Anno: 2025 Pagina 143 di 364

18. Solo Dio conosce il futuro e lo rivela a chi vuole
Buon giorno,
mi sono fatto l’idea che il periodo di pace che si sta cercando di costruire possa essere lo spazio necessario in cui potranno avvenire i primi 3 segreti: non penso questi possano avere la giusta risonanza che meritano se avvenissero durante un periodo di guerre rilevanti da un punto di vista mediatico.
Dovranno in oltre avvenire in un periodo di “pace” perché i successivi 7 porteranno in sé guerre, persecuzione, distruzione ed eventi naturali di portata mondiale. Sono a mio avviso cose che si devono per forza incastrare in questa maniera.
Sarà questa la sorta di pace, costruita magari anche molto umanamente e quindi temporanea, che sembra prospettarsi nel giro di qualche mese? O dobbiamo ancora aspettare?
Dei primi 2 segreti, come dice Miriana, si sentirà parlare a lungo, poi ci sarà il segno sulla montagna; il tutto per darci un ultimo FORTE richiamo per convertirci entro la fine del tempo di grazia… e secondo me saremo belle che alle soglie del terzo decennio di questo nuovo millennio.
Mi sono fatto questa idea riguardo agli sforzi volti ad ottenere un periodo di relativa pace entro qualche mese.
Un cordiale saluto
Alberto
Caro Alberto,
solo Dio conosce il futuro e lo rivela a chi vuole. Noi abbiamo la grazia di una vera e proprio profezia storica, donataci dalla Madonna, che va da Fatima a Medjugorje, fino a termine dei Segreti, che in parte si è realizzata e che in parte si deve ancora realizzare, come ha affermato Papa Benedetto XVI proprio a Fatima nel 2007.
Quello che sappiamo dalle parole della Madonna è molto, perché ci rivela gli attori visibili e invisibili di questo dramma escatologico, gli eventi principali che accadranno, ma soprattutto l’esito finale, che sarà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Oltre a ciò la Madonna ha rivelato ai sei veggenti di Medjugorje dieci eventi, che verranno rivelati tre giorni prima che accadono, e che manifesteranno al mondo la sua presenza e nel medesimo tempo l’onnipotenza dell’Altissimo contro le Porte dell’inferno, perché gli uomini credano e si possano salvare.
Tutto questo, caro Alberto, può e deve essere fatto oggetto della nostra riflessione, soprattutto esplorando al riguardo il patrimonio straordinario della Sacra Scrittura, della Magistero della Chiesa, dei suoi Santi, Mistici e Dottori, come pure l’oceano sconfinato delle rivelazioni celesti, perché quello che stiamo vivendo è un tempo speciale, unico, irripetibile e decisivo, è un battaglia fra l’angelo ribelle con le orde immonde della dannazione eterna contro Maria con suo Figlio e la santa Chiesa di Dio.
Riflettiamo su tutto questo ed entriamo nella fine dei tempi con lo sguardo della fede che illumina di luce vera il presente e il futuro.
Non abbiamo bisogno di sapere altri particolari, ma lasciamo lo spazio necessario alla sorpresa e allo stupore per ciò che Dio farà per nostro amore e la nostra salvezza.
Ave Maria
Padre Livio

Pensiero Spirituale per la giornata di digiuno indetta dal Papa per venerdì 22 agosto 2025
Cari amici, il Santo Padre ha fatto un invito pressante per una giornata di preghiera e di digiuno per invocare la pace e la giustizia. Il Papa ha scelto come data il 22 agosto, festa di Maria Regina. Il Papa ha voluto mobilitare la Chiesa proprio in questa occasione, in un contesto in cui c’è uno spiraglio di dialogo e quindi c’è qualche speranza per mettere fine alle ostilità, specialmente in Europa. Per quanto riguarda il Medio Oriente, invece, la situazione è molto grave.
