"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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All’ Aventino a Roma un leone per Papa Leone XIV

L’omaggio al Pontefice dell’ Ordine di Malta e Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Di Redazione

Città del Vaticano, giovedì 3 luglio, 2025 16:00 (ACI Stampa).

Un leone per Papa Leone omaggio dell’Ordine di Malta e della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Nel cuore dell’Aventino, un maestoso leone in bronzo dell’artista Davide Rivalta è stato collocato nei giardini della Villa Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, in un dialogo silenzioso tra arte, natura e spiritualità.

Il leone, in posizione eretta, è visibile attraverso il celebre “buco della serratura” di Piazza dei Cavalieri di Malta, allineato alla cupola di San Pietro: una visione iconica di Roma che si arricchisce di un nuovo elemento di significato.

Grazie alla collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e alla disponibilità della sua Direttrice, Renata Cristina Mazzantini, l’Ordine ha potuto ottenere in prestito uno dei celebri Leoni in bronzo di Rivalta, due dei quali sono già esposti sotto il porticato del Cortile d’Onore del Quirinale.

Avvicinando l’occhio al “buco della serratura” del grande portale decorato da Giovan Battista Piranesi nel 1765, si potrà ora ammirare non solo il profilo della Cupola, ma anche – ai suoi piedi – la figura vigile di un Leone: una presenza solenne e discreta che vuole essere un omaggio silenzioso e reverente a Sua Santità il Papa “qui sibi nomen imposuit Leonem Decimum Quartum.

“Il leone parla senza ruggire,” ha dichiarato Fra’ John T. Dunlap, Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta. “E nella sua nobile immobilità ci ricorda la forza silenziosa che protegge, serve e contempla: una forza che è al cuore della nostra missione.”

Il progetto espositivo è stato voluto dal Gran Maestro e realizzato a cura dell’Ambasciata del Sovrano Ordine presso la Santa Sede.

Davide Rivalta, bolognese classe 1974 è uno scultore italiano noto per le sue monumentali rappresentazioni animali, realizzate prevalentemente in bronzo, alluminio e fibra di vetro. Le sue opere raffigurano leoni, gorilla, lupi, bufali e altri animali in atteggiamenti solenni e silenziosi, sospesi tra realismo e presenza simbolica. Le sue creature invadono spazi pubblici e istituzionali – cortili, piazze, giardini – senza retorica, ma con intensità espressiva e profonda eleganza.

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXI Domenica del Tempo Ordinario – Di Padre Livio

Vangelo

Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,22-30
 
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
 
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
 
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
 
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
 
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore

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BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico, Castel Gandolfo
Domenica, 26 agosto 2007

Cari fratelli e sorelle!

Anche l’odierna liturgia ci propone una parola di Cristo illuminante e al tempo stesso sconcertante. Durante la sua ultima salita verso Gerusalemme, un tale gli chiede: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. E Gesù risponde: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno” (Lc 13, 23-24). Che significa questa “porta stretta”? Perché molti non riescono ad entrarvi? Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In effetti, questo modo di ragionare degli interlocutori di Gesù, a ben vedere è sempre attuale: è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze. In realtà, il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è “stretta”. Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è “stretto” perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo.

Ancora una volta, come nelle scorse domeniche, il Vangelo ci invita a considerare il futuro che ci attende e al quale ci dobbiamo preparare durante il nostro pellegrinaggio sulla terra. La salvezza, che Gesù ha operato con la sua morte e risurrezione, è universale. Egli è l’unico Redentore e invita tutti al banchetto della vita immortale. Ma ad un’unica e uguale condizione: quella di sforzarsi di seguirlo ed imitarlo, prendendo su di sé, come Lui ha fatto, la propria croce e dedicando la vita al servizio dei fratelli. Unica e universale, dunque, è questa condizione per entrare nella vita celeste. Nell’ultimo giorno – ricorda ancora Gesù nel Vangelo – non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli “operatori di iniquità” si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici. Non basterà pertanto dichiararsi “amici” di Cristo vantando falsi meriti: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze” (Lc 13, 26). La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l’umiltà, la mitezza e la misericordia, l’amore per la giustizia e la verità, l’impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la “carta d’identità” che ci qualifica come suoi autentici “amici”; questo è il “passaporto” che ci permetterà di entrare nella vita eterna.

