"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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San Pietro

autore: Pieter Paul Rubens anno: 1610-1612 titolo: San Pietro luogo: Museo Nazionale del Prado, Madrid

Nome: San Pietro

Titolo: Apostolo

Nascita: I secolo a. C., Betsaida, Galilea

Morte: 64 circa, Roma

Pietro nacque a Betsaida in Galilea da poveri genitori. Colui che doveva divenire il primo Papa, la prima colonna della Chiesa, era un semplice pescatore. Però era uno di quegli israeliti semplici e retti che aspettavano con cuore mondo il Redentore d’Israele.

La natura lo aveva dotato di gran cuore, di mente aperta e di generosità ammirabili. Con suo fratello, con, Natanaele e con altri era discepolo di Giovanni il Battista. Racconta il Vangelo che un giorno il Precursore mentre si intratteneva con due suoi seguaci; vide passare Gesù e disse: « Ecco l’Agnello di Dio ». « I due discepoli, avendo udite queste parole, seguirono Gesù. E Gesù rivoltosi a guardare questi che lo seguivano, disse loro: Che cercate? ed essi risposero: Rabbi, dove abiti? Ed egli a loro: venite e vedrete. Andarono e videro dove abitava e rimasero con lui quel giorno ».

«Andrea, il fratello di Simon Pietro, era uno dei due che aveva udito le parole di Giovanni ed aveva seguito Gesù. Il primo in cui s’imbatté, fu il suo fratello Simone a cui disse: Abbiamo trovato il Messia, che tradotto vuol dire il Cristo: e lo condusse da Gesù. E Gesù fissatolo disse: Tu sei Simone figlio di Giona, tu sarai chiamato Cefa che vuol dire Pietro. Poi disse ai due fratelli: venite dietro a me, e vi farò pescatori di uomini. Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono ».

Da quel momento Pietro non abbandonò più il Divin Maestro. La sua generosità, la sua fede ed il suo amore al Salvatore non ebbero più limiti e Gesù lo ricambiò con divina generosità. Gesù domandò agli Apostoli: chi dicono che io sia? Udite le varie opinioni degli uomini, riprese: « Ma voi chi dite che io sia? E Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivente » e Gesù gli risponde: « Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno mai contro di lei ». Quando Gesù profetizza la sua passione, Pietro ne è turbato ed esclama: O Signore, non sia mai! Ma ripreso dal Salvatore, protesta: Sono pronto a venire con te anche alla morte. È vero che anche Pietro ha un momento di debolezza, ma subito piange amaramente, ed alla richiesta di Gesù: Pietro mi ami tu? risponde: « Signore, tu sai tutto, tu lo sai che io ti amo ». E Gesù gli risponde: Pasci le mie pecorelle ».

Ricevuto lo Spirito Santo, S. Pietro predicò agli Ebrei con uno zelo ed un coraggio eroico; a quelli del Sinedrio che l’avevano arrestato e flagellato rispose: «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini » e continua a predicare, contento di aver sofferto qualcosa per il nome di Gesù.

Lo vediamo ancora a Gerusalemme presiedere il concilio di Gerusalemme; a Ioppe dal centurione Cornelio; in carcere liberato da un Angelo; ad Antiochia ove fondò la prima Chiesa; a Roma ove stabilì la sua cattedra di verità e dove sotto Nerone dette la sua vita per l’amato Maestro. La tradizione dice che San Pietro ricordandosi anche in quell’estremo momento del suo peccato, e ritenendosi indegno di morire come Gesù, pregasse i carnefici ed ottenesse di essere crocifisso col capo all’ingiù.

Il suo corpo venne sepolto in una tomba scavata nella roccia sul pendio, lungo la Via Cornelia, all’interno della necropoli. Nei decenni successivi, fu eretto su quel punto un piccolo monumento, noto come “Trofeo di Gaio”.

Tra il 1940 e il 1949, sotto Pio XII, furono effettuati scavi archeologici che portarono alla luce l’aedicula originaria e una porzione di muro con iscrizioni in greco, tra cui “Petros eni” (“Pietro è qui”), insieme a frammenti ossei compatibili con un uomo di 60‑70 anni.

Nel dicembre 1950, Papa Pio XII annunciò che quei resti potevano appartenere all’apostolo. Ulteriori annunci, tra cui quello del 1968 da parte di Papa Paolo VI, affermarono l’identificazione come “convincente”.

Oggi il luogo è accessibile con tour guidati diretti nella Necropoli Vaticana, che permettono di scendere attraverso il livello della basilica e osservare la tomba risultata dagli scavi.