Al di là degli sforzi diplomatici di questi giorni, dobbiamo dire che in Europa l’obbiettivo principale non è stato raggiunto. In Ucraina non è stata concessa nessuna tregua. Non bisogna dimenticare che il motivo dell’incontro fra il Presidente americano e quello russo era proprio quello di una tregua, ma Putin non l’ha concessa, anzi, ha intensificato i bombardamenti specialmente sui civili.
Il diavolo non molla la presa tanto facilmente, come accade durante gli esorcismi. Bisogna, allora, pregare, intensificare le preghiere perché bisogna raggiungere una tregua, il resto sono chiacchiere. Tregua significa deporre le armi. Dobbiamo pregare, chiedere alla Regina della pace che si arrivi al più presto a una tregua.
Il Santo Padre ha usato parole bellissime: «digiuno e preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia, e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a cause dei conflitti armati in corso».
Opus iustitiae pax è un’espressione latina che significa “la pace è opera della giustizia”, non è l’imposizione di un prepotente o di un gruppo di prepotenti. Giustamente, allora, il Papa accosta la pace alla giustizia e include in questa intenzione tutti i conflitti armati in corso nel mondo.
Facendo riferimento alla Madonna il Papa ha aggiunto: «È Madre dei credenti qui sulla Terra, ed è invocata anche come Regina della pace, mentre la nostra Terra continua ad essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina, e in molte altre regioni del mondo».
Personalmente mi aspetto che ci sia una risposta veramente generosa da parte di tutta la Chiesa. Sentiamo questa responsabilità con la certezza interiore di quello che ci ha promesso la Madonna e cioè che con la preghiera e il digiuno si possono fermare persino le guerre. La Regina della pace, ovviamente, sa che all’orizzonte avanzano i nuvoloni minacciosi delle armi di distruzione di massa e possono radere al suolo il pianeta sul quale viviamo. Siamo entrati in una fase della Storia che è drammatica, è apocalittica; c’è a rischio la distruzione dell’opera della Creazione e della Redenzione perché satana punta a distruggere il mondo e la Chiesa per potersi impadronire delle anime. Il male non si dà dei limiti e più passa il tempo e più diventa veemente. Siamo anche in una fase in cui l’odio, che è la vera bomba atomica spirituale, è tale per cui c’è l’altissimo rischio che vengano usati gli ordigni nucleari pur di non darla vinta al nemico. Il principe di questo mondo sta spingendo l’umanità in questa direzione.
Durante la guerra nei Balcani la Regina della pace ha dato dei Messaggi molto significativi e densi di indicazioni per arginare il conflitto. Inizialmente aveva detto: «Cari figli oggi vi invito a pregare per la pace. In questo tempo la pace è minacciata in un modo particolare e chiedo a voi di rinnovare il digiuno e la preghiera nelle vostre famiglie. Cari figli, io desidero che voi capiate quanto è seria la situazione e che molto di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera. Ma voi pregate poco. Cari figli, io sono con voi e vi invito a cominciare con serietà a pregare e a digiunare come nei primi giorni della mia venuta. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (25 luglio 1991).
Successivamente la guerra è andata intensificandosi e i morti erano tantissimi rispetto alla popolazione; difatti la Madonna ha detto: «Cari figli, oggi, come mai prima, vi invito a vivere i miei messaggi e a metterli in pratica nella vostra vita. Io sono venuta a voi per aiutarvi e perciò vi invito a cambiare vita, perché avete preso un misero cammino: la via della rovina. Quando vi ho detto: “Convertitevi, pregate, digiunate, riconciliatevi”, avete preso questi messaggi alla leggera. Avete iniziato a viverli, ma per poi lasciarli perché erano difficili. No, cari figli. Quando qualcosa è bene, occorre perseverare e non pensare: “Dio non mi vede, non mi ascolta, non mi aiuta”. Così vi siete allontanati da Dio e da me per il vostro misero interesse. Io desideravo fare di voi un’oasi di pace, di amore, di bontà. Dio desiderava che voi, con il vostro amore e con il suo aiuto, faceste miracoli e deste l’esempio. Perciò ecco che cosa vi dico: Satana si prende gioco di voi e delle vostre anime, e io non posso aiutarvi perché siete lontani dal mio Cuore. Perciò pregate e vivete i miei messaggi, e così vedrete i miracoli dell’amore di Dio nella vostra vita quotidiana. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (25 marzo 1992).