Cari fratelli e sorelle, se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù. Come Maria, sua e nostra Madre. Lei per prima, dietro il Figlio, ha percorso la via della Croce ed è stata assunta nella gloria del Cielo, come abbiamo ricordato qualche giorno fa. Il popolo cristiano la invoca quale Ianua Caeli, Porta del Cielo. Chiediamole di guidarci, nelle nostre scelte quotidiane, sulla strada che conduce alla “porta del Cielo”.

Le rivincite della Cina

di Federico Rampini| 22 agosto 2025- Federico Rampini – Corriere della Sera – 23 Agosto 21925

Sembra vincere la partita che sta ridisegnando gli equilibri, nonostante l’opacità del regime. Ma serve cautela

Qualora si arrivi a un accordo in Ucraina, Putin fa sapere che nel futuro dispositivo di sicurezza vuole truppe cinesi. L’India, allarmata per i dazi minacciati da Trump, fa le prove di un disgelo con Xi Jinping. La più grossa società americana di microchip per intelligenza artificiale, Nvidia, ha supplicato la Casa Bianca di poter esportare in Cina e alla fine ha ottenuto il permesso, pagando una tassa del 15%. Sono tre segnali di una rinnovata centralità della Repubblica Popolare, gigante da 1,4 miliardi di abitanti, e seconda economia del pianeta. Nella partita commerciale è l’unico grande a non aver ancora raggiunto un accordo con gli Stati Uniti. È anche l’unico ad avere minacciato serie ritorsioni, con l’embargo sulle terre rare, un ricatto così efficace che Trump ha rinunciato ai superdazi, e di proroga in proroga le due superpotenze stanno ancora negoziando (l’ultima sospensione dei dazi da parte della Casa Bianca offre tre mesi di tempo).
Questo quadro dà l’impressione che la Cina sia al momento l’unico vincitore, in una partita complicata che ridisegna gli equilibri macroeconomici e geopolitici.

Torna ad affacciarsi lo scenario di un «secolo cinese». La Pax Americana verrebbe gradualmente sostituita da un altro ordine globale, con la Cina al centro, nuove gerarchie e nuove regole, ispirate al grande disegno della Belt and Road Initiative, quelle Vie della Seta del terzo millennio che avvolgono il pianeta in un reticolato di infrastrutture fisiche e digitali, un sistema in cui «tutte le strade portano a Pechino». Un ruolo speciale verrebbe svolto dai Brics, l’associazione dei Paesi emergenti nata un po’ per caso all’inizio del millennio e cresciuta per progressivi allargamenti fino a diventare una sorta di alternativa al G7. Anche la decisione di inseguire gli Stati Uniti sulla strada degli stablecoin, verso una moneta digitale della banca centrale, rientra nel progetto cinese di offrire un’alternativa alla centralità del dollaro. L’emergere di questo nuovo ordine era nei piani da tempo, era anche nella logica delle cose — visto il declino dell’Occidente almeno in termini relativi, come peso demografico ed economico — ma l’accelerazione finale l’ha data Trump con i suoi strappi verso il protezionismo, le azioni unilaterali, gli sgarbi agli alleati, il nazionalismo di America First.
L’ultimo numero della più autorevole rivista americana di geopolitica, «Foreign Affairs», contiene un’analisi che trasuda ammirazione per il progresso scientifico-tecnologico della Cina, addita a modello la sua strategia di politica industriale varata dieci anni fa da Xi Jinping («Made in China 2025»), esorta Washington a imparare come si costruiscono complessi eco-sistemi per accelerare l’innovazione e promuovere la leadership di interi settori industriali. Essendo espressione di un establishment globalista e anti-trumpiano, il pensiero dominante su «Foreign Affairs» è che la Cina rischia di essere il modello vincente perché Washington fa tutte le scelte sbagliate.

