"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 31 di 367

DE MARIA NUMQUAM SATIS

Pubblichiamo un brano tratto dal XVII capitolo del libro Maria SS.ma nel Vangelo del teologo e servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986), di cui è in corso la causa di beatificazione

Il materno «Fiat» 

Ma la nota più tenera di dolore e di amore, la più mirabile delle mirabili circostanze, si può cogliere solo considerando Gesù nell’atteggiamento e nelle parole della grande proclamazione, e Maria nella interiore risposta.

Gesù non poteva fare alcun gesto, altro che col Divino Capo trafitto, sanguinante, tutto pesto e insozzato, altro che con i suoi occhi coperti di lacrime e di sangue.

Volse dunque il suo volto, mirò con lo sguardo divinamente amoroso, ma dolorosamente sfinito la Immacolata Madre, quei teneri occhi spossati dal lacrimare: «E Gesù VEDENDO la madre…» (Gv 19,26). Fu l’ultimo loro sguardo d’amore e di dolore.

Gli occhi di Gesù erano supplichevoli; quelli di Maria ardenti di offerta. Le divine livide labbra si mossero allora per pronunciare una parola.

Oh! avesse detto: «Mamma!». Disse invece una espressione piena di grandezza, ma estranea alla dolcezza della intimità familiare: poiché non era il momento del conforto, ma del sacrificio. Disse: «Donna!».

Era l’appellativo che Gesù conveniva desse alla Madre, mentre stava per proclamarne l’universale missione. Fin dalla prima parola il discorso del Salvatore s’elevava all’alto livello della Redenzione. La straziata Vergine non poteva attendersi altro in quel solenne momento. Con l’animo proteso a cogliere ogni sfumatura di espressione e di pensiero del morente Gesù – con l’opportuna luce dall’alto, che certo non le mancò, ora che doveva associarsi al compimento della divina missione, come non le mancò quando fu chiamata, nell’Annunciazione, ad associarsi al suo inizio – penetrò tutto il significato di questa espressione.

Le si ripresentò alla mente il «donna» delle nozze di Cana, quando Ella pienamente consapevole, fortemente e fiduciosamente, sospinse il Divin Redentore a iniziare il grande cammino pubblico del nostro riscatto, che ora aveva il suo tragico compimento. E attese, vibrante di sacrificio e di amore, una grande parola di Redenzione.

Ed essa venne. Gesù, infatti, volto lentamente lo sguardo a Giovanni – che era lì, ad essa «accanto» – proseguì e completò la frase, diretta a Maria: «ecco il figlio tuo». Il significato intimo della universale funzione rappresentativa di Giovanni le brillò certo in pieno. Le si prospettava il dolcissimo vincolo che l’avrebbe stretta a Giovanni e, in Giovanni, a tutti noi; ma insieme la spada dolorosissima che avrebbe spezzato – sulla terra – l’altro divinamente dolce vincolo con Gesù.

La maternità per noi si sarebbe dovuta compiere a tale prezzo. Non potevamo essere accolti nel suo materno cuore – osserva sant’Agostino – se non a condizione che le fosse strappato Gesù con la morte di Croce, a condizione, cioè, che avvenisse una specie di sostituzione di noi al suo Divino Figliolo.

Le parole di Gesù, mentre le richiamarono vivamente la tragica realtà della sua imminente morte e le presentarono tutta la famiglia dei nuovi figli, le dilatarono pure – con l’efficacia divina che si congiunge sempre alle divine parole – il Cuore Immacolato, reso supremamente sensibile dal dolore, in un supremo «fiat» d’offerta e in un tenerissimo palpito di amore materno per noi. Per noi Maria offerse Gesù – unendosi a Gesù che si offriva – «facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore» (Enc. Mystici Corporis, l. c.).

La sconfinata grandezza del suo amore fu pari all’immenso dolore, che Ella abbracciò per i nuovi figli suoi.

Tale interiore palpito, perfettamente manifesto allo sguardo divino di Gesù, fu l’immediata risposta di Maria alle parole rivoltele dal morente Redentore.

Nell’Annunciazione, quando Maria SS., divenendo Madre del Verbo Eterno Incarnato, ci concepì alla vita della grazia, vi fu un colloquio con l’inviato celeste: vi fu prima una celeste proposta, poi una sua risposta affermativa e quindi subito l’avveramento del fatto. Qualcosa di simile si ebbe anche ora, ai piedi della Croce, quando Ella ci fece nascere a tale vita di grazia. Vi fu anche qui una specie di colloquio, in tre tempi.