Sulla sua tomba si sono inginocchiati Papi, imperatori, principi ed una turba infinita di fedeli: da quel povero ed umile pescatore di Galilea è venuta all’umanità la verità, la pace, la civiltà, la salvezza.

PRATICA. Amiamo il Papa e preghiamo per lui

PREGHIERA. O Dio che a perpetuare nei secoli il tuo insegnamento, hai eletto la Chiesa come maestra infallibile di verità, fa’ che noi siamo sempre suoi docili figli.

San Paolo

Nome: San Paolo

Titolo: Apostolo

Nascita: Tarso, Turchia

Morte: 64 circa, Roma

 Luogo reliquie:

 Saulo, in seguito Paolo, nacque a Tarso, capitale della Cilicia, nei primissimi anni dell’era volgare. Fu circonciso l’ottavo giorno, ricevendo il nome di Saulo a ricordo del primo re d’Israele, il più grande personaggio della tribù di Beniamino, cui la famiglia apparteneva. La sua educazione fu austera quale si conveniva ad un figlio di farisei zelanti della legge. Ben presto gli misero in mano la Sacra Bibbia che egli approfondì talmente che, convertito, trasfonderà abbondantemente nei suoi scritti. Frequentò a Gerusalemme la scuola ebraica ed ebbe a precettore il celebre Gamaliele, l’uomo più saggio di Gerusalemme. Da lui si rafforzò nell’amore alle tradizioni ebraiche ed imparò una scrupolosa osservanza delle prescrizioni della legge. Ma a sconvolgere tutta questa educazione, sorse allora la dottrina del Nazareno che riempiva già Gerusalemme di seguaci e dilagava anche nelle vicine province.

Saulo, intransigente fariseo e strenuo difensore della tradizione, li odiò subito a morte. Dopo aver assistito impavido alla lapidazione di Santo Stefano, intraprese la lotta contro di essi, battaglia che doveva portarlo a quel Gesù che egli inconsciamente perseguitava.

Ed eccolo cavalcare alla volta di Damasco per perseguitare anche lì i cristiani.

autore Caravaggio anno 1600-1601
titolo Conversione di San Paolo


Ad un tratto una luce fulgidissima lo abbaglia e lo precipita da cavallo, mentre una voce misteriosa lo apostrofa: « Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? ». Il futuro apostolo tremebondo risponde: « Chi sei, o Signore?… che vuoi che io faccia? ».

Il miracolo è compiuto, Saulo da terribile lupo è trasformato in agnello mansueto, nell’Apostolo di cristo.

Da questo momento, il suo cuore, la sua mente, tutta la sua anima inebriata dalla luce divina a null’altro aspirano che alla verità e al Cristo.

Egli non conosce pericoli ed ostacoli. Si fa giudeo coi Giudei, greco coi Greci, romano coi Romani e nella sua profonda umiltà si stima debitore a tutti, mentre a tutti porta la luce, la salvezza e la vita. Nelle sue missioni è preso, flagellato, imprigionato, contraddetto, ma il suo cuore è saldo e nulla potrà separarlo dalla carità di Cristo. La sua parola risuonerà ovunque apportatrice di pace, di luce e di salvezza. Dove non può arrivare colla persona, arriva colle sue lettere e collo zelo dei suoi seguaci. Naturalmente tanto bene esacerbava l’animo protervo dei Giudei che dopo averlo combattuto riuscirono ad averlo tra le mani.

 Ma Paolo appella a Cesare quale cittadino romano e viene condotto a Roma. Quivi l’attendeva nuovamente la prigionia. Ma anche dal tenebroso e tetro carcere mamertino egli lancia al mondo la sua parola scritta. A Roma s’incontrò pure con S. Pietro, Principe degli Apostoli, col quale doveva rendere testimonianza alla verità subendo il martirio. Paolo tratto davanti a Nerone viene condannato alla decapitazione. Un colpo di spada lo getta tra le braccia del suo amato Signore. Era il 29 giugno.

autore Tintoretto anno 1556
titolo Il martirio di san Paolo

San Paolo fu quindi martirizzato a Roma, durante la persecuzione di Nerone dopo l’incendio del 64 d.C.: essendo cittadino romano, subì la decapitazione — una forma di esecuzione “più dignitosa” riservata ai cittadini, come riportato da Eusebio e altri padri della Chiesa. La tradizione colloca il suo martirio “ad Aquas Salvias” (oggi Tre Fontane), lungamente venerato come luogo della sua decapitazione.