Il passaggio dalla centralità americana ad un mondo sinocentrico però non è scontato. Gli scenari troppo «perfetti» nascondono sempre qualche difetto. Una cautela generale dovremmo applicarla quando parliamo di potenze autoritarie: investono molte risorse nella propaganda e quindi ci appaiono invincibili perché così vogliono sembrare. Hanno stabilità perché è tipica di sistemi senza alternanza e senza pluralismo. La storia insegna che la loro solidità ci appare totale fino al momento in cui entra in crisi, di colpo e spesso senza un preavviso.
Nonostante l’opacità del regime, ne sappiamo abbastanza per dire che l’elenco dei punti deboli cinesi è lungo. Sul piano esterno, per cominciare. La Cina ha dei limiti enormi di soft power, più i paesi le sono vicini più sono allarmati dalla sua prepotenza militare: Giappone, Corea del Sud, Filippine, Vietnam, per non parlare di quella Taiwan che come «provincia ribelle» viene predestinata all’annessione con le buone o le cattive. L’India può cercare un disgelo a fini tattici per accrescere il proprio potere negoziale verso Trump, ma nei fatti considera la Cina come la rivale strategica più pericolosa; e la recente visita di Xi in Tibet ha ravvivato preoccupazioni antiche.

A livello globale la Cina ha costruito una formidabile macchina da guerra per il dominio industriale del pianeta, la cui forza è l’altra faccia della sua debolezza: trainata dalle esportazioni, l’economia cinese è «condannata» a rovesciare eccedenze di produzione sui mercati altrui, con effetti distruttivi. Per questo non è mai decollata l’ipotesi di un’alleanza Ue-Cina contro i dazi di Trump, anzi nell’accordo fra Washington e Bruxelles ci sono delle chiare disposizioni anti-cinesi.

Ma è soprattutto all’interno della Repubblica Popolare che bisogna scrutare per ravvisare i problemi. Il miracolo della politica industriale di Pechino non è un inedito: ha copiato il modello del Giappone, poi emulato da altri dragoni asiatici, all’insegna del dirigismo statale, aiuti e sussidi pubblici, sovvenzioni all’export, protezionismo occulto e forme di autarchia. In Giappone fece faville per trent’anni e poi si schiantò, per tante ragioni a cominciare dal fatto che i pianificatori perfetti, onniscienti e onnipotenti, non appartengono a questo mondo. Sorvolo sui problemi più noti come declino demografico, crisi immobiliare, alta disoccupazione giovanile, bassa produttività nei settori tradizionali. Il tallone d’Achille più micidiale è politico. Xi deve preparare la sua successione, non ha un delfino designato. In passato, ai tempi di Mao Zedong e poi di Deng Xiaoping, la Cina comunista non seppe gestire queste successioni in modo pacifico, indolore, e senza ribaltamenti strategici traumatici. Questo include la politica estera.

Santa Rosa da Lima


autore: Carlo Dolci anno: 1640-1687 ca. titolo: Santa Rosa luogo: Palazzo Pitti, Firenze

Nome: Santa Rosa da Lima

Titolo: Vergine

Nome di battesimo: Isabel Flores de Oliva

Nascita: 20 aprile 1586, Lima

Morte: 24 agosto 1617, Lima

Ricorrenza: 23 agosto

Beatificazione:
15 aprile 1668, Roma, papa Clemente IX

Canonizzazione:
12 aprile 1671, Roma, papa Clemente X

Luogo reliquie: Basilica e Convento di San Domenico

Fu il primo fiore dell’America meridionale. Nacque da ricchi genitori verso la fine del secolo XVI. Fu veramente una « rosa » che crebbe fra le spine; la vita di lei fu tutta un profumo di celestiali virtù tra eroiche penitenze. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori. All’età di cinque anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di S. Caterina da Siena, che scelse a protettrice e di cui cercò di imitare le virtù.

Cresciuta negli anni, cominciò a fare vita più ritirata. I genitori volevano che si sposasse, ma essa, benché dolente per dover contraddire i genitori, stette ferma nel suo proposito.

Più tardi, meditando le parole del Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e vieni e seguimi», si ritirò in un monastero di Domenicane.

In questo nuovo stato di vita, si accrebbe in lei il fervore della carità verso il Signore e attese a vivere nel nascondimento, accettando i lavori più umili e più faticosi, facendo tutto allegramente, come penitenza dei propri peccati.

Questo suo grande amore verso il Signore fu messo a una prova che durò per circa 15 anni, durante i quali ebbe anche a patire persecuzioni da parte di estranei. Ebbe inoltre lo straordinario dono delle nozze mistiche.