Dopo anni di distruzioni e di guerra la Madonna ha preannunciato la pace ottenuta grazie alle preghiere: «Cari figli, oggi vi ringrazio per le vostre preghiere. Voi tutti mi avete aiutata a far sì che questa guerra finisca il più presto possibile. Io vi sono vicina e prego per ognuno di voi e vi supplico: pregate, pregate, pregate. Soltanto attraverso la preghiera possiamo vincere il male e proteggere tutto quello che Satana desidera distruggere nella vostra vita. Io sono vostra Madre, vi amo tutti ugualmente e intercedo per voi presso Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (25 febbraio 1994).
Questo è vero anche oggi, se la guerra continua è perché non preghiamo abbastanza. Una mobilitazione di tutta la Chiesa potrebbe dare la grazia di una tregua, che sarebbe già una grande cosa. È vero che i Segreti di Medjugorje sono imminenti ma la loro intensità dipende anche molto dalle nostre preghiere, dalla nostra preparazione spirituale, dalla nostre risposta e dalla nostra testimonianza. Molto dipende da noi.
Vi esorto ad accogliere l’invito del Santo Padre. Che quella di domani sia una giornata penitenziale, facciamo delle rinunce, ciascuno di noi sa quale sacrificio offrire alla Madonna. Preghiamo il Santo Rosario, andiamo in chiesa davanti al Santissimo Sacramento o partecipiamo a una Messa feriale, anche perché domani è una festa mariana importante. Se chiese sono vuote, che cosa speriamo da Dio? Dobbiamo prendere atto che satana si sta prendendo gioco di noi. Vi esorto a una giornata penitenziale di piccoli fioretti, preghiere, digiuni offerti alla Madonna con l’intenzione della pace. Inoltre, iniziamo noi a fare pace con qualcuno con cui abbiamo litigato, con cui abbiamo messo delle distanze, con cui c’è risentimento. Facciamo gesti di pace, di perdono, di umiltà, di comprensione e di compassione. Se ciascuno di noi farà la sua parte ne vedremo certamente i frutti.
Coraggio! Abbiamo davanti tante altre giornate di questo tipo perché le prove saranno forti, dobbiamo prepararci, allenarci. Ci renderemo conto che fare qualcosa per Dio ci riempie il cuore di gioia.
«Pregate, pregate, pregate» (25 febbraio 1994)

21 Agosto 2025 ore 11:58
di Roberto de Mattei CR 1912
Mosè, legislatore e guida del popolo di Israele nel tempo dell’Esodo, è una delle figure più importanti e venerate della storia. La sua vita comincia nel XV secolo a. C, in un periodo di oppressione per gli israeliti che, dopo essersi stabilitisi in Egitto, erano stati ridotti in schiavitù dal faraone. Temendo l’aumento della popolazione ebraica, il faraone ordinò la morte di tutti i neonati maschi ebrei. La madre di Mosè, Iochabed, per salvarlo, lo depose in una cesta di papiro e lo affidò alle acque del Nilo. Il bambino fu trovato da una principessa, figlia del faraone, che lo adottò e lo allevò nella corte egiziana. Mosè fu educato in maniera regale, formandosi in tutte le discipline, senza mai dimenticare però le sue radici.