Dopo l’esecuzione, il corpo di Paolo fu sepolto lungo la via Ostiense, a circa 2 miglia da Roma, in una necropoli di proprietà di Lucina, una donna cristiana che reclamò la salma. Nel IV secolo l’imperatore Costantino vi fece erigere una “cella memoriae”, che divenne il nucleo della basilica attuale di San Paolo Fuori le Mura. Sotto l’altare maggiore è visibile un sarcofago marmoreo con l’iscrizione PAULO APOSTOLO MART, situato circa 1,37 m sotto il livello del pavimento moderno

Paolo risuscita il giovane Eutico

Alla vigilia della sua partenza, Paolo, nel giorno di domenica, radunò i fedeli per predicare la Parola del Signore e celebrare la Santa Messa. Paolo prolungò il discorso, si fece notte ed il cenacolo fu illuminato da lampade. La gente che ascoltava il discepolo era tanta e affollava la casa. Un giovanetto un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano. La gente accorse, il giovane era senza vita. Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi turbate; è ancora in vita!» Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino all’alba, partì. Intanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.

REGOLA «Mihi vivere Christus est, et mori lucrum» («Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno»)

PRATICA. Chiediamo a S. Paolo l’amore delle anime e preghiamo per gli apostoli che si dedicano alla loro salvezza.

PREGHIERA. O inclito Maestro delle genti, insegnateci la via che condusse voi ad un amore sì vivo a Gesù, perchè noi pure possiamo amarlo ora e sempre.

La scomparsa dell’arcivescovo Pitirim, cantore della ‘Ortodossia popolare’

di Stefano Caprio – Asia News – 29 Giugno 2025

Fra le figure più popolari della Chiesa ortodossa, è morto a 65 anni. Scrittore e poeta, fra i “cantori” di Putin e della guerra in Ucraina, ma inviso al patriarca Kirill. Pitirim diviene vescovo della capitale di Komi nel 1995, a 34 anni. Il suo stile molto popolare per la comunicazione senza formalismi, soprattutto con i giovani. Le sue odi esempio di “obbedienza al destino” della Russia.

È morto improvvisamente a 65 anni di età una delle figure più popolari della Chiesa ortodossa russa, l’arcivescovo di Syktyvkar nella repubblica settentrionale di Komi, Pitirim (Voločkov). La sua personalità era decisamente fuori dall’ordinario, scrittore e poeta, autore di inni e canzoni di vario contenuto, e negli ultimi anni dedicati in particolare a Vladimir Putin e alla Svo, la “operazione militare speciale” in Ucraina, rendendolo ancora più famoso, pur essendo uno dei gerarchi meno sopportati dal patriarca di Mosca Kirill.

Era chiamato “l’arcipastore di tutte le Komi”, una parodia del titolo patriarcale per la regione del nord, che nel XIV secolo era stata il simbolo dell’evangelizzazione della Russia settentrionale delle etnie ugro-finniche, nel periodo della rinascita del monachesimo ad opera di S. Sergij di Radonež e del suo discepolo S. Stefan di Perm, apostolo dei Komi. Nella blogosfera ortodossa nessuno credeva alla notizia della sua morte, in età relativamente ancora non avanzata, soprattutto per la sua grande vitalità, che invadeva le reti social. Perfino il suo segretario, l’archimandrita Filipp (Filippov), fino all’ultimo ha smentito le comunicazioni sulla vicenda, assicurando che “sua eccellenza è stato portato via da un’ambulanza, ma presto si riprenderà”, per poi arrendersi di fronte all’informazione definitiva sul suo infarto cardiaco. Pitirim non si era mai lamentato della salute, era sempre allegro e attivo, dimostrando sempre molto meno della sua età, con barba e capelli castani senza un pelo bianco, e un grande sorriso a disposizione di tutti. 

Il giorno prima della sua morte era intervenuto a un concerto a Syktyvkar, per l’ennesima celebrazione dell’inizio della Grande Guerra Patriottica. Con il suo “approccio creativo”, Pitirim aveva proposto una nuova versione della storia del 22 giugno 1941, ben lontana dalla verità fattuale, secondo cui nello scontro con i nazisti quel giorno “erano morti circa centomila abitanti di Kiev” su 900 mila abitanti, come una “punizione divina per l’appoggio alle armate del diavolo”, quando è noto che l’assalto di Hitler non conobbe vera opposizione fino alle tre grandi capitali di Leningrado, Mosca e Stalingrado. Dopo la manifestazione, l’arcivescovo aveva celebrato la Divina Liturgia, proclamando con grande emozione un’omelia sui santi russi le cui spoglie vengono esposte alla devozione dei fedeli, concludendo che “noi siamo figli di Dio, e i bambini possono essere felici quando nella camera c’è un morto nella bara? Certo che possono, se il morto è un santo o un eroe!”.

