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Programma di Padre Livio – Giovedì 18 dicembre 2025
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Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

L’udienza del mercoledì di papa Leone XIV. Fra i temi: la vita di oggi troppo frenetica, la capacità di fermarsi grazie all’incontro con il prossimo
Di Antonio Tarallo
Città del Vaticano, mercoledì 17 dicembre 2025, 10:30 (ACI Stampa).
Piazza San Pietro sempre gremita di fedeli. Ormai è diventata consuetudine con papa Leone XIV. Così come avviene ogni mercoledì, il pontefice, contento e sorridente con la sua papamobile fa il giro della piazza festante. Il popolo di fedeli accoglie il suo pontefice. Udienza del mercoledì, quella di oggi, dedicata al tema “La Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale. La Pasqua come approdo del cuore inquieto”.
“La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire. Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguimento di risultati ottimali negli ambiti più svariati. In che modo la risurrezione di Gesù illumina questo tratto della nostra esperienza? Quando parteciperemo alla sua vittoria sulla morte, ci riposeremo?”, con queste domande inizia la meditazione di papa Leone XIV.
E a rispondere a questi quesiti c’è la fede che ci dice: “sì, riposeremo. Non saremo inattivi, ma entreremo nel riposo di Dio, che è pace e gioia. Ebbene, dobbiamo solo aspettare, o questo ci può cambiare fin da ora? Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine” continua papa Leone XIV.
Il papa si sofferma sulla vita quotidiana di oggi, in cui “il troppo fare, invece di darci pienezza” diventa molto spesso “un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita”. Ed è così che allora ci sentiamo “stanchi, insoddisfatti: il tempo pare disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, alla fine di giornate piene di attività, ci sentiamo vuoti. Perché?”.
E papa Leone XIV risponde allora a quest’altra domanda: “Perché noi non siamo macchine, abbiamo un “cuore”, anzi, possiamo dire, siamo un cuore. Il cuore è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone”. E, in merito, cita l’evangelista Matteo che ci invita a “riflettere sull’importanza del cuore”: “Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”, così l’evangelista.
La meditazione, poi, si concentra sul cuore degli uomini che conserva – secondo il pontefice – “il vero tesoro, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio” sottolinea papa Leone XIV.
E poi, continua: “Leggere la vita nel segno della Pasqua, guardarla con Gesù Risorto, significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore: cor inquietum”. Cor inquietum, espressione che il pontefice mutua da sant’Agostino: espressione che “ci fa comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento”.
“L’inquietudine è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima, quella del “ritorno a casa”. E l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguimento di ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore” ribadisce papa Leone XIV. Ed è in questo discorso che si inserisce l’amore per il prossimo: “Solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi ea donarsi. Il prossimo ti chiede di rallentare, di guardarlo negli occhi, a volte di cambiare programma, forse anche di cambiare direzione” sottolinea il papa.