Allora le fu prospettata la Divina Maternità: «Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio… e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo…». Ella, antivedendo la passione di Lui e il proprio strazio, diede eroicamente il suo assenso. Quindi l’Incarnazione avvenne: «E il Verbo si è fatto carne».

Ora le fu prospettato il compimento della sua Maternità mistica, da un altro inviato del Cielo, che era lo stesso Redentore. Il suo cuore, non già solo antivedendo la passione di Gesù e il proprio strazio, ma attualmente vivendoli nella loro tragica pienezza, con sconfinato slancio aderì. E il fatto avvenne. Tale libero incontro ai divini disegni, per associarla ai meriti di Gesù, non poteva anche questa volta mancare: tanto più ora, al coronamento del grande cammino compiuto. E Gesù poté proseguire e rivolgere reciprocamente la parola a Giovanni e – in lui – a tutti noi: «Ecco la madre tua».

C’era stato il divino annuncio a Maria. C’era stato il finale assenso. Quindi la mistica nascita avvenne e fu proclamata a Giovanni: la Madre Celeste era Lei.

È sempre il medesimo stile degli incontri divini: pochissime dense parole, in una sublime trilogia. L’annuncio; l’attuazione; in mezzo, la risposta di Maria, detta col cuore, senza parole, ma espressa chiaramente col suo contegno. Quel restar lì fortissima, ai piedi della Croce, significava il suo eroico assenso.

Ella era abituata a parlare al suo Divin Figlio più con i fatti che con le parole: così com’era avvenuto quando insisté alle nozze di Cana.

La risposta di Giovanni

In un incontro caratterizzato da così profonde risonanze interiori è difficile pensare che anche il cuore di Giovanni non fosse opportunamente preparato ed illuminato e non desse anch’esso la propria intima e consapevole risposta.

L’ipotesi che egli soggettivamente intendesse lì per lì le parole di Gesù non nel loro vero e universale significato, ma in senso puramente temporale di affettuosa assistenza della Vergine Madre, non è assurda, ma è ben poco probabile, anche in base alle caratteristiche dell’Evangelista. Come la Vergine, nel rappresentare l’umanità e nel dare il suo assenso nell’Annunciazione, fu bene consapevole, così dovette esserlo Giovanni nel rappresentare l’umanità presso Maria e nel dare il suo assenso. Una sua risposta, un suo assenso interiore dovette esserci, per diventare spiritualmente figlio di Lei.

Il segno esterno di tale interiore, filiale intesa con la Madre di grazia, fu il prenderla nella sua dimora: «E da quel momento il discepolo la prese con sé». Ed è naturale che, almeno quando egli scrisse queste parole, l’ovvio significato anche spirituale di esse gli fosse ben presente: il prendere, cioè con sé Maria interiormente, conformandosi ai sentimenti del suo cuore.

E non gli sarà certo sfuggita nemmeno la grande legge del sacrificio, per cui questa figliolanza doveva essere acquistata ai piedi di Gesù crocifisso, e stando lì, accanto a Lei.

Questa divina proclamazione non potremo – per dir così – udirla anche noi, se non, moralmente, salendo con Giovanni il Calvario. Bisogna ascoltarla tra i gemiti del Signore e i singhiozzi di Maria, bisogna che i suoi divini occhi sfiniti ci mirino ai piedi della sua Croce e vicini alla Madre sua: poiché si tratta della soprannaturale figliolanza che è caparra del Cielo, ossia partecipazione della gloria di Gesù.

Si tratta, cioè, d’una partecipazione che esige prima la congiunzione a Gesù e a Maria nel dolore: «E se (siamo) figli, (siamo) anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se però patiamo con lui, per essere con lui glorificati» (Rm 8, 17).

San Francesco Saverio e il castigo dell’isola di Tolo

3 Dicembre 2025  (San Francesco Saverio)

di Roberto de Mattei

Corrispondenza Romana 1927

Tra i tanti episodi prodigiosi della vita di san Francesco Saverio ve n’è uno che ci ricorda l’amore per la giustizia divina che sempre ebbero i santi: il castigo che egli invocò dal Cielo sull’isola di Tolo, caduta nell’apostasia.