Pitirim era chiamato il “vescovo fragrante” per l’enorme successo della sua canzone su “Ortodossia come fragranza” (Pravoslavie – Blagoukhanie), dove il fedele ortodosso viene paragonato al pubblicano che prega pentendosi, a fronte dell’ipocrisia del fariseo che si crede superiore a tutti, in una paradossale inversione di ruoli nel confronto tra le confessioni religiose. La sua carriera era iniziata da giovanissimo come ministrante e segretario del vescovo di Krasnodar nella Russia meridionale, Germogen (Orekhov), uno dei gerarchi del gruppo dei nikodimtsy, i seguaci del metropolita di Leningrado Nikodim (Rotov), principale artefice del compromesso tra la Chiesa russa e il partito comunista nel periodo di Leonid Brežnev, il cui erede più eminente è l’attuale patriarca Kirill.

Germogen proseguì la sua carriera in Paesi particolarmente importanti per la politica sovietica come la Siria, Israele e la Svizzera, mentre il giovane Pavel (nome di battesimo di Pitirim) divenne diacono a 22 anni, quindi monaco Pitirim nell’anno successivo e ordinato sacerdote “ieromonaco” nel 1987, ancora in epoca sovietica, ma già nei cambiamenti gorbacioviani, e inviato al servizio della repubblica di Komi. La giovane età dei monaci e sacerdoti era una caratteristica dei nikodimtsy, e lo stesso Kirill era diventato vescovo nel 1976 a soli 29 anni, diffondendo questa pratica ai suoi stessi collaboratori, ciò che ha sempre alimentato molti sospetti sulle relazioni tra i membri di questa particolare casta ecclesiastica. Lo stesso Pitirim divenne infine vescovo della capitale di Komi nel 1995, a 34 anni.

Il suo stile divenne subito molto popolare, per la comunicazione senza formalismi con la gente e soprattutto con i giovani, ciò che suscitò una forte avversione nei suoi confronti da parte dell’allora metropolita Kirill (Gundjaev), responsabile delle relazioni esterne del patriarcato. Quando da patriarca Kirill organizzò la riforma amministrativa delle sedi episcopali nel 2010, Komi rimase l’unica regione nella parte europea della Federazione russa a non essere trasformata in metropolia, e Pitirim rimase l’unico vescovo della generazione dominante negli anni Novanta a non assurgere al rango di metropolita. Soltanto nel 2016 venne promosso da vescovo ad arcivescovo, e proprio in quell’anno venne anche accolto nell’Unione degli scrittori russi, consacrandosi come figura eccezionale nel panorama ecclesiastico-culturale.

Se Kirill rappresenta la classica “Ortodossia politica” nel rapporto tra la Chiesa e lo Stato in Russia, e il metropolita della Crimea, Tikhon (Ševkunov), il “padre spirituale” di Putin, è il massimo esponente della “Ortodossia ideologica” che giustifica le pretese imperiali della Russia in quanto “Mosca-Terza Roma”, l’arcivescovo Pitirim era piuttosto il campione della “Ortodossia popolare”, in grado di esprimere i sentimenti della gente comune, che vede nella Chiesa la possibilità di dare un senso alle mille contraddizioni della storia e della politica. Al momento del suo ingresso nell’Unione degli scrittori egli pubblicò una “Ode di Putin”, che esaltava le sue doti e protezioni divine:

La preghiera del presidente / san Ioann Kronštadskij non scordò / con i Volti della Trinità nella sua stanza / lo accolse e benedisse. / Santa Ljubov della Vittoria, Santa Irene / con i nomi gloriosi della vittoria e della pace / e Santa Tatiana custode della vita / tutte loro hanno protetto il nostro Putin.

All’inizio della Svo in Ucraina, Pitirim è stato il gerarca ortodosso più esplicito nella proclamazione della “missione divina” di Putin, presentandolo come “guida e profeta del popolo” eletto direttamente da Dio, e pretendeva dal patriarca Kirill di celebrare la sua incoronazione:

Noi siamo insieme al nostro presidente. / Vivere alla russa con lui è una benedizione. / Essere con Cristo nell’intelletto e nell’onore / e amare la Russia con tutto il cuore… / Ci guida come Mosè il nostro Putin, / egli conserva nel cuore lo Spirito di Cristo. / Dio è forte in lui, Consigliere prodigioso! / Al presidente siano dati la corona, la spada e lo scudo.

