è l’unica religione vera. Nel mistero della corredenzione troviamo la vera religione.
Vale a dire: una religione che insegna ad amarci gli uni gli altri per edificare un solo corpo, il Corpo Mistico di Cristo, un corpo d’amore in cui il sacrificio è amore e l’amore si manifesta proprio attraverso il sacrificio. La sofferenza ha una causa primordiale: non è qualcosa che piove dall’alto arbitrariamente. Essa può essere redenta nella misura in cui coopero a trasformarla facendola diventare amore che vede oltre, che come balsamo allevia ogni dolore. La sola religione che risponde in modo soddisfacente a questo mistero del male, del dolore e della sofferenza è il Cattolicesimo. In esso apprendiamo la dottrina cristiana della corredenzione più che mai attuale.
Abbiamo bisogno di fare conoscere sempre di più questa dottrina e questa pratica di vita cristiana, ovviamente per coinvolgere sempre più persone, allargando il raggio d’azione del Corpo mistico di Cristo. Dovremmo iniziare specialmente dai vescovi e dai sacerdoti. Siamo tutti però chiamati a dare un esempio di vita cristiana corredentiva. Siamo chiamati a diventare riparatori, corredentori in Gesù per Maria; Solo così possiamo sperare di ri-edificare il Corpo mistico di Cristo superando una crisi di fede e di identità che lo attanaglia dall’interno. Questo è ciò che il Signore ci dice: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,12-13). Nessuno ha un amore più grande di Gesù e di Maria. Questo amore ci ha salvati. Con questo stesso amore salveremo il mondo.
Nel Messaggio del 25 giugno 2025 la Madonna ha detto chiaramente: «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere». La falsa scienza che nega l’esistenza di Dio è fra le ideologie più malefiche perché parte da un presupposto materialista, cioè parte dal presupposto che non c’è la realtà spirituale; quindi, si muove soltanto nell’ambito della finitezza e non sa trascendere la realtà visibile per arrivare alla realtà invisibile. Quindi, questa è una scienza che, possiamo dire, è surrettizia, in quanto la scienza vera – che è stata fondata in Occidente proprio nel 1500-1600 – ha avuto come rappresentanti dei grandi cristiani Galileo Galilei e Isaac Newton, i quali hanno saputo impostare la scienza nel modo giusto, cioè come forma di conoscenza delle realtà visibili, ma che non può escludere per sua natura ciò che va al di là del materiale.
Successivamente, specialmente nel secolo scorso, è stata sviluppata questa falsa scienza dell’evoluzionismo materialista per cui esiste la materia eterna che si evolve eternamente e, attraverso il caso, esce anche l’essere umano come un essere casuale. La “stoffa” che ci compone, che ci determina, sarebbe la materia negando quello che poi è il nostro io, il nostro io profondo, cioè il soggetto che è diverso dall’oggetto, dalla cosa. Il corpo è una cosa, invece noi siamo un soggetto, siamo un io che non è identificabile con le cose materiali, ma che anzi le trascende, le studia, le giudica e non muore con esse.
Questa visione dell’uomo come essere composto di anima e di corpo è un patrimonio dell’umanità, cioè è una componente anche di tutte le religioni del passato, quelle più sviluppate e quelle meno sviluppate, quelle dell’Oriente, quelle dell’Occidente. Uno dei pericoli più gravi del nostro tempo è proprio una arbitraria separazione fra scienza e fede e la riduzione della scienza alla conoscenza delle cose materiali, come se fosse l’unica forma di conoscenza. La scienza e la fede non sono contrarie, si muovono su piani diversi. La scienza si muove sul piano sperimentale, sul piano delle cose che si vedono e che si possono misurare con l’esperimento e quindi, attraverso i fenomeni materiali, studia le leggi della natura, la composizione della materia e così via; da qui derivano tutte le branche della scienza moderna, che è una forma di conoscenza importante, soprattutto per le sue applicazioni a livello della tecnica.
Sappiamo, per esempio, che lo studio dell’atomo, che è l’infinitamente piccolo, ha portato poi alla costruzione della bomba atomica, quindi non c’è nessun dubbio che, la scienza così come noi la conosciamo come studio delle cose materiali, poi ha applicazioni enormi sul piano della vita pratica. La scienza, però, non è l’unica forma di conoscenza, ci sono forme più elaborate e più spirituali, come la filosofia. La filosofia lavora sul piano delle idee, sul piano della ricerca del senso delle cose, sul piano dell’origine delle cose, sul piano della finalità delle cose, cioè del mondo e dell’uomo stesso. La filosofia è una forma di conoscenza superiore alla scienza, perché la scienza studia la realtà, ma la filosofia va oltre e studia l’origine e le finalità della realtà; quindi, attraverso lo studio del visibile, la filosofia scende all’invisibile; infatti, la Storia della filosofia è ricca di prove dell’esistenza di Dio. Mi riferisco a tutte le forme di filosofia, anche precristiane come quella dei Greci, quella dei Latini, quella del mondo orientale. Sono forme di riflessione che portano all’invisibile, che è invisibile ma è reale.