San Francesco Saverio, nato nel 1506, da nobile famiglia, nel castello di Xavier in Navarra, studiò a Parigi, dove l’incontro con Ignazio di Loyola cambiò la sua vita: era uno studente brillante, destinato al successo accademico, ma fu conquistato dalle parole del futuro fondatore dei Gesuiti: «A cosa serve, Francesco conquistare il mondo, se si perde l’anima?». Ordinato sacerdote, partecipò alla nascita della Compagnia di Gesù e nel 1540 fu inviato da sant’Ignazio come missionario nelle Indie portoghesi, partendo improvvisamente al posto di un confratello ammalato. Divenne l’apostolo delle Indie.

Dopo un viaggio di tredici mesi, nel 1542 Francesco arrivò a Goa, dove iniziò un intenso apostolato: radunava i bambini con un campanello, insegnava loro il catechismo cantando e visitava villaggi remoti, traducendo i fondamenti della fede nelle lingue locali. Per due anni percorse a piedi o su piccole imbarcazioni il sud dell’India, affrontando guerre, fame e pericoli. Scriveva che le sue braccia gli dolevano per quanto aveva battezzato; in un solo mese conferì 10.000 battesimi ai pescatori Macua. 

Dal 1545 al 1547 ampliò la missione in nuove regioni dell’Asia, fino in Giappone. Sopportò viaggi estenuanti, traversando mari in burrasca e monti innevati. Quando, nel 1551, dovette rientrare in India, lasciò in Giappone oltre 2.000 cristiani. Il suo sguardo si rivolse poi alla Cina, ma trovò ostacoli e perfino calunnie da parte di portoghesi ostili. Riuscì comunque a raggiungere l’isola di Sanciano nel 1552, sperando di entrare clandestinamente a Canton. In quell’isola deserta affrontò fame, freddo e malattia, ma continuò a pregare, dicendo di desiderare ormai il cielo più della missione. Colpito da polmonite, morì il 3 dicembre 1552, ripetendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me». Fu sepolto con calce, ma due anni dopo il suo corpo fu ritrovato intatto e venne traslato a Goa, dove è venerato nella chiesa del Buon Gesù. Canonizzato nel 1622, san Francesco Saverio è considerato uno dei più grandi missionari della storia: si stima che abbia battezzato circa 40.000 persone.

Durante le sue missioni avvenne la conquista portoghese delle Isole del Moro, che facevano parte del più vasto territorio delle Isole Molucche, oggi in Indonesia. Francesco, pur lontano da queste isole circa duemila miglia, fu uno dei protagonisti dell’impresa militare portoghese, partecipandovi di persona, come risulta dalle testimonianze e come attesta la stessa bolla di canonizzazione.

Le Isole del Moro erano dominate da sovrani maomettani. Nella sola città di Tolo, una di queste isole, Francesco convertì migliaia di abitanti e inviò poi il padre Giovanni Beira, suo confratello, a completare l’opera di evangelizzazione. Due principi maomettani si unirono però per riconquistare la città, la assediarono e chiesero ai suoi abitanti di abiurare la fede cristiana. Gli isolani, seguendo l’apostasia dei loro magistrati, cacciarono il padre Beria e distrussero le chiese e le croci costruite da Francesco Saverio. Nei giorni successivi l’isola fu colpita da una grave carestia e poi da un’epidemia, ma ciò non bastò a toccare i cuori delle popolazioni ostinate nel rinnegamento della fede. 

Avvertito di quanto accadeva, san Francesco Saverio si rivolse a Bernardino de Souza, il governatore portoghese della Città di Ternate, esortandolo a vendicare le violenze che a Tolo erano commesse contro i pochi che rimanevano fedeli al Cristianesimo. Il governatore, per non sguarnire la sua fortezza, non poté fornire che venti soldati portoghesi, ai quali si unirono quattrocento paesani: un numero insufficiente a scalare la rupe sulla quale sorgeva la città, circondata da trincee fortificate. 

I portoghesi giunti ai piedi della rupe, intimarono la resa ai ribelli, ma non ottennero che parole di disprezzo e irrisione. A questo punto Francesco Saverio, che si trovava con loro, avvampò di santa collera e invocò il castigo di Dio sull’isola di Tolo. Poco dopo il sole si oscurò, la città fu avvolta dalle tenebre e da una montagna distante nove miglia uno spaventoso cratere cominciò a vomitare nuvole di fumo e di fuoco, mentre l’isola veniva scossa da terremoti e inondazioni. Molti abitanti vennero inghiottiti dalla terra e dalle acque, o inceneriti dalla lava che prorompeva dal vulcano. Tre giorni e tre notti durò la furia degli elementi. Al termine di questi sconvolgimenti l’esercito portoghese poté entrare a Tolo, dove i sopravvissuti tornarono alla legge di Cristo che avevano abbandonato. Francesco inviò nuovamente nell’isola il padre Beira, che ricevette nella Chiesa quindicimila persone in una settimana.