Difficile dire quanto queste espressioni siano sincere fino in fondo, assomigliando molto a un’auto-parodia tipica degli eccessi dello spirito russo, capace di esaltarsi e di apparire ironico allo stesso tempo. Le odi di Pitirim sono un vero esempio di “obbedienza al destino” della Russia, recitate e cantate sempre con particolare enfasi ed allegria, danzando ritmicamente per renderle una sceneggiata da volgere a qualunque interpretazione, ciò che veramente corrisponde al “consenso popolare” dei russi verso il proprio zar e la propria religione. Nel 2016 a Komi venne anche nominato governatore Sergej Galikov, già presidente della Olimpstroj, la ditta che aveva costruito le faraoniche strutture per le Olimpiadi di Soči, uno dei grandi sogni di gloria universale di Putin, e l’arcivescovo trovò un perfetto compagno di canti elegiaci.

Lo stesso Pitirim aveva una grande opinione delle sue doti poetiche, Dio mi ha dato un corno spirituale / il suo suono raduna in chiesa i suoi figli amati… / Il mio corno risuona nei versi / e le persone sono felici oltre misura / esso richiama i morenti al Salvatore / e la vita viene loro concessa per la gioia di tutta la terra. Egli diffondeva le sue opere soprattutto attraverso il principale social russo VKontakte, anche se molte poesie si possono trovare sul sito ufficiale degli scrittori Stikhi.ru, e si calcola che ne abbia composte oltre tremila. Le sue stanze erano adornate di colori vivaci, soprattutto il rosa, e si diffondevano sempre aromi che confermavano il suo inno sulla “fragranza dell’Ortodossia”, la versione “pop” di una religiosità più naturale che rivelata, più popolare che canonica, più paradossale che apocalittica:

L’aroma mi ricrea come essere felice, / l’aroma è la parola raffinata di Cristo, / scruta il cuore il leone dalla criniera dorata / sul suo capo risplende l’aureola. / L’aroma riproduce la melodia / Alleluia! – canta con me l’Anima suprema. / Lo spirito che respira mi conosce / e vola verso di Lui, quando Cristo chiama.

Pitirim traduceva le narrative ultra-conservatrici attraverso il groviglio di fantasie e auto-riflessioni, criticava l’ex-capo del dipartimento per gli esteri del patriarcato, il metropolita Ilarion (Alfeev), per il suo “ecumenismo massonico”, non aveva timore di mostrare il vero volto del mondo russo, quello dell’anima incontrollabile delle periferie, senza temere l’emarginazione da parte dei vertici del potere ecclesiastico e statale. La Russia è in realtà un’immensa e unica periferia senza confini, e ogni tentativo di definirla in dimensioni comprensibili finisce per disperdersi nella “fragranza dell’Anima suprema”.

Il segno di Maria sulla scala di di Vicka con la quale ho condiviso molti anni nell’incontro con i pellegrini

FOTO FOCALIZZATA DA RAI 2 NEL PROGRAMMA “EXCALIBUR”

INCONRO CON VICKA 23 MAGGIO 2025

IL QUADRETTO ORIGINALE CHE VEDETE E’ UN DONO DELLA MAMMA DI VICKA CHE IO TENGO NEL MIO POSTO DI LAVORO IN RADIO

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal LIBRO di P.LIVIO: “VOI SIETE LA MIA SPERANZA”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta
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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 380 – IL PURGATORIO

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Leone XIV ai pellegrini ucraini: condivido il dolore per una guerra insensata

Il Papa incontra nella Basilica di San Pietro circa 5 mila fedeli della Chiesa greco-cattolica, a Roma dall’Ucraina e altri Paesi in pellegrinaggio giubilare, e loda la fede di questa terra “fecondata dalla testimonianza di tanti santi” e “irrigata con il sangue di molti martiri”. Il Pontefice esorta a confidare in Dio: “È con noi e la vita vincerà contro la morte”. Al Signore il Papa affida “i desideri di pace e serenità”. Poi saluta e benedice alcune madri dei soldati caduti al fronte

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano – 28 Giugno 2025

Vicinanza alla “martoriata Ucraina”, quindi ai bambini, ai giovani, agli anziani, alle famiglie che piangono i propri cari. Dolore per i prigionieri e per le vittime di “questa guerra insensata”. Sono un abbraccio le parole che Papa Leone XIV rivolge ai circa 5 mila fedeli ucraini venuti a Roma da diversi Paesi del mondo per il pellegrinaggio giubilare della Chiesa Greco-cattolica ucraina. Il Papa li ha incontrati stamattina nella Basilica di San Pietro, dove il gruppo di fedeli – tra cui sono presenti tutti i vescovi dell’UGC – si è riunito dopo aver svolto in mattinata la processione da via della Conciliazione verso la Porta Santa, seguendo la Croce giubilare. Alle 12.30 a San Pietro si celebra invece la Divina Liturgia presieduta da Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, e animata dal famoso coro maschile ucraino Dudary.