C’è poi quella forma di conoscenza dovuta alla Divina Rivelazione. Questa forma di conoscenza è recettiva, cioè noi con la nostra ragione possiamo sicuramente, attraverso le creature, arrivare al Creatore e quindi possiamo dimostrare l’esistenza di Dio a livello razionale, però non possiamo andare molto oltre. È difficile entrare nel mistero di Dio con la sola ragione, di qui la Divina Rivelazione che è, però, una iniziativa divina. È Dio stesso che si rivela e lo ha fatto entrando nel mondo e parlando agli uomini. Questa è una realtà che costituisce la Storia sacra, la Storia della Salvezza. La Rivelazione Divina ha Dio come autore e gli uomini sono i ricettori, coloro che ascoltano e che poi riferiscono, sono i profeti. Ovviamente per noi l’unica vera Rivelazione Divina è quella della Storia Sacra, quella della Storia della Salvezza e quella biblica.
Anche l’Islam si presenta come una “divina rivelazione” così come molte riflessioni filosofiche indù. Ma è chiaro che, sia l’Islam sia le varie sedicenti rivelazioni divine delle regioni orientali, in realtà non vanno al di là di quello che può conoscere la ragione, cioè non vanno al di là dei limiti dell’uomo; non ci dicono chi è Dio nel suo mistero intimo, è una forma di conoscenza che non è alla portata della mente umana. Infatti, quello che viene detto nel Corano, quello che viene detto nelle grandi rivelazioni dell’Induismo, sono forme di filosofia elaborata, in fondo. Ovviamente sono cose importanti, ma sono nell’ambito delle possibilità umane.
Noi cristiani, invece, abbiamo la Divina Rivelazione, dove Dio si rivela nella sua vita intima, che è una vita di eterno amore, quindi, arriviamo alla Rivelazione di Dio come Santissima Trinità e quindi come comunione eterna di amore. E poi sempre la Divina Rivelazione si concretizza in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo che ci rivela il mistero di Dio, ci rivela anche il mistero dell’uomo e ci rivela anche il destino dell’uomo. Quindi per noi questa forma di conoscenza sublime, che è la Divina Rivelazione, non è assimilabile alle rivelazioni umane che sono delle forme di filosofia. La Divina Rivelazione cristiana è una verità divina che va accolta nella fede e quindi la si accoglie nella fede, la si approfondisce nella fede, perché la teologia nasce dalla riflessione sulla Divina Rivelazione. Anche noi, sulla Divina Rivelazione dei Vangeli, poi riflettiamo, approfondiamo sotto la guida dello Spirito Santo e quindi le Verità divine ci divengono sempre più chiare, nella misura in cui il nostro cuore si purifica e la nostra mente si illumina, fino poi quando arriveremo per grazia alla contemplazione di Dio così come Egli è.
Il panorama della conoscenza è vastissimo. Una delle ideologie più pericolose per gli effetti che hanno sulla nostra vita è proprio quella della scienza che va al di là dei suoi confini e pretende di dare il senso della vita; quindi, che ha dei presupposti non scientifici, cioè nega come presupposto che esiste solo la materia, che non esiste lo spirituale, quindi che non esiste Dio, che non esiste l’anima immortale. Sono i presupposti del materialismo, che non è una scienza, è un’ideologia. Uno dei personaggi più importanti che noi abbiamo celebrato in questi giorni, il professor Antonino Zichichi, disse un’espressione che fece arrabbiare tanto un certo mondo scientifico, disse che l’evoluzionismo materialista non ha nessun fondamento scientifico.
Uno dei presupposti dell’evoluzionismo è la trasformazione delle specie, cioè c’è un’evoluzione per cui si passa da una specie all’altra. Questo a livello degli animali, a livello delle piante, a livello di tutto ciò che è vivo; ci sarebbe il trapasso da una specie all’altra. Può darsi che ci sia, però sta di fatto che, perché la scienza sia scienza, deve avere delle evidenze scientifiche, deve dimostrarlo con l’esperimento. Per fare una legge scientifica, bisogna fare una serie di sperimentazioni che danno poi la legge scientifica. Allora non c’è nessun passaggio da una specie all’altra che sia scientificamente rilevabile. Cioè, in poche parole, i piselli producono sempre piselli, i fagioli producono sempre fagioli, i canguri producono sempre canguri. Non c’è il passaggio dal canguro a un topo o cose di questo genere. Le serpi producono sempre serpi a loro immagine e somiglianza. In tutta la realtà che noi conosciamo non c’è nessun passaggio da una specie all’altra.