A circa quarant’anni, fuggì dall’Egitto dopo aver ucciso un egiziano che maltrattava un ebreo. Rifugiatosi nella terra di Madian, sposò Sephora, figlia di un sacerdote locale, da cui ebbe due figli. Un giorno, mentre pascolava il gregge nei pressi del monte Horeb, avvenne la grande manifestazione divina che lo trasformò in un condottiero. Da un roveto, che ardeva senza consumarsi, Dio gli parlò, rivelandogli il proprio nome e affidandogli la missione di liberare il popolo d’Israele: «Io sono Colui che sono e dirai ai figli di Israele: Colui che è mi mandò a voi» (Esodo 3, 14).
Mosè tornò in Egitto e, insieme al fratello Aronne, affrontò il faraone chiedendo la liberazione degli israeliti. Al rifiuto del sovrano, Dio colpì l’Egitto con dieci piaghe profetizzate da Mosè. L’ultima, la morte dei primogeniti, portò infine il faraone a concedere la partenza degli ebrei dall’Egitto. Quando il faraone cambiò idea e li inseguì con il suo esercito, Dio aprì il Mar Rosso permettendo al popolo di Israele di attraversarlo, e poi richiuse le acque sui suoi nemici, inabissandoli nel mare. Allora Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico al Signore: «Voglio cantare al Signore, perché ha trionfato splendidamente; cavallo e cavaliere ha gettato nel mare. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Egli è il mio Dio: lo voglio lodare, il Dio di mio padre: lo voglio esaltare. Il Signore è un guerriero, Signore è il suo nome, I carri del faraone e il suo esercito li ha scagliati nel mare, i suoi combattenti scelti furono sommersi nel Mar Rosso. Gli abissi li ricoprirono, sprofondarono come pietra» (Es, 15, 1-18).
Dopo la fuga, Mosè guidò il popolo ebraico nel deserto verso il monte Sinai. Qui si verificò uno dei più prodigiosi interventi della storia sacra. Dio consegnò a Mosè i Dieci Comandamenti, suggellando, con queste prescrizioni il patto sancito con il popolo di Israele. I comandamenti promulgati da Dio furono scritti su due tavole di pietra: i primi tre, che riguardano i nostri doveri verso di Lui, sulla prima tavola; gli altri sette, che riguardano i nostri doveri verso gli uomini, sulla seconda. Tutta la storia sacra svoltasi fino a questo punto: la creazione, la caduta dell’uomo, la promessa del Redentore, il diluvio, la confusione delle lingue, la vocazione di Abramo, la storia di Isacco, di Giacobbe, di Giuseppe, le piaghe d’Egitto, la liberazione di Israele, il passaggio del Mar Rosso, sono come una prefazione al Decalogo, in particolare a questa prima parola: «Io sono il Signore, tuo Dio!», sulla quale si basa tutta la legge divina, scrive René-François Rohrbacher nel primo volume della sua Storia universale della Chiesa (1842).
Il viaggio di Mosè verso la Terra Promessa durò quarant’anni, segnato da prove, mormorazioni e ribellioni del suo popolo. Mosè agì come guida, intercessore e giudice, portando le richieste e le colpe degli israeliti davanti a Dio. I Padri della Chiesa hanno visto in lui, per questo ruolo di legislatore e mediatore, una prefigurazione di Cristo. Dopo aver condotto il popolo fino ai confini di Canaan, Mosè contemplò dal monte Nebo, oggi in Giordania, la Terra Promessa, ma non vi entrò, come Dio gli aveva annunciato. Morì a 120 anni e fu sepolto in un luogo sconosciuto.
Sul Monte Sinai, scrive san Gregorio di Nissa, Mosè venne introdotto ai più alti misteri, quando Dio gli presentò la complessa costruzione del Tabernacolo: un tempio la cui bellezza e varietà non possono essere facilmente descritte. Comprendeva un ingresso a colonne, tendaggi, lampadari, un altare dei sacrifici e nell’interno un santuario inaccessibile. Dio ordinò a Mosè di riprodurre in un edificio materiale innalzato dagli uomini il Tabernacolo da lui visto in cielo, usando i più preziosi e più splendidi materiali che potesse trovare. «Ecco gli dice il Signore, tu farai tutto secondo il modello che ti fu mostrato sul monte» (Es 25, 9).