Non perdere la fede e la speranza

A suggello della intensa mattinata, il Papa – che ha benedetto alcune madri dei soldati caduti al fronte – ha voluto dare il suo personale saluto a questa gente, in rappresentanza di un popolo che da oltre tre anni patisce le conseguenze dell’aggressione russa. Un breve saluto, quello del Pontefice, per lodarne e incoraggiarne la fede ora “messa a dura prova”.

Molti di voi, da quando è iniziata la guerra, sicuramente si sono chiesti: Signore, perché tutto questo? Dove sei? Che cosa dobbiamo fare per salvare le nostre famiglie, le nostre case e la nostra Patria?

“Credere non significa avere già tutte le risposte, ma confidare che Dio è con noi e ci dona la sua grazia, che Egli pronuncerà l’ultima parola e la vita vincerà contro la morte”, assicura il Papa. Ed esorta a non perdere la speranza, quella testimoniata attraverso questo pellegrinaggio che, sottolinea, “è segno del desiderio di rinnovare la fede, di rafforzare il legame e la comunione con il Vescovo di Roma”. La speranza “non delude”, rimarca Papa Leone, ricordando le parole di san Paolo scelte dal predecessore Francesco per la bolla di indizione del Giubileo in corso.

28/06/2025

Dall’Ucraina in pellegrinaggio a Roma: portiamo speranza al nostro Paese che soffre

Circa cinquemila fedeli hanno preso parte oggi a Roma al Giubileo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Dopo il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica di San Pietro e…

L’invito del Giubileo

La speranza non delude “perché nasce dall’amore di Cristo che è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo”, aggiunge Leone XIV. E il Giubileo, afferma, “ci chiama a diventare pellegrini di tale speranza in tutta la nostra vita, nonostante le avversità del momento presente”.

Il viaggio a Roma, con il passaggio delle Porte Sante e le soste presso le tombe degli Apostoli e dei Martiri, è il simbolo di questo cammino quotidiano, proteso verso l’eternità, dove il Signore asciugherà ogni lacrima e non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno

Il Papa nella Basilica di San Pietro per l’incontro con i fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina (@Vatican Media)

Terra irrigata dal sangue dei martiri

“La fede, carissimi, è un tesoro da condividere. Ogni tempo porta con sé difficoltà, fatiche e sfide, ma anche opportunità per crescere nella fiducia e nell’abbandono a Dio”, assicura ancora Papa Prevost, ringraziando quanti sono partiti dalla “bella terra” ucraina, “ricca di fede cristiana, fecondata dalla testimonianza evangelica di tanti santi e sante” e “irrigata con il sangue di molti martiri che lungo i secoli, con il dono della propria vita, hanno sigillato la fedeltà all’Apostolo Pietro e ai suoi Successori”.

Desideri di pace e serenità

Ai fedeli del martoriato Paese, il Pontefice indica l’esempio della Vergine Maria che “con il suo umile e coraggioso ‘sì’ ha aperto la porta alla redenzione del mondo” e ora “ci assicura che anche il nostro ‘sì’, semplice e sincero, può diventare strumento nelle mani di Dio per realizzare qualcosa di grande”.  

Dire “sì” oggi può permettere di aprire nuovi orizzonti di fede, di speranza e di pace, soprattutto a tutti quanti sono nel dolore

Al Signore il Papa dice di affidare le intenzioni di tutti i presenti, così come le loro “fatiche e tragedie quotidiane” e, soprattutto, “i desideri di pace e di serenità”.

Il saluto del Papa ai metropoliti ucraini (@Vatican Media)

Saluti e benedizioni

Al termine dell’incontro, dopo il canto del Padre Nostro intonato da Shevchuk e seguito da tutta l’assemblea, Leone XIV saluta il cardinale Mykola Bychok, vescovo dell’Eparchia dei Santi Pietro e Paolo di Melbourne per i cattolici ucraini in Australia, Nuova Zelanda e Oceania, con i suoi 45 anni il più giovane membro del Collegio cardinalizio. Segue poi il saluto a tutti i metropoliti e i vescovi seduti tra le prime file. Gli stessi presuli si raduneranno nei prossimi giorni nel Collegio Pontificio a Roma per il loro Sinodo annuale.