In questa lotta, essa andava ripetendo: «Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore». Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.

S’intratteneva familiarmente con la sua protettrice S. Caterina da Siena, che le appariva di frequente, e Gesù Cristo in un’apparizione le disse: «O Rosa del mio cuore, tu sei la mia sposa». Ormai Gesù era l’unico suo pensiero e persino durante la notte vegliava pregando.

Gesù, intrattenendosi con lei, le disse: «Preparati: gli sponsali si avvicinano». E il giorno seguente, 24 agosto 1617, tra il pianto delle consorelle, lasciava questa terra per andare incontro allo Sposo Celeste.

Santa Rosa da Lima fu inizialmente sepolta privatamente nel chiostro del convento domenicano di San Domenico a Lima, come lei stessa aveva desiderato, ma in seguito le sue spoglie furono traslate nella chiesa vero e proprio del convento, dove iniziarono a essere oggetto di venerazione divina. Oggi il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana della Madonna del Rosario (nota anche come Convento di Santo Domingo) a Lima, all’interno di una cappella riccamente decorata sotto l’altare, dove riposano anche le reliquie di San Martín de Porres e altri santi peruviani

PRATICA. Bisogna ubbidire prima a Dio che agli uomini.

PREGHIERA. O Dio onnipotente, dispensatore di tutti i beni, che, avendo prevenuta con la rugiada della grazia celeste la beata Rosa, volesti che fiorisse nelle Indie come modello di verginità e di pazienza, da’ a noi tuoi servi che, correndo dietro l’odore delle sue virtù, meritiamo di divenire il buon odore di Cristo.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SONO VOSTRA MADRE E VI AMO – Puntata 6🙏

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 2 – La sapienza è la vera ricchezza

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LE MERAVIGLIE DEL CREATO

MEETING DI RIMINI

LA SIG.RA ANTONIA SALZANO ACUTIS NELLO STAND DI RADIO MARIA

🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con il veggente Jakov di Medjugorje – Dicembre 1999

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DIGIUNO A PANE E ACQUA

Il Papa e la perdita del valore del digiuno

di Ferruccio de Bortoli| 22 agosto 2025 – Corriere della Sera – 22 Agosto 2025

Leone XIV ha indetto per oggi una giornata di digiuno e preghiera per la pace. Non è la prima volta che il pontefice incoraggia i fedeli a osservare un precetto che una volta faceva parte della vita quotidiana. Peccato che oggi si parli solo di digiuno intermittente

Leone XIV ha indetto per oggi una giornata di digiuno e preghiera per la pace che per gli stessi cattolici sarà più che simbolica. Ed è questo un serio motivo di tristezza. Non è la prima volta che il pontefice, al pari dei suoi predecessori, incoraggia i fedeli a osservare un precetto che una volta faceva parte della vita quotidiana, e soprattutto popolare, delle famiglie (il venerdì di magro). Si aveva poco eppur si rinunciava a qualcosa perché si dava più importanza a ciò che non si era sicuri di avere tutti i giorni. 

Una sorta di disciplina personale – e in fondo rispettosa dell’importanza del cibo disponibile e del fatto che si dipenda sempre dagli altri – anche al di là del significato religioso. Bruno Forte scrive oggi su Avvenire un intervento che andrebbe letto e riletto anche da chi non crede. Non solo per i suoi profondi riferimenti biblici ma anche e soprattutto per la sua lezione di umiltà. «Si vive assumendo la vita dall’esterno – scrive Forte – e il digiuno volontario ci ricorda che la nostra vita è precaria, viene da altrove ed è destinata altrove». 

Attraverso il digiuno il credente si riconcilia con Dio – afferma il teologo e arcivescovo di Chieti e Vasto – e forse, aggiungiamo noi, il semplice cittadino, nell’invocare la pace là dove oltre a non mangiare si muore, ci riconcilia con un senso più profondo di comunità. 

Il digiuno è infine anche una piccola virtù civica. Peccato che se ne parli solo se è intermittente. E si misuri il suo valore solo sulla bilancia. Una società dei consumi (da aumentare) preoccupata più della dieta che della pace.

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