Nella stessa visione, Dio rivelò a Mosè anche i paramenti destinati al Sommo Sacerdote. Si trattava di vesti ricche di significato simbolico, in cui ogni dettaglio non era solo ornamento, ma richiamo alle virtù spirituali necessarie a chi era chiamato al sacerdozio.
Le tavole della Legge, scritte da Dio stesso, vennero deposte dentro l’Arca dell’Alleanza, una cassa di legno di acacia, rivestita d’oro all’interno e all’esterno, che fu collocata nel Santo dei Santi del Tabernacolo, come segno visibile del patto stabilito tra Dio e il popolo eletto. C’è uno stretto rapporto tra la legge mosaica racchiusa nei Dieci Comandamenti, e il Tabernacolo, prefigurazione della Chiesa fondata da Cristo, fonte di tutte le grazie che santificheranno il mondo fino alla fine dei tempi. Il culto che Dio prescrisse al suo popolo sul Sinai consisteva principalmente nell’osservanza della sua legge. «E ora, o Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu lo tema, che tu cammini nelle sue vie, che tu lo ami, che tu lo serva con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e che tu osservi i comandamenti e le cerimonie che oggi ti prescrivo, affinché tu sia felice» (Deut. 10, 12). Ciò significa che non c’è culto autentico senza l’osservanza della Legge divina.
Il Decalogo, che Dio diede a Mosè nel Vecchio Testamento e che Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo, costituisce il perfetto codice della Legge naturale e divina. I Dieci Comandamenti sono incisi nella coscienza di ogni uomo, ma sono oggetto della fede cristiana perché Dio li ha rivelati a Mosè sul Monte Sinai. Essi rappresentano una luce nell’oscurità del nostro tempo e noi veneriamo Mosè come legislatore, profeta e condottiero.
di Federico Fubini – Corriere della Sera – 21 Agosto 2025
Lo «zar» cercherà di trascinare le trattative per settimane e mesi dopo aver strappato a Trump la concessione più subdola: nessuna tregua.
Mettetevi nei panni di Vladimir Putin. Avete scatenato un’invasione tre anni e mezzo fa puntando una fila di blindati lunga 60 chilometri contro Kiev. Volevate conquistare il sistema politico dell’Ucraina (“denazificarlo”) e mettere il Paese alla vostra mercè (“smilitarizzarlo”). Avete innescato una battaglia così violenta che dopo un mese non una sola casa delle periferie della capitale investite dall’attacco – Hostomel, Irpin, Bucha – era integra.
E avete fallito: dopo un mese, le vostre truppe si sono ritirate. Allora avete concentrato gli attacchi sulla parte orientale dell’Ucraina. In tre anni e mezzo avete speso le vite di 250 mila o più russi, oltre a un numero di feriti che ormai si avvicina al milione: una quindicina di volte più di quanti l’Unione sovietica ne avesse persi in Afghanistan negli anni ’80, avvicinando la propria dissoluzione. Avete speso 500 miliardi di dollari non in educazione, sanità o tecnologie per la Russia, ma in distruzione del Paese vicino. Per sostenere un simile sforzo siete piombati nell’isolamento e nelle sanzioni dei Paesi avanzati e avete dovuto mettervi nelle mani della Cina. Ormai è Pechino che vi detta i termini: compra il vostro gas e petrolio al prezzo che decide da sé, vi impone di usare lo yuan, vi colonizza sul piano industriale. La Russia aveva sempre avuto una tradizione di camion pesanti, i gloriosi Kamaz. Quest’anno invece le vendite di camion russi in Russia sono giù del 50%, mentre i camion cinesi hanno catturato quasi il 70% del mercato. Ed è solo un esempio.