Il castigo di Tolo è tramandato da biografi antichi e moderni, come i padri Giuseppe Massei (Vita di S. Francesco Saverio apostolo delle Indie, Roma 1682, pp. 309-314) e Giorgio Schurhammer (San Francesco Saverio, apostolo dell’India e del Giappone, PIME, Milano 1947, pp. 270-271), e anche da uno dei primi cicli pittorici ispirati alla vita del Santo, eseguito intorno al 1619 da André Reinoso per la sagrestia della chiesa di San Rocco a Lisbona 

Una delle venti tele che compongono l’opera di Reinoso è intitolata “Castigo della città di Tolo”. Nel dipinto si vede l’isola che si converte e viene catechizzata da san Francesco Saverio. In un’altra scena, un’armata portoghese invade la città, in seguito a un sogno avuto dal suo comandante. San Francesco Saverio, al centro, in primo piano, con le braccia aperte, invoca l’aiuto del Signore, mentre in basso i ribelli fuggono impauriti per via del castigo divino. 

Quest’episodio prodigioso della vita di san Francesco Saverio, che ricordiamo il 3 dicembre, ci ricorda che l’infinita misericordia di Dio si concilia con la sua infinita Giustizia e chi vuole adorare il Signore in Spirito di Verità non deve rinunciare a nessuno di questi due attributi, che confluiscono nella perfetta unità e semplicità divina.

L’affondo di Putin è un ultimatum a Trump: «Deve scegliere, o la Russia o l’Europa»

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 3 Dicembre 2025

La minaccia: la pace passa dall’esclusione del Vecchio Continente. La strategia di Mosca

Vladimir Putin minaccia noi per parlare ad altri. Poco prima dell’atteso vertice con gli inviati della Casa Bianca, il presidente russo ha ricordato a Donald Trump che la pace alla quale tiene tanto, passa anche da una sua scelta ineludibile. Tra la Russia e l’Europa. L’alternativa non esiste. Il vecchio continente dev’essere un nemico comune, non un interlocutore. Che rimanga fuori dai negoziati. Altrimenti, non se ne farà nulla. Non è stato uno sfogo, quello di ieri. Era un messaggio al potenziale partner americano. I toni durissimi che hanno fatto da viatico all’incontro con la delegazione Usa, quasi a mettere in chiaro il punto principale, sono senz’altro dovuto al fatto che per la seconda volta dopo il vertice agostano in Alaska, l’uomo del Cremlino sente che le carte in tavola sono cambiate dopo l’intervento dei leader europei.

Così come è diventato, il nuovo piano non gli interessa. «Ancora una volta è stato tradito lo spirito di Anchorage», riferisce una fonte a conoscenza delle attuali trattative, e ancora una volta tutto riporta a ciò che venne concordato in quella occasione estiva durante il dialogo tra i due presidenti.
Poche settimane fa, è stato lo stesso Putin a dire che i famosi 28 punti del piano statunitense erano in buona sostanza «una versione modernizzata», così l’aveva definita, delle condizioni di pace da lui presentate a Trump durante quello storico incontro. Il presidente americano disse che avrebbe dovuto parlarne con gli alleati europei, ma non è dato sapere se avesse fornito delle garanzie di successo all’omologo russo.

La proposta concordata in Alaska finì ben presto nel cassetto per l’opposizione dell’Ucraina e dei suoi alleati. Tornata d’attualità dopo gli ormai celebri colloqui tra il plenipotenziario del Cremlino Kirill Dmitriev e l’immobiliarista Steve Witkoff, appare destinata a una sorte ancora peggiore, almeno in una logica russa. Non è stata semplicemente ritirata in attesa di tempi migliori, ma è stata cambiata. Ancora una volta, a causa dell’odiata Europa.

La rabbia gelida di Putin deriva da questa semplice constatazione. Quello di ieri può sembrare un discorso intimidatorio nei nostri confronti, ma lo è in egual misura per Trump. Una specie di ultimatum per metterlo davanti alle proprie responsabilità, o forse a impegni presi in precedenza. Laddove c’è l’Europa, non può più esserci la Russia.