Non si può elaborare una legge scientifica se non si hanno le prove. È un piccolo esempio per dire che siamo in balìa delle ideologie di vario genere, che poi anche hanno delle ricadute gravi. Questa sciatteria di oggi, dove tutto viene ridotto a materia, tutto viene ridotto a mercato, tutto viene ridotto a usufruire delle cose materiali, è anche un oltraggio al passato dell’umanità che ha prodotto opere spirituali di sicuramente inarrivabile grandezza. Pensiamo, per esempio, all’esistenza dell’anima umana e il patrimonio di tutte le religioni e tutte le filosofie. Abbiamo dei capolavori assoluti della filosofia e della letteratura che dimostrano l’esistenza dell’anima umana. Pensiamo al Fedone di Platone, cinquecento anni prima di Cristo, che dimostra che l’esistenza dell’anima umana, che per lui addirittura è eterna e non soltanto è immortale e spirituale.
Vi faccio un altro piccolo esempio dei limiti della filosofia anche e della scienza. Nelle varie filosofie e teorie scientifico umane non esiste il concetto di creazione. Tutte hanno come concetto l’eternità della materia. Ma l’eternità della materia contraddice la scienza, altrimenti, per la legge dell’entropia, sarebbe già finito il mondo; se fosse eterno si sarebbe già esaurito, se fosse eterno, ci sarebbe già stato il collasso. Il mondo non è eterno, il mondo è stato creato nel tempo e questa è una rivelazione biblica, che già c’è nel Vecchio Testamento.
La creazione dal nulla ce l’ha rivelata Dio. Ma la scienza non arriva a dire che il mondo ha un inizio, non riesce neanche a dirlo, è qualcosa di inafferrabile per la mente umana. Di qui la grande grazia della Divina Rivelazione che ci dice che il mondo è iniziato nel tempo, Dio ha creato il mondo col tempo e alla fine passa la figura di questo mondo, ci saranno Cielo nuovi e Terra nuova. I panorami della scienza sono asfittici, è la Divina Rivelazione che mostra veramente il piano divino della Creazione, della Redenzione, che è un piano meraviglioso.
Questa ideologia scientifica della identificazione della realtà con la materia, questa idea che la materia si è evoluta caoticamente è ridicola, perché il mondo è ordine e bellezza, non è caos. La parola cosmos vuol dire ornamento, il mondo è ornamento, è bellezza, non è caos. Sono ideologie scientifiche che hanno come scopo di promuovere il materialismo e anche una visione materialistica della vita, che è una visione della vita deprimente, perché appena nati iniziamo a morire. L’istante dopo che sei nato incominci a morire, perché è un’evoluzione che va verso la morte. Se questa fosse la vita, avrebbe ragione Leopardi quando dice: “Sarebbe stato meglio non l’essere mai nati”. Sarebbe veramente meglio l’essere mai nati se, incominciando a vivere, devo già pensare che vado a finire in una tomba per marcire eternamente. Visioni che fanno rabbrividire e che sono tipiche di un mondo e di una generazione che ha perso la fede.
Il nome di Lourdes, assieme a quello di Fatima, evoca una delle più grandi apparizioni mariane della storia. In questo comune francese, ai piedi dei Pirenei, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, nella grotta di Massabielle, la Madonna apparve diciotto volte a una contadina di quattordici anni, Bernadette Soubirous. Il carattere miracoloso dell’evento fu riconosciuto da Pio IX e da tutti i Papi suoi successori, alcuni dei quali visitarono Lourdes. Bernadette fu canonizzata dalla Chiesa e sul luogo delle apparizioni furono costruite tre basiliche, che formano un unico santuario, il terzo al mondo per il numero dei pellegrini, dopo la basilica di San Pietro e quella di Guadalupe.
Il nome di Lourdes è legato innanzitutto all’Immacolata Concezione, perché la Beata Vergine Maria vi confermò il dogma che Pio IX aveva solennemente definito, quattro anni prima, l’8 dicembre 1854. Il 25 marzo 1858, Bernadette così si rivolse alla misteriosa signora che ormai da tempo le appariva: «Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?». Per tre volte Bernadette rinnovò la domanda finché, come ella stessa racconta, la Madonna allargò le braccia verso terra, alzò gli occhi verso il cielo e nel medesimo tempo, elevando le mani e congiungendole all’altezza del petto, disse: «Io sono l’Immacolata Concezione». «Sembra – commenterà un secolo dopo Pio XII – che la stessa Beata Vergine Maria abbia voluto, in maniera prodigiosa, quasi confermare, tra il plauso di tutta la Chiesa, la sentenza pronunziata dal Vicario del suo divin Figlio in terra» (Enciclica Fulgens Corona dell’8 settembre 1953).