PUBBLICITÀ
Volevate ricostruire un impero, vi ritrovate nei panni del vassallo di un altro impero. Ma cosa avete ottenuto per questo prezzo? L’Ucraina non è «denazificata» (niente cambio di governo), in compenso è «militarizzata» molto più di prima. Certo, avete conquistato il 12% del Paese, oltre al 7% che occupavate già il 24 febbraio del 2022; ma quel territorio ha bisogno di investimenti per centinaia di miliardi di dollari per tornare a essere vivibile. E una parte importante della popolazione se n’è andata: in alcune aree occupate metà degli abitanti sono fuggiti, in altre il 95%; nel complesso si stima che dei 10 milioni di abitanti dell’Ucraina orientale potrebbe esserne rimasta poco più della metà. Avete combattuto ferocemente per una landa desolata.
Se la Russia fosse una democrazia, anche autoritaria, il potere di Putin sarebbe in pericolo. Un leader che ha commesso una serie così catastrofica di errori — lasciamo stare per ora i crimini — non potrebbe restare. Ma la Russia non è una democrazia. Tutto questo deve mettere in guardia gli occidentali, ora che si apre una fase vitale dei negoziati. Putin non è sazio, non può uscire dalla guerra così: chiederà la levata delle sanzioni, qualche forma di riconoscimento delle proprie pretese sulla Crimea e il resto dei territori occupati; soprattutto, resisterà a qualunque forma di garanzia di sicurezza per l’Ucraina che sia credibile ed efficace.
Putin farà di tutto per trascinare la trattativa «di pace» per settimane e mesi, dopo aver strappato a Donald Trump la concessione più subdola: nel frattempo, non occorre nessuna tregua. A quel punto getterà ancora più uomini nel tritacarne per cercare di piegare a proprio favore la situazione sul terreno, quindi per far pesare quest’ultima ai tavoli di pace. Spererà che le democrazie, mentre negoziano, si concentrino sulle trattative e non nel sostegno militare all’Ucraina. Ovviamente Putin non vuole incorrere nelle ire di Trump e metterà massima cura nel camuffare il fatto che l’unico ostacolo al congelamento del conflitto è lui. Quanto a Trump, ha messo a disposizione la copertura aerea americana in un sistema di garanzie di sicurezza per Kiev. Ha detto che profonde tutto questo impegno solo perché vuole «andare in paradiso», o magari gli basterebbe anche il Nobel per la Pace. Eppure Putin sembra averlo incantato e avviluppato nelle sue spire su due punti essenziali. Non solo ha la pretesa di poter continuare ad attaccare selvaggiamente mentre tratta all’infinito un ipotetico accordo di pace; c’è anche l’altra pretesa, che le presunte «garanzie di pace» ricalchino quelle del fallito negoziato di Istanbul del 2022: un certo numero di Paesi, fra cui la Russia e la Cina, avrebbe ciascuno un diritto di veto sulla difesa dell’Ucraina in caso di attacco.
In pratica l’aggressore, Putin stesso, avrebbe diritto di paralizzare qualunque garanzia a favore dell’aggredito. La sua strategia ormai è chiara: attaccare perché nessuno gli chiede più una tregua e nel frattempo porre richieste impossibili che prolunghino il negoziato di «pace». Probabilmente conta ancora su un anno di energie finanziarie, economiche, industriali e demografiche della Russia, prima che lo sforzo di guerra obblighi anche il Cremlino a una pausa. La fase più drammatica comincia ora.

Giovedì 21 Agosto 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
+h. 9.oo: Per venerdì 22 Agosto, festività di Maria Regina, Papa Leone ha indetto una giornata di preghiera e di digiuno per la pace
H. 9.05 – 10.00: EDITORIALE
Le fortezze inespugnabili nel tempo dei Segreti (56m)
h. 10.00 LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO (21)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Papa Leone indice per il 22 Agosto – festa di Maria Regina – una giornata di preghiera e di digiuno per la pace
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+5×1000 per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150