Ormai la sua strada verso l’Asia è tracciata. Per prolungare l’attesa della delegazione americana, Putin si è concesso una visita al Forum economico della banca Vtb, dove il vicecapo dell’amministrazione del Cremlino, l’economista Maksim Oreshkin, ha suonato musica per le sue orecchie, come sempre succede. «Da quello che vediamo negli ultimi anni, l’Europa ha bisogno della Russia molto più di quanto la Russia abbia bisogno dell’Europa. Noi stiamo attivamente sviluppando partenariati naturali con l’India, con la Cina, con altri Paesi. Abbiamo un commercio in crescita e stiamo migliorando la nostra sovranità tecnologica. Noi siamo a posto, a differenza di altri».

Aleksandr Yakovenko, rettore dell’Accademia diplomatica presso il ministero Esteri, già ambasciatore a Londra e viceministro, ci spiega che uno degli obiettivi di Putin è una separazione sempre più netta degli Usa dal resto del cosiddetto «Occidente collettivo». Secondo lui, l’alleanza atlantica è diventata una catena che deve essere spezzata nell’interesse nazionale americano. «Per Trump si tratterebbe di ripristinare la propria grandezza nazionale in considerazione del fatto che l’egemonia imperiale ha ormai esaurito le sue risorse, e la leadership statunitense in quell’angolo del pianeta è diventata un peso eccessivo».

In un certo senso, quello di Putin è l’ultimo biglietto di invito a Trump per il Nuovo Ordine Mondiale. Ma deve pagare pegno. Se nell’immaginario collettivo creato dalla propaganda russa, l’Europa è ormai associata ai «nazisti ucraini», il quasi amico americano non può stare con un nemico esistenziale della Russia. Altrimenti, non è più tale.

🔴LIVE🔴 FIGLIOLI: VI ABBRACCIO CON TENEREZZA – Catechesi di P. Livio – Puntata 12

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Che cosa sappiamo dei Segreti di Medjugorje – Editoriale di P. Livio – 03/12/2025

CHE COSA SAPPIAMO DEI SEGRETI DI MEDJUGORJE

CHE COSA SAPPIAMO DEI SEGRETI DI MEDJUGORJE

Mercoledì 3 dicembre 2025

1 SONO 10 SEGRETI COME LE PIAGHE D’EGITTO

2 I PRIMI TRE RIGUARDANO MEDJUGORJE

3 GLI ALTRI SETTE RIGUARDANO IL MONDO E LA CHIESA

4 TRE VEGGENTI CONOSCONO 10 SEGRETI E TRE VEGGENTI PER ORA NE CONOSCONO 9

5 LA VEGGENTE MIRJANA HA UN RUOLO PARTICOLARE NELLA RIVELAZIONE DEI SEGRETI

6 I SEI VEGGENTI NEL TEMPO DEI SEGRETI AVRANNO IL COMPITO DI DARE TESTIMONIANZA

7 I SEGRETI VERRANO RIVELATI A MEDJUGORJE DA UN SACERDOTE

8 LA RIVELAZIONE DI OGNI SEGRETO È PRECEDUTA DA UNA SETTIMANA DI PREGHIERA E DIGIUNO DA PARTE DI MIRJANA E DAL SACEDOTE.

9 IL PAPA POTREBBE AVOCARE A SE’ LA RIVELAZIONE DEI SEGRETI

10 I PRIMI DUE SEGRETI SONO EVENTI-AMMONIMENTI CHE RIGUARDANO MEDJUGORJE

11 IL TERZO SEGRETO E‘ UN SEGNO SULLA COLLINA DELLE PRIME APPARIZIONI: BELLISSIMO – INDISTRUTTIBILE-DUREVOLE- CHE VIENE DAL SIGNORE.

12 MOLTI SALIRANNO SULLA COLLINA PER VEDERE IL SEGNO: “SI INGINOCCHIERANNO MA NON CREDEREANNO”

13.  IL SETTIMO SEGRETO È STATO MITIGATO DOPO LE PREGHIERE

14 LA MADONNA HA DETTO CHE I SEGRETI CHE HA CONFIDATO AI VEGGENTI SI REALIZZERANNO NECESSARIAMENTE

15 GLI EVENTI DEI SEGRETI VERRANNO RIVELATI TRE GIORNI PRIMA CHE ACCADONO

16 DI OGNI SEGRETO VIENE RIVELATO CHE COSA ACCADE, DOVE ACCADE, IL MOMENTO IN CUI ACCADE E QUANTO DURA.

17 I VEGGENTI CONOSCONO QUESTI PARTICOLARI DI OGNI SEGRETO

18 COL DECIMO SEGRETO CESSERANNO LE APPARIZIONI QUOTIDIANE DEI TRE VEGGENTI (MARIJA -VICKA- IVAN), ECCETTO UNO CHE CONTINUERA’ AD AVERLE INSIEME AI MESSAGGI DURANTE TUTTO IL TEMPO DI SEGRETI.