Papa Leone si reca poi verso sul lato destro della Basilica dove sono sedute quattro donne, in lacrime già da prima dell’arrivo del Pontefice. Sono le mamme dei soldati morti durante il conflitto. Una di loro tiene in mano la foto del figlio, un’altra si stringe la mano sul petto. Piangono mentre stringono una ad una le mani del Papa, il quale consegna a tutte un Rosario. Poi invoca pace su di loro e porge la sua benedizione.

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🔴LIVE🔴 Pensieri sui Vangeli Festivi: Santi Pietro e Paolo Apostoli – di Padre Livio

Vangelo

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19
 
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore

Trump: «Ho salvato Khamenei dalla morte»

di Andrea Nicastro – Corriere della Sera – 28 Giungo 2025

Il presidente Usa: Iran, Paese senza futuro. Secondo la «Cnn» c’è una proposta da 30 miliardi sul nucleare

Da quando sostiene di aver «cancellato» i progetti atomici iraniani, Donald Trump cerca di rendere stabile la tregua tra il blocco israelo-americano e la Repubblica islamica d’Iran. Ieri il presidente ha usato il bastone e la carota. Poi altro bastone. «La guerra l’abbiamo vinta noi — attacca Trump in conferenza stampa —. L’ayatollah Khamenei dica la verità», visto che, ecco la carota, «è un uomo di grande fede e molto rispettato nel suo Paese». Un «endorsement», un appoggio, che farà arrabbiare gli oppositori del regime clerico-militare. Un giornalista chiede: che farebbe se gli iraniani riprendessero ad arricchire uranio? «Non avrei dubbi a bombardare di nuovo» risponde Trump. Per questo Teheran «deve tornare ad aprirsi alle ispezioni dell’Aiea, l’Agenzia per l’energia atomica, o qualche altro organismo di fiducia» degli Stati Uniti.

Secondo la Cnn, Washington avrebbe consegnato, prima dei bombardamenti del 13 giugno, una proposta da 30 miliardi per riaprire le trattative sul nucleare. I soldi arriverebbero da conti di Teheran congelati all’estero e investimenti di Paesi arabi nel nucleare civile. In cambio, gli Usa pretenderebbero la rinuncia all’arricchimento dell’uranio. La Repubblica islamica dovrebbe quindi importare il materiale radioattivo. L’Iran si è sempre rifiutato. A sera, sul suo social Truth, Trump è tornato sugli stessi concetti. Cambiando tono. «Sapevo esattamente dove si trovava Khamenei e non ho permesso che lo colpissero. Nell’atto finale della guerra, ho chiesto a Israele di richiamare gli aerei. Erano diretti a Teheran, in cerca del grande giorno, forse il colpo di grazia! Khamenei non ha bisogno di dire “Grazie, presidente Trump!”, però l’ho salvato da una morte brutta e ignominiosa, da uomo di fede dovrebbe almeno dire la verità. Lavoravo alla rimozione delle sanzioni, ma sono stato colpito da una dichiarazione di rabbia, odio e disgusto — di Khamenei — e ho rinunciato» all’idea. I governanti iraniani, scrive Trump, «sono sempre così arrabbiati, ostili e infelici, e guarda cosa hanno ottenuto: un Paese bruciato, senza futuro, un esercito decimato, un’economia orribile e morte tutt’attorno. Si ottiene più col miele che con l’aceto».

L’Iran mantiene una postura altrettanto dura. Sul suo sito, il presidente Masud Pezeshkian ha scritto che «l’Onu e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica devono adottare un atteggiamento più responsabile nei confronti di aggressori e guerrafondai». Poi in un videomessaggio al Forum economico eurasiatico in Bielorussia ha affermato che il confronto armato avrebbe potuto degenerare in una «guerra su vasta scala e incontrollabile» se l’atteggiamento iraniano fosse stato diverso.
Un’indiretta conferma di trattative sotto banco arriva dall’ambasciatore iraniano all’Onu. L’Iran «è pronto a collaborare a un consorzio regionale sull’atomo purché parte degli impianti siano sul nostro territorio».

Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria


Nome: Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

Titolo: Ammirabile Cuore della Madre di Dio

Ricorrenza: 28 giugno

Tipologia: Commemorazione

Questa festa fu istituita nel 1945 a perenne ricordo della consacrazione della Chiesa e del genere umano al Cuore Immacolato di Maria fatta da Pio XII nel 1942, allorché quasi tutte le nazioni erano provate da atrocissima guerra.