Corrispondenza Romana 1929 – 17 Dicembre 2025
di Fabio Fuiano
Si è svolto il 9 dicembre, presso l’Istituto Maria Santissima Bambina a pochi passi da San Pietro, su iniziativa del Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII, unitamente alla Fondazione Lepanto, il convegno “Le glorie di Maria tra XIX e XX secolo”, organizzato in occasione del 75° anniversario del dogma dell’Assunzione e del centenario dell’apparizione di Pontevedra. A presiedere i lavori è stato il card. Dominique Mamberti, cardinale protodiacono e prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che ha aperto la giornata richiamando l’importanza di riconsiderare oggi la grande stagione mariologica che ha segnato gli ultimi due secoli di storia della Chiesa.
Il primo intervento, affidato a S.E. Mons. Edoardo Cerrato, ha avuto come tema “San John Henry Newman, Dottore della Chiesa e la Beata Vergine Maria”. Il presule ha mostrato come la mariologia di Newman si inserisca organicamente nella sua impostazione teologica: Maria come “Nuova Eva”, unita a Cristo nella redenzione, e come modello di docilità alla grazia. Cerrato ha ripercorso alcuni testi fondamentali del cardinale inglese, nei quali la figura della Vergine emerge non come un elemento accessorio della fede, ma come parte integrante del mistero dell’Incarnazione.
Newman – ha ricordato il Vescovo – vedeva nella mariologia autentica una garanzia di ortodossia cristologica: ciò che la Chiesa afferma di Maria custodisce il vero volto di Cristo. In questa prospettiva, la proclamazione dei dogmi mariani nel XIX e XX secolo si configurava, per il teologo inglese, come un’esplicitazione coerente del deposito della fede. Mons. Cerrato ha concluso sottolineando come il nuovo Dottore della Chiesa sia oggi modello di equilibrio teologico e di profonda vita spirituale, in cui la devozione alla Vergine guida alla contemplazione del mistero di Cristo.
L’intervento del Prof. Roberto de Mattei ha invece analizzato il messaggio della Vergine a suor Lucia in occasione delle apparizioni di Pontevedra del 10 dicembre 1925. Secondo lo storico, comprendere il messaggio di Pontevedra significa anche riconoscere la continuità della divina Provvidenza nella storia della Chiesa. Pontevedra, infatti, si inserisce in una tradizione di apparizioni che comprende anche Fatima (1917), Lourdes (1858), La Salette (1846), Sant’Andrea delle Fratte (1842) e rue du Bac (1830. A Pontevedra la Madonna ha chiesto in particolare la devozione dei primi cinque sabati del mese, come atto di riparazione e strumento di santificazione, non solo per le singole anime, ma per la Chiesa intera.
Il prof. de Mattei ha ricordato come pochi giorni dopo la morte di suor Lucia avvenuta nel monastero di Coimbra, il 13 febbraio 2005, san Carlo Acutis sognò la veggente di Fatima mentre gli diceva che con la pratica dei Primi Cinque Sabati del mese, si potevano cambiare i destini del mondo. E’ giusto e doveroso chiedersi quali saranno i destini del mondo – ha concluso il presidente della Fondazione Lepanto – in un momento in cui incombe sull’umanità la possibilità di guerre e di distruzioni mai avvenute nella storia. “Eppure sappiamo che, al di là del castigo che con tutta probabilità attende l’umanità, il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è irreversibile, perché la Madonna stessa ce lo ha promesso”
Nell’intervento successivo, l’Avv. Emilio Artiglieri ha sintetizzato i motivi storici e teologici che portarono Pio XII alla proclamazione del dogma dell’Assunzione. Tale dottrina era già presente nella tradizione, ma Pio XII avvertì l’urgenza di un segno chiaro di speranza e consolazione per un’umanità segnata dalla Seconda Guerra Mondiale. L’Assunta rappresenta la meta della vocazione umana, la gloria promessa ai figli di Dio e un antidoto alle ideologie nichiliste e materialiste. Il dogma, spiegato tramite la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, deriva dal consenso episcopale mondiale e dal sensus fidelium, evidenziando come la Chiesa interpreti e formalizzi la fede dei cristiani nel corso dei secoli. L’intervento ha ricordato anche le sue implicazioni spirituali: Maria, assunta in cielo con anima e corpo, è segno e modello della santità possibile a tutti, punto di riferimento per la vita morale e spirituale dei fedeli.
L’ultimo intervento è stato quello di fr. Mario Paolo Maria Padovano O.P., che ha illustrato la dimensione spirituale e teologica della mariologia contemporanea, prendendo le mosse dal volume di Reginald Garrigou-Lagrange, La madre del Salvatore e la nostra vita interiore, presentato nel corso del convegno alla presenza del curatore Alessandro Gaudino. La Vergine Maria è madre di Cristo e della Chiesa, ma anche maestra e modello della vita spirituale dei credenti. La sua maternità divina si estende in una maternità spirituale verso ogni anima, orientandola alla fede, alla speranza e alla carità. Padovano ha spiegato come Maria operi come causa strumentale e dispositiva nell’economia della salvezza: pur subordinata a Cristo, è efficace nel trasmettere grazie e nell’educare le anime alla vita virtuosa. La sua intercessione non sostituisce la mediazione unica di Cristo, ma la rende operativa nelle vite dei fedeli.
Un punto centrale del suo intervento è stata la spiegazione del culto di iperdulia, l’onore speciale riservato a Maria. Tale culto non diminuisce l’adorazione dovuta a Dio (latria), ma evidenzia la singolare dignità della Vergine come madre del Salvatore, cooperatrice nella salvezza e guida spirituale dei cristiani. La devozione mariana, secondo Padovano, conduce inevitabilmente all’imitazione della Vergine e alla sequela di Cristo, incarnando così la perfetta vita spirituale dei cristiani.
Il convegno, ricco di riferimenti storici, teologici e spirituali, ha mostrato come tra XIX e XX secolo si sia sviluppato un forte movimento mariano che ha condotto ai grandi dogmi moderni e alle apparizioni riconosciute dalla Chiesa. Il centenario di Pontevedra e il 75° anniversario dell’Assunta diventano così occasione per riscoprire non solo eventi del passato, ma la perenne attualità della presenza materna di Maria nella vita dei fedeli e nella missione della Chiesa.
Con Giovanni Paolo II

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La Fede di Papa Leone

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