19 LA MADONNA INVITA ALLA CONVERSIONE QUANTO PRIMA, PERCHE’ POI POTREBBE ESSERE TROPPO TARDI.

20 I SEGRETI DI MEDJUGORIJE SONO LA REALIZZAZIONE DI QUELLO CHE LA MADONNA HA INIZIATO A FATIMA

21 PER QUANTO RIGUARDA GLI EVENTI DEI SEGRETI, I VEGGENTI DICONO GENERICAMENTE CHE RIGUARDANO IL MONDO E LA CHIESA, MA PIU’ LA CHIESA CHE IL MONDO.

22 LA MADONNA, CONSEGNANDO IL ROTOLO DEI SEGRETI, HA DETTO A MIRJANA: “MIRJANA, IO TI HO SCELTA.   TI HO DETTO QUANTO ERA NECESSARIO. TI HO ANCHE RIVELATO MOLTE COSE TERRIBILI CHE DOVRAI PORTARE CON TE. PENSA A QUANTE LACRIME CHE ANCH’IO VERSO. DOVRAI ESSERE SEMPRE CORAGGIOSA”.

23 GIOVANNI PAOLO II, ANTICIPANDO A FULDA NEL 1980, LA RIVELAZIONE DEL TERZO SEGRETO DI FATIMA, HA ALLUSO A EVENTI CATASTROFICI COME L’ESONDAZIONE DI OCEANI CON MILIONI DI MORTI E UNA GRANDE PERSECUZIONE ALLA CHIESA.

24 GLI EVENTI DEI SEGRETI, RIVELATI TRE GIORNI PRIMA, HANNO UN VALORE SALVIFICO

25 LE PERSONE COINVOLTE NEGLI EVENTI DOVRANNO SCEGLIERE SE CREDERE O NON CREDERE. CHI CREDE SI SALVA E CHI NON CREDE PERISCE. IN OGNI CASO LA COSA PIU’ IMPORTATE E’ LA SALVEZZA DELLA PROPRIA ANIMA.

26 DURANTE IL TEMPO DEI SEGRETI CROLLERA’ IL MONDO SENZA DIO, L’UMANITA’ AFFRONTERA’ UNA RADICALE PURIFICAZIONE, MOLTI SI CONVERTIRANNO.

27 IL TEMPO DEI SEGRETI SARA’ ILLUMINATO DAL SEGNO SULLA COLLINA DI MEDJUGORJE, DALLA PROFEZIA DEI TRE GIORNI PRIMA DI OGNI EVENTO, DALLE APPARIZIONI E DAI MESSAGGI DELLA MADONNA A UNO DEI VEGGENTI.

28 LA CHIESA NON CONOSCE I SEGRETI DI MEDJUGORJE DIRETTAMENTE, MA PUO’ CONOCERE L’ESSENZIALE DA QUELLO CHE LA MADONNA HA RIVELATO A FATIMA E IN PARTICOLARE A SUOR LUCIA.

29 ANCHE JESSICA GREGORI DI CIVITAVECCHIA CONOSCE INTEGRALMENTE IL TERZO SEGRETO DI FATIMA NELLA STESSA VERSIONE DI SUOR LUCIA.

30 COL COMPIMENTO DEL DECIMO SEGRETO IL CUORE IMMACOLATO DI MARIA TRIONFERA’, LA RUSSIA SI CONVERTIRA’ E IL MONDO AVRA’ UN TEMPO DI PACE E DI PROSPERITA’.

31 RADIO MARIA È UN DONO DI MARIA PER PREPARARE IL MONDO AI SEGRETI

Padre Livio, 3 dicembre 2025

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 84 – Il falso soprannaturale

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Mercoledì 3 dicembre 2025

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

EDITORIALE: Che cosa sappiamo dei dieci Segreti di Medjugorje

In 30 punti tutto quello che possiamo e dobbiamo sapere sui Segreti di Medjugorje

h. 10.00: Figlioli vi abbraccio con tenerezza (12)

Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 2006 – Terza parte

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