La devozione al Cuore ammirabile della Madre di Dio è antichissima nella Chiesa. In S. Luca si hanno i primi accenni ai segreti tesori di quell’amabilissimo Cuore. Anche i Ss. Padri ed i Dottori celebrano spesso le lodi del Cuore ammirabile della Madre di Dio. Nel Medioevo questa soave devozione fu rivelata a Santa Matilde ed a S. Gertrude e da esse coltivata con trasporto e diffusa mediante i loro scritti. Anche S. Bernardino da Siena ne fu entusiasta. Ma il vero padre, l’apostolo ed il dottore di questa devozione è S. Giovanni Battista Eudes (1601-1680). Egli fu il primo che « non senza una divina ispirazione » (come si espresse S. Pio X nel decreto di beatificazione) pensò di tributare il culto liturgico al Cuore purissimo di Maria, componendo egli stesso la Messa e l’Ufficio. E questa devozione lasciò in eredità alle sue due famiglie religiose: la Congregazione di N. S. della Carità e quella di Gesù e Maria. Su questa devozione scrisse pure il prezioso trattato: Il Cuore ammirabile della SS. Madre di Dio.

La devozione poi andò crescendo insieme a quella del Sacro Cuore di Gesù, e dal secolo XVII in poi, molte famiglie religiose si dedicarono in modo speciale ad onorare questo Cuore amabilissimo. Nel secolo scorso, la devozione alla « medaglia miracolosa », che porta sul retro i due cuori di Gesù e di Maria, fu una potente spinta verso il carattere di « riparazione » che questa devozione doveva prendere specialmente dopo le rivelazioni di Fatima.

Difatti la Vergine SS., apparendo ai tre fortunati pastorelli, disse: Per la salvezza dei peccatori Iddio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato, e se sarà fatto quanto io vi dirò, molte anime si salveranno. E chiedeva preghiere: Rosario quotidiano, Comunione riparatrice nei primi Sabati del mese, penitenze: quelle imposte dal proprio dovere compiuto diligentemente e fedelmente, l’accettazione delle croci che il Signore ci manda, penitenze anche volontarie, come la rinuncia a qualche comodità, e la mortificazione in qualche piacere anche lecito…

Ella stessa insegnò questa preghiera: « O Signore, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori ed in riparazione delle ingiurie commesse contro l’Immacolato Cuore di Maria… » e la consacrazione di se stessi e di tutto il mondo al suo Cuore Immacolato.

PRATICA. Consacriamoci al Cuore Immacolato di Maria ed oggi facciamo una mortificazione volontaria per la conversione dei peccatori.

PREGHIERA. O Dio onnipotente ed eterno che preparasti nel Cuore della Beata Vergine Maria una degna dimora dello Spirito Santo, concedi propizio a noi che celebriamo devotamente la festa del suo Cuore Immacolato di vivere secondo il tuo cuore.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria del Cuore Immacolato della beata Vergine Maria: serbando nel proprio cuore la memoria dei misteri di salvezza compiuti nel suo Figlio, ne ha atteso con fiducia il compimento in Cristo.

CONSACRAZIONE AL
CUORE IMMACOLATO DI MARIA


O Maria, Vergine potente e Madre di misericordia, Regina del cielo e rifugio dei peccatori, noi ci consacriamo al vostro Cuore Immacolato. Vi consacriamo il nostro essere e tutta la nostra vita, tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che amiamo, tutto ciò che siamo. Vostri siano i nostri corpi, i nostri cuori, le anime nostre, le nostre abitazioni, le nostre famiglie, la nostra Patria. Vogliamo che tutto ciò che è in noi e attorno a noi Vi appartenga e sia partecipe delle vostre materne benedizioni. E affinché questa consacrazione sia veramente efficace e duratura, rinnoviamo oggi, ai piedi vostri, o Maria, le promesse del Battesimo e della prima Comunione.

Ci obblighiamo di professare con coraggio e sempre, le verità della fede, di vivere da veri cattolici, sottomessi interamente a tutte le norme del Papa e dei Vescovi uniti a Lui. Ci obblighiamo di osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa e in modo particolare la santificazione delle feste. Ci obblighiamo di fare entrare nella nostra vita, per quanto ci sarà possibile, le pratiche consolatrici della religione cristiana e soprattutto la santa Comunione. Vi promettiamo, finalmente, o gloriosa Madre di Dio e tenera Madre degli uomini, di impiegare tutto il nostro cuore nel servizio del vostro culto benedetto, per sollecitare ed assicurare, mediante il dominio del vostro Cuore Immacolato, il dominio del Cuore adorabile del Figlio vostro nelle anime nostre ed in tutte le anime, nella nostra cara nazione e in tutto l’universo; così sia in terra come in cielo. Così sia.

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