Le parole di Lourdes: «Io sono l’Immacolata Concezione», confermano anche la preghiera che la stessa Beata Vergine volle incisa sulla Medaglia Miracolosa, rivelata a santa Caterina Labouré a Rue du Bac, il 27 novembre 1830 e che, da allora è stata ripetuta milioni di volte da generazioni di cattolici: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi». Gli uomini sono concepiti nel peccato e, per salvarsi, devono ricorrere all’intercessione della Beata Vergine Maria, piena di grazia e priva di ogni ombra di peccato.
Ma accanto a queste parole: «Io sono l’Immacolata Concezione», vi è un’altra parola che viene pronunciata con forza dalla Madonna a Lourdes durante l’apparizione a santa Bernadetta del 24 febbraio 1858. Pio XII così lo ricorda:
«La Vergine immacolata, mai sfiorata dal peccato, si manifesta a una fanciulla innocente, in una società, che non ha affatto coscienza dei mali che la divorano, che copre le sue miserie e le sue ingiustizie con apparenze di prosperità, di splendore e di spensieratezza. In materna comprensione, ella volge uno sguardo su questo mondo riscattato dal sangue del Figlio suo, dove, purtroppo, il peccato ogni giorno accumula tante stragi, ed ella, per tre volte, lancia il suo vibrante richiamo: “Penitenza, penitenza, penitenza!”. Chiede inoltre atti significativi: “Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori”. E agli atti occorre aggiungere la preghiera: “Pregherete Dio per i peccatori”. Come al tempo di Giovanni Battista, come all’inizio del ministero di Gesù, lo stesso invito, forte e perentorio, indica agli uomini la via del ritorno a Dio: “Pentitevi” (Mt 3, 2; 4,17). Chi oserebbe dire che questo appello alla conversione del cuore abbia perduto nei giorni nostri qualche cosa della sua efficacia?» (Enciclica Le pèlerinage de Lourdes del 2 luglio 1957, nel centenario delle apparizioni).
La penitenza, come spiega Pio XII, è innanzitutto un appello alla conversione del cuore, un pentimento profondo, una riconciliazione dell’uomo con Dio. È solo in questa prospettiva che possiamo comprendere il significato dei miracoli che caratterizzano Lourdes, fino dalle sue origini, rendendola un punto di riferimento mondiale per i malati e i sofferenti. Per evitare ogni forma di sensazionalismo, la Chiesa volle fin dall’inizio un rigoroso discernimento di queste guarigioni. Nel 1905, san Pio X istituì ufficialmente il Bureau des constatations médicales, l’Ufficio delle constatazioni mediche del santuario, dove, medici di diversa formazione e convinzione religiosa esaminano con criteri scientifici le guarigioni dichiarate.
Secondo Alessandro De Franciscis, presidente del Bureau dal 2009, negli archivi del santuario sono conservate le documentazioni di circa 7.500 guarigioni considerate inspiegabili dal punto di vista medico. Di queste, solo 72 sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa come miracoli, a conferma di un discernimento estremamente prudente. Il 16 aprile 2025, il santuario ha accolto la proclamazione dell’ultimo miracolo ufficiale di Lourdes: la guarigione, avvenuta nel 2009, di Antonia Raco, affetta da Sclerosi Laterale Primaria.
Tuttavia, ridurre Lourdes a un semplice “luogo di miracoli” sarebbe fuorviante: le guarigioni fisiche, pur straordinarie, sono inserite in un orizzonte più ampio, dove il vero centro è la conversione del cuore. Quando Gesù dice al paralitico: «Ti sono rimessi i tuoi peccati» (Mc 2, 5), e poi lo guarisce nel corpo, manifesta che la guarigione fisica è segno di un’autorità più alta. «Cristo – spiega san Tommaso d’Aquino – compì miracoli corporali per mostrare che aveva il potere di compiere miracoli spirituali, che sono più grandi» (Summa Theologiae, III, q. 44, a. 2). Chi è in grado di guarire i corpi, può guarire l’anima, restituendo alla vita ciò che sembra inesorabilmente destinato alla morte. Per essere guariti dobbiamo però accogliere le grazie di pentimento e di conversione che Gesù ci offre.
L’appello alla penitenza e alla conversione di Lourdes non è diverso da quello di Fatima, dove, secondo il “Terzo Segreto”, i tre pastorelli videro «al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!». Tre volte, come a Lourdes, sono ripetute queste parole, non dalla Madonna però, ma da un Angelo che impugna una spada di fuoco.
Chi rifiuta il pentimento e la penitenza, attira su di sé non la misericordia, ma la giustizia di Dio. A rue du Bac, a Lourdes, a Fatima, il messaggio del Cielo non cambia: è una pressante richiesta agli uomini affinché ritornino a Dio, prima di provare le terribili conseguenze dell’allontanamento da Lui. Quando e come avverrà la risposta della terra alle richieste misericordiose del Cielo?